Saluto a Paolo Villaggio, uomo in polemica col “suo” Sud

Angelo Forgione Scompare a 84 anni Paolo Villaggio, sangue palermitano e identità genovese trapiantata a Roma. Con lui, protagonista del fortunato Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmüller, entrai in polemica diretta nel 2011, dopo una delle tante violente alluvioni di Genova. Tra distruzione e emergenza, Villaggio se la prese col Sud, con la sua storia, colpevole, a suo dire, di aver infettato l’intera Italia. Questo era il suo modo di pensare, ma non ne aveva completamente colpa. La sua era un’errata presunzione di superiorità nordica, e gli era stata trasmessa dalla sua Genova, dalla storia d’Italia. Lui, che prediligeva da buon ligure la cultura anglosassone, non conosceva davvero la Storia, e non sapeva che i grandi problemi del Sud e anche del resto d’Italia erano radicati nelle politiche dei primi governi del Regno d’Italia, proprio quelle che avevano sollevato la sua Genova, insieme a Torino e Milano.
Se ne va uno dei sostenitori delle falsità storiografiche d’Italia, ma aveva almeno l’attenuante di esserne stato plagiato, non quella di aver insisto fino alla fine a puntare il dito con eccessiva severità e superiorità contro Napoli e il Sud.

Settembre 1943, la Reggia di Caserta bombardata

cappella_palatina_bombaAngelo Forgione – Troppi danni fecero a Napoli i violenti e ripetuti bombardamenti delle forze alleate di Inghilterra e Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, operati per colpire uno snodo nevralgico sul Mediterraneo e per stremare psicologicamente la popolazione, spingendola alla rivolta contro le truppe naziste. Ne fecero le speso vite umane e monumenti. Nonostante già dal 1942 fossero stati creati negli States due comitati (presso la Harvard University e l’American Council of Learned Societies) composti da ufficiali e da studiosi di Storia reggia_caserta_disegnodell’Arte che collaborarono con gli inglesi alla creazione di un elenco dei più importanti monumenti italiani ed europei da preservare, quelli napoletani furono colpiti chirurgicamente. Le regole di comportamento furono pure dettate, ma spesso i soldati alleati non le rispettarono. Neanche la Reggia di Caserta fu risparmiata, subendo danni prima dell’insediamento delle stesse truppe.
Caserta fu messa in ginocchio, per la prima volta, dal violento bombardamento del 27 agosto 1943 che ebbe come obiettivo la stazione ferroviaria ma che distrusse anche la Chiesa di Sant’Anna e l’ospedale di piazza Marconi, oltre a mietere centinaia di vittime. Gli aerei carichi di ordigni, che in quel periodo sorvolavano Caserta in direzione di Napoli, si abbassarono sulla città della Reggia.
Il 24 settembre, l’obiettivo fu proprio il Palazzo Reale, colpito da un raid aereo che causò la quasi completa devastazione della bellissima Cappella Palatina di Luigi Vanvitelli, completata dal figlio Carlo e inaugurata nel Natale del 1784, durante la Messa di mezzanotte celebrata alla presenza di Ferdinando IV e di tutta la corte. Le bombe penetrarono in più punti dalla volta (vedi foto sopra) e causarono ingenti danni ai marmi e la perdita di tutti i preziosi dipinti e gli arredi sacri, fatta salva la tela con l’Immacolata Concezione di Giuseppe Bonito, fortunatamente ancora oggi collocata sull’altare maggiore.
soldato_bagno_mariacarolinaNel 1948 iniziò un difficilissimo e lungo lavoro di restauro per riavvicinare la Cappella Palatina al suo splendore originario, ma forti difficoltà comportarono le integrazioni delle parti marmoree, che, a causa dell’estinzione delle cave borboniche, richiesero il reperimento dei materiali sul mercato antiquario. I danni, non completamente riparati, sono ancora ben evidenti in alcuni punti sventrati e sulle colonne, visibilmente danneggiate.
Alcune cronache raccontano che i soldati, una volta preso possesso della Reggia, si divertivano a centrare con le armi le sculture del parco, ad orinare in alcune stanze degli appartamenti storici e ad imbrattare dipinti e sculture. Fu proprio alla Reggia che, il 7 firma_armistiziomaggio del 1945, fu sancita la fine della Seconda Guerra Mondiale, con la firma della resa incondizionata della Germania alle Forze Alleate, alla presenza del generale americano Alexander, del generale inglese Morgan e del generale tedesco Von Vienhiagoff (foto a destra).

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