In napoletano non si dice «t’amo» ma «te voglio bene assaje». Falso!

Angelo Forgione Da qualche tempo, i napoletani si sono persuasi che la lingua dell’amore non preveda la più eloquente delle dichiarazioni d’amore. Niente «t’amo»: bandito! Si dice «te voglio bene assaje». È davvero così? Facciamo chiarezza.
Il fatto è che esiste un napoletano popolare, sostanzialmente solo parlato, e parlato dal popolo, ed esiste un napoletano letterario, quello parlato e scritto altamente, che ha dato grande dignità al dialetto, rendendolo lingua.
È un po’ come nel caso del condizionale “vorrei”, che il napoletano popolare traduce con l’imperfetto congiuntivo “vulesse” in luogo del letterario “vurria”. I pochi che scrivono e parlano un napoletano alto usano il secondo, anche nel terzo millennio, mentre la massa usa diffusamente e pur correttamente il primo. Il che non significa che uno dei due sia sbagliato. Anzi!
Dunque, affermare che il verbo “amare” in napoletano non esiste, con la prima persona al presente addirittura bandita, è scorretto.

80 sofferenza

Angelo Forgione Ho tanta sofferenza dentro per la scomparsa di un Maestro, sempre elegante e mai volgare, espressione massima dell’attorialità romana più colta.
Oggi è il suo 80° compleanno, non il giorno della sua scomparsa, perché i grandi non scompaiono.
Auguri per il tuo nuovo percorso, Gigi, e grazie per i sorrisi che ci hai donato.
Applausi tantissimi!

«Ho un’antica e profonda venerazione per Napoli. Che dire della lingua, che avrei voluto imparare alla perfezione, cosa però impossibile.»

Gigi Proietti, settembre 2018