La verità sull’astio dei tifosi del Cagliari per i napoletani

Angelo Forgione Cagliari più a Sud di Napoli, eppure i tifosi sardi gridano «terroni» ai napoletani. Ogni volta che nel capoluogo isolano si approssima il match tra la locale squadra di calcio e quella partenopea, l’ambiente sardo carica la partita di significati particolari, mentre nella città partenopea la vigilia è vissuta con assoluta serenità. Gli ultras rossoblù chiedono la vittoria ad ogni costo ai loro calciatori e, complici i media locali, definiscono il confronto come “la partita dell’anno”, soprattutto quella casalinga, pronti a trasformare il loro stadio in una polveriera. I motivi sono radicati in uno stupido dissidio attorno al pomo della discordia, il calciatore uruguaiano Daniel Fonseca, passato dal Cagliari al Napoli nel 1992. Accade che tornò in Sardegna da ex, d’azzurro vestito e fu travolto dai fischi dei sostenitori sardi finché il nervosismo non gli procurò un’espulsione. Il rapporto coi suoi ex tifosi si ruppe irreparabilmente, e nel campionato successivo tornò in Sardegna con il dente avvelenato. Realizzò una doppietta che consentì al suo Napoli, guidato da Marcello Lippi, di espugnare il Sant’Elia. Il bomber, ancora fischiatissimo, si sfogò indirizzando il gestaccio dell’ombrello alla curva cagliaritana. I supporters azzurri inneggiarono al loro beniamino, perfettamente integrato nella realtà partenopea, e così si accese la tensione tra le due tifoserie. A fine partita gli ultras sardi attesero i napoletani per aggredirli mentre si dirigevano al porto. Da quel giorno, ogni ritorno del Napoli a Cagliari si trasformò in una chiamata alle ostilità fatta di cori razzisti e offese. Fino al Giugno del 1997, quando proprio lo stadio di Napoli fu designato come sede neutra per lo spareggio salvezza tra Cagliari e Piacenza. Gli emiliani erano guidati da Bortolo Mutti, in procinto di passare sulla panchina del Napoli, e alcuni ultras azzurri in cerca di vendetta colsero l’occasione per presentarsi a Fuorigrotta e parteggiare per il Piacenza. I supporter della squadra della città più importante del Sud a sostenere una nordica squadra emiliana contro un del Mezzogiorno isolano. Ne seguirono provocazioni reciproche (tra cui uno striscione “Napoli colera”), piccoli tafferugli e una dolorosa retrocessione sul campo del Cagliari in serie B, proprio a Napoli, nello stadio di quei tifosi cui i sardi giurarono odio eterno, presidente Cellino in primis.

Dalla doppietta di Fonseca in poi, i tifosi del Cagliari indirizzano i soliti cori privi d’intelletto all’indirizzo dei napoletani, colpevoli di inneggiare al loro idolo in campo. «Terroni.. terroni…», gridarono, e ancora oggi accade. Loro che magari non sapevano, forse, e non sanno, che all’epoca dello scudetto di Riva, venivano accolti a Milano e Torino al grido di «pecorari… banditi». E però le coordinate geografiche dei due capoluoghi parlano chiaro: Cagliari è più a sud di Napoli, meridionale quanto Cosenza o Crotone, e non solo geograficamente. Eppure l’offesa geografica si ripete da allora, in maniera cervellotica, tant’è che il giornalista della RAI Antonio Capitta, sardo verace, che nel 1993 confezionò il servizio per “La Domenica Sportiva”, pose proprio questo quesito: «Perchè gli ultrà del Cagliari chiamano “terroni” i loro colleghi napoletani?».

Il brutto clima è persistito negli anni. Sarebbe anche ora di finirla con certe stupidità che non fanno onore a due popoli e due splendide città del Sud, ricche di cultura, le cui squadre sono peraltro le uniche vere meridionali ad aver vinto il tricolore, sovvertendo gli effetti della questione meridionale nel calcio.

