Addio al pioniere delle tivù private

gregorio

Angelo Forgione – Io l’ho conosciuto Pietrangelo Gregorio, l’uomo che nel 1966 inventò la tivù privata dal nulla, stendendo cavi e ripetitori di segnale su tutti i terrazzi del centro di Napoli. Aveva 85 anni quando lesse il capitolo che gli avevo dedicato in Made in Naples, e mi volle incontrare per dirmi personalmente che non aveva mai letto un approfondimento della sua storia così completo. Non se ne capacitava, perché non lo avevo mai interpellato, non gli avevo fatto neanche una domanda per scriverla. Era tutta ricerca. Io mi stupii invece di conoscere un ottuagenario così lucido, pronto, brillante di testa. Lui continuava a sperimentare e mi mostrò il suo studio in via Foria. Non era mica uno che se ne stava a casa a leggere il giornale o al parco a chiacchierare con i coetanei.
Ogni tanto mi chiamava per informarmi delle sue vicende, sempre con un garbo piacevolissimo. «Come state, dottore?», sempre a darmi del nobilissimo Voi.
Pietrangelo Gregorio portò il colore a Napoli quando la RAI nazionale trasmetteva ancora in bianco e nero, e fu ostacolato dal Governo per la sua scomoda modernità. Era un uomo davvero semplice, senza agganci in una città debole, e dovette assistere impotente all’ascesa dirompente di un imprenditore di Milano con fortissimi appoggi. A 90 anni ha chiuso la sua vicenda in terra, assai complessa e significativa quantunque poco nota. Una storia oscurata che parla di un primato tecnologico tutto partenopeo e di un Signore che merita il giusto tributo dai napoletani e non.
I miei rispetti, Ingegnere.

Alluvione Sarno, dopo 14 anni ancora errori

soldi sprecati per fare ciò che già fecero i Borbone

Angelo Forgione – Ne avevo parlato con Paolo Villaggio su Radio Marte per rispondere personalmente alle sue gravi inesattezze pronunciate in occasione dell’alluvione di Genova. Ho più volte evidenziato i tanti interventi d’ingegneria borbonica e del relativo piano organico per il governo del territorio attuato per evitare catastrofi come quelle verificatesi invece negli ultimi anni. In questi giorni il TGR Campania ha monitorato gli interventi attuati a Sarno dopo la tragica frana del 1998, frutto dell’incuria e del mancato rispetto dei più elementari criteri di sicurezza ambientale. Quel giorno il costone della montagna si staccò travolgendo il paese. 160 persone persero la vita, altre centinaia rimasero ferite e quasi 200 abitazioni vennero distrutte o danneggiate.
Quella catastrofe si sarebbe evitata se solo si fosse seguita una manutenzione dei canali di drenaggio, ostruiti da rifiuti urbani, che avrebbero dovuto assorbire parte dell’enorme massa d’acqua caduta. Quei canali esistono da secoli e furono fatti proprio in epoca borbonica, come le complementari vasche di contenimento delle acque reflue.
A distanza di dodici anni, e dopo quell’immane tragedia, a Sarno si continuano a sprecare soldi e la prevenzione non è un esempio da seguire perchè, invece di ripulire l’intero sistema borbonico di scolo esistenze, si sono spesi, e quindi sprecati, soldi per fare nuove vasche.
E allora, è la cultura borbonica meridionale o la cultura italiana ad essere piaga?