Schifano: «via il busto di Cialdini da Napoli»

Il corno di 270 centimetri in vetroresina dell’artista Lello Esposito è stato svelato alla Camera di Commercio che ha ospitato la presentazione del “Corno Show” oggi, 12/12/12 alle 12:12, per esorcizzare la profezia dei Maya. Il corno apparirà in primavera nelle piazze della città, ne saranno installati 36 nei punti più gettonati dai turisti con l’obiettivo di riqualificare e rivitalizzare il centro storico, decorati da altrettanti artisti. Faranno da contorno alle World Series di America’s Cup e al Maggio dei Monumenti. Una mostra che vuole essere «un intervento semplice ma qualitativo di arredo urbano», ha detto il presidente della Camera di Commercio Maurizio Maddaloni. Con lui, tra gli altri, l’intellettuale Jean-Noël Schifano che ha sollecitato più identità napoletana al posto dei simboli dell’occupazione risorgimentale lanciando un appello alla città affinché sia eliminato dall’edificio camerale il busto del «criminale di guerra e boia Enrico Cialdini, un cialtrone che uccise migliaia di briganti e rappresentanti di clero e nobiltà nel 1861», così come quello di Cavour e di tutte le altre icone piemontesi dai luoghi di Napoli. Schifano ha poi firmato il corno gigante con il pennarello argento, lasciando ben chiaro il messaggio: “Che crepi Cialdini”.

‘O curniciello contro la profezia dei Maya, Napoli esorcizza l’apocalisse

12-12-12 contro 21-12-12, il Consorzio Artigianapoli promuove il “Corno Show”

Una mostra dissacrante sul tema della scaramanzia, un evento di auspicio e buona sorte, ma anche e soprattutto un omaggio a Napoli. Questo è il “Corno Show”, manifestazione promossa dal Consorzio Artigianapoli che sarà presentata in conferenza stampa mercoledì nella Sala del Consiglio della Camera di Commercio di Napoli, a Piazza Bovio. Non un giorno a caso, visto che si tratta del 12-12-12 alle ore 12:12, data scelta per sperimentare le capacità esorcizzanti del simbolo per eccellenza della scaramanzia partenopea a confronto con la profezia apocalittica dei Maya, che cadrebbe, come è noto, il 21-12-12.
Alla conferenza stampa moderata da Ottavio Lucarelli (presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania) interverranno Jean-Noël Schifano (intellettuale, editore e critico d’arte), Maurizio Maddaloni (presidente della Camera di commercio), Elena Coccia (vicepresidente del Consiglio comunale), Teresa Girosi (vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti), Aldo Filona (responsabile Unità operativa Microcitemia) e Patrizio Rispo (attore).
Partendo da uno spirito goliardico da contrapporre ai tempi di crisi, il “Corno Show” coinvolgerà l’alta scuola di trentaquattro artisti napoletani, quindici dei quali già affermati, altrettanti giovani emergenti e poi una rappresentanza di allievi dell’Accademia di Belle Arti. La mostra si concretizzerà nella realizzazione di un percorso di corno-istallazioni di arte contemporanea che attraverserà il centro storico della città. Un trionfo dunque dell’antico amuleto dal potere apotropaico ma anche dell’artigianato napoletano che perpetua e vivifica la tradizione, modellando con perizia e talento i veicoli millenari della nostra superstizione.
Il corno è uno dei più diffusi portafortuna dell’Italia meridionale. Usi e costumi tradizionali lo indicano come amuleto, scacciaguai e utile protezione contro invidie, malocchio e imprevisti d’ogni tipo. Ma come nasce il mito del cornetto rosso? Per scoprirlo bisogna andare a ritroso fino al 3500 a.C. e scavare in un insolito intreccio di storia, mitologia e antropologia. Nell’età neolitica gli abitanti delle capanne erano soliti appendere sull’uscio della porta corna di animali, simbolo di potenza e fertilità. La fertilità veniva associata alla fortuna perché più il popolo era fertile più era prospero, e quindi fortunato. Nella mitologia egizia invece si era soliti offrire dei corni come voto a Iside, dea della maternità e della fertilità, affinchè assistesse gli animali nella procreazione in quanto essi erano sostentamento e ricchezza delle tribù. Nella mitologia greca si narra invece che il padre degli dei Zeus, per ringraziare le ninfe Adrastea ed Io che l’avevano cresciuto a riparo dal padre a Crono e nutrito col latte della loro capretta Amaltea, donò loro un il corno che Amaltea si ruppe battendo contro un albero, dal quale sarebbe apparso tutto quello che le ninfe avessero desiderato (ancora oggi la cornucopia viene considerata simbolo di buon augurio e abbondanza). Nella cultura italica invece, i romani, commercianti e uomini pratici, ritenevano il corno simbolicamente rappresentante il fallo, dunque metafora di prosperità, ottimo portafortuna per affari, denaro e attività produttive. È solo nel medioevo che l’uso del corno assume dimensione magica, divenendo referente apotropaico per antonomasia: simbolo di fortuna, buona sorte e dell’allontanamento delle influenze maligne. Per rilasciare i propri influssi benefici il talismano doveva essere rosso e fatto a mano. Rosso perché questo colore simboleggiava il sangue dei nemici vinti. Fatto a mano perché si riteneva nelle arti magiche che ogni talismano acquisisse i poteri benefici dalle mani del produttore. Ancora oggi rimane nella tradizione napoletana l’uso del “curniciello” ritenuto oggetto scaramantico e allontanatore della “jella”. Ma attenzione: per funzionare deve essere un dono (la fortuna va augurata!), deve essere in corallo (questa pietra rara e preziosa veniva associata col potere di scacciare malocchi e proteggere le donne incinte) e deve essere concavo così da essere al suo interno riempito di sale. Buona Fortuna a tutti!