Il caso Matteo Salvini, disco rotto della Lega

Il caso Matteo Salvini, disco rotto della Lega

il dato di Ricolfi continuo refrain, silenzio su quello di Savona & Co.

Tempi duri per la Lega Nord che si nasconde dietro le origini meridionali di qualche capro espiatorio designato. A fare la parte del kamikaze più che del samurai sembra che sia stato designato lui, Matteo Salvini, onnipresente in tv e in radio. Rai, Mediaset, La 7, Sky, Radio24, Radio Padania e tutto il macrocosmo delle emittenti locali… lui è dappertutto con faccione e doppio mento ad ostentare sicurezza e a lanciare strali contro Roma ladrona e il Sud parassita, persino a cantare cori razzisti da stadio contro i napoletani. Arriva persino ad essere nello stesso momento a “Porta a Porta” e a “Matrix”. Ci contrabbanda la sua Lega ad ogni ora, da mane a sera, continuando imperterrito a parlarci di valori sani e di pulizia etica, di fatto etnica, del partito fondato dal nepotista Bossi. Lui resiste, insiste e persiste, forse sa anche che davvero non se ne può più di vederselo sempre davanti, ma persevera.
E i comitati di redazione, presentatori e giornalisti compresi, che evidentemente si mettono in fila per ospitarlo, finiscono per tollerarne le intolleranze per dovere di ospitalità. E così tutto diventa normale, proprio come i cori contro i napoletani negli stadi. La dinamica è la stessa: una parte inveisce, l’altra subisce, nessuno interviene e tutto diviene lecito. Eppure non lo è.
Ai leghisti è consentito dire di tutto, perchè è un partito che ha governato e che intende farlo ancora. Nulla di strano se non fosse che per statuto e ideologia è secessionista, cinico ed egoisticamente indipendentista, è ostile al Sud e vuol dividere l’Italia. Hai detto niente! Qualcosa non quadra ma sembra tutto normale. E allora li si ospiti pure i fazzoletti verdi, anche incessantemente, ma che nessuno li contraddica quando dicono cose fuori dalla grazia di Dio.
Il bruno Matteo, di cui francamente non se ne può più, è sempre in onda. Arriva, neanche il tempo di microfonarlo fuori onda che lui parte con la canzone: “Il Nord stacca ogni anno un assegno di ics miliardi per mantenere il Sud”. Dove per ics sta una somma ormai a discrezione di Salvini. Aveva iniziato con 50 e sono diventati talvolta 80. In realtà il dato è fissato a circa 50 miliardi ed è ispirato dal sociologo torinese Luca Ricolfi che nel libro “Il sacco del Nord” ha scritto che l’apparato statale trasferisce senza giustificazione la cifra annuale dalle regioni settentrionali a quelle meridionali, Lazio compreso. Tanto Ricolfi quanto l’adepto Salvini non spiegano che quei 50 miliardi non scendono dal Nord al Sud ma si trasferiscono dalle regioni più ricche a quelle più povere, secondo un principio di solidarietà su cui si fondano tutte le democrazie più avanzate. E che il Nord è ricco mentre il Sud è povero non lo scopre nè Ricolfi nè lo nasconde Salvini ma lo sanno gli italiani da quando esiste la questione meridionale, cioè da 150 anni.
Salvini rende dogma leghista il dato del sociologo Ricolfi ma ignora o fa finta di ignorare (è pur sempre un giornalista) il dato dell’economista Paolo Savona, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, professore emerito di Politica economica e docente di Geopolitica economica, coadiuvato da Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis nella pubblicazione-studio ‘‘Sviluppo, rischio e conti con l’estero delle regioni italiane” e avallato anche dai colleghi dello Svimez: 63 miliardi che ogni anno dal Sud finiscono al Nord, frutto della vendita di merci prodotte nelle regioni ricche del Settentrione competitive nel Mezzogiorno ma non in Europa, quelle che detengono e fanno di tutto per detenere la maggior quota di ricchezza prodotta. In verità a quei 63 miliardi andrebbero aggiunti altri 34 miliardi circa di stima
dell’emigrazione culturale e sanitaria. Ma il meridionalista, che pure può giustificare le cifre in eccesso, non faccia come Salvini e resti sul dato preciso dell’economista da contrapporre a quello del sociologo. Ad assegni staccati, a conti fatti chi incassa è il Nord che poi taglia fuori dal mercato il Meridione per sottrargli reddito e occupazione.
Come mai Salvini è dappertutto? Perchè canta la canzone stonata e nessuno lo ferma? Possibile che nessuno conosca il dato di Paolo Savona-Rotondi-De Bonis? Possibile che nessuno sappia che la ricchezza di un paese va distribuita per evitare collassi? Oppure tutti danno per scontato che abbia ragione e che il vero problema sul tavolo del governo sia ora la questione settentrionale? È qui il nodo della vicenda, Salvini è sempre in vista perchè capacissimo di cambiare le carte in tavola. Ed ecco forse svelato il suo ruolo che, con la complicità forte e colpevole di buona parte dei media, ha indirizzato il dibattito a Nord, sostituendo un proprio vantaggio ad un problema reale del paese. La questione prioritaria da meridionale è diventata settentrionale. Se si risolvesse la prima e il paese si riequilibrasse, il Nord smetterebbe di staccare l’assegno e il Sud smetterebbe di comprare l’intero 70% della produzione industriale del Nord. E forse i fondi FAS destinati alle aree da sviluppare non sarebbero dirottati su quote latte degli allevatori del Nord. Caro Salvini, al momento tu e i tuoi amici ci guadagnate. Vi conviene? Altro che “sacco del Nord”, il sacco è a Sud ed è pieno di merci settentrionali. A noi non la date a bere. Domani è un altro giorno, e lui sarà di nuovo in tv. 


