Topolino napoletano. Disegnato da Quirino Cristiani?

Angelo Forgione per napoli.com Proseguo la mia ricerca delle possibili origini napoletane di Topolino, o Mickey Mouse se preferite. Le informazioni ricevute ad aprile 2013 dalla nipote di Carmine Cammardella, fondatore dell’azienda “La Sorgente sciroppi” (leggi l’articolo), meritano ovviamente maggiori approfondimenti, anche perché giornali e tivù si sono interessate all’argomento analizzandolo con sorgenteun pizzico di superficialità. Rosanna Cammardella, attuale responsabile aziendale, mi ha fornito alcune interessantissime ed emozionanti documentazioni fotografiche di vecchissime etichette (cliccare sulla foto a destra per ingrandire) delle quali proveremo a risalire al periodo di scatto negli archivi storici dell’Ufficio Tecnico di Finanza.
Una fatto è certo: la storia del fantomatico Michele Sòrece che circola sul web, come già detto in passato, è stata evidentemente inventata ad arte, visto che negli archivi digitali di Ellis Island non esiste alcun nominativo del genere tra gli emigranti italiani del primo Nocevento. Non è questo il nome del disegnatore del topo napoletano, sulle cui tracce ci incamminiamo per capire chi sia.
Carmine Cammardella cominciò nel 1920 a fare liquori nel cuore di Napoli (l’azienda si è trasferita a Caivano negli anni Novanta, ndr). È importante sottolineare che era quella un’epoca in cui le attività imprenditoriali esprimevano dei valori ancora artigianali; non esistevano concorrenza sleale e quote di mercato, e pertanto non erano previste registrazioni di marchi e brevetti. Ovviamente, senza una registrazione non è possibile capire se il topo aziendale risalga al 1920.
Rosanna Cammardella ci tiene a dirmi qualcosa che rafforza il dubbio da me avanzato ad aprile: “Che una bottiglia di liquore portata in America da qualche emigrante sia arrivata nelle mani di Walt Disney?” «Era un’epoca molto diversa dalla nostra – dice la Cammardella – in cui l’ultima cosa che mio nonno avrebbe pensato di fare, sarebbe stata quella di andare a vedere cosa si faceva negli Stati Uniti, o che aria tirasse in America in materia di marchi, mentre era intento a preparare con amorevole cura il suo Anice Reale da distribuire nei bar e nei caffè di Napoli. La scelta di un topolino come simbolo dell’azienda è dunque stata assolutamente casuale, nata dalla penna di un disegnatore a cui mio nonno aveva commissionato appunto un disegno che potesse diventare il marchio della antica ditta “La Sorgente di Carmine Cammardella“. Tutto quello che è successo dopo è noto a tutto il mondo, ma come siano andate esattamente  le cose nessuno lo sa; so che questo disegnatore, emigrato in America in cerca di maggiore fortuna, si sia poi imbattuto in quello che poi sarebbe diventato il padre di Mickey Mouse, a cui, per riconoscenza, avrebbe donato una bottiglia di quell’Anice Reale napoletano con su disegnato un topolino».
La responsabile dell’azienda di Caivano precisa anche che non c’è stata mai esigenza di parlare della vicenda, e perché solo dopo il mio interessamento si è decisa a darmi informazioni: «L’azienda, in tanti anni, non ha mai parlato troppo della storia di questo nostro marchio. Come vede, ne ha parlato Lei, non noi. Questa storia non è mai stata pubblicizzata né strumentalizzata per fini commerciali. La nostra era ed è ancora oggi una piccola realtà locale, che sicuramente non ha mai tratto benefici particolari e non ha mai speculato su tutto questo. Io ne parlo con piacere con Lei che ha sposato la storia delle cose vere e nobili di Napoli».
Ma allora chi è questo disegnatore emigrato in America che avrebbe donato una bottiglia di Anice Reale napoletana a Walt Disney? Forse la risposta è nella tesi di laurea di Daniele Amato, napoletano, laureatosi nel 2011 in “Culture digitali e della comunicazione” alla facoltà di Sociologia della “Federico II”. Nel nostro incontro, Daniele mi ha parlato di Quirino Cristiani. Chi è costui? È un disegnatore italiano nato nel 1896, in piena esplosione dei cinematografi, a Santa Giulietta, nel Padovano, ma trasferitosi a soli quattro anni a Buenos Aires con la famiglia, dove crebbe sviluppando la sua forte passione per il disegno e, successivamente, per l’animazione. Cristiani, in pochissimi lo sanno, fu il creatore del primo lungometraggio animato della storia, titolato El Apóstol, realizzato nel 1917, primeggiando anche sul lungometraggio con sonoro. Fu lui il primo ad animare i disegni su carta, realizzando movimenti con sequenze di fotogrammi impressi su pellicola, dando luogo ai “cartoni animati”.
