Palazzo Mastellone: sul balcone della storia del Napoli

Nell’appartamento di Palazzo Mastellone, in piazza Carità, in cui la pagina l’Internaples 1922, il 25 agosto del 1926, cambiò denominazione sociale e divenne l’A.C. Napoli per prepararsi al primo campionato nella Divisione Nazionale.

Questa non è la storia di una partita. Non è il racconto di un campionato vinto o di un campione entrato nella leggenda. È una storia ancora più antica. È la storia di un’idea. L’idea che Napoli, una delle più grandi città d’Europa, dovesse finalmente avere una squadra capace di rappresentarla con il proprio nome, con la propria identità e con le proprie ambizioni.

Un edificio elegante che negli anni Venti ospitava la sede sociale dell’Internaples, la principale società calcistica cittadina. Qui si svolgevano le assemblee dei soci, le riunioni dei dirigenti, gli incontri amministrativi, l’organizzazione delle gare e la vita quotidiana di un club che cercava di costruire il proprio futuro. Ma una sera d’agosto tardo del 1926 quelle stanze ospitarono qualcosa di diverso: una riunione destinata a cambiare per sempre la storia del calcio napoletano. Era il 25 agosto 1926 e nasceva (si fa per dire) l’Associazione Calcio Napoli.

CalcioNapoli24, con Angelo Forgione, uno dei maggiori divulgatori della storia e dell’identità napoletana, ci racconta segreti e aneddoti di quel giorno, ospiti del professor Ludovico Brancaccio, attuale proprietario dello storico appartamento.
Intervista di Ciro Novellino, riprese e montaggio video di Vittorio Bernardo.

1º agosto 2026: si compie un percorso

Lì, sul palco della Rotonda Diaz, durante la festa organizzata dai tifosi per il Centenario del Napoli, a raccontare la storia e le vere origini del club partenopeo, ora che quasi tutti sanno che il 1º agosto del 2026 non accade nulla, e che il Napoli era già nato quando fu autorizzato dal CONI fascista a participare alla Divisione Nazionale.

La fine della A.C. Napoli e il principio della SSCN

Angelo Forgione – 11 maggio 1961. La A.C. Napoli è 14ma in una Serie A a 18 squadre e lotta per evitare la retrocessione in B.
Inutili i tentativi del Comandante Achille Lauro di risollevare la squadra in crisi ingaggiando uno psicanalista e poi esonerando l’allenatore Amadei e il direttore tecnico Cesarini.
I tifosi azzurri, che hanno sostenuto la squadra riempiendo il monumentale e nuovissimo stadio San Paolo, sono amareggiati. Un gruppo numeroso scende in piazza per chiedere una società più organizzata e traguardi più ambiziosi. C’è anche un cartello che ricorda al presidente-sindaco Lauro il suo slogan acchiappa-voti: “Un grande Napoli per una grande Napoli”.
A sostenere la protesta c’è pure ‘o ricciulillo, tale Gennaro Notarangelo, anche detto “il re di Forcella”, un capo storico del tifo azzurro degli anni Cinquanta allo stadio del Vomero, noto per i suoi giri di campo al fianco di un ciuccio bardato d’azzurro.

protesta_napoli_1961

Il Napoli perderà le restanti quattro partite e sarà scavalcato da Udinese, Lecco e Bari, finendo tristemente in B per la terza volta nella sua storia.

L’anno successivo, la squadra chiuderà il girone d’andata della Cadetteria nelle ultime posizioni, rischiando la C, e perciò Lauro chiamerà come nuovo allenatore Bruno Pesaola, allora allenatore della Scafatese in terza serie, con cui la squadra risalirà la china fino a raggiungere la promozione in Serie A e addirittura la conquista della Coppa Italia, passando alla storia come unica compagine ad aver conquistato il trofeo nazionale pur non militando nella Massima Serie.

Al ritorno in A, l’Associazione Calcio Napoli sarà immediatamente retrocessa. Oberata dai debiti, il 25 giugno 1964 sarà ricostituita come Società Sportiva Calcio Napoli, terza fondazione dopo quelle del 1922 e del 1926 per un club che tornerà in A l’anno seguente.