Sceneggiata napoletana o juventina?

Angelo Forgione Che nazional questione il match fantasma Juventus-Napoli! Che festival della partigianeria! E che superficialità di analisi! Da saggista, da giornalista, studiando il calcio e scrivendone un libro, ho imparato a distaccarmene e ad analizzarlo senza metterci il cuore, perché il calcio-business di cuore non ne ha, e senza metterci l’ancor più dannosa pancia, perché quella è predominante nell’orbita esterna del calcio-business e conduce facilmente nel vortice perverso del giornalismo sportivo condizionato dal tifo, anche quello nazionale, che in questi giorni si è nuovamente smascherato nel tentativo di capire se il Napoli fosse stato davvero obbligato dall’ASL o se avesse recepito la decisione con piacere per sottrarsi al confronto con la Juventus sul campo. Complice al sorgere del dubbio, De Laurentiis è certamente colpevole di aver palesato le simpatie reciproche con il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, e a questo punto il dibattito investe gli evidenti e noti errori di comunicazione del patron azzurro.

Non arrivo in ritardo ad analizzare la vicenda, tra l’altro dopo essermi silenziato volontariamente durante lo tsunami mediatico sollevato dalla mancata partenza degli Azzurri alla volta dell’Allianz Stadium per evitare di esprimermi senza le necessarie conoscenze. In verità sono pure arrivato in anticipo, scrivendo proprio sabato mattina, ben prima del caos scatenato dall’intervento dell’ASL di Napoli, che la partita andava rinviata a prescindere per la complicata evoluzione dell’eventuale incubazione del Covid-19 in seno alla rosa degli Azzurri dopo il match contro il Genoa. Ne andava della sicurezza della Juventus.

Il caso Genoa era esattamente il monito che, dal punto di vista sanitario, metteva a rischio la Juventus e tutti gli individui che il Napoli avrebbe incontrato nella sua trasferta. Dunque, sulla scorta di quanto accaduto alla squadra ligure nei giorni precedenti, l’ASL di Napoli ha disposto l’annullamento della fallace quarantena “soft” per gli Azzurri in odor di allargamento del contagio. Il campanello d’allarme è stata la positività di Zielinski, seguita da quella di Elmas. E qui bisognerà appurare se il Napoli abbia osservato il Protocollo alla lettera, come ha insinuato Andrea Agnelli, o se lo abbia disatteso lasciandoli liberi di tornare ai loro domicili senza comunicarli all’ASL. È questa la vera partita che il Napoli giocherà in tribunale. La dottoressa Maria Rosaria Granata dell’Asl Napoli 2 Nord, intanto, all’emittente campana TeleclubItalia, ha detto che il Napoli non ha sbagliato nulla.
I tamponi effettuati venerdì e sabato, in ogni caso, fissavano la situazione del momento, non certo chiudendo la “finestra”. Così si chiama il periodo di incubazione di un virus, durante il quale si può risultare negativi oggi e positivi domani. È esattamente quello che era accaduto al Genoa, sceso a Napoli senza due positivi e poi risultato già dal giorno seguente il match in piena espansione di un “cluster”, cioè di un gruppo allargato di positivi. Ed è proprio questo il passaggio che non riescono ad afferrare coloro che chiedono perché il Napoli sia stato fermato e il Genoa non lo era stato, o, peggio ancora, perché il Napoli verso Torino sì e la Salernitana, per esempio, in direzione di Verona no pur con due positivi appiedati. L’ASL di Napoli ha valutato che nella rosa del Napoli, verosimilmente contagiata dal cluster genoano (non conclamato la domenica precedente ma nei giorni successivi), potesse essere in corso l’espansione dei contagi e il potenziale cluster partenopeo avrebbe potuto contagiare la rosa juventina. Chiamasi prevenzione, che è poi la parola d’ordine del mondo d’oggi, all’altare della quale si sacrificano intere economie.
Effetto domino scongiurato dall’ASL napoletana, e ogni persona di buonsenso penserebbe che la prudenza era più che giustificata. Non i dirigenti della Juventus, che si sono inopportunamente precipitati a informare che i loro calciatori avrebbero rispettato l’appuntamento di domenica sera, mostrando di fregarsene del pericolo che avrebbero incontrato quelli del Napoli, di fregarsene della pandemia che riprende quota. Se ne sarebbero fregati di certo dopo un possibile contagio, magari con un Ronaldo positivo, e allora ne avremmo viste delle belle. Ma l’ASL di Napoli ha evitato il problema, salvaguardando indirettamente anche il capitale juventino, e invece i vertici bianconeri hanno di fatto urlato al mondo che puntavano al 3-0 a tavolino, supportati dalla Lega con la conferma della data e dell’orario del match, così commettendo, secondo alcuni Giuristi, un illecito penale per il sollecito al Napoli di contravvenire alle disposizioni dell’ASL, che equivale all’istigazione a delinquere.