Raccogliendo informazioni, ho appreso che nel periodico fiorentino Notiziario Gaf (Gruppo Amici del Fumetto) n.23 del luglio 2005 fu pubblicato un articolo titolato “È napoletano anche Topolino!”, firmato da Romolo Baccani. Scavando nel web sono riuscito a trovarlo (clicca qui per leggere), e ho letto che, secondo l’autore, nel 1920, Carmine Cammardella, modesto produttore di anice e di alcol puro e denaturato, decise di potenziare l’attività aziendale, promuovendo su larga scala l’Anice Reale. Baccani racconta in quell’articolo che nonno Cammardella aveva fiuto pubblicitario e pensò ad un marchio grafico per identificare a colpo sicuro il suo anice, perché l’analfabetismo era ancora ampio. Contattò un emigrato italiano e gli commissionò un’etichetta illustrata. Quell’emigrato era Quirino Cristiani. Daniele Amato, nella sua tesi, scrive che, proprio per ovviare al’analfabetismo che dominava sulla lettura testuale, Carmine Cammardella ebbe bisogno di un’immagine ironica e atipica, che rispecchiasse sia la freschezza che la cultura della sua terra d’origine. E così Quirino Cristiani (molto famoso in Argentina in quel periodo dopo il successo di El Apóstol, ndr) sarebbe stato contattato e avrebbe disegnato per “La Sorgente” un simpatico animaletto dalle sembianze umane con grosse orecchie a sventola, una lunga coda e un improbabile paio di pantaloncini corti con due bottoncini cuciti sul davanti. Sornione, sbruffone, irriverente, goffo, monello e pasticcione; così era il topo-scugnizzo fatto per i napoletani da un disegnatore padovano trapiantato in Argentina, e così era a grandi linee il primo Mickey Mouse di Plane Crazy; addirittura trasformato in topo-cubano nelle vecchie etichette del rhum (vedi foto); sarebbe poi diventato un piccolo e tenero secchione per renderlo più consono alla cultura americana e capace di “globalizzarsi”, addolcendo lo sguardo e arrotondando il corpo.
E fu sempre Baccani a scrivere che dieci anni dopo, quindi nel 1930, la Disney, in procinto di espandersi su scala mondiale, si accorse della somiglianza e si rivolse alla ditta napoletana, così come pure alla Nerbini di Firenze, che in quegli anni pubblicava un settimanale dal titolo Topolino. I toscani, dopo aver cambiato la testata in Topo Lino, si accordarono e pagarono le royalties sui diritti d’autore, mentre “La Sorgente” riuscì a dimostrare che il suo topo antropomorfo era antecedente a quello disneyano, così come dimostrato anche negli anni Ottanta, secondo Rosanna Cammardella, dagli eredi al cospetto della richiesta di spiegazioni della Mondadori, che in quegli anni deteneva i diritti italiani di Mickey Mouse.
Quirino Cristiani e Walt Disney si sono mai incontrati? Si, ma non si sa se ciò è accaduto prima del 1941, anno in cui lo statunitense si recò in Argentina alla ricerca di nuovi mercati per sopperire alla crisi bellica in Europa. I due animatori si videro e, come si legge nel libro L’uomo che anticipò Disney (Tunuè, 2007) di Giannalberto Bendazzi, autorevole esperto mondiale di cinema d’animazione, l’italo-argentino scrisse in alcuni suoi appunti come si svolse il loro incontro, testimoniando in prima persona dell’ammirazione reciproca e del sincero affetto, che potrebbe essere nato tempo prima. Cristiani fu voluto a lavorare per Disney, ma non ci andò mai. Era troppo fiero del suo lavoro per legarsi ad un padrone, dichiarando sempre la sua stima per il grande americano ma non rinunciando mai di puntualizzare che era stato lui il primo. Gli stili si somigliavano, ma c’è un particolare su cui riflettere, suggerito dal sociologo Vanni Codeluppi nel suo Il potere della marca. Disney, McDonald’s, Nike e le altre (Bollati Boringhieri, Torino 2001): Walt non sapeva disegnare se non con un tratto molto infantile. E questo avvalora la tesi secondo la quale Topolino non sarebbe una sua creazione. Forse neanche di Ub Iwerks, il suo collaboratore, cui alcuni attribuiscono la creazione grafica del topo più famoso del oswald_sorgentemondo e del suo antesignano: il coniglio Oswald the Lucky Rabbit, del 1927. Era un Mickey Mouse con le orecchie non tonde ma allungate, più simili a quelle del topo de “La Sorgente” sulle etichette illustrate. Dunque, il primo topo antropomorfo era forse di Quirino Cristiani?