9 pensieri su “Il caso Matteo Salvini, disco rotto della Lega

  1. Ioi sono un emerito sconosciuto, ma quello che potrebbero fare certi politici non lo fanno, come mai non c’è nessuno che contrasti questo pallone gonfiato? Purtroppo devo ancora constatare che nessun politico meridionale è pronto a ribattere e si continua a fargli sparare cazzate.

  2. Mi viene il dubbio che ci sono tante connivenze, soldi che girano e appoggi partitici, Salvini è solo un pallone gonfiato che non sa neanche la metà di quello che sputa dalla sua bocca lercia e continiuamo a verderlo in ogni trasmissione, tra poco lo vedremo anche sulla luna e griderà che anche quella e terra padania, e allora che andasse su quella padania e ci ponesse anche la loro bandiera con un personagio inesistente come sono inesistenti loro: Alberto da giussano.

  3. Francamente non riesco a capire il concetto che si vuol far passare. Ammettiamo per assurdo che si realizzi una secessione: il flusso dei 50 mrd che dal sud va al nord cesserebbe all’ istante mentre commerci e “migrazione culturale” (coi relativi flussi) proseguirebbero come prima. Questo perché il primo flusso è frutto di una redistribuzione forzosa a cura del governo – che cesserebbe di esistere – mentre il secondo è frutto di atti volontari che nel caso proseguirebbe nel caso che le nuove entità governative – come chiunque auspica – si configurassero come sistemi aperti. bronko.

  4. Forgione, per tua fortuna non hai letto il libro di Ricolfi. In realtà i 50 miliardi sarebbe la cifra che il Nord avrebbe in più se spendesse allo stesso livello del Sud. Non ci sono i fantomatici 50 miliardi che scendono da Nord al Sud. La popolarità di Ricolfi (giornalista scadente) si basa su un equivoco di cui il disinformatore Ricolfi (tanto meno quelli della Lega che sbandierano i suoi “dati”) si basa su ipotesi di spesa spacciati per “dati”.

