Giovedì 20 appuntamento ad Amorosi (BN)

Aspetto tutti gli amici della Valle telesina e dei limitrofi Beneventano e Casertano giovedì sera, 20 dicembre, al Napoli Club Valle Telesina di Amorosi.
Sarà una serata prenatalizia all’insegna dell’identità e della verità, andando oltre il pallone che rotola per scoprire manovre ed interessi che muovono le sorti del Campionato italiano.
A condurre il dibattito saranno Marcello Framondi ed Emanuela Castelli, rispettivamente Direttore e Caporedattrice di Napoli.zon.
Per chi non potrà esserci, diretta facebook sulle pagine di napoli.zon e del Napoli Club Valle Telesina, con possibilità di interazione e domande.

Napoli Club Valle Telesina
via Telese 17, Amorosi (BN)
ore 20:30

diretta facebook:
www.facebook.com/NapoliClubValleTelesina
www.facebook.com/napoli.zon

L’onestà di Felicori e la gaffe di Cecchi Paone su Caserta

Angelo Forgione – Sulla scia della cena di Marcianise, il direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori sta vivendo un momento di gran notorietà. Accolto come una star nella puntata del 9 marzo de La Vita in Diretta (Rai Uno), con stupore leggibile nella sua espressione quando da Marco Liorni lo ha annunciato come «l’uomo di cui si parla di più in Italia negli ultimi giorni». Inutile rilevare come anche il conduttore abbia ricalcato pedissequamente l’accusa mai rivolta al dirigente museale più noto del Paese «di lavorare troppo», con enfasi prima funzionale alla politica e ora allo spettacolo. E poi la domanda delle domande: «Non ho capito come ha fatto a far aumentare gli ingressi alla Reggia. Che è cambiato?». Il fatto è che non è stato Felicori a far crescere gli ingressi alla Reggia, dove poco è cambiato, a parte restauri di facciate in corso avviati tempo fa, e il Direttore lo sa bene, come bene sa che l’incremento dei visitatori è un fenomeno rilevato ben prima del suo insediamento, ed è un trend al quale lui stesso non riesce a trovare una propria influenza diretta: «Onestamente, in cinque mesi, io ho potuto fare ben poco a livello strutturale. Noi lavoriamo molto sulla comunicazione, io sono attivissimo in Facebook e la nostra pagina ufficiale ha 116mila persone che ci leggono tutti i giorni. E poi, con la riforma Franceschini, si parla molto di beni culturali in tivù. Ma questi dati vanno consolidati e pure incrementati, perché la Reggia fa solo mezzo milione di visitatori quando Versailles ne fa sette». Onesto Felicori, conscio che il trend positivo dei musei, da quando sono state istituite le prime domeniche del mese gratuite, non riguarda solo Caserta ma è complessivo, a giudicare dai dati del MiBact. Su Caserta, poi, come su tutta la Campania, seconda regione nazionale per bigliettazione museale, confluiscono anche le tantissime persone che negli ultimi anni stanno riscoprendo una parte della propria luminosa storia per troppo tempo nascosta e vilipesa, e lo stanno facendo attraverso la fioritura di saggistica e scritti in cui la Reggia di Caserta viene descritta per il suo valore universale e per gli incredibili significati che contiene, fino a qualche tempo fa nascosti, ma anche attraverso l’attività sui social network di scrittori meridionalisti e movimenti identitari. È principalmente questo il motore da cui si è accesa la voglia di scoprire la Reggia vanvitelliana e tutte le meraviglie della Regione, pure assecondata dalle politiche del Ministero ai Beni Culturali, sicuramente più impegnato nella sensibilizzazione rispetto al passato; un dicastero retto da Dario Franceschini, che ha ereditato il gran lavoro di Massimo Bray, apprezzato predecessore che ha dato una forte scossa alla comunità con l’acquisizione della Reggia di Carditello, finalizzando la sensibilizzazione di quegli scrittori e di quei movimenti, e rendendo merito ai Borbone di Napoli e onore alla memoria di Tommaso Cestrone. Mettiamoci infine la visita alla Reggia di Renzi a gennaio, coperta mediaticamente in modo capillare, ed ecco che anche i primi mesi del 2016 hanno fornito un’impennata di afflusso pari al 70% in più rispetto ai primi mesi del 2015. È spiegato così l’incremento dei visitatori degli ultimi anni nella meraviglia plasmata da Luigi Vanvitelli, e Felicori è perfettamente cosciente che non può avere troppi meriti con pochi mesi di direzione, a prescindere dalla sua permanenza nella struttura fino a tarda ora, magari interagendo su Facebook, e che il suo lavoro dovrà servire per risolvere i problemi di cui la Reggia continua a soffrire.
A proposito di Vanvitelli, dopo aver ascoltato le nozioni di Alessandro Cecchi Paone, presente in studio durante il collegamento con Caserta, sarebbe il caso che il prossimo visitatore della Reggia sia proprio Cecchi Paone. «Lei ha fatto bene a ricordare Versailles. Molti si dimenticano che la Reggia di Caserta è identica a quella di Parigi, con lo stesso tipo di struttura e con lo stesso architetto». Informazioni sballate distribuite al popolo italiano. Versailles è antecedente a Caserta, ed è in stile barocco francese del Seicento, realizzata da vari architetti (Hardouin Mansart, Louis Le Vau, Ange-Jacques Gabriel e André Le Nôtre). Caserta fu un immenso cantiere di squadra guidato da Luigi Vanvitelli, architetto del Settecento, esponente prima del Barocco italiano e poi capostipite del Neoclassicismo napoletano, sperimentato proprio nella Reggia, che è un ibrido dei due stili, mentre studiava l’archiettura classica degli scavi vesuviani appena scoperti dai Borbone. Versailles era esclusivamente una sfarzosa comodità della corte borbonica di Parigi, mentre Caserta fu pensata anche come cittadella amministrativa polifunzionale, con sole 150 stanze delle 1200 occupate dalla Corte di Napoli, e le restanti destinate alle truppe e agli uffici amministrativi.