Edinson sulle orme di Diego: «calcio rivalsa sul Nord»

Edinson sulle orme di Diego: «calcio rivalsa sul Nord»

curioso equivoco sulla “milanesa napolitana”

Significative parole quelle di Cavani in diretta web-cam con un trasmissione televisiva uruguaiana. Siamo certamente lontani dai messaggi sociali e identitari che Maradona, certamente più esuberante rispetto a Cavani, seppe lanciare all’Italia, ma si tratta di una testimonianza che fa capire quanto il bomber si senta consapevole del ruolo che ricopre difendendo i colori azzurri.
«Napoli è una città straordinaria che vive di calcio. È dall’epoca di Maradona che non si vivevano momenti simili. C’erano stati gli scudetti e la coppa Uefa. C’è tanto entusiasmo, c’è una grande attesa. I tifosi vivono i risultati della squadra come una forma di rivalsa nei confronti delle discriminazioni del nord e di riscatto dai problemi, e questo noi lo avvertiamo. Il calcio gli da allegria e forza, ecco perché alla gente vogliamo regalare grandi soddisfazioni contro le potenti squadre del nord. Questo è il motivo per cui i calciatori qui sono idoli».
Curioso poi il botta e risposta con uno dei conduttori che ha chiesto a Edinson se la “milanesa napolitana” è milanese o napoletana. Si tratta di un piatto famoso (e costoso) in Uruguay e Argentina, una specie di cotoletta alla milanese cotta al forno e ricoperta di salsa di pomodoro e mozzarella, inventato a Buenos Aires in una pizzeria napoletana. Cavani ha così spiegato al suo interlocutore :«Non è un piatto napoletano, non si mangia qui, ed è già difficile che in un ristorante napoletano si mangi una cotoletta alla milanese».

da Siviglia: «non volevamo offendere i Napoletani»

da Siviglia: «non volevamo offendere i Napoletani»
«Napoli e suoi tifosi grandi realtà d’Italia e d’Europa»

Angelo Forgione – Torno, e per chiudere un discorso avviato in Agosto e non concluso, sull’appellativo “camorra” usato nei confronti dei giocatori del Napoli durante e dopo l’assai poco amichevole Napoli-Siviglia. La telefonata organizzata a seguire da Gianni Simioli di RadioMarte con l’ausilio di una complice napoletana residente in Spagna, ha fatto in modo che il direttore del quotidiano “Estadio Deportivo” Joaquin Adorna porgesse le sue scuse per il titolo usato sul quotidiano (“Possono con tutti, anche con la camorra”).
Il termine “camorra”, di origine ispanica, è contemplato nel vocabolario spagnolo come sinonimo di rissa e può essere semmai stigmatizzato quando associato alla parola “napolitana” (commentai già così la sera della partita quando tanta gente mi inviò copiose proteste per la telecronaca spagnola della partita). Giocare con la parola quando c’è di mezzo Napoli è purtroppo facile e non è la prima volta che accade. Ma va detto che lo stesso termine è stato utilizzato dal quotidiano spagnolo “El Pais” nei confronti di Mourinho e del suo Real Madrid in occasione della rissa seguita alla sconfitta sul finale col Barcellona.
Vale la pena riportare la traduzione di un articolo comparso sul seguìto blog sevillista “El Alminar de Nerviòn” dal quale si evince che da una parte gli spagnoli si giustificano a ragione veduta per l’uso della parola ambigua e dall’altra viene sottolineata l’abitudine, non troppo gradita agli stessi sevillani, del direttore del quotidiano di casa di forzare spesso certi titoli.
In conclusione, e a qualche settimana dalla vicenda, si può dire che non è dunque da considerarsi offensiva la parola “camorra” in ambito calcistico spagnolo ma non è completamente sbagliato considerare strumentale l’uso della frase “camorra napolitana”. E allora prendiamocela un po’ più coi telecronisti della tv del Siviglia che hanno ripetuto più volte la frase. In fondo sia Joaquin Adorna che i redattori di “El Alminar de Nerviòn” hanno usato toni concilianti dai quali traspare una sorta di malgovernata delusione da appassionati tifosi per l’esito di una partita vittoriosa che doveva essere amichevole e che invece è stata fin troppo “vera” e spigolosa.
Fatta salva la buona fede sevillana (“El Pais” che non è di Siviglia ha chiesto a Florentino Perez se il suo Real Madrid voglia essere o meno un club camorrista dopo le intemperanze di Mourinho e dei suoi giocatori nella supercoppa spagnola), prendiamocela anche coi nostri antenati napoletani per aver accolto e radicato delle cattive abitudini spagnole. E qualcun altro che napoletano non era per averle fatte proliferare quando l’Italia è stata unita. E ci tocca convivere con questo flagello, senza la solidarietà di chi in Italia soprattutto, ma anche all’estero, ci attacca invece di darci sostegno. È come per la “monnezza”; i Napoletani sono molto più colpevoli che non vittime. E per questo siamo costretti a difenderci… ma una cosa è certa: è giusto farlo!