  5. i 50 miliardi non sono reali ma ipotesi di Ricolfi nel caso tutte le regioni spendessero in maniera uguale al Sud. a questo punto ho dubbi anche sulle veridicità dell’ipotesi di Ricolfi visto che si dimostra un giornalista scadente in vena di bufala che parla di soldi che non esistono e non sono a disposizione dell’Italia

  6. Il dato di Ricolfi è sostanzialmente confermato dalla letteratura di settore. Meglio fare i conti con la “questione settentrionale” anziché cincischiare e far crescere il risentimento.

    Ma forse il pedigree di Mario Draghi soddisfa meglio le esigenze di qualcuno: “La spesa pubblica è tendenzialmente proporzionale alla popolazione, mentre le entrate riflettono redditi e basi imponibili pro capite che nel Meridione sono di gran lunga inferiori. Si stima che il conseguente afflusso netto verso il Sud di risorse intermediate dall’operatore pubblico, escludendo gli interessi sul debito, sia dell ordine del 13 per cento del prodotto del Mezzogiorno, il 3/4 per cento di quello nazionale. È un ammontare imponente; per il Sud, è anche il segno di una dipendenza economica ininterrotta. La sua incidenza non è uguale dappertutto: variadal 5 per cento del prodotto regionale in Abruzzo al 20 per cento in Calabria…” Estratto dalle “Considerazioni finali” del maggio 2008.”

    Alcune fonti per approfondire la questione:

    M.Boldrin, A.Rustichini, La Crisi Italiana. Ipotesi sul Federalismo Possibile

    F.Forte et al., “La redistribuzione assistenziale. Costi e benefici della spesa pubblica…”

    M.Maggi & S.Piperno, “Analisi della distribuzione del beneficio netto regionale della spesa pubblica: una stima per il1989”, in Fondazione Giovanni Agnelli Nuove Regioni e riforma dello Stato, Torino, 3-4 dicembre 1992.

    CGIA Mestre (Centro Studio Sintesi, studi generalmente introvabili su web).

    Libero Mercato, 26 luglio 2008: ripartizione entrate/spese/residuo su Regioni.

    M.Bordignon, studio Confindustria su 2002-2006.

    Sole 24 Ore del 4 agosto 2008: Federalismo, solo sette Regioni «autosufficienti».

    Infine un sito dedicato al tema: http://www.osservatoriofederalismo.eu/pubblicazioni.asp?ln=ITA

  7. Meglio fare i conti con la “questione meridionale” anziché cincischiare e far crescere il risentimento dei “Terroni” per il momento ancora dormienti. A confronto la così detta “questione settentrionale” in termini politici è meno che zero

  8. osservatorio federalismo… federalismo solo 7 regioni… ipotesi federalismo possibile… cgia di mestre che dedica una intera sezione del suo sito al federalismo. Dopo fascismo e comunismo ecco il nuovo Ismo che promette il paradiso in Terra. La gente ha bisogno di speranza e puntualmente viene fuori un Ismo ad illuderlo. il nuovo ismo fa credere all’operaio della provincia di Bergamo che con il federalismo diventerebbe milionario come un riccone texano. tutte le fonti filofederaliste non sono credibili come non erano credibili le fonti comuniste ai tempi dell’ismo comunismo e quelle fasciste ai tempi dell’ismo fascismo,.

  9. mi sa che ce un italia che non e napoletana ma poi come si fa a parlare di politica quando ce gente che lavora paga tasse e contributi e questi spavaldi parlano di riforme finanziarie incominciassero a togliere 5000 euro per ogni politico sono all incirca 500 sono 2 milione e mezzo di euro al mese per 1 anno 30 milioni di euro in piu togliessero i sonvenzionamenti ai partiti ecco signo monti le ha studiato io no ho fatto 40 milioni di euro e adesso pagero le aziende che ogni anno litalia rimane 1 debbito di 70 milioni di euro non ho toccato la povera gente ma solo il giusto che sia non ci vorrebbe cosi tanto invece preferiscono raccontare e venderci stronzate ma il loro bottino non lo muovono spero che litalia fallisca cosi vedremo veramente chi saranno piu i dificolta i ricchi o i poveri spero quest ultima non sia minacciosa ma sono convinto che andrebbe cosi

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