Napoli prima nella classifica della “qualità della morte”

le statistiche 2012 de “Il Sole 24 Ore” veritiere sui servizi ma non sull’esistenza

Angelo Forgione per napoli.com – Ci risiamo! Anche quest’anno la rituale classifica della qualità della vita stilata da “Il Sole 24 Ore” vede Napoli in fondo, penultima per la precisione, meglio della sola Taranto. Già lo scorso anno affrontai la questione partendo dal presupposto che a Napoli i servizi sono scarsissimi e che sono davvero poche le cose che funzionano. Come si fa ad assolvere una città in cui il lavoro è una conquista e non un diritto, dove il verde e gli spazi pubblici sono pressoché inesistenti e dove l’ordine pubblico non è assicurato?
Ma queste graduatorie vanno prese per quelle che sono e non per quelle che vogliono essere. La classifica in oggetto non dovrebbe chiamarsi “della qualità della vita” ma “della qualità dei servizi”, che è cosa ben diversa. E per smontarne l’accezione assegnata che tende a proiettare del Nord un’immagine di serenità e del Sud di estremo disagio esistenziale basta tener conto della classifica della “qualità della morte”, quella che dice che i suicidi in Italia sono maggiori al Nord-est e al Nord-ovest, in media al centro e nelle isole e nettamente sotto la media al Meridione. Sono statistiche tratte dal sito dell’ISTAT e dalle quali si evince che la Campania è la regione meno colpita da questa specifica mortalità così come dagli stati d’ansia, seguita da altre del Mezzogiorno ben distanti dai valori critici della Liguria e di altre settentrionali. Le città del Sud hanno i più bassi coefficienti per 100.000 abitanti, Lecce, Messina e Napoli in testa con tutti i loro problemi, mentre schizzano a livelli veramente allarmanti centri come Vercelli, Asti e Cuneo, posti dove paradossalmente la “qualità della vita” è buona quando non ottima. Napoletani e meridionali masochisti? Ma no. Semmai consapevoli del loro handicap civile, del loro disagio sociale e della loro sofferenza. E la sofferenza è vita più che morte, nel senso che se si è allenati alle difficoltà le si affrontano con più preparazione. Tradotto in soldoni, se un meridionale non trova lavoro sa che deve emigrare e arrangiarsi.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) monitora costantemente questi dati perché la prevenzione del suicidio è una delle priorità di sanità pubblica da perseguire, e mette a confronto i vari paesi OCSE. Ne viene fuori che l’area del Mediterraneo compresa tra Portogallo, Spagna, Italia (più Sud che Nord) e Grecia ha tassi di suicidio nettamente inferiori a paesi come Germania, Austria, Finlandia, Islanda, Irlanda, Estonia, Ungheria e Slovenia. Inferiori persino alle decantatissime Australia e Canada che sono notoriamente i paesi in cui la “qualità della vità” raggiunge i più alti livelli. Per non parlare poi di Stati Uniti e, soprattutto, Giappone.
E allora, vogliamo continuare a dare ascolto al “Sole 24 Ore”? Si, se prendiamo quelle statistiche per fotografia dei servizi. Perché tali sono, altrimenti ci metterebbero la classifica della concentrazione di monumenti, della qualità e della varietà del cibo e tutto quanto attiene alla cultura dei luoghi. A proposito, nello scorporo dei coefficienti che le compongono, è il caso di sottolineare che nella specifica classifica dell’ordine pubblico Napoli si attesta al posto 90. Male, certo, ma meglio di Prato, Milano, Roma, Torino, Pisa, Novara, Forlì Cesena, Bologna, Brescia, Bergamo, Rimini, Pescara, Imperia, Foggia, Sassari e la peggiore Latina. Fate un po’ voi.

6 pensieri su “Napoli prima nella classifica della “qualità della morte”

  1. Caro Angelo, per fare la classifica delle città per qualità della vita, si usa lo stesso metodo dell’assegnazione delle bandiere blu, puoi avere anche il mare che è una fogna, basta che riesci ad offrire i servizi, ti sei assicurato il tuo bel bandierone blu o arancione. Per i bagni a mare? Ci sono le piscine che ti offrono pure l’idromassaggio.