Il paragone “camorrista” indigna i tifosi napoletani
Dice il dizionario della RAE che camorrista è colui “che facilmente e per futili motivi provoca liti e risse”. In Italia, questa definizione è stata usata per definire le organizzazioni criminali che operano tanto a Napoli qanto in tutto il sud del paese, battezzandole con il sostantivo “camorra”. La cosa più curiosa è che questi banditi sono originari delle montagne spagnole e non furono pochi quelli che arrivarono in Italia nei primi anni del ‘300.
Non è stata presa bene a Napoli che da Siviglia abbiamo paragonato l’atteggiamento dei loro giocatori con tali individui, e da diverse fonti di opinione ne è stato espresso il disappunto. Capiamo perfettamente che chi è vittima di un male sociale di questa portata si indigni al pensiero che qualcuno possa confrontare i giocatori della squadra del proprio cuore con dei criminali. In Spagna abbiamo sufficiente rispetto per certe cose.
Tuttavia, il calcio è storicamente incline a certi titoli che richiedono di essere compresi a fondo dai lettori. Dal momento in cui il Siviglia ha toccato il primo pallone, l’atteggiamento dei giocatori napoletani è stato incomprensibilmente violento e fuori luogo. La disputa della palla, più che dura, è stata febbrile e dissennata, destinata quasi sempre a distruggere ogni costruzione di gioco. Nonostante lo spettacolo deprimente, le immagini delle entrate dure nelle ginocchia, nelle tibie, peroni, delle caviglie e dei piedi, sono state evidenti da parte dei padroni di casa. Che hanno reso ancor più valida la prestazione del Siviglia, mai caduto nella provocazione costante della squadra azzurra palesemente protetta da un arbitro il cui operato è riscontrabile nella percezione di un incontro descritto da tutti come “ostile”.
Una volta chiarita la definizione di “camorra”, crediamo che il termine “camorra napoletana” definisca bene l’atteggiamento della maggior parte dei giocatori di Aurelio De Laurentiis nell’interpretazione della partita che si è dimostrata non essere una gita di piacere nel momento stesso in cui i giocatori del Siviglia Football Club si sono con piacere presentati. 

