Saluto a Paolo Villaggio, uomo in polemica col “suo” Sud

Angelo Forgione Scompare a 84 anni Paolo Villaggio, sangue palermitano e identità genovese trapiantata a Roma. Con lui, protagonista del fortunato Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmüller, entrai in polemica diretta nel 2011, dopo una delle tante violente alluvioni di Genova. Tra distruzione e emergenza, Villaggio se la prese col Sud, con la sua storia, colpevole, a suo dire, di aver infettato l’intera Italia. Questo era il suo modo di pensare, ma non ne aveva completamente colpa. La sua era un’errata presunzione di superiorità nordica, e gli era stata trasmessa dalla sua Genova, dalla storia d’Italia. Lui, che prediligeva da buon ligure la cultura anglosassone, non conosceva davvero la Storia, e non sapeva che i grandi problemi del Sud e anche del resto d’Italia erano radicati nelle politiche dei primi governi del Regno d’Italia, proprio quelle che avevano sollevato la sua Genova, insieme a Torino e Milano.
Se ne va uno dei sostenitori delle falsità storiografiche d’Italia, ma aveva almeno l’attenuante di esserne stato plagiato, non quella di aver insisto fino alla fine a puntare il dito con eccessiva severità e superiorità contro Napoli e il Sud.

Solita storia, lo Scudetto resta al Nord. È il n. 104!

Angelo Forgione Scudetto numero 32 per la Juventus. E la ripartizione dei diritti televisivi del Calcio (tabella a lato), primaria fonte dei bilanci dei club italiani, continua a rappresentare un grande limite alla competitività della Serie A. Finché sarà assegnata in base ai bacini d’utenza, cioè al numero dei tifosi, il club bianconero, più di Milan e Inter, otterrà la fetta più grossa e beneficerà del grande seguito dell’Italia bianconera, Sud compreso. Qualcuno, per cambiare la storia, studia la modifica del sistema, proponendo il parametro della densità popolativa delle città al posto dei bacini d’utenza (frutto di sondaggi e non di censimenti), e l’aumento della percentuale da dividere in parti uguali (oggi il 40% della torta).
Tratto dal ‘Brigantiggì’, il mio commento all’epilogo del campionato italiano di Calcio, vinto ancora una volta dalla Juventus, tra limiti strutturali e caratteriali di Napoli e Roma ed errori arbitrali.

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Le città meridionali le più trafficate per TomTom. Al Sud si esce più di sera

A dispetto di quanto dice il rapporto INRIX Traffic Scorecard sui livelli di congestione stradale delle città nel mondo, secondo cui Milano è di gran lunga la città più trafficata in Italia, per TomTom traffic index sono invece gli automobilisti palermitani ad aver trascorso più tempo in auto nel 2015. 147 ore in coda in mezzo al traffico, un tempo che farebbe del capoluogo siciliano la città la più trafficata d’Italia. Lo studio di TomTom si basa sul rilevamento dei dati di percorrenza reali misurati sull’intera rete stradale di 295 città, 77 in più rispetto allo scorso anno, in ben 38 paesi.
Palermo, col 41% di congestionamento, è la prima in Italia, la quarta assoluta in Europa, dietro solo a Lodz (54%), Mosca (44%) e Bucarest (43%), e undicesima nel mondo. Al secondo posto nazionale c’è Roma col 38% (nona in Europa / diciannovesima nel mondo), seguita da Messina al terzo col 35% (sedicesima / trentottesima), Napoli al quarto col 31% (trentaduesima / sessantacinquesima), Milano al quinto col 29% (quarantesima / ottantatreesima), Catania al sesto col 26% (cinquantottesima / centosedicesima) e Bari al settimo col 25% (sessantasettesima / centotrentaduesima). Seguono Bologna, Firenze e Torino a chiudere le prime dieci.

Un quadro da cui emerge il maggiore congestionamento del Sud, con una forte presenza di città meridionali nella ‘top ten’. Ma a ben guardare i picchi di traffico, le città meridionali sono più trafficate di sera. I picchi notturni sono infatti più alti di quelli diurni a Messina (+1%), a Bologna (+1%), a Palermo (+4%), a Catania (+4%), a Bari (+5%) e soprattutto a Napoli (+9%). Rapporto inverso a Roma (-8%), a Milano (-7%) e a Torino (-3%). La classifica diurna vede in vetta Roma (73%), seguita da Palermo (62%), Milano (59%), Messina (50%) e Napoli (47%). In quella notturna è Palermo in testa (66%), poi Roma (65%), Napoli (56%), Milano (52%) e Messina (51%). Alla luce di questi dati si evince che è verosimilmente la maggior predisposizione alla vita notturna dei meridionali a porre le loro città in alta classifica, in particolar modo a Napoli.

