Le briglie borboniche, esempio di prevenzione da frane

“Briglie borboniche”, esempio di prevenzione da frane

Angelo Forgione – Paolo Villaggio, all’indomani dell’alluvione di Genova, aveva declassato la cultura ligure definendola inferiore a quella anglosassone cui si ispira. E pensando di affossarla del tutto, l’aveva accostata alla «cultura sudista borbonica che è il male di tutta l’Italia». Non intendo tornarci su perchè ho già sufficientemente dimostrato l’inesattezza del concetto, ma dal Parco Nazionale del Vesuvio arriva un ulteriore esempio borbonico di prevenzione e messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico che invece imperversa oggi in tutto il paese.
Si tratta delle “Briglie borboniche” che Legambiente ha replicato sul Vesuvio per tutelare il territorio con economici e intelligenti correttivi a monte che in epoca borbonica erano all’ordine del giorno.
Grate a livelli originariamente in pietra lavica e oggi in legno che contengono l’acqua piovana e consentono la ricrescita della vegetazione; insieme ad alvei, vasche e catene, erano una componente dell’ingegnoso sistema di bonifica borbonico che si sta cercando di replicare in piccolo sul vulcano partenopeo.
Le “Briglie borboniche” originali sono oggi sotterrate da strade, abitazioni e coltivazioni; e non a caso il pericolo di frane come quella di Sarno è dietro l’angolo in buona parte dell’area vesuviana.

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