Angelo Forgione – Era il 28 novembre quando il Napoli, contro il Sassuolo al San Paolo, indossava per l’ultima volta in campionato la tradizionale maglia azzurra. Cinque mesi esatti sono trascorsi, diciannove partite, un intero girone: 17 partite in maglia bianca sbarrata (12 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta) e 2 match in maglia nera (2 vittorie).
A oggi, le percentuali approssimative di vendita, fornite dai responsabili Kappa per la Campania, sono le seguenti: 40% la nera, 30% l’azzurra e 30% la bianca. Non tutte “Kombat Skin”, a causa dell’aderenza inadatta a chi non è perfettamente in forma, cosa che ha generato una buona vendita delle maglie “replica”, e qui la percentuale maggiore è dell’azzurra.
Sino alla svolta di fine novembre, la classica “home” era stata sempre indossata, sia in Campionato che in Champions League, tranne che all’esordio di Pescara in “total black”. Eppure, a quella data, il picco di vendite era proprio per la maglia nera, ben superiore a quella azzurra. Dopo l’avvio dell’era in maglia sbarrata, a ridosso del periodo natalizio, l’azzurra e la bianca hanno pressocché iniziato a livellare le percentuali di vendita rispetto alla nera.
Un ragionamento va fatto per capire se la scelta di adottare costantemente la divisa bianca sia dettata da marketing o da semplice scaramanzia. Non risulta che la fornitura ai punti vendita della seconda maglia sbarrata sia massiccia, tutt’altro, e ciò fa intendere che l’uso continuo da parte della squadra, accompagnato da ottimi risultati sportivi, non sia stato dettato da strategie di marketing ma da motivi scaramantici.
Nel frattempo, la maglia azzurra è stata indossata solo due volte in altre competizioni. l’ultima occasione in Champions League, il 7 marzo, contro il Real Madrid, e in Coppa Italia contro la Juventus a Torino, il 28 febbraio.
Riusciremo a rivederla prima che il sole d’agosto ci regali l’azzurrità del cielo e del mare?
I dolci natalizi sono innumerevoli ma nessuno vanta i numeri del panettone, re indiscusso del Natale sulle tavole degli italiani. Dolce milanese per eccellenza, è un fattore d’identità per quasi 3 milanesi su 4 (72,7%) che lo considerano uno dei quattro simboli della città, ma prodotto “glocal” dagli anni del boom economico e della fioritura delle fabbriche del Nord, con un business da capogiro che arriva in Italia a superare i 450 milioni di euro. Cifra quasi per intero a beneficio proprio delle aziende settentrionali che vincono per diffusione, distribuzione e prezzo sui prodotti artigianali locali, quindi anche su quelli rinomati del Sud come cassate e pastiere. A Napoli, ad esempio, esiste una sola azienda che produce panettoni semi-industriali, la