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Meno omicidi, più rapine e una conferma: Napoli non è il far-west d’Italia

Angelo Forgione Franco Di Mare, conduttore di Uno Mattina (Rai Uno), da napoletano equilibrato, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa commentando gli interessanti dati forniti dalla ricerca del sociologo aretino Marzio Bargagli, che da anni smanetta tra le statistiche Sdi/Ssd sui reati e sulla sicurezza, e che ci racconta come si è evoluta la malavita in Italia negli ultimi trent’anni. E, indirettamente, ci dimostra che l’immagine di Napoli paga sempre un prezzo troppo alto rispetto alle reali dimensioni del problema sicurezza, se rapportate alle altre città medie e grandi della Penisola.
Ma cosa dicono i dati analizzati da Bargagli? Innanzitutto che è stato battuto nell’ultimo anno un nuovo record positivo: quello del più basso numero di omicidi nella storia unitaria. Nel 2014 sono stati 468, nel 1991 erano 1.916. A Sud il crollo del tasso di omicidi è stato più massiccio che a Nord. La flessione maggiore è a Genova (16% annuo), che oggi è la più sicura fra le grandi città, seguita da Catania (14% all’anno) e Napoli (5%). Calano i furti d’auto ma aumentano i borseggi, con una crescita media annua del 4,1% a Milano, del 13,2% a Torino, del 19% a Bologna (capitale della specifica tipologia di furto), del 20% a Firenze, addirittura del 31,5% a Roma, mentre a Napoli l’incremento medio è stato solo del 2,9%. Aumentano anche i furti negli appartamenti, con Bologna che ha avuto un incremento straordinario del 24,4% medio annuo, seguita da Milano e Catania, con il 20%. Napoli è la città che ha visto il minor aumento (3,2% annuo). Torino è oggi la città con il tasso più alto di furti in appartamento, seguita immediatamente da Milano e Firenze. Quella più sicura è proprio Napoli, con un tasso 6,7 volte più basso del capoluogo piemontese. E aumentano anche le rapine, con diversi distinguo tipologici e in modo disomogeneo tra Nord e Sud. Mentre nel Settentrione il tasso di rapine è aumentato, nel Meridione è diminuito. Torino segna un incremento medio annuo del 4,5%, Roma del 4,8%, Firenze del 6,4%, Milano del 6,9%, Bologna addirittura del 7%. Anche in questo caso Genova fa eccezione, con un aumento annuo dell’1%. E mentre, negli anni della crisi, nelle città centro-settentrionali il numero delle rapine cresceva, a Napoli diminuiva. Dal 2009 al 2014 il capoluogo partenopeo ha avuto una diminuzione media annua del 5%, avvicinata sensibilmente da Milano e Torino.
Statistiche che non contemplano gli indici di suicidi e di vittime stradali, che hanno una diversa valutazione nella percezione della sicurezza, ma che invece sono incidenti e vedono Napoli tra le città meno colpite in assoluto.

immagine: L’Ottimista di Marco Adinolfi

‘Dov’è la Vittoria’ e ‘Made in Naples’ a Domenica Luna Live

«A noi fa piacere sapere la verità, la verità secondo Angelo Forgione». Così la conduttrice Paola Mercurio chiude la chiacchierata con l’autore di Dov’è la Vittoria e Made in Naples nel salottino domenicale dell’emittente campana Tv Luna.

‘Dov’è la Vittoria’ su Radio Sportiva

Dalla rubrica “Libri e Sport” di Radio Sportiva di venerdì 4 settembre, un concentrato di meridionalismo intellettuale in maglietta e pantaloncini, parlando di Calcio e Italia spaccata.

‘Dov’è la Vittoria’ a “Si Gonfia la Rete”

Dalla trasmissione Si Gonfia la Rete su Radio CRC del 13 luglio, due chiacchiere sul libro Dov’è la Vittoria e sul nuovo Napoli di Sarri che inizia a prendere forma.