Joaquin Adorna di “Estadio Deportivo” invitato a correggere e porgere le scuse 
Dal blog di Angelo Forgione, davvero indignato, apprendiamo di un programma radiofonico italiano presentato da Gianni Simioli di Radio Marte da Napoli, dove una traduttrice che fa da mediatrice fa riferimento alla rissa finale ed esige un chiarimento pubblico dal direttore di “Estadio Deportivo” (come un consigliere a Cuenca) per aver definito con l’appellativo “camorra” l’atteggiamento della storica squadra del Sud Italia. 
Detto fatto! Con immediata prontezza l’edizione digitale di “ED” ha rimosso il sottotitolo in bianco che spiegava coerentemente il titolo in giallo “Possono con tutti”. Non è la prima volta che il direttore Adorna viene rimproverato di ricamare sui certi titoli con cui ogni giorno mira a “convincere” i lettori. 
D’altra parte pensiamo ‘che non è giusto maltrattarci come è stato fatto in questa vicenda. Nessuno pensa che i giocatori del Napoli siano dei mafiosi, o che siano affiliati a organizzazioni simili. L’idea sia del giornalista come del resto degli opinionisti che hanno usato questa analogia è stata quella di esprimere l’indignazione per il gioco duro in questo incontro “amichevole” che avrebbe potuto provocare lesioni gravi ai giocatori del Siviglia. Quando i nostri sono attaccati, tutti ricorriamo all’orgogliosa difesa contro chi provoca dolore al nostro cuore. E i nostri giocatori sono nel nostro cuore. L’arbitro non ha assicurato giustizia in campo e ha lasciato che la foga agonistica sfociasse nella scorrettezza.
“El Alminar de Nervión” considera il Napoli, i suoi giocatori e i suoi tifosi come una delle “grandi” realtà d’Italia e d’Europa e non sarà una partita violenta a cambiare la nostra opinione. Il resto appartiene all’universo calcio” che molto spesso carica di troppa adrenalina. 

videoclip: MATADOR CAVANI

videoclip: MATADOR CAVANI
tributo al bomber del Napoli

Proprio mentre sta per avviarsi la nuova avventura del Napoli, ho pensato di chiudere il ramo dedicato agli azzurri di questa intensa stagione di orgogliosa produzione multimediale pro-Napoli con un meritatissimo e richiestissimo tributo al protagonista del campionato che ha portato la banda Mazzarri in Champions League.
Un videoclip interamente dedicato al “Matador” Cavani e diviso in due parti. Nella prima, un mix di goal del bomber azzurro a ritmo latino-americano. Nella seconda, un concentrato di emozioni raccontato da tutte le più famose voci del San Paolo.
Buona visione!

 

ATTENZIONE: il video non è disponibile in molti paesi esteri per questione di diritti.
Per vederlo, inserire il ink http://www.youtube.com/watch?v​=0p4tDBk5P7g sul sito http://hidemyass.com/

Intervista su Napoli e il Napoli a napolipassion.it

Intervista su Napoli e sul Napoli a napolipassion.it
«De Magistris sappia ascoltare la città…
a De Laurentiis consiglio El Shaarawy…
il calcio è malato di ipocrisia!»

Queste le mie dichiarazioni a napolipassion.net

Intervista a Angelo Forgione XG1
di Rossella Attianese 

Questa settimana abbiamo intervistato Angelo Forgione, fondatore del Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), giornalista e autore di molti video su Napoli, aventi come scopo l’esaltazione della napoletanità, la denuncia di situazioni che purtroppo affliggono la città partenopea e la sottolineatura di frasi, commenti e congetture che troppo spesso puntano a svilire l’orgoglio dell’essere napoletani.
Da buon Napoletano, orgoglioso delle proprie origini, non poteva che essere tifoso del Napoli, ed è proprio da questa sua passione che nascono i video tra più divertenti e cliccati della rete dove con grande maestria si susseguono le immagini del Napoli montate ad arte.

Prima di iniziare con le domande su Napoli e sul Napoli vorrei ringraziare Angelo per la sua disponibilità.

Angelo, da cosa nasce l’idea di fondare il movimento V.A.N.T.O. ?
Dal mio grande amore per Napoli che nutro da sempre, da quando ero bambino e ho cominciato a rendermi conto che questa città era trattata diversamente. Crescendo mi sono chiesto perchè ci fosse così tanta bellezza paesaggistica e ricchezza monumentale ma anche problemi enormi incomprensibili. I conti non mi tornavano e allora ho cominciato a leggere, studiare, approfondire, capire per cercare delle risposte. E le risposte sono arrivate, i conti sono tornati, capendo che l’unità d’Italia, doverosa ma in un altro modo, è stata una truffa per Napoli e per il sud perché realizzata come una conquista di un meridione la cui capitale ha subito un enorme trauma passando dall’essere prima Capitale europea e poi all’improvviso capoluogo di provincia.
Diventando grande ho dovuto scegliere se restare o fare l’emigrante. Sono rimasto, ma chi resta per amore non può starsene con le mani in mano. E allora ho creato quella “filosofia attiva” che è V.A.N.T.O. con cui voglio da una parte difendere la nostra città dai nemici esterni ma anche interni e dall’altra trasmettere ai miei concittadini ciò che ho studiato, capito e scoperto.

