Albero in galleria, felici di aver contribuito ad interrompere una triste “tradizione”

Albero in galleria, felici di aver contribuito ad interrompere una triste “tradizione”

A pochi giorni dal Natale, sembra proprio di poter dire che una brutta “tradizione” napoletana sia stata interrotta. L’albero dei desideri (foto allegata), l’icona natalizia in “Galleria Umberto I”, è ancora al suo posto a differenza degli scorsi anni caratterizzati dai rituali furti.
Merito soprattutto del presidio 24 ore su 24 della polizia municipale istituito la scorsa primavera quando V.A.N.T.O. e i commercianti della galleria trovarono l’appoggio del consigliere comunale Raffaele Ambrosino. Ne scaturì un emendamento che fu votato in consiglio comunale, al quale seguì il ripristino del sistema di videosorveglianza.
Fu proprio il furto dello scorso anno, a cui fu fatta seguire l’esplosione di un forte petardo la notte di Capodanno, ad accendere il dibattito che coinvolse anche il Presidente della prima Municipalità Fabio Chiosi nella richiesta di chiudere i varchi nelle ore notturne con delle cancellate, proposta poi bocciata dalla Soprintendenza.
Proprio un anno fa V.A.N.T.O. appose sul vaso riverso sul pavimento un messaggio diretto agli autori del furto, in cui era scritto un eloquente “SIETE IL NOSTRO CANCRO” (vedi servizi dei TG nazionali nei video in basso).
Non è certo una vittoria per la città dover ricorrere alla sorveglianza di un monumento e di uno spazio pubblico ma almeno una brutta figura, forse, è stata evitata. E questo dimostra quanto sia fondamentale la prevenzione in una città come Napoli dove, ad esempio, le strade storiche principali sono invase da mercanzie di ogni genere e lenzuola bianche davvero poco decorose.

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Il “rituale” furto dell’albero di Natale degli scorsi anni

L’inaugurazione della vigilanza h24 della scorsa primavera

L’esplosione di un petardo nella notte dei Capodanno 2010

Arredi della Reggia di Caserta venduti all’asta

Arredi della Reggia di Caserta venduti all’asta

Il saccheggio delle Regge borboniche

di Angelo Forgione

La spoliazione delle splendide Regge Napoletane, le Reali Delizie Borboniche, prosegue senza freno e in silenzio. Secondo la denuncia di Luigi Andreozzi, un collezionista e cultore di storia napoletano, alcuni arredi della Reggia di Caserta sarebbero stati venduti all’asta tra il 2002 ed il 2007 dalle case internazionali Christiès e Sotheby’s.
Andreozzi, è certo di aver individuato gli oggetti venduti: vasi in porcellana, piatti, e mobili di ogni genere. Tutti oggetti catalogati nei cataloghi d’arte venduti dalle librerie antiquarie. Le aste nelle quali sarebbero stati venduti gli oggetti si sono svolte a Milano nel novembre 2002 e nel dicembre 2006 ed a Londra nel marzo 2007.

«Le porcellane appartengono alla Real Fabbrica Ferdinandea (1771-1806), come indicano le stesse didascalie dei cataloghi delle case d’aste – afferma Andreozzi – e come gli altri arredi erano destinati alla Reggia di Caserta. Parte degli oggetti venduti, secondo quanto riportato dai cataloghi, sarebbero appartenuti ad un collezionista di Milano. Non ci sono in circolazione solo oggetti provenienti da Caserta – aggiunge il collezionista – ma anche dalla Reggia di Portici, che negli anni è stata spogliata. Non si può continuare ad assistere a questo scempio, con il nostro patrimonio artistico che viene depredato e venduto all’asta».
Uno scenario inquietante che confermerebbe quanto in realtà è sotto gli occhi di tutti. Le Regge Napoletane perdono pezzi e nessuno vigila. Non solo Caserta e Portici; su tutti il caso angosciante della Real Tenuta di Carditello che cade a pezzi dopo essere stata spogliata di tutti gli arredi e non si trova la soluzione per un suo recupero.
Dall’unità d’Italia in poi questo è il destino delle dimore borboniche. Furono proprio i Savoia ad inaugurarne il depauperamento trasferendo i più begli arredi di Caserta nelle regge sabaude. La prima a denunciarlo, a molti anni di distanza, fu la regista Lina Wertmuller in occasione della realizzazione del film “Ferdinando e Carolina”. «Quando verificammo le ambientazioni della Regge borboniche – disse la regista – le trovammo mal riarredate dai Savoia in maniera tardo-ottocentesca, gli arredi erano tutti cambiati rispetto alle testimonianze del periodo di Napoli Capitale. Per somma beffa ritrovammo gli arredi originali a Torino, nelle regge dei Savoia».
Persino il Quirinale è stato arricchito con pezzi del Real palazzo di Caserta. Su tutti il gruppo scultoreo del parco della Reggia di Caserta che i Savoia trasferirono nei giardini del palazzo romano, dando vita a quella che oggi è la “Fontana dei Bagnanti” anche detta, non a caso,  “Fontana di Caserta”.
Le regge Napoletane perdono pezzi mentre Venaria Reale risplende e fa da cornice alle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Eppure il Governo ha drasticamente tagliato i fondi per la cultura e la tutela del patrimonio artistico e monumentale è al collasso. I conti non tornano, e neanche gli arredi.

Veduta della “Fontana di Caserta” al Quirinale