9 pensieri su “La verità sull’astio dei tifosi del Cagliari per i napoletani

  1. Fondamentalmente d’accordo, Napoli è città splendida,come i napoletani. Cagliari e i cagliaritani idem. Non condivido l’analisi sulla posizione geografica, Noi sardi non siamo meridionali o terroni. Siamo Sardi e basta, siamo una nazione. E’ certo però che i commenti che mi precedono non aiutano la distensione. #forzacagliari

      • Mi spieghi come facciamo ad essere meridionali in senso geografico, se la Sardegna si trova ad ovest, a centinaia di km dalle coste del continente italiano? Tralasciando il fatto che, ad esempio:

        1) siamo stati noi a smaltire i rifiuti di Napoli e da noi funziona benissimo la differenziata;
        2) produciamo autonomamente la nostra energia elettrica, che però viene acquistata a quattro soldi dal continente e rivenduta a noi sardi a tre volte la media nazionale;
        3) siamo la regione più ricca di quel mezzogiorno a cui, di fatto, non apparteniamo.

        La Sardegna è a sud solo della Corsica e rappresenta l’OVEST d’Italia!!!

      • Caro Andrea, meridionali in senso politico, oltre che geografico (più a sud di Napoli). Fin quando non capirete anche in Sardegna di essere abbandonati dallo Stato quanto e più dei meridionali del “Continente”, la distinzione tra isola e terra ferma non produrrà alcun effetto benefico.
        Per il resto, la specificità della Sardegna è cosa chiara.

  2. “Fin quando non capirete anche in Sardegna di essere abbandonati dallo Stato quanto e più dei meridionali …”

    Scusa, caro amico, ma nessuno in Sardegna è abbandonato dallo Stato, fatti salvi quei pochi che si sono messi nelle condizioni di “farsi abbandonare” o che rappresentano dei casi umani sfortunati e comunque fisiologicamente presenti anche nelle realtà più sane e ricche.
    Perché? Perché la Sardegna, a differenza del sud Italia, non si pone nelle condizioni di farsi abbandonare dallo Stato, anzi, vorremmo che lo Stato fosse molto meno presente, con le sue richieste fiscali che sanno poco di tasse e molto di pizzo di meridionale cultura!

    1) da noi non esiste la cultura mafiosa, ci sono anche qui disonesti e corrotti come in tutto il mondo ma entro i limiti di una società civile, e non andiamo a rompere le balle a nessuno. Tanto più che alla tv e nei giornali sono rare le notizie di cronaca che interessino la Sardegna a livello nazionale;

    2) l’infame fenomeno dei sequestri, ad opera di qualche “trombapecore” del supramonte, era limitato ad una ristretta zona del nuorese e la presenza dello Stato l’ha debellato ormai da circa 25 anni;

    3) quando la polizia o i Carabinieri effettuano degli arresti, in Sardegna nessuno si sognerebbe mai di scendere in strada per ostacolarli e aiutare i delinquenti fermati;

    4) le rapine e sopratutto gli scippi e i borseggi sono una rarità e comunque prevalentemente ad opera degli zingari. Anzi, mi è capitato di vedere gli scippatori bloccati da un’intera massa di decine di passanti, che gli hanno consegnati direttamente nelle amorevoli mani della polizia (mentre loro, gli scippatori, frignavano come mammolette!);

    5) in Sardegna conserviamo ancora il senso della VERGOGNA e della DIGNITA’: la dignità come cittadini, che rispettano e considerano il prossimo (qui si cede il proprio posto a sedere agli anziani, oppure si aiuta chi sviene per strada, tanto per fare alcuni esempi), e come Sardi. Conserviamo invece il senso della vergogna rispetto alle azioni immorali e delinquenziali e nessuno (eccetto i delinquenti o qualche drogato) si sognerebbe di giustificarle, o trovare attenuanti, inventandosi cose del tipo: “tanto lo fanno tutti”!!! Inoltre la stragrande maggioranza di noi Sardi no va in giro a frignare per le proprie disgrazie, incolpando sempre e solo lo Stato, ma chi può cerca d’aiutare l’altro come può!