Nel mese di Marzo avete presentato il libro Malaunità parlacene un po’.
Malaunità” è un libro verità che tutti dovrebbero leggere. È un contributo alla ricostruzione del processo di unificazione italiana, mal riuscita. È la dimostrazione che una pianta che nasce male cresce male. È un dossier scritto a più mani da un team di ricercatori, giornalisti, archivisti e meridionalisti che si contrappone a quegli intellettuali di sistema che non hanno mai avuto il coraggio di spostarsi dalle loro posizioni dettate dalla storiografia ufficiale, quella scritta dai vincitori. È un libro anche piacevole e leggero da leggere che però lentamente prende allo stomaco e schiude la visione dei veri avvenimenti risorgimentali, fornendo anche elementi per leggere le attuali condizioni del paese che viaggia a due velocità non per caso. Mi preme evidenziare la prefazione di Jean-Noel Schifano, grande uomo di cultura francese e profondo conoscitore di Napoli e della sua storia, che con le sue parole da grande forza a tutti i saggisti che hanno partecipato alla scrittura legittimandone la visione, tra i quali, ovviamente, anche io insieme ai vari Pino Aprile, Lorenzo Del Boca, Lino Patruno e Gigi Di Fiore. E questo mi rende fiero e orgoglioso. Al libro è allegato anche un CD con due canzoni del grande Eddy Napoli che ha avuto il coraggio e la sensibilità di cantare il grido di protesta e dolore del sud. Consiglio a tutti di portarlo al mare quest’estate e leggerlo sotto l’ombrellone.

Ha vinto De Magistris, cosa ti aspetti che faccia per Napoli e per i Napoletani?
De Magistris deve fare tutto l’opposto di ciò che ha fatto, anzi non fatto, la Iervolino. Si sleghi dagli interessi di partito, pensi sempre a ciò che è giusto per Napoli prima di ogni altra cosa. Senta la città, ne avverta gli umori, e dia ascolto alle tante associazioni e movimenti come il mio che sono un gran serbatoio di idee e proposte perché spontanei e non interessati. Scenda per strada come ogni cittadino e, se è innamorato della città, saprà dove intervenire. Apra come ha promesso Palazzo San Giacomo e lo renda trasparente. Si faccia toccare dalla gente. E vada a sud, nel senso di essere protezionista verso una Napoli che ha perso la forza di gridare il suo orgoglio ad una nazione che invece va troppo a nord.

Se tu fossi sindaco di Napoli quali sarebbero le tue priorità?
Se io fossi sindaco, a parte le emergenze obbligate come i rifiuti, comincerei a lavorare per la valorizzazione delle zone turistiche, strade, monumenti, illuminazioni artistiche. Oltre lo straordinario scandalo rifiuti penserei anche all’ordinario rafforzando per le strade turistiche i turni di spazzamento. E restituirei decoro alle zone periferiche. Napoli è una bella donna ma ha un bruttissimo vestito; io cercherei di darle un abito che ne evidenzi la bellezza e le forme e farei in modo che ci si debba innamorare per forza di lei.
Per esempio, ho già pronto una serie di proposte da sottoporre a De Magistris appena lo vedrò. Tra queste spingerei per un piano di conservazione e pulizia dei monumenti con sistema di videosorveglianza e ordinanza di divieto di vendita delle bombolette spray ai minori. È testato che le telecamere puntate sono l’unico deterrente per i vandali, ma se qualcuno le sfida c’è bisogno che la pena sia certa e severa. Sporcare i monumenti di Napoli è come bestemmiare. E poi c’è bisogno di sicurezza, di maggior presenza delle forze dell’ordine nelle strade dei turisti, anche se per questo bisogna fare i conti con i tagli del Governo Berlusconi.