Follia a ‘Pomeriggio Cinque’: «Mango non si vergognava di essere lucano»

Angelo Forgione Sconcertante ricordo di Mango durante la trasmissione Pomeriggio Cinque del 10 dicembre. In collegamento dal comune potentino di Lagonegro per il funerale dello sfortunato cantautore lucano, l’inviata Monica Arcadio ha elogiato l’uomo più che l’artista, «talmente umile che mai si è vergognato di dire dove fosse, chi fosse e da dove provenisse».
Non si comprende cosa sia passato per la testa della giornalista di Taranto, non di Bolzano. Perché mai Mango avrebbe dovuto vergognarsi di essere lucano? Forse è proprio lei a vergognarsi delle sue origini meridionali? È forse lei, che sul suo profilo Twitter si definisce “giornalista disillusa… precaria… aspirante rivoluzionaria”, a sentirsi gregaria del Nord? E neanche si comprende il «sì, confermo» della conduttrice Barbara D’Urso., napoletana.
Mango non sentiva alcun peso sulle sue spalle ma solo tanta fierezza, e pur avendo raggiunto il successo scrivendo canzoni per sé stesso e per altri grandi interpreti, non aveva mai abbandonato la sua Basilicata, che amava tanto e che definì “un sano principio“. E amava tutta la cultura meridionale. Appena toccata la fama nazionale, negli anni Ottanta, cantò in napoletano a Domenica In e chiarì che la Canzone napoletana era la fonte della melodia nel mondo, e che Napoli e l’Italia avevano il dovere di riscoprirla. Erano anni di parziale oblio per il filone classico partenopeo, e Renzo Arbore doveva ancora avviare la sua rivisitazione moderna con l’Orchestra Italiana. Mango ha continuato a sentirsi uomo del Sud e a cantare la lingua di Partenope fino alla fine, e l’ultimo video pubblicato sulla sua fanpage è proprio una sua interpretazione di Fenesta vascia. Era anche tifoso del Napoli, fieramente, e senza vergogna.

Pentito ‘ndrangheta: «Aronica accolto dalla camorra». E il Napoli tace.

