Napoli per secoli “capitale” d’Italia

popolazioni italiane

Angelo ForgioneSi dà per scontato che Roma, la capitale d’Italia, il centro del mondo antico, sia sempre stata la città più popolosa e grande della Penisola. E invece non è così. Nel mondo rinascimentale le stavano avanti Napoli, Milano, Genova e Venezia, ed era alla pari di Palermo e Bologna. La vetta fu raggiunta solo col censimento del 1936, superando Milano, che a sua volta aveva superato Napoli, la città che per secoli aveva detenuto il primato assoluto e lo status di capitale, non solo demografica, dell’Italia politicamente disunita. Il grande centro campano, nel 1600, era stato addirittura il primo d’Occidente e secondo del Mediterraneo (dopo Costantinopoli), perdendo la posizione per effetto dell’epidemia di peste del 1656 che dimezzò improvvisamente la popolazione.
Il suo scarto su Roma e Milano, pure quest’ultima falcidiata dalla peste del 1630, era stato sempre ampio, e aveva raggiunto l’apice nei pieni fulgori borbonici che ne avevano fatto centro di inclusione, meta di intellettualità e una delle più importanti capitali culturali d’Europa, la terza città più popolosa del Continente, dopo Londra e Parigi.
Nel 1860, alla vigilia dei plebisciti di annessione del Sud al Regno di Sardegna dei Savoia, Napoli fu così descritta in parlamento dal deputato e filosofo milanese Giuseppe Ferrari, contrario alla piemontesizzazione d’Italia:

“Ho visto una città colossale, ricca, potente […]. Ho visto strade meglio selciate che a Parigi, monumenti splendidi che nelle prime capitali dell’Europa, abitanti fratellevoli, intelligenti, rapidi nel concepire, nel rispondere, nel sociare, nel agire. Napoli è la più grande capitale italiana, e quando domina i fuochi del Vesuvio e le ruine di Pompei sembra l’eterna regina della natura e delle Nazioni.
[…] Napoli è abbagliante di splendori, e voi volete prenderla incondizionatamente, volete che sia data a voi, che si dia a Torino. Non dico che voi vogliate, intendiamoci; ma il moto economico lo vuole, la vostra politica lo esige, la geografia del Piemonte e delle sue ambizioni ingenite lo richiede, ed, astrazione fatta dalle volontà individuali, il vostro principio conduce alla confisca immediata e incondizionata della più grande delle città italiane a profitto di una città senza dubbio coltissima e dotata di invincibili attrattive, ma della metà inferiore alla grandezza di Napoli.”

All’ombra del Vesuvio si superavano abbondantemente i quattrocentocinquantamila abitanti, ovvero le popolazioni di Milano e Torino messe insieme, e qualcosa in più. L’ultima, in assenza di Roma, la prima capitale d’Italia, ma decisamente modesta. La città sabauda, da piccolo paese piemontese, era persino cresciuta come capitale del Regno di Sardegna, triplicando la sua popolazione solo tra il 1800 e il 1861.
Napoli restò la più affollata città d’Italia fino al censimento del 1931, quando, per effetto delle politiche del Regno d’Italia, persa la sua capacità di inclusione sociale e iniziato il fenomeno migratorio, finì per essere sopravanzata da Milano e, in un colpo solo, anche da Roma in grande espansione, destinata a diventare la prima.
La perdita del secolare primato demografico significò per Napoli il tramonto dell’ultima eredità dell’antico prestigio e l’insorgere della nostalgia per il ruolo di città più rappresentativa del Paese, sottratto nell’immediato periodo post-unitario.
Quando, per effetto della Convenzione di settembre del 1864, la capitale dovette essere spostata da Torino, il ruolo fu conteso dalla modesta Firenze e dalla grande Napoli, la città più affollata e rappresentativa del Paese. Troppo per il re Vittorio Emanuele II, il quale, consapevole della non ancora sopita rilevanza dell’ex capitale borbonica, evitò che la città conquistata tornasse ad essere capitale, scongiurando difficoltà future. Il suo influente parere ai ministri fu eloquente:

“Andando a Firenze, dopo due anni, dopo cinque, anche dopo sei se volete, potremo dire addio ai fiorentini e andare a Roma; ma da Napoli non si esce; se vi andiamo, saremo costretti a rimanerci. Volete voi Napoli? Se ciò volete, badate bene, prima di prendere la risoluzione di andare a stabilire la capitale a Napoli, bisogna prendere quella di rinunziare definitivamente a Roma”.

