A 70 anni dalla strage nascosta dei napoletani

balvanoAngelo Forgione – La “Galleria delle armi”. Un nome che a pochi dice qualcosa. Eppure c’è tutta una storia occultata in quel tunnel sulla vecchia linea ferroviaria statale Sicignano – Potenza. Lì, tra le rocce di Balvano, nell’antica Lucania ancora non violentata, nascondevano le armi i “briganti” meridionali imboscati sulle montagne del Sud Italia per combattere contro i poteri del neonato stato Italiano-piemontese. Lì, il 3 marzo 1944, sei mesi dopo le “Quattro Giornate”, circa 650 tra uomini, donne e bambini in fuga dalla fame di una Napoli piegata dalle vicende dell’occupazione nazista, già violentata dallo Stato italiano, persero la vita nel silenzio.
Cadaveri allineati lungo le rotaie appena fuori quella galleria al confine tra la Campania e la Basilicata. E poi gettati in una fossa comune. Il più grande incidente della storia delle ferrovie d’Europa, ma anche il meno noto, coperto dal silenzio per ragion di stato. Napoli si era liberata con le sue mani dai tedeschi e badava a se stessa arrangiandosi, sotto il controllo degli Alleati, nell’assenza di Roma e del Nord ancora sotto scacco. In città regnava inevitabilmente la fame e la risorsa era il mercato nero. Qualcosa si trovava nelle campagne nell’entroterra, dove era più facile il baratto. Ogni giorno, fiumi di persone pellegrinavano su carri e treni da e verso il capoluogo per sfamarsi comprando merce in cambio di denaro ma anche oggetti di valore.
Pomeriggio del 2 marzo 1944: il treno merci 8017 con vagoni scoperti gestito dagli Alleati partì in direzione della Basilicata dalla stazione di Napoli. Durante il viaggio si ingrossò a dismisura, fermata dopo fermata. Pochi minuti dopo la mezzanotte il treno della morte entrò nella stazione di Balvano ma, come spesso accadeva in quel periodo, la linea elettrica a Salerno fu sospesa. Dopo cinquanta minuti di stazionamento, il treno ripartì sbuffando, spinto a vapore, dal carbone che alimentava le caldaie. A bordo, circa seicentocinquanta “passeggeri”. Entrò nella “Galleria delle armi”  e perse velocità fino ad arrestarsi completamente nel cuore dei due chilometri del traforo. Il fumo del carbone continuò ad uscire, creando una camera a gas che strinse tutti i poveri intrappolati che videro la luce fuori dal tunnel solo da morti. Tirati fuori dai primi soccorsi ben quattro ore dopo l’arresto del convoglio.
Ne seguì un’inchiesta sommaria, veloce e senza copertura mediatica, tra l’insabbiatura di americani e italiani. Sentenza: nessun responsabile! Una strage senza colpevoli e senza memoria. Napoletani avvolti dall’oblio, bollati come “viaggiatori di frodo”, dei miseri truffatori contrabbandieri. Non lo erano, e non erano neanche clandestini perché avevano pagato un regolare biglietto… per un treno merci, quindi un biglietto illegalmente emesso. Erano invece quegli uomini che ricostruivano l’Italia del dopoguerra, cancellati dalla storia.

PdG UNESCO, è polemica tra Comune e Associazioni

PdG UNESCO, è polemica tra Comune e Associazioni

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Piano di Gestione, una corsa contro il tempo per rientrare nei termini dell’ultimatum UNESCO fissato a Febbraio al fine di scongiurare l’esclusione del Centro Storico di Napoli dalla World heritage List, la lista dei siti patrimoni dell’Umanità. Il rischio sembrerebbe evitato perché il documento, a meno di clamorosi inciampi, dovrebbe essere presentato entro i termini.
Ciò che ora risultano “contraddittorie” sono le modalità con cui si sta provvedendo alla stesura del Piano di Gestione, operazione che per l’UNESCO stessa dovrebbe prevedere un’azione partecipata dell’intera struttura sociale, coinvolgendo cioè tutti i soggetti protagonisti del tessuto sociale del luogo di interesse, dalle istituzioni alla curia, passando per le associazioni. Ecco perchè V.A.N.T.O. e altre associazioni, nonostante le proteste dei mesi scorsi, non hanno aderito agli incontri indetti dal Comune con la cittadinanza per la discussione di un documento già formalmente redatto e, in quanto approntato in tutta fretta, semplicemente da ratificare.
Al Comune contestiamo il silenzio degli ultimi anni in cui da noi è trapelato forte il timore per un disinteresse e un silenzio sull’argomento che avrebbe potuto portare all’esclusione del centro storico di Napoli dalla lista dei siti UNESCO. Tutto tempo prezioso perso che invece si sarebbe potuto impegnare per discutere più approfonditamente con le parti interessate e approdare a un documento “ad hoc” di cui la città ha tanto bisogno, alla luce del degrado che regna nell’area UNESCO cui si è aggiunta una mortifera emergenza rifiuti, col risultato di una crisi del turismo che sta mettendo alle corde una città che invece su ciò potrebbe e dovrebbe puntare per risollevarsi.
In questo scenario, suona ancora più stonato il coinvolgimento di società settentrionali totalmente scollegate dalle problematiche del territorio, cui è affidata la remunerativa organizzazione dei servizi. In altri siti, peraltro di minore bellezza, importanza e complessità, si è prodotto un Piano di Gestione senza alcun travaglio o ultimatum, facendo ricorso alle sole risorse locali.
L’ennesima dimostrazione dello scollamento completo tra le istituzioni locali e la cittadinanza. In questi anni di gestione Iervolino, su questa e tante altre situazioni, abbiamo spesso richiamato l’attenzione incontrando però mortificanti silenzi. La nostra assenza è ora più che giustificata, inevitabile, dati i ritardi del Comune sulla questione. Speriamo solo che la montagna non partorisca il topolino.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)
Responsabile per la città di Napoli del Parlamento del Sud