Inchiesta non troppo profonda quella di “Presa Diretta”, il programma di Rai Tre che ieri avrebbe potuto andare oltre sul fenomeno delle partite truccate nel mondo del calcio. Invece, più o meno, si è trattato di un approfondimento di ciò che è già alla portata di tutti. Spunti interessanti ce ne sono comunque stati, ad esempio le rivelazioni del pentito Luigi Bonaventura, reggente di una delle cosche più potenti della ‘ndrangheta, che ha indicato in Aronica e Sculli due giocatori “accompagnati”.
Bonaventura, tra una cosa e l’altra, ha rivelato che quando Aronica è stato acquistato dal Napoli è stato accolto a braccia aperte dalla camorra. La SSC Napoli, che la scorsa settimana è stata prontissima a stigmatizzare con un comunicato stampa le frasi di Marchisio (poi interpretate nel verso giusto da Mazzarri nella conferenza di Sabato), pur non chiamata in causa direttamente, dovrebbe prendere le distanze da questa illazione, stavolta veramente grave, senza alcun riscontro. Non farlo significa legittimare e alimentare sospetti.
clicca qui per vedere la puntata di “Presa Diretta” (Bonaventura a 01:20:00)

Plebiscito: le colpe di un delitto locale e nazionale

A “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte, le tristi condizioni di Piazza del Plebiscito e dei monumenti di Napoli. Opinioni sulle colpe della politica nazionale e locale cui non si può sottrarre il sindaco De Magistris perchè la Storia non ha competenze ma è di tutti coloro che sono chiamati ad occuparsi di Napoli. Poi, la telefonata in sovrintendenza.

Il finto tifoso Mimmo Pesce boccheggia

la caricatura di 7Gold ha vita breve, è già scomparso dal web

Il civilissimo confronto sostenuto con il regista di “DirettaStadio”, la trasmissione sportiva di 7Gold, ha sortito l’esito sperato. La protesta ha portato alla decisione di oscurare i due video di Mimmo Pesce su youtube.
L’interlocutore ci informa che, preso atto delle nostre proteste (coadiuvate da “La Radiazza” su Radio Marte), è possibile che il personaggio sia tagliato già dalla prossima trasmissione. Per questo è prevista una riunione di redazione a 7Gold che stabilirà il da farsi.

DirettaStadio… quando il trash è (7)gold

Mimmo Pesce, chi è costui? Napoli non accetta l’esasperata caricatura del sedicente tifoso azzurro costruito in laboratorio ad hoc per scimmiottare il folklore napoletano e renderlo deleterio a fini televisivi. Trecce d’aglio, corni, mortaretti, coriandoli, asciugamani, giacca appariscente, occhiali scuri, urla sguaiate, invadenza fisica, balli improbabili e tutto quello che a un certo settentrione piace pensare e proiettare di Napoli.
7Gold e “Diretta Stadio” lo fermino, subito, invece di promuoverlo in homepage del proprio sito per fare audience e “rumore”. Centinaia di messaggi di rabbia li riceviamo noi, che invitiamo a dirottare civilmente a direttastadio@7gold.tv, al profilo Facebook del cabarettista e, alla prossima diretta (qualora si ripresenterà il personaggio), tramite il form di contatto sul sito.

Edinson sulle orme di Diego: «calcio rivalsa sul Nord»

Edinson sulle orme di Diego: «calcio rivalsa sul Nord»

curioso equivoco sulla “milanesa napolitana”

Significative parole quelle di Cavani in diretta web-cam con un trasmissione televisiva uruguaiana. Siamo certamente lontani dai messaggi sociali e identitari che Maradona, certamente più esuberante rispetto a Cavani, seppe lanciare all’Italia, ma si tratta di una testimonianza che fa capire quanto il bomber si senta consapevole del ruolo che ricopre difendendo i colori azzurri.
«Napoli è una città straordinaria che vive di calcio. È dall’epoca di Maradona che non si vivevano momenti simili. C’erano stati gli scudetti e la coppa Uefa. C’è tanto entusiasmo, c’è una grande attesa. I tifosi vivono i risultati della squadra come una forma di rivalsa nei confronti delle discriminazioni del nord e di riscatto dai problemi, e questo noi lo avvertiamo. Il calcio gli da allegria e forza, ecco perché alla gente vogliamo regalare grandi soddisfazioni contro le potenti squadre del nord. Questo è il motivo per cui i calciatori qui sono idoli».
Curioso poi il botta e risposta con uno dei conduttori che ha chiesto a Edinson se la “milanesa napolitana” è milanese o napoletana. Si tratta di un piatto famoso (e costoso) in Uruguay e Argentina, una specie di cotoletta alla milanese cotta al forno e ricoperta di salsa di pomodoro e mozzarella, inventato a Buenos Aires in una pizzeria napoletana. Cavani ha così spiegato al suo interlocutore :«Non è un piatto napoletano, non si mangia qui, ed è già difficile che in un ristorante napoletano si mangi una cotoletta alla milanese».