Si andò a Firenze, una città di duecentomila abitanti, quando Napoli ne contava quasi cinquecentomila.
In seguito la corte savoiarda si infilò a Roma per renderla definitiva Capitale e cacciarne il Potere temporale. Attorno al Colosseo vivevano duecentomila persone, quanti a Firenze. Solo da lì, la città laziale, cuore della politica nazionale circondato da campagne vergini, iniziò a crescere urbanisticamente e demograficamente.

(per approfondimenti: Napoli Capitale Morale – ed. Magenes)

Sarri come nessun napoletano mai

Angelo Forgione – Un imbarazzato inviato di JuventusTV in piazza San Carlo a Torino documenta i festeggiamenti per il 7° scudetto bianconero consecutivo, quello del #my7h, tra l’altro conteggiandone 36.
Non è però questo il tema del giorno del mitologico tricolore della Juventus. Tiene banco la sospensione della partita Sampdoria-Napoli per cori discriminatori contro i napoletani, sollecitata da Maurizio Sarri, che il razzismo contro Napoli l’ha sempre denunciato, mostrando persino il dito medio a un manipolo di “calorosi” tifosi juventini prima della partita allo Stadium. C’è voluto lui, toscano di Bagnoli, per fare quello che avrebbe dovuto fare qualche napoletano prima di lui, e questo è storico almeno quanto il record di punti della storia azzurra. Forse ha salutato i napoletani così.

Saluto a Paolo Villaggio, uomo in polemica col “suo” Sud

Angelo Forgione Scompare a 84 anni Paolo Villaggio, sangue palermitano e identità genovese trapiantata a Roma. Con lui, protagonista del fortunato Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmüller, entrai in polemica diretta nel 2011, dopo una delle tante violente alluvioni di Genova. Tra distruzione e emergenza, Villaggio se la prese col Sud, con la sua storia, colpevole, a suo dire, di aver infettato l’intera Italia. Questo era il suo modo di pensare, ma non ne aveva completamente colpa. La sua era un’errata presunzione di superiorità nordica, e gli era stata trasmessa dalla sua Genova, dalla storia d’Italia. Lui, che prediligeva da buon ligure la cultura anglosassone, non conosceva davvero la Storia, e non sapeva che i grandi problemi del Sud e anche del resto d’Italia erano radicati nelle politiche dei primi governi del Regno d’Italia, proprio quelle che avevano sollevato la sua Genova, insieme a Torino e Milano.
Se ne va uno dei sostenitori delle falsità storiografiche d’Italia, ma aveva almeno l’attenuante di esserne stato plagiato, non quella di aver insisto fino alla fine a puntare il dito con eccessiva severità e superiorità contro Napoli e il Sud.

Solita storia, lo Scudetto resta al Nord. È il n. 104!

Angelo Forgione Scudetto numero 32 per la Juventus. E la ripartizione dei diritti televisivi del Calcio (tabella a lato), primaria fonte dei bilanci dei club italiani, continua a rappresentare un grande limite alla competitività della Serie A. Finché sarà assegnata in base ai bacini d’utenza, cioè al numero dei tifosi, il club bianconero, più di Milan e Inter, otterrà la fetta più grossa e beneficerà del grande seguito dell’Italia bianconera, Sud compreso. Qualcuno, per cambiare la storia, studia la modifica del sistema, proponendo il parametro della densità popolativa delle città al posto dei bacini d’utenza (frutto di sondaggi e non di censimenti), e l’aumento della percentuale da dividere in parti uguali (oggi il 40% della torta).
Tratto dal ‘Brigantiggì’, il mio commento all’epilogo del campionato italiano di Calcio, vinto ancora una volta dalla Juventus, tra limiti strutturali e caratteriali di Napoli e Roma ed errori arbitrali.

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Le città meridionali le più trafficate per TomTom. Al Sud si esce più di sera

A dispetto di quanto dice il rapporto INRIX Traffic Scorecard sui livelli di congestione stradale delle città nel mondo, secondo cui Milano è di gran lunga la città più trafficata in Italia, per TomTom traffic index sono invece gli automobilisti palermitani ad aver trascorso più tempo in auto nel 2015. 147 ore in coda in mezzo al traffico, un tempo che farebbe del capoluogo siciliano la città la più trafficata d’Italia. Lo studio di TomTom si basa sul rilevamento dei dati di percorrenza reali misurati sull’intera rete stradale di 295 città, 77 in più rispetto allo scorso anno, in ben 38 paesi.
Palermo, col 41% di congestionamento, è la prima in Italia, la quarta assoluta in Europa, dietro solo a Lodz (54%), Mosca (44%) e Bucarest (43%), e undicesima nel mondo. Al secondo posto nazionale c’è Roma col 38% (nona in Europa / diciannovesima nel mondo), seguita da Messina al terzo col 35% (sedicesima / trentottesima), Napoli al quarto col 31% (trentaduesima / sessantacinquesima), Milano al quinto col 29% (quarantesima / ottantatreesima), Catania al sesto col 26% (cinquantottesima / centosedicesima) e Bari al settimo col 25% (sessantasettesima / centotrentaduesima). Seguono Bologna, Firenze e Torino a chiudere le prime dieci.

