Angelo Forgione – Le rilevazioni sono chiare: dal 2017 in avanti non c’è stato praticamente più un agosto “fresco” in Italia. L’estate 2026 è stata la più calda di sempre, battendo per intensità di calore quella del 2003, e in futuro potrebbe andare anche peggio. Un’emergenza crescente che, tra le tante problematiche, rende difficile la vita nelle strade e, soprattutto, nelle piazze delle nostre città.
Laura Lieto, vicesindaca di Napoli con delega all’Urbanistica, ha annuncia delle misure per affrontare le ondate di calore estremo: meno asfalto e cemento e più alberi. Si parte da una riflessione su piazza Garibaldi e sull’area di piazza Municipio, da rendere più “green” anche con i consigli delle archistar internazionali che le hanno progettate, ma il Comune sta preparando un piano che prevede sconti sulle tasse comunali e incentivi per i privati che piantino e curino alberi. A tutto ciò si aggiunge il giù avviato programma di ripiantumazione finanziato da Città Metropolitana, con il quale si conta di dotare Napoli di oltre 4.000 nuovi alberi entro la fine dell’anno per migliorare la qualità dell’aria, combattere le isole di calore urbane e offrire ai cittadini spazi più accoglienti.

Quantunque l’emergenza climatica sia una questione del mondo moderno, già nell’Ottocento ci si preoccupava di come rendere più confortevoli le passeggiate cittadine nella stagione estiva. Se oggi Milano è sufficientemente posizionata per numeri di alberi censiti, 18 ogni 100 abitanti, è anche grazie a Napoleone, che la città meneghina l’apprezzava molto, ma ne temeva il caldo estivo al punto di disseminarla di platani, più per rimedio all’asfissiante afa che per abbellimento urbano.
Anche i Borbone, a Napoli, fecero piantare migliaia di alberi lungo le strade per abbellimento della capitale e per dare frescura e ombra ai cittadini, introducendo il concetto di viale alberato in una città in cui gli alberi erano stati quasi esclusiva dei giardini recintati dei monasteri e dei cortili dei palazzi nobiliari.
Nel 1861, a unità d’Italia appena fatta, l’igienista Marino Turchi, membro della Commissione municipale d’igiene di Napoli, nel suo trattato Sulla igiene pubblica della città di Napoli, si preoccupò del benessere dei napoletani nella stagione estiva nell’ambito di una più articolata proposta indirizzata al Sindaco e al Consiglio Municipale. Circa le Proposte per gli edifici, la numero 36 indicava la piantumatura di alberi in tutti i luoghi cittadini in cui il sole estivo picchiava sulle teste scoperte e riscaldava il selciato.

L’intero trattato ebbe una risonanza tale che la seconda edizione del 1862 fu esplicitamente ridefinita e “ridotta ad uso di tutt’i municipio e cittadini italiani”, trasformando un rapporto per il Comune di Napoli in un modello di gestione sanitaria per i sindaci di tutta la neonata Italia unita.

Oggi, a distanza di centosessantacinque anni dalla proposta di Marino Turchi, Napoli fa registare una media di soli 4 alberi ogni 100 abitanti. Il capoluogo campano si posiziona nelle ultime posizioni delle classifiche per estensione del verde urbano complessivo, con un valore di verde per abitante al di sotto della media nazionale.
E mentre Napoli e altre città cercano soluzioni, a Parigi, la Place de l’Hotel de Ville, lo slargo del locale Municipio, è stata trasformata in una foresta urbana per abbassare le temperature estive e restituire spazio pedonale di qualità ai cittadini. Rimossi oltre 2500 metri quadri di cemento e pavimentazione in pietra e piantati circa 50 alberi adulti, centinaia di alberi più piccoli e oltre 20mila arbusti e piante. Questa è la strada. Alberata, si spera.
