Sul “De Telegraaf”, l’abbandono della ricchezza di Napoli

“Napoli è un gioiello di città, non meno bella di Roma o Firenze. Ma…”

Il prestigioso quotidiano olandese “De Telegraaf” ha pubblicato un reportage di Maarten van Aalderen sull’abbandono e il saccheggio del patrimonio monumentale di Napoli, realizzato sul posto con il supporto di Angelo Forgione per il centro storico, di Antonio Pariante per la Napoli antica e di Umberto Bile per il complesso dei Girolamini. Di seguito è riportata la traduzione in italiano.

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L’abbandono delle antiche chiese di Napoli

NAPOLI, Sabato 9/11
Le più belle chiese e i monumenti di Napoli, che testimoniano il grande passato della città, abbandonati nell’indifferenza generale. Scuote la testa il giovane scrittore Angelo Forgione, un vero napoletano, indicando il soffitto del colonnato della Basilica di San Francesco di Paola in Piazza del Plebiscito. C’è una rete che dovrebbe evitare che i detriti crollino a terra.
Il famoso teatro San Carlo, che si trova dietro la curva, qualche anno fa è stato restaurato. A quanto pare, però, non a regola d’arte. «Guarda la facciata laterale. I primi pezzi di intonaco si sono già staccati», dice l’orgoglioso e attivissimo Angelo.
Non meno di duecento bellissime chiese si trovano nel vecchio centro storico, il più grande d’Europa. I restauri spesso durano molti decenni. Grandi chiese barocche sono state saccheggiate o vengono utilizzate come discarica. Anche la camorra le adibisce a deposito di stupefacenti e di armi. A volte c’è l’occupazione abusiva di intere famiglie o, senza autorizzazione, di abusivi che ne fanno luogo di commercio.
«Napoli ha più di 500 chiese, più di Roma. È una città unica al mondo. Ma non siamo assolutamente in grado di preservarle», dice Antonio Pariante. È presidente del comitato di Portosalvo, che si dedica alla conservazione e alla tutela del ricco patrimonio culturale della città. «Il centro storico è patrimonio dell’umanità. Il sindaco deve provvedere ad un piano di gestione. Se non è in grado di farlo, meglio uscire dalla lista Unesco».
Il 56enne napoletano mostra vecchi e affascinanti quartieri come San Lorenzo, San Giuseppe e Forcella. La nostra attenzione è rapita. Napoli è un gioiello di città, non meno bella di Roma o Firenze. Ma durante il percorso, incontriamo chiese sbarrate.
«A volte le sbarra la criminalità organizzata che usa le chiese abbandonate per nascondere qualcosa», dice Pariante. «Ma vogliamo che riaprano. È importante che la ricchezza culturale delle chiese sia accessibile a tutti, in modo da conoscere la nostra storia».
Forcella, è il fortino della camorra. Attraversiamo strade strette e buie. Visitiamo la Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca, una chiesa barocca con affreschi e tele di Giacinto Diano, una delle più grandi chiese di Napoli. Ma dal terremoto del 1980 è chiusa e non ci sono soldi per il restauro. C’è una vasca da bagno rotta con la spazzatura dentro. Pezzi di recinto di marmo della chiesa sono stati rubati.
A trenta metri di distanza si trova una chiesa la cui parte superiore è abitata abusivamente. Poco dopo spunta un negozio di scarpe. «Che non dovrebbe esserci, perché è ufficialmente ancora una chiesa. Al commerciante non è mai stata concessa in licenza». Quando finalmente troviamo una chiesa aperta, vediamo all’interno poche persone che pregano ad alta voce. «Una bella chiesa, ma spogliata di oggetti. Ceramiche, pezzi di marmo, affreschi, sculture, oggetti di valore che vengono venduti al mercato nero».
Il furto è un problema noto a Napoli. Umberto Bile, responsabile della conservazione e della custodia giudiziaria del complesso religioso dei Girolamini, racconta ciò che ha fatto il suo predecessore: «Ha rubato molte migliaia di libri antichi di inestimabile valore dalla preziosissima biblioteca. Fortunatamente, ne sono stati ritrovati 3000. La maggior parte erano a Monaco di Baviera».
Bile deve provvedere alla cura di tutto il complesso. «Non ci sono soldi per la manutenzione. Per mesi siamo andati avanti senza luce. Ho dovuto imporre ai visitatori un biglietto d’ingresso, così almeno possiamo pagare le bollette».

