Ritiro azzurro a Dimaro, accoglienza perfetta?

Riceviamo e pubblichiamo la protesta di una tifosa del Napoli in Val di Sole, augurandoci che si tratti di un caso isolato per una località che fin qui si è segnalata per la grande accoglienza ai tifosi azzurri.

Ci tenevo a farvi sapere che, al di fuori del raggio di copertura mediatica della squadra, i tifosi del Napoli nella Val di Sole non sempre sono stati trattati come “turisti graditi”.
Oltre che a commenti del tipo “pensavo sporcassero di più” e “tieni la borsa vicina, sai…”, l’afflusso di appassionati nelle strutture ha “concesso” ad alcuni operatori di dare il peggio di se, contando sul fatto che, una volta lì, era impossibile trovare altre sistemazioni.
Ho già informato i vari uffici competenti ma trovo giusto che non si passi sopra al poco rispetto dimostrato, cosi come in questi giorni si esalta l’ospitalità della Valle è giusto che chi ha avuto mancanze venga ripreso. Si parla tanto del “degrado” di Napoli ma anche qui…
So che ai più potrà sembrare una cosa da poco, ma sono sicura che se la cosa fosse accaduta a parti invertite si sarebbe parlato per l’ennesima volta di una Napoli truffaldina e si sarebbe sorvolato sul resto. Io non voglio sminuire l’impegno dell’eccellente organizzazione, voglio solo che non si usi un momento di gioia per approfittare di tifosi appassionati che fanno centinaia di chilometri non certo per essere trattati a questa stregua. I tifosi del Napoli hanno portato il cuore nella Valle, hanno trasformato questo ritiro in una festa coinvolgente fatta di allegria, condivisione e gioia, mostrando la passione pura del loro tifo e meritano il meglio!

Angela Bertola

Benitez: «Conosco la storia di Napoli e come la città è vista in Italia»

Nell ritiro di Dimaro, incontro coi tifosi di Benitez (e Insigne) che, con grande intelligenza, dimostra di essersi immediatamente calato nella realtà sociale napoletana. Alla precisa domanda di una fan «cosa l’ha spinta a venire a Napoli», il tecnico iberico ha risposto così: «il motivo è speciale perché il Napoli mi ha dimostrato che vuole crescere. Conosco la storia della città e che cosa succede in Italia, come si guarda la città e come si guarda la squadra. Per tutte queste cose, farà più piacere fare le cose per bene perché tutto assumerà un valore più importante».
Benitez sulle orme di Maradona, nuovo condottiero della causa identitaria applicata al calcio. Napoli ha bisogno di personaggi così, nello sport come in tutti gli altri settori sociali.

