Napolveriera. Cosa succede alla SSC Napoli?

delaurentiis_ammutinamentoAngelo Forgione – L’ammutinamento dei calciatori del Napoli mette a nudo tutta la debolezza del modello societario di De Laurentiis. Un club che raggiunge alti livelli competitivi avrebbe bisogno di dirigenti autorevoli e talvolta autoritari, di una struttura verticistica solida. Quanto è accaduto, invece, è figlio di certa volubilità societaria che ha condotto i calciatori a insubordinare un alto dirigente che non è visto come tale – e sarebbe pure il numero 2 del club – ma semplicemente come il figlio del presidente, già in passato venuto allo scontro con altri stipendiati del club.

Fatto gravissimo, senza precedenti nella storia del calcio professionistico, quello di disobbedire in gruppo a una scelta del presidenza, per quanto comunicata in tempo e modo a dir poco discutibili. Non starò qui a fare demagogia nel ricordare che si tratta di ragazzi strapagati e idolatrati, ma almeno mi sia consentito sdegnare l’atteggiamento di chi è sempre pronto a bussare a danari e chiedere puntualmente aumento di ingaggi quando le cose vanno bene ed è altrettanto pronto a far valere i propri egoismi anche quando le cose vanno male, senza assumersi alcuna responsabilità. Intollerabile.

Il comunicato ufficiale della SSC Napoli investe di poteri e responsabilità l’allenatore, e qui le interpretazioni possono essere diverse. Ma che la squadra sia contro #Ancelotti sembra difficile crederlo dopo aver visto l’ammucchiata di Salisburgo al goal di#Insigne, capitano compreso, che è uno di quelli meno contenti per le scelte tecniche e tattiche del mister. Molto più realistico considerare un’intolleranza di alcuni calciatori nei confronti del dispotico e fumantino presidente per alcune sue recenti dichiarazioni, che è poi la stessa che prova parte della tifoseria. Intolleranza scaricata sul suo debole alter ego nel momento in cui quest’ultimo ha ritenuto di potersi porre de visu come il padre fa attraverso la stampa. Ancelotti è forse tra i due fuochi, a metà strada tra i suoi calciatori e il suo presidente, che gli chiede, con il comunicato, di risolvere. E lo pretende, perché una squadra assai valida non può naufragare miseramente in una stagione anonima, con tutte le migliori premesse che s’erano poste. E non può assolutamente naufragare il progetto Napoli, che funziona nonostante il suo modello societario assolutamente inadeguato ai livelli da esso stesso conquistato.


David Nordmann, il vagabondo innamorato di Napoli

vagabondoDavid Norman è un ragazzone tedesco improvvisamente scomparso a dicembre da Bolzano, dove risiede. I genitori ne hanno denunciato la scomparsa e chiesto aiuto a Chi l’ha visto?, la popolare trasmissione di Rai Tre. Dopo le prime ricerche, è stato segnalato a Napoli, dove si sarebbe diretto per incontrare Rafa Benitez. In moltissimi testimoni hanno informato che il giovane viveva da homeless nella Galleria Umberto I. E in effetti il ragazzo è stato rintracciato nella città vesuviana, in buone condizioni di salute e assolutamente sereno. Nessun segno di squilibrio ma solo un’avventura che si è trasformata in un grande amore. Arrivato a Napoli, Davide ha scoperto l’umanità napoletana, ha dimenticato mamma e papà e si è disinteressato di Benitez. Si è innamorato della città vesuviana, della sua gente, e ora vuole restarci ancora un po’, da turista cittadino del mondo. Ha scelto la Galleria perché ha alzato gli occhi alla scoperta della città che lo attraeva e in quel posto ha letto un’epigrafe dove c’è scritto che un suo illustre connazionale, Wolfgang Goethe, era stato a Napoli e l’aveva amata. Tra qualche giorno incontrerà Benitez e la squadra del Napoli. I genitori di David possono tirare un sospiro di sollievo: nessuna patologia psichica, il figliolo è solo affetto da perduto amore per Napoli e si è immedesimato in un viaggiatore del Grand Tour.
Storia romantica di un normalissimo ragazzo rapito inaspettatamente dall’umanità di Napoli; una perfetta sceneggiatura che De Laurentiis – perché no – potrebbe adottare per un film ispirato a una storia vera che parla di passione sportiva e bellezza napoletana.

“A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sé. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: O eri folle prima, o lo sei adesso”.

“Ricordai pure con commozione mio padre, cui proprio le cose da me vedute oggi per la prima volta avevano lasciato un’impressione indelebile. E così come si vuole che chi abbia visto uno spettro non possa più ritrovare l’allegria, si potrebbe dire all’opposto che mio padre non riuscì mai ad essere del tutto infelice, perché il suo pensiero tornava sempre a Napoli”.

Johann Wolfgang Goethe

Segnali di diffusione dell’orgoglio

Segnali di diffusione dell’orgoglio

L’OPERA DI DIFFUSIONE DEL SIMBOLO DEL GRANDE SUD E DELL’AUTOCONSAPEVOLEZZA SI DIFFONDE.
Durante l’allenamento del Napoli a Castelvolturno del 9 Settembre, 30 tifosi hanno indossato una maglia in favore di Paolo Cannavaro. Sulla maglia la scritta “CANNAVARO CAPITANO A VITA” con tanto di stemma del REGNO DELLE DUE SICILIE.
È il segno di un orgoglio sempre più ampio tra i giovani.
Ora striscioni e bandiere al San Paolo!