Una giornata con Maarten van Aalderen per raccontare Napoli

Angelo Forgione – Raccontare Napoli, per uno come me, è come far eruttare il Vesuvio. Ma quando capita di raccontarla ad un prestigioso collega che ti ascolta con curiosità, e sai che, se riuscirai a fargliela capire nella sua complessità, lui cercherà di farlo coi suoi lettori, la passione diventa missione.
Ho incontrato Maarten van Aalderen, corrispondente del prestigioso quotidiano olandese “De Telegraaf”, inviato per indagare sulle condizioni di degrado che attanagliano il centro di Napoli. Maarten è uno studioso della cultura italiana e la racconta al suo paese. È perfettamente integrato nel nostro, vivendo a Roma da più di 20 anni. Paolo Mieli lo ha definito “giornalista ideale per condurre se stesso e i suoi colleghi ad una visione del nostro Paese moderna, all’occorrenza critica ma anche libera da stereotipi e pregiudizi”.
Non so cosa scriverà sul suo reportage ma mi piace raccontare delle ore trascorse con lui camminando lungo la storia di Napoli, non solo fisicamente. Ancora una volta ho avvertito la profonda curiosità di uno straniero nei confronti della nostra città, una maggiore voglia di decifrarla rispetto a tanti connazionali e alla diffusa superficialità. Ed è stato gratificante.
Maarten giunge a Napoli con la moglie, toscana. Entrambi con diverse visite napoletane sulle spalle. Non hanno pregiudizi, ma solo belle sensazioni e tanti interrogativi. Lui, nel suo lavoro, non ha alcuna intenzione di speculare sugli aspetti più superficiali della nostra realtà. Al Gambrinus, il caffé di benvenuto è d’obbligo, e da li parte il nostro minitour, dalla Piazza del Plebiscito abbandonata fino al fascino antico dei Decumani. Gli parlo della nostra Storia, della nostra Cultura, cercando di fargliele comprendere nella loro eccezionalità… perchè in fondo sono Storia e Cultura che appartengono ad ogni cittadino europeo e del mondo, che non sarebbe ciò che è senza quel che Napoli gli ha dato. Appartengono anche a lui, e a sua moglie. Lo dice l’UNESCO, e io lo dico a lui, con argomenti interessanti e convincenti. Gli spiego cause ed effetti del nostro declino; gli racconto il nostro degrado, monumentale e intellettuale. Con la sofferenza e la forza dell’orgoglio ad animare le mie parole.
Per indagare sul nostro mondo, Maarten e Signora hanno altri “rassicuranti” incontri cui  lascio serenamente il testimone, conoscendone la mia stessa passionalità. Al nostro saluto, proprio di fronte la targa celebrativa dell’UNESCO in Piazza del Gesù, leggo nei miei interlocutori la sensazione in loro di aver iniziato a decifrare un universo che già conoscevano ma che, ne sono certo, gli risultava fino ad oggi indecifrabile.
«Grazie, sei stato preziosissimo, interessante. Se ci fossero più persone come te, le cose in Italia andrebbero meglio». Questo è il saluto dei miei nuovi amici, perché tali sono diventati. Non più semplici curiosi ma persone che hanno voluto capire la mia visione della città, quindi me. E hanno voluto capire Napoli, provandoci ancora una volta.
Nel tardo pomeriggio mi sincero che il loro piccolo viaggio nella napoletanità sia stato appagante e produttivo. Loro sono sul treno di ritorno per Roma. Maarten ha un tono sereno, rilassato, felice; il tono di chi ha sfruttato al meglio un giorno della sua esistenza per capire una parte del mondo che è mondo essa stessa. Mi dice che stava appunto riflettendo con la moglie: «Siete persone straordinarie, siamo rimasti tanto colpiti. È stata una giornata stupenda per noi. Grazie di cuore».
Grazie a te Maarten per aver ascoltato Napoli. Da collega serio e colto, hai sicuramente fatto egregiamente il tuo lavoro, traendone spunto per arricchimento personale. Sicuramente i tuoi connazionali in Olanda leggeranno un bell’articolo, nonostante tutto. Ne sono certo.

Stereotipi su Napoli e Sud in Olanda

Un paio di esempi di luoghi comuni che colpiscono Napoli e i meridionali giungono dall’Olanda.
Il primo lo suggerisce Giuseppe C. con una foto da lui stesso scattata ritraente una vetrina di un negozio di oggettistica di Amsterdam in cui è esposto un cartonato su cui è ben visibile la splendida Galleria “Umberto I” di Napoli. Ma non è una lusinga alle nostre bellezze bensì la pubblicità di un portafoglio di sicurezza che consente di proteggere le carte di credito, ma anche le banconote, in un involucro rigido dotato di una leva che ne consente l’espulsione dal basso. Un sistema per evitare che, nei luoghi affollati, i professionisti del borseggio riescano ad impadronirsene infilando le mani nelle tasche con maestria e scaltrezza. Solo che, oltre ad essere perfettamente inutile (i borseggiatori sfilano l’intero oggetto e non il contenuto), questo prodotto di un’azienda olandese è anche corredato da una immagine pubblicitaria che comunica in maniera pregiudizievole una descrizione poco lusinghiera di Napoli. Il pay-off “protect your cards” su di essa non lascia spazio ad equivoci.
Il secondo stereotipo viene fuori da un servizio trasmesso da “Ballarò” (anche questo segnalato copiosamente) circa l’aumento dell’IVA in Olanda, paese che ammortizza serenamente la tassazione con una sempre costante crescita della propria economia, come invece non è capace di fare l’Italia. Un commerciante dichiara il suo altissimo reddito e si vanta di raggiungerlo con il lavoro incessante, quello che non appartiene indovinante un po’ a chi?! Anche in questa, come in tante altre circostanze, la televisione italiana ha ritenuto di poter lasciare una simile frase nel montaggio, fomentando indirettamente il pregiudizio. E ci risiamo.
Inutile dire che Amsterdam non è certo il paradiso della sicurezza per i turisti e che li non esiste una questione meridionale. Ma i luoghi comuni, evidentemente, si.