Isidoro Odin, da Alba a Napoli senza ritorno

Isidoro Odin, da Alba a Napoli senza ritorno

e il cioccolato piemontese diventò napoletano

Quale napoletano non conosce “Gay-Odin”? Una vera e propria istituzione napoletana, dal 1993 anche monumento nazionale. La storia cominciò nel 1894 quando Isidoro Odin, cioccolatiere e confettiere piemontese di origine svizzera, si trasferì a Napoli e aprì una bottega in Via Chaia che diede vita al rituale del passeggio napoletano col piacere del sacchetto assortito. Odin arrivò da una terra di antica tradizione dolciaria dove il lavoro non mancava; ma era dipendente e anonimo e la cosa non gli piaceva perchè sognava un laboratorio tutto suo, dove potersi dedicare al cioccolato a tempo pieno.
Fece la valigia, mise in tasca qualche migliaio di lire e comprò un biglietto di terza classe per il suo sogno: Napoli. Non era più la città Capitale ma ne conservava l’aspetto e ne era affascinato, soprattutto dalla folla che in quegli anni animava Via Toledo sino a tarda sera. E così lasciò il Piemonte e approdò in riva al golfo. Odin volle nel centro di Napoli il suo laboratorio, dove il suo cioccolato poteva ritagliarsi un suo spazio tra gli eleganti caffè e le sartorie.
L’ambiente era piuttosto piccolo, ma l’ubicazione era ideale: all’inizio di via Chiaia, prospiciente Largo Carolina, a due passi dal Gambrinus, dalle due basiliche di S. Francesco di Paola e di S. Ferdinando, dalla Galleria Umberto, dalla Prefettura, dal Palazzo reale, dal teatro San Carlo.
Al primo negozio si aggiunsero gli altri due di via Toledo, e poi, nel 1922, la fabbrica-dimora a cinque piani costruita in via Vetriera, dei quali il terzo riservato ad abitazioni, a pochi metri dal palazzo del principe d’Avalos e quasi a ridosso di via Dei Mille, contesa negli anni Venti dall’ultima nobiltà borbonica e la migliore borghesia. Cambiò anche la ragione sociale, che si trasformò in “Gay-Odin” a seguito del matrimonio di Isidoro con Onorina Gay, sua compaesana e collaboratrice. La gestione a due diede impulso alla fabbrica–laboratorio e si moltiplicano i punti vendita a Napoli fino ad arrivare a sette nel secondo dopoguerra.
Onorina e Isidoro non ebbero figli, ma agli inizi degli anni ’60 trasferirono tutti i segreti del mestiere e Giulio Castaldimantenendo la direzione finchè poterono. Castaldi a sua volta, trasferì i segreti al nipote Giuseppe Maglietta che all’inizio degli anni ’80 prese le redini della fabbrica insieme a tutta la famiglia, sua moglie Marisa e poi i figli Davide, Sveva e Dimitri. Che sono ancora li, nel palazzo del cioccolato di Via Vetriera dove l’arredamento è ancora quello di una volta e i macchinari ancora tutti artigianali. Che producono cioccolato artigianale per i nove negozi a Napoli e poi quelli di Roma e Milano.

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