Un quadro da cui emerge il maggiore congestionamento del Sud, con una forte presenza di città meridionali nella ‘top ten’. Ma a ben guardare i picchi di traffico, le città meridionali sono più trafficate di sera. I picchi notturni sono infatti più alti di quelli diurni a Messina (+1%), a Bologna (+1%), a Palermo (+4%), a Catania (+4%), a Bari (+5%) e soprattutto a Napoli (+9%). Rapporto inverso a Roma (-8%), a Milano (-7%) e a Torino (-3%). La classifica diurna vede in vetta Roma (73%), seguita da Palermo (62%), Milano (59%), Messina (50%) e Napoli (47%). In quella notturna è Palermo in testa (66%), poi Roma (65%), Napoli (56%), Milano (52%) e Messina (51%). Alla luce di questi dati si evince che è verosimilmente la maggior predisposizione alla vita notturna dei meridionali a porre le loro città in alta classifica, in particolar modo a Napoli.

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Meno omicidi, più rapine e una conferma: Napoli non è il far-west d’Italia

Angelo Forgione Franco Di Mare, conduttore di Uno Mattina (Rai Uno), da napoletano equilibrato, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa commentando gli interessanti dati forniti dalla ricerca del sociologo aretino Marzio Bargagli, che da anni smanetta tra le statistiche Sdi/Ssd sui reati e sulla sicurezza, e che ci racconta come si è evoluta la malavita in Italia negli ultimi trent’anni. E, indirettamente, ci dimostra che l’immagine di Napoli paga sempre un prezzo troppo alto rispetto alle reali dimensioni del problema sicurezza, se rapportate alle altre città medie e grandi della Penisola.
Ma cosa dicono i dati analizzati da Bargagli? Innanzitutto che è stato battuto nell’ultimo anno un nuovo record positivo: quello del più basso numero di omicidi nella storia unitaria. Nel 2014 sono stati 468, nel 1991 erano 1.916. A Sud il crollo del tasso di omicidi è stato più massiccio che a Nord. La flessione maggiore è a Genova (16% annuo), che oggi è la più sicura fra le grandi città, seguita da Catania (14% all’anno) e Napoli (5%). Calano i furti d’auto ma aumentano i borseggi, con una crescita media annua del 4,1% a Milano, del 13,2% a Torino, del 19% a Bologna (capitale della specifica tipologia di furto), del 20% a Firenze, addirittura del 31,5% a Roma, mentre a Napoli l’incremento medio è stato solo del 2,9%. Aumentano anche i furti negli appartamenti, con Bologna che ha avuto un incremento straordinario del 24,4% medio annuo, seguita da Milano e Catania, con il 20%. Napoli è la città che ha visto il minor aumento (3,2% annuo). Torino è oggi la città con il tasso più alto di furti in appartamento, seguita immediatamente da Milano e Firenze. Quella più sicura è proprio Napoli, con un tasso 6,7 volte più basso del capoluogo piemontese. E aumentano anche le rapine, con diversi distinguo tipologici e in modo disomogeneo tra Nord e Sud. Mentre nel Settentrione il tasso di rapine è aumentato, nel Meridione è diminuito. Torino segna un incremento medio annuo del 4,5%, Roma del 4,8%, Firenze del 6,4%, Milano del 6,9%, Bologna addirittura del 7%. Anche in questo caso Genova fa eccezione, con un aumento annuo dell’1%. E mentre, negli anni della crisi, nelle città centro-settentrionali il numero delle rapine cresceva, a Napoli diminuiva. Dal 2009 al 2014 il capoluogo partenopeo ha avuto una diminuzione media annua del 5%, avvicinata sensibilmente da Milano e Torino.
Statistiche che non contemplano gli indici di suicidi e di vittime stradali, che hanno una diversa valutazione nella percezione della sicurezza, ma che invece sono incidenti e vedono Napoli tra le città meno colpite in assoluto.

immagine: L’Ottimista di Marco Adinolfi

‘Dov’è la Vittoria’ e ‘Made in Naples’ a Domenica Luna Live

«A noi fa piacere sapere la verità, la verità secondo Angelo Forgione». Così la conduttrice Paola Mercurio chiude la chiacchierata con l’autore di Dov’è la Vittoria e Made in Naples nel salottino domenicale dell’emittente campana Tv Luna.