Qual è il problema principale di Napoli? Alcuni ritengono che sia insita nella “mentalità” dei napoletani.
Il grande problema di Napoli è duplice: da una parte la mancanza di una cultura diffusa, di una coscienza collettiva, di una consapevolezza di ciò che eravamo e che, quindi, potremmo e dovremmo essere. Molti napoletani credono che Napoli non abbia speranze perché sia sempre stata una città in ginocchio, che sia sempre stato così e sempre sarà. Ecco, è la rassegnazione ad un lavaggio del cervello che ci è stato fatto in 150 anni e che ci ha ridotti a popolo suddito da tenere al guinzaglio. Noi non siamo questo, noi siamo la città di Giordano Bruno, di Benedetto Croce, di Raimondo di Sangro per citare solo quelli che mi vengono in mente ora, la città dei primati borbonici, di una storia che in Italia non teme rivali, di una civiltà che ha costruito le fondamenta della moderna Europa e questo in pochi lo sanno ma è sotto gli occhi di tutti. Voi sapete che la privacy, ad esempio, nasce a Napoli? Eppure oggi c’è una legge che la tutela. Potrei fare cento esempi, ma chi approfondisce Napoli piano piano capisce cosa significa la nostra storia per la civiltà. Ed è per questo che mi arrabbio quando vedo che questa città è offesa da chi non ne conosce l’anima, anche gli stessi Napoletani. Scopriamo la nostra storia, e saremo a metà dell’opera.
L’altra metà sta nel cancellare il malaffare, le connivenze, la malavita, la micro e macrocriminalità; ma questo non spetta a noi bensì allo Stato, che però 150 anni fa ha sdoganato mafia e camorra e poi non ha fatto niente per togliergli il potere che gli ha conferito. È un compito che spetta allo Stato centrale, ma in questo senso non ho molta fiducia. Già i tagli alle forze dell’ordine significano consegnare il territorio alla malavita e alla delinquenza. E mi fermo qui, anche se la speranza non muore e non deve morire.

Veniamo al Napoli. Ormai la questione Mazzarri è finita, ma pensi che sia stata realmente così accesa? O i giornali hanno “gonfiato” le cose?
Mazzarri e De Laurentiis erano davvero ai ferri corti, sono due caratteri forti e avevano visioni diverse. Il mister ha calcato la mano in diverse maniere e il presidente ha finito col diventare un muro perché a lui non la si fa. È stata una prova di forza, un braccio di ferro vero e proprio. Poi, in extremis, hanno capito che non conveniva a nessuno interrompere il rapporto e si sono stretti la mano grazie alla saggia mediazione di Bigon. I giornali non hanno gonfiato la questione ma hanno raccontato degli interessamenti della Juventus, reali ma non prioritari, che Mazzarri ha usato un po’ come arma per assumere una posizione di forza illusoria.
Purtroppo è stata una brutta querelle che ci ha rovinato un po’ la festa mentre tagliavamo il traguardo, ma l’importante è che la saggezza abbia trionfato e il progetto continui. Il tempo di Mazzarri a Napoli non era ancora finito e solo dopo che avrà concluso il suo ciclo vincente qui potrà andare altrove. Non conveniva a lui, non conveniva a De Laurentiis perché un nuovo allenatore sarebbe stato un salto nel buio.

Alcuni hanno il timore che Mazzarri sia rimasto perché ormai Roma e Juve avevano virato altrove…è possibile?
Ripeto, l’interesse della Juve era concreto ma non prioritario. Ho la sensazione che ai bianconeri interessasse più lo staff Mazzarri che non l’allenatore Mazzarri, nel senso che li sono traumatizzati dagli infortuni a catena che hanno subito da due anni a qui, mentre a Napoli, per esempio, Cavani ha giocato praticamente sempre venendo da un mondiale e segnando 26 goal senza vistosi cali. La Roma invece ha fatto solo sondaggi ma non era nelle condizioni di proporre un progetto concreto e trasparente visto il suo cambio al vertice.
Ad ogni modo, Mazzarri resta a Napoli e vedrete che dopo aver staccato un po’ la spina tornerà più motivato di prima. È un vincente e le motivazioni le trova da solo.

