Napoli nemica giurata, deve pagare… e paga!

Napoli nemica giurata, deve pagare… e paga!

giustizia sommaria contro quella ordinaria e sportiva

Angelo Forgione – Dobbiamo rendercene conto. Napoli è una nuova nemica giurata della Juventus, al pari delle forze economiche di Milan e Inter. Come lo è diventato se i capitali messi in campo dal fastidioso De Laurentiis non sono ingentissimi? Non solo per la competitività gestionale e quella tecnica espressa in campo in questi anni, non solo per la sottrazione della stella d’argento sulle maglie bianconere, ma anche e soprattutto per quella grande spina nel fianco del corpo juventino che fa sanguinare: la giustizia, ordinaria e sportiva. Napoli è detestata perchè la sua Procura della Repubblica ha condotto il processo di “calciopoli” che ha fruttato la Serie B e cancellato due scudetti, ovvero la famigerata terza stella della discordia. Napoletani sono l’ex procuratore Lepore, il PM Narducci e il Tenente Colonnello Auricchio così come napoletano è il procuratore federale Palazzi, grande accusatore dei prosciolti Bonucci e Pepe ma soprattutto dello squalificato Conte (solo per ora, ma la squalifica in panchina è comunque una farsa) cui, non a caso, è stata dedicata la vittoria. Napoli è odiata dalla Torino e dall’Italia bianconera e deve pagare per il sangue versato, per i continui “fastidi”. Mettiamoci poi un De Laurentiis ingombrante e i fischi all’inno nazionale italiano che Abete, Petrucci e l’Italia intera non hanno gradito. A Pechino Napoli ha pagato e, col senno di poi, ognuno discerna se sia stata solo sfortuna o se l’avvertimento sia stato recapitato tramite un corriere col fischietto tra le labbra.
È tutto qui il livore di quotidiani e siti schierati che non vedevano l’ora di veder perdere Napoli, non solo il Napoli, di scrivere fiumi di sprezzo e puntare il dito verso chi ha protestato per il danno e non verso chi ha danneggiato. L’assenza del Napoli durante la premiazione è un po’ come i fischi all’inno nazionale, cioè il disappunto di chi ha capito di aver subito un danno non casuale. E allora grande spreco di pareri di Xavier Jacobelli, Giancarlo Padovan, Giuseppe Cruciani, Tony Damascelli e i vari bacchettatori per cui quella di ieri è una sceneggiata di Pulcinella senza precedenti. Col primo ho avuto un personale botta e risposta interrotto dall’esercito di indignati per un’affermazione scorretta purtroppo non rettificata. Cruciani invece, come suo solito, non si è confrontato censurando chi non la pensa come lui anche se educatamente. Complimenti vivissimi a tutti!

Supercoppa, in Cina vincono Juve, arbitri e disgusto

Supercoppa, in Cina vincono Juve, arbitri e disgusto

16mila chilometri a/r per “valorizzare” il solito volto della Serie A

Che senso ha andare in Cina a promuovere il calcio italiano e poi esportare il peggio del movimento calcistico nazionale? Che senso ha che un arbitro, ben spalleggiato dai suoi collaboratori, si issi a protagonista indiscusso indirizzando e rovinando una gara fino a quel momento ben combattuta? No, non c’è nulla di logico in tutto questo.
Mi hanno raccontato di piccoli tifosi del Napoli in lacrime per la frustrazione. Tutto questo è diseducativo, immorale. Poi è normale che i bambini si attacchino al potere e ingrossino il popolo juventino piuttosto che milanista o interista. Così si indirizzano da sempre le forze del calcio in Italia.
Ricordo che quando nel 2007 un Bergonzi in confusione decretò due rigori inesistenti al Napoli vincente sulla Juventus per 3-1, De Laurentiis si scusò con l’allora presidente bianconero Cobolli Gigli che gridò allo scandalo insieme a tutta la stampa e le tv nazionali. Oggi non gli si può imputare di aver fatto disertare alla squadra la cerimonia di premiazione. Mancanza di sportività e rispetto? La mancanza di sportività e rispetto non sta né in questa comprensibile protesta né nell’infierire cercando il goal in condizioni di netta superiorità ma semmai nell’esultare in campo e in panchina dopo averlo trovato facilmente.
Oggi non si è esportato il marchio della Serie A in Cina ma evidentemente un altro marchio perchè nessuno aveva l’obiettivo di preservare e valorizzare lo spettacolo. Dopodiché non c’è più da stupirsi per gli stadi fatiscenti di “Italia 90”, della fuga dei talenti, della violenza, del razzismo, del doping, delle schede telefoniche svizzere, dei passaporti falsi e del calcioscommesse. Al momento da noi resta solo la competizione ma se si sacrifica anche quella meglio che diciassette squadre si iscrivano ad un altro campionato prima di inoltrarsi nel “buongiorno” dopo aver visto il mattino.

Marco Travaglio, uno juventino disgustato

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