Manca al dibattito l’unica certezza essenziale: la Sanità, in Italia, è di competenza regionale e le ASL, come opportunamente rileva lo stesso Ministero della Salute, hanno tutte le competenze in materia di isolamento fiduciario e di gestione dei casi e dei focolai. Il Protocollo di cui tanto si discute, adottato dalla Serie A per continuare a giocare ad oltranza e non avere grane con i dirigenti delle pay-tv (si pensi al danno televisivo per la mancata disputa di un match di cartello come Juventus-Napoli), si rifà al placet del Ministero della Sanità, il quale si limita a legiferare ma non a gestire l’emergenza sanitaria, cosa che tocca proprio alle ASL su base territoriale. Qualcuno dice che l’ha firmato anche il Napoli quel Protocollo, e infatti ha firmato un Protocollo che, in tema di gestione di positività, contempla un’alzata di mani di fronte a “provvedimenti delle Autorità statali o locali”. C’è poco da fare: se le varie ASL intervengono, le partite non si disputano. Punto! L’ASL di Napoli è intervenuta, e bisognerà capire perché. Esclusivamente per evitare che il Napoli contagiasse altri individui o anche perché il Napoli aveva infranto il Protocollo dopo la rilevata positività dei suoi calciatori?

Nel gran caos delle mille voci, il festival del giornalismo tifoso non si arresta, e solo stamane il quotidiano sportivo nazionale di Torino titola in prima pagina “Tutti contro De Laurentiis”. Tutti chi? Qualche presidente di club della Serie A in difesa dei propri interessi e del proprio club che è alla canna del gas e ha bisogno dei diritti televisivi come l’ossigeno? Magari sì, ma di certo non sono contro l’ASL di Napoli gli scienziati che di Coronavirus e prevenzione si occupano dalla prima fila. L’onnipresente infettivologo Massimo Galli, dal suo privilegiato osservatorio di Milano, ha ammonito che non è responsabile non accettare le decisioni delle autorità sanitarie, e che il Napoli, partendo per Torino, avrebbe rischiato una denuncia penale. L’oncologo Paolo Ascierto, persino juventino di fede e sannita di stanza a Napoli, ha bacchettato la Lega per l’atteggiamento irresponsabile assunto rispetto alla partita, che a suo dire avrebbe messo a rischio i giocatori della Juventus e rischiato di attivare un altro focolaio. Morale della favola: l’ASL di Napoli blocca il Napoli, i luminari della medicina plaudono alla misura ma certa stampa sportiva di parte (torinese) mette il presidente del Napoli alla gogna.