Secondo te, che garanzie ha chiesto Mazzarri per rimanere?
Mazzarri ha chiesto acquisti per completare il suo progetto tecnico. Due centrocampisti di qualità, un esterno di difesa e un attaccante di concretezza che possa apportare una dote realizzativa ad una squadra che ha in Lavezzi un attaccante apriscatole ma che purtroppo non “sente” la porta. Cavani e Lavezzi devono poter ruotare con un altro attaccante di livello

Il mercato è iniziato e come sempre i nomi accostati al Napoli sono numerosissimi e le smentite puntualmente smentiscono notizie date per semi-ufficiali, tu chi pensi arriverà realmente a Napoli? E per chi faresti follie?
Credo e spero che i due centrocampisti vengano fuori tra Inler, che alla fine potrebbe scegliere Napoli alla Juventus, Palombo e Borja Valero. Follie? De Laurentiis non fa follie, ma un investimento importante lo farei per El Shaarawy, 18 anni e talento cristallino da vendere. È perfetto per il progetto Napoli. Bisogna cominciare a pensare al dopo Hamsik che negli anni prossimi credo andrà via, ma anche ad un’alternativa importante allo slovacco per il presente che oggi non c’è.

Hamsik dichiara di voler restare a Napoli, i giornali (Gazzetta e Tuttosport) lo vedono quasi al Milan… come andrà a finire?
Come ho detto, credo che Hamsik lascerà il Napoli in futuro, ma non quest’anno.

Palacios, Erick Lamela, Palombo, Inler… Mazzarri chi vorrebbe?
Mazzarri vuole Inler e Palombo, gli altri in ripiego.

Siamo in Champions, che girone vorresti capitasse al Napoli?
Il Napoli è matricola di quarta fascia e gli toccherà certamente un girone difficile. Ma la Champions è fascino autentico e tanto vale tuffarvisi con spirito “brigantesco”. Giocare al San Paolo e in trasferta contro Barcellona, Real Madrid, Manchester solo per dirne qualcuna a voi fa tremare? A me mette adrenalina. Niente paura, ben vengano certe sfide… e poi si vedrà come andrà. Dobbiamo crescere e per farlo bisogna abituarsi a certi livelli, altrimenti resteremo solo una bella realtà momentanea e passeggera.

Scandalo Calcioscommesse, il calcio italiano è malato? Cosa si potrebbe fare per risolvere il problema?
Il calcio, non solo quello italiano, è malato da tempo. A me non stupisce che vengano fuori gli scandali, anzi, meglio fare un po’ di pulizia che non è mai troppa. A me disturba più che altro che gli scandali vengano fuori sempre a fine stagione, e allora sentiamo i vertici del calcio fare bei discorsi di moralità. Io francamente sollevo il dubbio del perché certi scandali non vengano scoperchiati durante il campionato. Un caso? Oppure il carrozzone e tutti gli interessi che gli gravitano attorno non vanno fermati? L’ipocrisia non mi è mai piaciuta e il calcio ne è pieno, come quando si fanno regole contro il razzismo e poi non si interviene contro chi inneggia al Vesuvio come igienizzante contro i colerosi senza sapone.
I problemi sono risolvibili, tutto è migliorabile, ma ci vuole la volontà di farlo e non mi pare che ci sia. I problemi si rigenerano sempre perché dove ci sono i soldi c’è il trucco, e questo vale per ogni cosa dell’esistenza umana. Si inventano guerre per soldi, si occupano legittimi stati per soldi, e noi meridionali ne sappiamo qualcosa… volete che non si trucchino delle partite di calcio? Dobbiamo arrenderci alla natura debole e corruttibile dell’uomo.
Ma alla fine siamo in Italia, il paese dove tutto si dimentica in fretta. E l’anno prossimo saremo tutti, me compreso, a tifare e a vedere le partite. Il calcio è uno strumento per distrarre le persone dalle questioni importanti ma io ho cercato di dargli un senso mio, ovvero ritorcendolo contro il sistema e dandogli un valore sociale con i miei video e i miei interventi d’opinione. I poteri occulti cercano di deviare la gente ma, nel mio piccolo, cerco di pormi all’uscita del tunnel a raccogliere quell’interesse di massa per dare segnali di orgoglio al nostro popolo. Il mio consiglio è sempre lo stesso: essere consapevoli! Dobbiamo sapere che siamo schiavi di una passione che qualcuno, dietro le quinte, usa per i suoi interessi. Se partiamo da questa certezza possiamo poi valutare se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto.

Fai un saluto ai nostri lettori?
Un saluto a tutti i lettori di NapoliPassion! Chi ha letto questa intervista è sicuramente un innamorato di Napoli prima che del Napoli. A tutti dico di averne più amore, cura e rispetto perché se è in queste condizioni non è colpa sua… Lei che fu baciata da Dio e poi stuprata dall’uomo.

GRAZIE ANCORA ad Angelo per la sua disponibilità!
Rossella Attianese