Nuovi fondamenti scientifici sulle “case baraccate”

Angelo Forgione – Le notizie sulla lungimiranza borbonica in tema di prevenzione antisismica continuano a diffondersi. Dopo il test di settembre del Cnr-Ivalsa di San Michele all’Adige (Trento) e Università della Calabria, altri approfondimenti arrivano dalle sezioni di Bologna e di Pisa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (leggi notizia Ansa).
La soddisfazione personale non è quella di essermene occupato prima, nel mio saggio Made in Naples (pubblicato a maggio scorso e scritto in precedenza), ma di aver dimostrato che chi studia e approfondisce oltre i luoghi comuni, sfidando la cultura storica tradizionale, in certi casi può arrivare da solo alla verità, senza supporti accademico-scientifici. Se oggi la voglia di scoprire genera una pubblicistica considerata “di improvvisazione” da qualcuno è perché gli storici cosiddetti “patentati” hanno evidentemente condotto la macchina verso una strada senza uscita. La saggistica seria può anticipare la scienza e riequilibrare l’ottica storica.

Alluvione Sarno, dopo 14 anni ancora errori

soldi sprecati per fare ciò che già fecero i Borbone

Angelo Forgione – Ne avevo parlato con Paolo Villaggio su Radio Marte per rispondere personalmente alle sue gravi inesattezze pronunciate in occasione dell’alluvione di Genova. Ho più volte evidenziato i tanti interventi d’ingegneria borbonica e del relativo piano organico per il governo del territorio attuato per evitare catastrofi come quelle verificatesi invece negli ultimi anni. In questi giorni il TGR Campania ha monitorato gli interventi attuati a Sarno dopo la tragica frana del 1998, frutto dell’incuria e del mancato rispetto dei più elementari criteri di sicurezza ambientale. Quel giorno il costone della montagna si staccò travolgendo il paese. 160 persone persero la vita, altre centinaia rimasero ferite e quasi 200 abitazioni vennero distrutte o danneggiate.
Quella catastrofe si sarebbe evitata se solo si fosse seguita una manutenzione dei canali di drenaggio, ostruiti da rifiuti urbani, che avrebbero dovuto assorbire parte dell’enorme massa d’acqua caduta. Quei canali esistono da secoli e furono fatti proprio in epoca borbonica, come le complementari vasche di contenimento delle acque reflue.
A distanza di dodici anni, e dopo quell’immane tragedia, a Sarno si continuano a sprecare soldi e la prevenzione non è un esempio da seguire perchè, invece di ripulire l’intero sistema borbonico di scolo esistenze, si sono spesi, e quindi sprecati, soldi per fare nuove vasche.
E allora, è la cultura borbonica meridionale o la cultura italiana ad essere piaga?

Le briglie borboniche, esempio di prevenzione da frane

“Briglie borboniche”, esempio di prevenzione da frane

Angelo Forgione – Paolo Villaggio, all’indomani dell’alluvione di Genova, aveva declassato la cultura ligure definendola inferiore a quella anglosassone cui si ispira. E pensando di affossarla del tutto, l’aveva accostata alla «cultura sudista borbonica che è il male di tutta l’Italia». Non intendo tornarci su perchè ho già sufficientemente dimostrato l’inesattezza del concetto, ma dal Parco Nazionale del Vesuvio arriva un ulteriore esempio borbonico di prevenzione e messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico che invece imperversa oggi in tutto il paese.
Si tratta delle “Briglie borboniche” che Legambiente ha replicato sul Vesuvio per tutelare il territorio con economici e intelligenti correttivi a monte che in epoca borbonica erano all’ordine del giorno.
Grate a livelli originariamente in pietra lavica e oggi in legno che contengono l’acqua piovana e consentono la ricrescita della vegetazione; insieme ad alvei, vasche e catene, erano una componente dell’ingegnoso sistema di bonifica borbonico che si sta cercando di replicare in piccolo sul vulcano partenopeo.
Le “Briglie borboniche” originali sono oggi sotterrate da strade, abitazioni e coltivazioni; e non a caso il pericolo di frane come quella di Sarno è dietro l’angolo in buona parte dell’area vesuviana.