Il Rapporto Svimez 2017 conferma: il Sud non è palla al piede

Angelo Forgione Un mese fa, a Quinta Colonna, dati alla mano, dissi che il Sud non è affatto palla al piede del Nord, parlando di interdipendenze tra le due parti del Paese che finiscono per favorire l’economia settentrionale, nonostante il passivo nordico dei trasferimenti statali e dai residui fiscali.
Il Rapporto SVIMEZ 2017, oggi presentato a Roma, conferma e rafforza la realtà nascosta. La stretta interdipendenza tra Sud e Nord sta generando una crescita dei vantaggi settentrionali.
Nel rapporto si legge appunto che “la visione che identifica semplicisticamente i residui fiscali negativi delle regioni meridionali con lo spreco di risorse pubbliche indebitamente sottratte al Nord, infatti, non solo non è dimostrata dalle evidenze empiriche ma è parziale. L’interdipendenza tra le economie del Nord e del Sud implica anche corposi vantaggi al Nord nella forma di flussi commerciali, essendo ancora il Mezzogiorno un importante mercato di sbocco della produzione settentrionale: la domanda interna del Sud, data dalla somma di consumi e investimenti, attiva circa il 14% del PIL del Contro-Nord”. Inoltre, i trasferimenti statali si sono ridotti del 10% tra il 2012 e il 2014, e quasi la metà ritornano al Settentrione. Mettiamoci pure che con la raccolta del risparmio negli sportelli bancari del Sud si coprono i finanziamenti fatti alle aziende del Nord. Infine, 200mila laureati del Sud vanno via, per un vantaggio del Centro-Nord stimato in 30 miliardi. Senza dimenticare la spesa per migrazione sanitaria.
Nessuna novità, solo conferme.

Il mio intervento a ‘Quinta Colonna’:
https://www.facebook.com/AngeloForgioneOfficial/videos/10154874884335423/

Rapporto SVIMEZ 2017:
http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2017/2017_11_07_linee_app_stat.pdf

videoclip / NORD PALLA AL PIEDE

videoclip (consigliato!) / NORD PALLA AL PIEDE

modello di sviluppo italiano e cause del sottosviluppo del paese

Angelo Forgione – Qualcuno si è mai chiesto perchè durante le festività consumistiche il mercato è invaso da panettoni, pandori e colombe? È ora di raccontare la verità! Non è più possibile ascoltare in TV e leggere sui giornali che il Sud è la zavorra che fa affondare il paese quando è di fatto la parte che paga di più la crisi ed è spremuto come un limone.
Certo… le banche. La crisi finanziaria che subisce tutto il pianeta è colpa loro; ma perchè in Italia le cose vanno peggio? Semplice: perchè la finanza si è sommata all’economia. E la crisi economica arriva da lontano.

L’accusa è sempre la stessa: Sud parassita che beneficia di trasferimenti statali per 45 miliardi di euro annui, che non produce e che assorbe risorse. Questo è quello che si ascolta continuamente, ma nessuno dice che il Nord ne ricava in termini maggiori con un flusso di ritorno pari a 63 miliardi dal Sud al Nord. Da dove arrivano? Dagli acquisti delle merci delle aziende settentrionali che invadono il mercato meridionale. E la cifra potrebbe lievitare con il costo dell’emigrazione intellettuale e sanitaria.
Il calcolo è semplice: 63 – 45 = 18 miliardi di euro/anno distribuiti al Nord. I dati non sono aleatori ma forniti da economisti di spessore come Paolo Savona (Fondo Interbancario Tutela Depositi) e Luca Bianchi (SviMez) che configurano il sistema produttivo italiano impostato su un Nord che produce per un Sud che acquista.
Così la parte produttiva del paese, per trattenere a sé la maggior quota della ricchezza prodotta, invia denaro al Sud e nasconde dietro il dogma leghista del parassitismo meridionale due vantaggi fondamentali per la propria economia: tagliare fuori dal mercato il Meridione per sottrargli reddito e occupazione, due piccioni con una fava. Ruolo fondamentale è anche quello delle mafie cui non si pone un vero contrasto perchè utili ad indebolire la valida imprenditoria del Sud. E in questo quadro, grosse colpe hanno i politici meridionali, nella maggioranza asserviti a determinate logiche.
Questo sistema è però fragilissimo perchè la ricchezza di un paese va distribuita per mantenersi stabile e semmai crescere, e se c’è una parte che vende e un’altra che acquista, in presenza di crisi finanziarie come quella in corso che si somma a quella economica ormai cronica, il potere di acquisto in calo al Sud fa crollare anche il potere commerciale al Nord. L’Italia è una ma di fatto configurata in due aree non amalgamate ma intrecciate da questi flussi, e il crollo di chi paga è automaticamente il crollo di chi incassa. «Metterci le mani – secondo Paolo Savona – potrebbe causare un danno irreversibile al modello di sviluppo predeterminato».
Ecco spiegato il motivo per cui non si è mai posto, non si pone e non si porrà rimedio alla cronica questione meridionale che nasce con l’Italia. Ecco perchè l’assioma del Sud-zavorra va smontato e sovvertito, individuando nel Nord il vero problema del mancato sviluppo del paese, la causa di un egoismo che fa male a tutta l’Italia.
La verità è che, nonostante si sbandieri il contrario, sono davvero poche le aziende settentrionali davvero competitive da poter “saltare” il Mezzogiorno che resta di fatto il mercato preferito. Tant’è che, a fronte dei 63 miliardi di deflusso dal Sud-Italia, si contano solo 13 miliardi dall’estero.
“Report” e “Presadiretta” hanno provato a farlo capire agli italiani, e sono stati i soli. Ma altrove è tutta una propaganda filo-leghista e una congiura del silenzio che devia artatamente la discussione dei veri problemi. Il videoclip mostra un collage audiovisivo che mette insieme un filo logico per raccontare la verità nascosta e le menzogne che l’opinione pubblica non solo non riconosce ma sostiene, facendo il gioco di chi le racconta.