Il crimine è meridionale? La storia dice di no.

Angelo Forgione Scrive post razzisti e Facebook gli cancella, ma lui li riscrive sul suo blog. È Daniele Martinelli da Treviglio (BG), ex-componente del gruppo comunicazione del Movimento 5 stelle alla Camera dei deputati, che sale alla ribalta per uno scritto degno del positivismo lombrosiano di cui resta traccia e secondo il quale la predisposizione a delinquere e a fare del male è prettamente di chi nasce, cresce e si forma al Sud. Lo dice in merito alla vergognosa e squallida faccenda dei sei Carabinieri arrestati a Piacenza per associazione a delinquere, originari di Campania, Sicilia e Puglia.

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Il pensiero è quello limitato di chi è incapace di capire che le mafie nascono al Sud in epoca carbonara/risorgimentale come evoluzione delle associazioni “spagnolistiche” dedite alla delinquenza, che erano al Sud come al Nord. Basta leggere I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni per capire che la violenta Milano spagnola del Seicento arrivò a sostituire il diritto con i Don Rodrigo e gli Azzecca-garbugli, in un luogo in cui ai soprusi dei nobili ci si poteva opporre solo facendo ricorso alla protezione di altri nobili più potenti. Poi, dopo l’Unità d’Italia, per le disparità economiche tra Nord e Sud, le “fratellanze” meridionali sono diventate quelle che conosciamo, alimentate dai ripetuti patti stipulati con lo Stato. E pure il fenomeno dei tanti meridionali che scelgono la carriera in divisa, per sopravvivenza e non per delinquenza, è conseguenza diretta delle problematiche esistenziali generate dalla Questione meridionale.
Certo, che le mafie siano devianza disumana, feccia che infesta il Paese e zavorra il Sud, è chiaro a tutti. Un siciliano ha sciolto un bambino nell’acido, orrore vero, come è vero che i tedeschi, guidati da un austriaco, hanno sterminato milioni di ebrei e non solo, tra cui tanti bambini.

Martinelli dovrebbe sapere che il termine “teppista” prende il nome dalla milanesissima Compagnia della Teppa di inizio Ottocento, gentaglia malvivente dedita al vandalismo e alla delinquenza gratuita nella Milano austriaca. La “teppa” era il misto fra erba e sassi attorno al castello Sforzesco di Milano.
Certo, teppista non è esattamente criminale assassino, ma Martinelli deve aver dimenticato la famigerata banda della Uno bianca, un gruppo di poliziotti deviati in servizio tra Bologna, Cesena e Rimini che seminarono violenza e sangue negli anni Novanta. 103 crimini che provocarono la morte di 24 persone e il ferimento di altre 102. Si consolerà Martinelli per il fatto che quei poliziotti criminali non erano lombardi ma romagnoli. Un po’ più meridionali dei valtellinesi, dirà.