Sgambetto Gullo: scuse alle curve, non a Napoli

Sgambetto Gullo: scuse alle curve, non a Napoli
attacco a V.A.N.T.O. non segnalato e senza contraddittorio

Angelo Forgione – Ecco il videoclip delle scuse di Francesco Gullo per le dichiarazioni lesive della dignità di Napoli e del Napoli alla trasmissione “Diretta Stadio” su 7 Gold nella Domenica del rinvio della partita Napoli-Juventus.
Gullo aveva preannunciato delle scuse sentite e ammesso in uno scambio di posta di meritare quanto denunciato, di accettarlo per un errore riconosciuto da non ripetere più. Purtroppo però, rassicurato dalla posizione morbida della SSC Napoli (anch’essa pesantemente lesa) nella persona dell’addetto stampa Guido Baldari, si è fatto forza e ha ritenuto di mistificare e cambiare il suo atteggiamento, mettendo in pratica una strategia sottile che è scorretta almeno quanto le dichiarazioni che hanno scatenato il nostro sdegno e quello di altre fonti informative.
L’ex concorrente del reality “Campioni” è andato in diretta a chiedere si scusa ai tifosi del Napoli ma non a Napoli. Le sue frasi, non una sola come da lui asserito, avevano offeso la città e la SSC Napoli, non i tifosi del Napoli. Ma a loro si è rivolto, evidentemente intimorito dalla massa, nascondendosi dietro l’accomodante calcio Napoli (che non era il denunciante) e alcune faccende di vita personale che nulla hanno a che vedere con un atteggiamento deplorevole avuto nei confronti di una comunità intera. Ha parlato del lutto di Genova, tralasciando quello di Napoli per cui ci si era sdegnati. Ma la cosa ancor più grave è stato l’aver cercato di far passare V.A.N.T.O. come un gruppo di fanatici, senza nominarlo ma lanciando messaggi diretti ancorché anonimi che non hanno fatto capire la situazione all’interezza del pubblico nazionale (molti non avranno capito nulla), definendo “brutta” la video-denuncia e non le sue dichiarazioni, appellandosi ai tifosi “che non si confondono con certe persone”. Insomma, scuse per il Napoli e per gli ultras e attacco a quella parte di società civile che lo ha costretto a fare pubblica ammenda dei propri errori, difatto non riconosciuti. “i napoletani veri sono altri”, questo il sunto delle scuse per garantirsi il consenso della massa frutto della consapevolezza degli errori fatti, per difendersi da un nemico partorito dai suoi stessi stereotipi: il napoletano.
Bastava dire “ho sbagliato, chiedo scusa ai Napoletani”, stop. E invece Gullo ha sommato errori su errori, sottolineati ancora una volta da Tiziano Crudeli.
Altri personaggi ben più noti hanno chiesto scusa in passato per errori meno gravi, riconoscendoli senza contrattaccare. Abbandoniamo Gullo a cui abbiamo dato una possibilità (sprecata) e fatto fin troppa pubblicità. Il quale non si è accorto che chi lo ha richiamato non è “certe persone” con cui non confondersi ma un seguìto movimento culturale condotto da un giornalista pubblicista che non ha ritenuto di scrivere articoli per una storia da raccontare invece nella forma scelta, dandogli i giusti connotati di una denuncia non “ingessatamente” giornalistica. Lasciamo la palla agli organi che hanno la responsabilità di giudicare e torniamo ad occuparci di fatti più importanti.