Arrigo Sacchi, l’educatore calcistico che razzolò molto male

L’ex allenatore in TV detta la via dell’etica sportiva. Eppure il suo passato…

Lo studio di Premium Calcio ha fatto perdere le staffe a Mazzarri. La vittoria del suo calcio pragmatico su quello offensivo di Zeman non è andato giù a Cologno Monzese e all’allenatore del Napoli non è andato giù Premium Calcio.
Senza entrare nel merito di un un contrasto fine a se stesso, va comunque stigmatizzato il tentativo sbilenco effettuato da Arrigo Sacchi di trovare nei fischi di “accoglienza” alla Roma da parte dei tifosi del Napoli l’origine dei cori razzisti di Busto Arsizio.  «Sentito come sono stati accolti i giocatori della Roma al San Paolo? Poi ci lamentiamo della violenza e del razzismo negli stadi», ha detto l’ex allenatore. Gli interlocutori in studio gli hanno fatto notare che è normale e lui ha insistito: «Ma lasciamo stare, qui (in Italia) quando si va in trasferta bisognerebbe essere scortati dalla polizia». Sacchi non sbaglia a denunciare il malcostume di base negli stadi italiani ma finisce col non essere credibile paragonando due manifestazioni di diversa entità e natura.
La verità è che Arrigo da Fusignano, che non allena più, va in giro per gli studi di Mediaset a fare l’educatore del calcio. Ma quando è stato un addetto ai lavori col  Milan degli olandesi, il suo fair-play ha toccato invece livelli molto bassi. Domandare all’Atalanta della vergogna nei quarti di finale della Coppa Italia 1989/90: all’88’, con la squadra orobica in vantaggio (gol di Bresciani) e la qualificazione vicina, si scatena la bufera. Borgonovo, attaccante del Milan, è a terra per infortunio e all’atalantino Stromberg non pare vero di dover calciare la palla in fallo laterale per consentire i soccorsi. Alla rimessa in gioco, nello stupore bergamasco, Rijkaard non dà la palla ai bergamaschi e innesca Massaro che non tira la palla fuori ma mette in area atalantina. Borgonovo si fionda sul pallone e viene steso da un furente Barcella. Polemiche e richieste di spedire fuori la palla dal dischetto a Baresi che vi si presenta. Lui si gira verso Sacchi l’educatore che, secondo il racconto di Stromberg (guarda il video), se ne lava le mani e si gira verso Berlusconi che a spedire la palla fuori porta non ci pensa neanche. Mondonico, allenatore della “Dea”, ricorda ancora con sdegno quell’episodio.
Quel Milan di Sacchi sapeva vincere ma non perdere. Come non ricordare quel Verona-Milan dell’Aprile 1990 che consegnò lo scudetto a Napoli, quando, dalla panchina, Sacchi disse di tutto all’arbitro Lo Bello, costretto ad espellerlo. Quella Domenica, secondo l’arbitro, Rijkaard gli sputò addosso due volte e si prese il rosso, come anche Van Basten e Costacurta per reiterate proteste.
Quel Milan di Sacchi chiuse vergognosamente il suo ciclo europeo la sera del 20 Marzo 1991 quando, sotto di un goal a Marsiglia, abbandonò il campo per lo spegnimento di un riflettore, poi ripristinato. Galliani credeva di ottenere la vittoria a tavolino dall’UEFA che invece squalificò i rossoneri per una stagione europea.
Eppure, Sacchi e il suo Milan, il fair-play e la cultura della sconfitta li avevano conosciuti proprio nel Maggio del 1988, quando espugnarono il “San Paolo” e soffiarono lo scudetto al Napoli. 80.000 napoletani si alzarono in piedi e tributarono uno scrosciante applauso ai vincitori. Due anni dopo, a parti invertite, da casa Milan piovvero solo veleni sul Napoli per la monetina di Bergamo, nonostante i 2 punti finali di vantaggio degli azzurri.
Sacchi sarà certamente pentito, dopo tanti anni, di non aver insegnato al suo Milan la cultura della sconfitta. Ma se nella sua seconda vita deve fare la morale per dei fischi di rivalità e paragonarli anche lontanamente a manifestazioni di razzismo che non appartengono ai napoletani, allora è meglio che risparmi ai telespettatori la sua evoluzione morale.

Supercoppa, in Cina vincono Juve, arbitri e disgusto

Supercoppa, in Cina vincono Juve, arbitri e disgusto

16mila chilometri a/r per “valorizzare” il solito volto della Serie A

Che senso ha andare in Cina a promuovere il calcio italiano e poi esportare il peggio del movimento calcistico nazionale? Che senso ha che un arbitro, ben spalleggiato dai suoi collaboratori, si issi a protagonista indiscusso indirizzando e rovinando una gara fino a quel momento ben combattuta? No, non c’è nulla di logico in tutto questo.
Mi hanno raccontato di piccoli tifosi del Napoli in lacrime per la frustrazione. Tutto questo è diseducativo, immorale. Poi è normale che i bambini si attacchino al potere e ingrossino il popolo juventino piuttosto che milanista o interista. Così si indirizzano da sempre le forze del calcio in Italia.
Ricordo che quando nel 2007 un Bergonzi in confusione decretò due rigori inesistenti al Napoli vincente sulla Juventus per 3-1, De Laurentiis si scusò con l’allora presidente bianconero Cobolli Gigli che gridò allo scandalo insieme a tutta la stampa e le tv nazionali. Oggi non gli si può imputare di aver fatto disertare alla squadra la cerimonia di premiazione. Mancanza di sportività e rispetto? La mancanza di sportività e rispetto non sta né in questa comprensibile protesta né nell’infierire cercando il goal in condizioni di netta superiorità ma semmai nell’esultare in campo e in panchina dopo averlo trovato facilmente.
Oggi non si è esportato il marchio della Serie A in Cina ma evidentemente un altro marchio perchè nessuno aveva l’obiettivo di preservare e valorizzare lo spettacolo. Dopodiché non c’è più da stupirsi per gli stadi fatiscenti di “Italia 90”, della fuga dei talenti, della violenza, del razzismo, del doping, delle schede telefoniche svizzere, dei passaporti falsi e del calcioscommesse. Al momento da noi resta solo la competizione ma se si sacrifica anche quella meglio che diciassette squadre si iscrivano ad un altro campionato prima di inoltrarsi nel “buongiorno” dopo aver visto il mattino.

Marco Travaglio, uno juventino disgustato

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Jaqueline De Laurentiis dalla Svizzera con amore

Jacqueline De Laurentiis dalla Svizzera con amore

Donna di gran classe, sorpresa dall’esperienza calcistica a Napoli ma ben prima dalla Napoletanità. È Jacqueline Baudit in De Laurentiis in un’asciutta dichiarazione d’amore per Napoli e l’intero Sud scevra da sviolinate soverchie al microfono di Carlo Alvino per “Speciale Dimaro”.