    6) al tempo dei sequestri ricordo che si provava tanta vergogna per colpa di quei pochi “trombapecore” del supramonte ma capivamo le generalizzazioni fuori dalla Sardegna, perchè non si può contestualizzare e riportare un fenomeno al suo giusto ambito locale, se non si vive molto vicino alla realtà a cui appartiene. Personalmente poi non ho mai avuto niente da dire su chi sfottesse i Sardi per quel problema infame, perchè era la realtà, senza scusanti: la Sardegna tutta si distingueva per i sequestri di persona e ciò aggravava ulteriormente le responsabilità di quei trombapecore nei confronti degli stessi Sardi!
    Se ti comporti da merda, come quei trombapecore, la gente ti giudicherà da merda senza fare tante distinzioni tra buoni e cattivi. In un contesto sociale di centinaia di migliaia o milioni di persone, è impossibile fare distinzioni a distanza e comunque è un modo per tutelarsi ed evitare di correre rischi: se un posto è malfamato lo eviti, oppure ti sacrifichi per scoprire chi sono i buoni? Ecco perchè chi fa delle generalizzazioni non è affatto “un ignorante” ma, anzi, lo è ancora di più chi usa questo pretesto per giustificare quei pochi, o tanti, comportamenti malati che senza un minimo di autocritica continueranno imperterriti!

    7) la civiltà nasce prima di tutto dai comportamenti individuali ma lo Stato siamo noi e se i nostri comportamenti sono malati, anche lo Stato sarà malato. In Sardegna, per fortuna, esiste ancora una società a dimensione umana e fondamentalmente sana. Anche grazie al Tirreno di distanza che ci separa dal resto d’Italia!

    8) In Sardegna NON usiamo l’alibi dello “Stato assente”;

    9) Dopo essere stato a Roma e Londra, posso dire che In Sardegna il traffico scorre ordinato e generalmente rispettoso del codice della strada. Le strade sono generalmente pulite, mediamente ben messe (salvo eccezioni ovviamente), la gente usa il casco (rari i casi di chi non lo fa) e soprattutto se non rispetti il codice davanti alle forze dell’ordine, siano pure la municipale, stai tranquillo che la paghi … oh sì, la multa la paghi e non te la leva nessuno!

    10) alcuni vorrebbero annettere la Sardegna alla Svizzera e sarebbe davvero un buon affare … per la Svizzera intendo, che avrebbe un gran bel territorio incontaminato, un accesso al mare, e zero mafia (a parte quei cazzo di venditori di cocco e gelati sulle spiagge, che Striscia la Notizia ha indicato essere legati alla camorra … ma spero che le autorità li buttino fuori il prima possibile e comunque niente a che fare con la cultura Sarda! Inoltre io stesso non compro più gelati in spiaggia e informo gli altri affinché facciano la stessa cosa!).

    Termino sottolinenando che non sono un tifoso del calcio e trovo che il tifo calcistico che si fa in Italia (Sardegna compresa) sia vergognoso … ma ti prego, per favore, non accostare mai più la Sardegna e i Sardi al sud Italia, perchè noi con la sua cultura mafiosa che sta infognando tutto lo stivale non abbiamo nulla a che fare. Per noi non sarebbe solo vergognoso ma addirittura IMBARAZZANTE!
    Se queste parole possono urtare la sensibilità dei meridionali onesti, allora, invece che apostrofare meccanicamente con il solito “ignorante”, come vedo fare in molte discussioni sullo stesso tema, datevi una mossa e iniziate a ri-civilizzare la vostra regione, a partire dalle piccole cose dei comportamenti individuali, ma senza usare l’alibi dell’assenza dello Stato. Lo Stato siamo tutti noi, che apparteniamo a un grande Paese come l’Italia!

    Ribadisco però che la Sardegna con il sud Italia non ha nulla a che fare, né dal punto di vista storico, culturale, genetico, politico, e tantomeno geografico. Siamo l’OVEST d’Italia e, soprattutto, siamo Sardi.

  3. Pingback: Storia della “discriminazione territoriale”, nata nel 1989 per “colpa” di Maradona | il Blog di ANGELO FORGIONE

Lascia un commento