Un gradino sotto c’è l’opinione dei tifosi schierati sui siti e nelle emittenti televisive locali, come tale Marcello Chirico, tifoso juventino nelle vesti di giornalista de ilbianconero.com, che parla di “sceneggiata degna di loro”, i napoletani. Sembra di stare al bar. La sceneggiata c’è stata, sì, e l’ha fatta la Juventus, ma le è riuscita malissimo, annunciando senza alcuna necessità di farlo che si sarebbe trovata il giorno dopo allo stadio, puntuale all’ora della partita, poi pubblicando la formazione scelta dall’allenatore quando anche gli australiani, dall’altra parte del globo, sapevano che il Napoli non era partito per Torino, e infine lasciando che alcuni tifosi invitati presenziassero sugli spalti (destando la mal celata ilarità degli stessi calciatori bianconeri affacciatisi sul campo) affinché le telecamere dimostrassero che il mondo juventino è responsabile, che la Juventus è una società seria “che rispetta i regolamenti”, come ha sostenuto il presidente Andrea Agnelli suscitando le grasse risate di tutti i non juventini d’Italia davanti alla tivù, memori del doping prescritto, delle sentenze di Calciopoli, dei due scudetti in più ostentati nel salotto di casa, dei rapporti con la tifoseria mafiosa, degli esami d’italiano taroccati a Perugia, etc.
Eppure la Juve avrebbe potuto zittire per una volta tutti i suoi tanti detrattori, dichiarando che non le sarebbe piaciuto vincere a tavolino e che il competitivo Napoli intendeva batterlo sul campo più prima che poi. Sarebbe stata una perfetta dimostrazione di vero stile, e invece ancora boriosa tracotanza.
Forse il Napoli, alla fine di tutta questa storia, subirà penalizzazione in classifica, o forse no, ma una cosa è certa: se De Laurentiis, con i suoi errori di comunicazione, ha insinuato il sospetto di aver sollecitato e accolto favorevolmente il provvedimento dell’ASL, Agnelli ha sicuramente voluto spazzare via ogni dubbio sulla Juventus, che è sempre la Juventus. Esemplare per lui e per tutti gli juventini. Antipatica, sgradevole e urticante per il resto del mondo.

