Percezione del rischio a Napoli condizionato dai media

Percezione del rischio a Napoli condizionato dai media

Angelo Forgione – È purtroppo deceduta una donna vittima di una rapina a Novara. Episodio triste e luttuoso di cui difficilmente sentiremo parlare per giorni interi e su tutti i telegiornali e quotidiani perchè non si tratta di una fidanzata di un calciatore, per giunta del Napoli. E purtroppo la vittima novarese non potrà mai dire “Novara città di m…”, così come non l’ha potuto dire il pensionato romano deceduto dopo aver difeso la moglie dai rapinatori a Settembre. Tutto questo conferma la pericolosità dell’intero territorio nazionale ormai consegnato al crimine dopo i tagli alle forze dell’ordine.
Ieri, operando su wikipedia, notavo che nella pagina di Napoli c’era una sezione dedicata alla “problematiche del territorio” con dovizia di informazioni sui mali della città. Giusto, ma informazioni che non riscontravo per le pagine di Roma, Milano e Torino nonostante l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia abbia da poco divulgato che precedano Napoli nella classifica dei reati del 2010 (situazione peggiore per Roma nel 2011 ancora in corso). Ecco perchè poi qualche giornalista tendenzioso si consente di strumentalizzare e mistificare la realtà sapendo di farlo. Ecco perchè i media, anche quelli moderni più consultati dalle nuove generazioni, sono responsabili di una gonfiamento programmato dei problemi reali di Napoli. Da ieri, le informazioni sulle altre metropoli italiane ci sono (per iniziativa del sottoscritto), con tanto di documentazione mediatica richiesta per “vidimare” le voci dell’enciclopedia sul web.

Ripropongo oggi un articolo scritto un anno fa (in basso) che rafforzo e confermo alla luce degli avvenimenti di questi giorni. Basta osservare la tabella allegata per comprendere la reale pericolosità del nostro territorio, e per riflettere sulla percezione del rischio deformato dalla proiezione della nostra realtà da parte dei mass-media. Questo non cancella e minimizza il problema della criminalità che è forte e concreto a Napoli e al Sud, e non più solo al Sud, ma gli da l’esatta dimensione nel contesto sociale. Del resto, si sa, il crimine organizzato, per la sua spietatezza, vende più di ogni reato. Anche se non è la sola voce di rischio della società. Quello che non tutti riescono a comprendere invece è che l’accanimento contro Napoli non è “piagnisteo” meridionalista ma dinamica sociale reale. Paolo Mieli docet!

Leggi l’articolo “Campania: il “far-west” che non c’è”

Un pensiero su “Percezione del rischio a Napoli condizionato dai media

  1. Angelo,
    il problema è sempre quello relativo alla comunicazione; noi siamo vittime di una comunicazione one-way!
    Napoli non ha voce, non ha possibilità di difendersi.
    Quelle poche volte che ne avrebbe la possibilità a mezzo delle televisioni nazionali tale possibilità viene spesso vanificata perchè a parlare di Napoli vengono chiamati individui come De Masi che, come tu stesso hai detto, oltre a non essere napoletano non incarna il pensiero della Città.
    I grandi giornali napoletani, anche quelli sportivi, non fanno propria questa problematica e non si pongono, così come potrebbero e dovrebbero, a controaltare.
    Sarebbe necessario che tutti i personaggi napoletani di cultura e spettacolo, ovvero tutti i napoletani che hanno possibilità di apparire a livello nazionale profittino di ogni opportunità per dire una parola su quanto di positivo c’è a Napoli.
    La maggior parte di loro, invece e purtroppo, profitta di tali momenti unicamente per fare la marchetta per promuovere il proprio prossimo libro, spettacolo o canzone.
    Possibile che non abbiamo un cantautore napoletano “politico”, capace di tradurre in musica, elemento veicolante del messaggio per eccellenza, i messaggi che noi che amiamo Napoli diffondiamo e discutiamo su questo blog?
    L’unico, forse, è Eugenio Bennato ma, da solo, purtroppo, non basta.
    Chiudo con una riflessione e cioè che Napoli e Berlusconi hanno una cosa in comune, no, non dico la monnezza, ma il fatto che dovessero venir meno loro di che cosa parlerebbero giornalisti e operaori della satira?

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