Le scuse di un Gullo in difficoltà

Le scuse di un Gullo in difficoltà
scuse accettate, ma non ci caschiamo

Ricevo e pubblico il comunicato ricevuto da Francesco Gullo a seguito delle polemiche scaturite dal rinvio di Napoli-Juventus commentato sull’emittente milanese 7Gold. A seguire, la risposta che ho deciso di pubblicare nonostante tante riflessioni intime a causa della fermezza che di sicuro non smorza i toni. Ma sono anche certo che il senso di responsabilità di chi segue questo Movimento è decisamente superiore a chi in televisione, rivolgendosi ad un pubblico calcistico eterogeneo, accende pericolosi focolai.

Con la presente per cercare di chiarire una situazione che si è creata in questi giorni  e di cui purtroppo ero all’oscuro. Domenica scorsa a Sette Gold durante la trasmissione in una discussione animata con i colleghi ho fatto una dichiarazione che è stata interpretata purtroppo in modo sbagliato. Ho massimo rispetto per la Città di Napoli, e soprattutto per il Napoli calcio e i suoi tifosi… ho fatto una battuta sul presidente De Laurentis che in altre occasioni ho addirittura difeso in televisione, che credo sia stata interpretata in modo troppo negativo.
Per questo motivo, porgo le mie più sentite scuse a tutti i tifosi napoletani che si sono sentiti offesi, al Prefetto e allo stesso Presidente De Laurentis, al quale invierò una lettera di scuse ufficiale in questi giorni.
Sono una brava persona e che ha dei valori ben solidi, tra questi la voglia di essere chiaro in tutto e con tutti.
Un abbraccio a tutti.
FRANCESCO GULLO

È ormai diventata una prassi. Si offende Napoli e poi ci si scusa dicendo “amo Napoli e sono stato frainteso”. C’è poco da fraintendere, le immagini parlano chiaro. Noi non stiamo accusando nessuno e, se non se ne è reso conto, è Lei stesso ad essersi condannato al giudizio della gente che ha leso.
Noi abbiamo denunciato la volgarità dei concetti, e il Sig. Rampulla, che diversamente da Lei era d’accordo col Prefetto, il giorno dopo ha detto di essere stato frainteso ma di scusarsi. Chi è frainteso, precisa, e non chiede scusa, Se chiede scusa, ammette di aver sbagliato. E noi abbiamo a quel punto pubblicato il video per dimostrare che non ci eravamo inventati nulla, che non avevamo acceso una polemica inutile, e che l’ignominia verbale della trasmissione era veramente da stigmatizzare.
Lei oggi fa lo stesso. Si accorge di essere nell’occhio del ciclone e dice ai Napoletani “scusatemi, ma sono stato frainteso perchè amo Napoli”. Abbiamo visto la Sua espressione quando lo diceva in tv e non abbiamo l’anello al naso. Abbiamo visto la difficoltà in cui ha fatto piombare Giovanna Martini. Abbiamo visto e SENTITO troppo.
Deve capire che i Napoletani non accettano più supinamente, e che le persone come Lei hanno fatto fino a qui il bello e cattivo tempo, infangando il nome della nostra città. “Amo Napoli” non ci scalda più il cuore poichè sappiamo benissimo che Napoli la amano le persone di cultura, e quella che voi proponete al pubblico non è cultura. Perchè quando muoiono 7 persone, tra Genova e Napoli, è indecente discutere del rinvio di una “stupida” partita di calcio e insinuare che la cosa Napoletana è sempre una cosa sporca, truffaldina, imbrogliona.
Questo vale per Lei, per Rampulla e per tutti i quotidiani e gli ambienti juventini e non che hanno promosso sberleffi sulla nostra rispettabilità. Che prendiate esempio da Buffon e dalla sua correttezza nel chiedere rispetto per 7 morti. Vergogna!!!
Ci tengo a precisare che tutto questo è si un confronto duro, me ne rendo conto, ma corretto e civile, e non deve sfociare oltre, perchè è chiaro che non vi rendiate conto neanche che certe dichiarazioni in diretta nazionale sono pericolosi antefatti facilmente strumentalizzabili in un mondo, quello del calcio, che di civile ha ben poco.
Per cui, da parte nostra, accettiamo le scuse perchè doverose; ma non penserà che crediamo che Lei ama Napoli. Non può esserne capace una persona che insinua malignità vantandosi di essere “brava” senza dimostrarlo e producendo a più riprese uno sterile panegirico della propria persona.
Saluti.
ANGELO FORGIONE