  2. Caro Angelo,
    sapevo che la differenza enorme di suicidi tra l’area mediterranea e il resto del mondo occidentale e’ un dato falsato dalla presenza del cattolicesimo. Come ben sappiamo, un suicida non ha un funerale, e questo fa passare ufficialmente per morte naturale tanti suicidi. Mi chiedo se lo stesso meccanismo non crei la differenza tra Campania e Italia settentrionale, soprattutto considerando il fatto che le classifiche in questione considerano i dati della provincia e non solo della citta’. E credo che, mentre le differenze tra le citta’ si assottigliano sempre di piu’, in Campania abbiamo ancora un gap molto grande con le altre regioni quando si parla di paesi di provincia. Soprattutto dal punto di vista socio-culturale. Detto questo, ti invito a controllare questa cosa. Potrei sbagliarmi, e ne sarei felice, ma potrebbe essere vero, e bisogna essere obbiettivi anche quando le cose ci vanno a sfavore.
    Buona giornata (piovosa ma caldissima!) a tutti,
    Gianni

  3. Mah. mi sembra la solita pezza a colori per nascondere un problema grave, tangibile e reale. A Napoli non c’è lavoro, non ci sono servizi, c’è inquinamento, corruzione e malasanità? che ci frega.. nujè tenimm o sole, a pizz e o mandulin e il Napoli secondo in classifica, non ce lo scordiamo.

    • Roberto, forse non hai letto bene l’articolo. L’indecenza dei servizi è reale e non no la possiamo colmare col sole e il mare. L’articolo evidenzia il fatto che le statistiche sono ad uso e consumo di certe dinamiche e sviano dal reale obiettivo. È un dato di fatto che, nel mondo, dove c’è qualità di vita più alta c’è più alto tasso di suicidi. I fenomeni non sono correlati ma a questo punto bisogna scegliere. Servizi o serenità d’animo?

  4. C’è qualcosa che non mi torna, com’è possibile che da noi ci sia una tale fetente qualità della vita (la scadenza dei servizi direbbe di si) ed il grande Alex Zanardi dice di aver scoperto a Napoli la cultura del sorriso?! E’ vero che un solo caso non fa statistica ne prova scientifica, ma chiediamocelo anche noi: possibile che con una vita schifosa che ci aspetta ad ogni passo di via,come è vero che è stata così dipinta, abbiamo ancora la forza di sorridere, aprirci al prossimo e di non avere la faccia di Galliani nei suoi momenti migliori (quando inquadrato in tribuna, mentre il Milan sta perdendo) e non ricorrere ad un suicidio di massa? Certo siamo un popolo da studiare in modo approfondito.

  5. I suicidi non avvengono perchè si è poveri. E’ risaputo che in Australia, Canada, Giappone il tasso di suicidi è N volte quello dei paesi africani. Negli Stati Uniti il tasso di suicidi è 20 volte superiore a quello dei paesi sudamericani. Nessuno riuscirà a convincermi che in Africa si viva meglio che in Canada, Australia e Giappone. Nessuno riuscirà a convincermi che negli Stati Uniti ci sia una qualità della vita più bassa che in Sud America.

    Le società avanzate, complesse e ricche rendono l’individuo Libero, non un suddito. L’uomo libero può diventare un grande imprenditore, nessuno verrà a chiederti il pizzo o la tangente in Giappone od in Canada, potrà creare quindi ricchezza o potrà diventare un grande od un medico od un artista, basta vedere le professionalità che esprimono i paesi avanzati rispetto a quelli poveri, dove non ci si suicida, lo stesso gap delle professionalità esistenti tra Nord e Sud Italia.

    L’uomo libero, fuori dal clan, privo della cappa opprimente posta da una struttura sociale retrograda, arretrata, basata sulla prepotenza e sulla legge non dello Stato ma del signorotto locale, deve anche saper sostenere il peso della Libertà.

    Il libero è solo, indipendente. Non a caso quando arrivai da Napoli a Milano, sentii che nel nuovo ambiente cominciavo per la prima volta a vivere, ad essere libero e padrone del mio destino, qualsiasi cosa mi sarebbe capitata da lì in poi sarebbe dipesa dalle mie capacità o dalle mie incapacità.

    Il povero oppure colui che è inserito in una società di tipo tribale nella quale vi è l’annullamento dell’individuo, che nasce, vive e muore suddito, deve lottare e ringhiare per tirare a campare miseramente. Il povero senza prospettive è attaccato alla vita ed allo stesso tempo incattivito nei confronti degli altri, che gli hanno recato soprusi, come un cane rognoso. Quello non si suicida, è una belva che lotta contro tutto e tutti. Il libero ha tempo anche per fantasticare con la mente, se non è capace di gestire la sua libertà.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...