Angelo Forgione – Giusta ma spasmodica e strumentale difesa di Balotelli che, dopo il caso Boateng, non si rende conto di essere simbolo della blanda lotta all’intolleranza, verso i calciatori di colore e basta. È un obbligo per le Istituzioni del calcio, non una precisa volontà. È ormai chiaro che i cori domenicali ricchi di ignoranza storica che implorano il Vesuvio di lavare con il fuoco i colerosi napoletani non destano alcuna condanna, a parte qualche piccola sanzione pecuniaria sancita dal giudice sportivo quando qualche commissario di lega o qualche giudice di gara annota sul personale referto.
Il presidente della Federcalcio Abete, in vista del ritorno della nazionale italiana a Napoli (tra Settembre e Ottobre), ritiene che i fischi all’inno nazionale in occasione della finale di Coppa Italia a Roma del maggio 2012 non influiscono sulla decisione già presa. «I fischi all’Olimpico – ha detto Abete – sono censurabili ma non hanno alcun collegamento con l’atteggiamento della federazione verso la città e non possono far venir meno il rapporto con Napoli». Abete ignora o finge di ignorare che i fischi dell’anno scorso non piovvero dal cielo ma ebbero delle motivazioni concrete. E quelle motivazioni sono in parte riconducibili proprio all’atteggiamento della FIGC. Il limite è abbondantemente varcato e quella dimostrazione sembra non essere stata di lezione per i vertici del nostro calcio che continuano a considerare i napoletani degli stolti, snobbando il razzismo anti-napoletano e la rabbia che ne è scaturita. Poi finisce che partono i fischi e tutti di nuovo ad indignarsi.
Ci deve interessare marginalmente quale sia la schifosa mano armata dei criminali che oggi hanno distribuito sangue, dolore e lutto a Brindisi, nel Sud e in tutto il paese. Nessuna entità politica, economica o malavitosa era mai arrivata a colpire a freddo dei sedicenni all’esterno di una scuola, dove si insegna la cultura, l’educazione e la legalità. Al Sabato, di primissimo mattino, quando il mondo del lavoro dorme e il primo sole è di quei ragazzini col solo timore di un’interrogazione. Ciò che è accaduto oggi non colpisce chi lotta per il Sud ma colpisce la speranza nel futuro del Sud. Un futuro che oggi tutta l’Italia, un paese mai vivo e senz’anima, non ha più.