La copertina svelata di “Napoli Svelata”

Angelo Forgione – Sì, per la copertina del mio nuovo libro Napoli Svelata ho scelto proprio le Chiavi della Città di Napoli, simbolo di apertura di uno scrigno di Cultura e Civiltà che fa parlare di sé da secoli. Uno scrigno in cui non si finisce mai di trovare avvenimenti interessanti, di scovare insospettabili espressioni di un eclissato universalismo.
Ho scelto questo simbolico oggetto perché un libro che svela è un libro che apre la mente.

Le due chiavi dorate, realizzate all’inizio dell’Ottocento, sono oggi esposte in un quadro-medagliere al secondo piano di Palazzo San Giacomo, antico Palazzo dei ministeri borbonici e oggi Municipio.

Spicca il Corsiero del Sole, il “cavallo sfrenato”, da me rappresentato in posizione ancor più rampante, più fedele a quello che, in quanto simbolo dello scalciante e indomito popolo napoletano, è emblema della Città dal XIII secolo e di tutti i territori peninsulari del Regno delle Due Sicilie, cioè del Regno di Napoli. Racchiuso nell’anello, è delimitato da una ghirlanda di foglie di quercia (forza e resistenza) e di alloro (sapienza e gloria) su cui troneggia una corona reale, quella dell’unico regno europeo che ha portato il nome della sua capitale.
L’attaccatura dell’anello al gambo è a forma di scudo (e speriamo che porti bene!), sul quale è inciso, in lettere corsive intrecciate, il monogramma CDN, (Città di Napoli), sintetizzato nella traduzione grafica con una semplice enne neoclassica, la stessa del titolo, a comunicare un periodo in cui Napoli capitale ha sconvolto il mondo riscoprendo il gusto classico con gli epocali scavi vesuviani.
Lo sfondo non ha bisogno di spiegazioni. È un panorama conosciuto dal mondo intero.

Trionfo napoletano per Alberto Angela

Angelo Forgione – Più di 4 milioni di telespettatori per Stanotte a Napoli, e quasi il 23 percento di share. A Natale!
Un trionfo partenopeo per Alberto Angela, che ha dato a Napoli la ribalta che le spetta portando una minima parte della sua essenza culturale e della sua anima popolare in prima serata su Rai Uno, in un Paese che, dal dopoguerra in poi, ha esaltato solo Roma, Firenze e Venezia, e poi anche Milano, snobbando una città che pochissimi sanno essere prima per densità e rilevanza del patrimonio museale.

Era la città italiana più importante al momento dell’Unità, la vera capitale del Paese che veniva unito con la forza da chi poi avrebbe evitato che fosse fatta davvero Capitale d’Italia nel 1864, perché altrimenti si sarebbe rischiato di non andare a Roma.

Ha dettato mode, usanze e costumi, ed è stata la più popolosa città italiana per secoli, fino al primo ventennio del Novecento.

Pur con i suoi affanni, è ancora un gran laboratorio, il più fervido del Paese, e gli uomini di conoscenza sanno che l’Italia ha bisogno di Napoli, della sua storia, della sua cultura, delle sue emanazioni internazionali. Raccontare la magnificenza d’Italia senza mettere anche Napoli al centro è atto autolesionistico che il Paese si permette da un secolo. Alberto Angela è tra quelli che hanno capito che non può più farlo.

Che piaccia o no, l’Italia senza Napoli è come Napoli senza il Vesuvio.