Terra dei Fuochi, pozzi e terreni dissequestrati a Caivano

Angelo Forgione Ho dato il mio contributo culturale al Festival del Pomodoro di Caivano dello scorso 24 ottobre e alla Task Force Pandora della Dottoressa Paola Dama per denunciare la cattiva informazione e gli eccessivi allarmismi sulla produzione agro-alimentare in Campania. E proprio a Caivano, nei giorni scorsi, sono stati dissequestrati dalla Procura di Napoli dei pozzi e degli ettari coltivati di terreno posti sotto provvedimento giudiziario nel novembre del 2013. L’ipotesi di reato era quella di “avvelenamento delle acque dei pozzi” con conseguente “avvelenamento delle colture ivi effettuate destinate all’alimentazione umana”. Nelle acque irrigue era stata rilevata la presenza di fluoruri, manganese, arsenico, ferro e solfati. Ebbene, si trattava di concentrazioni di origine naturale, ritenute pericolose all’epoca per l’assenza di norme nazionali per i terreni e per le acque per irrigazione e per la mancata pubblicazione dei valori di fondo naturale delle stesse matrici ambientali da parte della Regione Campania.
Terreni bollati subito come avvelenati, e prodotti della Campania immediatamente ma immovitivamente boicottati. Poi intervenne la Cassazione a decretare che invece verdure e ortaggi erano sani, ma il danno era fatto. Il clamore mediatico aveva già pesantemente bombardato e messo in ginocchio un intero comparto.

caivano_dissequestroIl messaggio è da ribadire ancora: l’ecosistema biologico rende le piante autodepurative, cioè capaci di assorbire ciò che gli serve e non tutto quello che si trova nel terreno. I loro frutti assimilano in modo selettivo e tendono a rifiutare inquinanti e sostanze in eccesso.
La vera responsabile dell’incidenza tumorale, più alta che altrove nelle province tra Caserta e Napoli, è l’aria che vi si respira, ed è quello il grande problema, ancora esistente, della Terra dei Fuochi.

Fiume di gente ad Aversa contro Campania avvelenata

aversaFranco Spinelli per LivioTV “Quando poi tratta di scegliere e di andare…te la ritrovi tutta con gli occhi aperti chè sanno benissimo cosa fare”, mai parole furono più appropriate, perché è in momenti come questi che la gente fa la “storia” come cantava De Gregori nella famosa canzone.
Un’autentica marea umana si è riversata nelle strade di Aversa per partecipare al grido di dolore lanciato nei giorni scorsi dal social network facebook: “la mia terra è avvelenata!”. All’appello hanno risposto migliaia di cittadini, molti i giovanissimi, provenienti da tutta la provincia di Caserta e da quella di Napoli. Nessuna sigla coinvolta nell’organizzazione dell’evento, nè partiti nè associazioni, un esempio lampante della capacità di “autorganizzazione dal basso” della nostra gente che troppo spesso, e incautamente, viene definita come sciatta e dedita ad atteggiamenti omertosi. L’indignazione è stata espressa con un lungo silenzio lungo tutto il percorso, dal Parco Pozzi all’Arco dell’Annunziata (Porta Napoli). Indignati per le emergenze ambientali e sanitarie che interessano gran parte del territorio campano – e che le istituzioni dimostrano di non voler prendere seriamente in considerazione – i cittadini di questa sventurata porzione di Terra di Lavoro hanno finalmente deciso di lanciare un messaggio forte alla camorra e alle istituzioni. Da tutte le parti un coro unanime: subito le bonifiche! Ovvio che non basta una, seppur straordinaria, manifestazione a risolvere il problema. E’ un passo importante, ora tocca a tutti essere costanti nel discutere e portare a conoscenza del problema ambientale una sempre più vasta fetta di popolazione. Siamo sulla buona strada. Non demordiamo!