Fontana Monteoliveto: tra pulizia e polemiche già nuove scritte

Angelo Forgione fontana_monteoliveto_1È accaduto, finalmente: sabato 24 gennaio la fontana di Carlo II a Monteoliveto in Napoli è tornata a presentarsi decorosamente. Era una delle più colpite dal vandalismo a colpi di spray. Ripulita; non nettamente, ma ripulita. Un vero e proprio miracolo, perché nessuno ha visto impalcature perduranti. Tutto in “day-hospital”, senza ditte e spese, con intervento lampo firmato dai volontari del gruppo ‘Sii Turista Della Tua Città‘.
E poi è nata una polemica. Perchè è accaduto, finalmente, sì, ma in che modo? Chi ha autorizzato l’intervento su un monumento di interesse storico? Quale esperto di restauro l’ha condotto? E con quali modalità si è operato? Forti le preoccupazioni, anche perché nell’annuncio di adunata era richiesto di munirsi, tra le altre cose, di due pacchi di retine a testa (che, secondo gli organizzatori, sarebbero state utilizzate solo dove la situazione era critica per la presenza di pittura più resistente ai diluenti). E così il Comitato Civico di Portosalvo, impegnato da anni in un ampio dibattito sul degrado e la tutela del Centro Storico Unesco e sulla necessità di un Piano di Gestione, ha chiesto una verifica della Fontana alla Soprintendenza, i cui funzionari pare abbiano rilevato qualche danno.
Allarmato anche Francesco Chirico, il presidente della Muncipalità 2, che si è voluto accertare del risultato della pulizia. Anche a loro la Soprintendenza avrebbe comunicato che l’intervento non è stato fatto a dovere, cioè senza restauratori, e che molto probabilmente, dalle prime verifiche, le retine incriminate avrebbero fatto danni. I protagonisti dell’intervento, invece, non ci stanno e rassicurano: L’intervento – dicono i volontari – è stato fatto in collaborazione con restauratori nel pre-evento, ma anche durante e dopo. Abbiamo seguito le procedure e a conclusione del lavoro abbiamo anche sciacquato con l’acqua tutta la fontana per non lasciare agire i diluenti residui. Non abbiamo avuto nessuna autorizzazione, ma si è presentata spontaneamente l‘assessore alle Politiche Giovanili Alessandra Clemente, che ha indossato mascherina e guanti e si è messa a pulire un punto della Fontana”. Anche lei, l’assessore Clemente, ha rassicurato tutti sulla presenza di restauratori e sulle procedure usate, ma proprio la sua partecipazione apre una riflessione necessaria, perché la fontana di Monteoliveto era ed è inserita in un ampio programma di restauri assegnati dal Comune di Napoli ad una società-sponsor, nell’ambito del programma ‘Monumentando Napoli‘, un progetto di 3,5 milioni di euro con cui Palazzo San Giacomo ha garantito che l’esecuzione degli interventi di restauro di 27 monumenti sarà prossimamente eseguito esclusivamente da imprese qualificate e con l’alta sorveglianza delle Sovrintendenze di riferimento. Prossimamente, ma non si conoscono i tempi precisi, che sono evidentemente lunghi a Napoli, città dove la Soprintendenza è rigida nel vagliare progetti ma non altrettanto nel sollecitare la realizzazione di quelli approvati, e neanche si esprime sulle condizioni dei monumenti cittadini, lasciati alla mercé dei vandali. Il Comune ha approvato la Delibera dei restauri (non semplici pulizie) il 21 giugno 2012, e la Fontana, a distanza di due anni e mezzo, non ha goduto di alcuna lavorazione. Uno stallo dell’intero progetto, e tanti interrogativi aperti dalla presenza attiva di un assessore durante la pulizia-flash dei volontari.
Proprio in tal senso, il presidente della Municipalità Chirico ha scritto all’assessore all’Urbanistica Carmine Piscopo, chiedendo di intervenire presso la società aggiudicataria della gara per invitarla a utilizzare parte dei finanziamenti risparmiati con l’intervento di fontana_monteoliveto_4pulizia nella realizzazione di una recinzione al monumento (come dal sottoscritto sollecitato per altri monumenti cittadini) da sottoporre preventivamente alla Soprintendenza, in modo da preservarlo dall’aggresione che l’ha deturpato negli ultimi anni. Nuove scritte iniziano già ad affiorare (vedi foto a destra), ed è inutile dire che se non ci fossero coloro che imbrattano i monumenti non ci sarebbero neanche simili polemiche.
Resta l’interrogativo: i volontari hanno creato problemi ai marmi oppure no? La Soprintendenza, che parla di danni, farebbe bene a precisarli e testimoniarli. C’è bisogno di chiarezza, anche e soprattutto prima di certi interventi su antiche superfici, che sicuramente non possono essere improvvisati ma affidati a personale esperto. La chiarezza è fondamentale non solo per garantire l’integrità dei monumenti ma anche per evitare di mortificare il grandissimo esempio di civiltà e amore (di cui una certa parte di napoletani ha fortemente bisogno; ndr) offerto dai ragazzi di ‘Sii Turista Della Tua Città’, che nel cambiamento credono davvero. Vedere la fontana di Monteoliveto pulita dopo tanto tempo, troppo, è davvero un gran piacere, e operazioni del genere che sgretolano la burocrazia, se legittimate e chiarite, potrebbero rappresentare un volano di risveglio civico, attrarre altri volontari e creare emulazione positiva, nella certezza di operare nell’interesse comune e di non creare alcun danno al patrimonio.
L’Occidente deve la sua esistenza a Napoli, e questa cultura, questa città, meritano altro destino rispetto a quello che vogliono assegnarci per forza”. È la migliore riflessione che i volontari potessero esprimermi, per evidenti motivi.