La dissanguata città dei sangui

Angelo Forgione – E prodigio fu compiuto! Penso che la ricorrenza di san Gennaro trascenda la religione e si insinui nell’identità del popolo napoletano perché da sempre questo popolo avverte lo scollamento da chi governa, e urla a “Faccia gialla” la propria speranza di soluzioni.
L’omelia del Cardinale di turno (Sepe da 12 anni) è inevitabilmente stuccevole, più o meno sempre la stessa, ricalcabile anno su anno. Un duplice appello, sangue sciolto alla mano, ad arrestare il sangue che scorre nelle strade e a creare lavoro per fermare l’emorragia di giovani. E questo rende di Napoli città di un’eterna attesa, sospesa tra speranza e fatalismo, ingredienti che spengono la progettualità e sui quali la politica nazionale impernia il mantenimento dello status quo. Non sono serviti ben sei ministri dell’Interno di origini napoletane e campane, tra il 1988 e il 1999, a ridurre il fenomeno criminale.
La grande metastasi, la camorra, non regredisce, e non regredisce perché è ammortizzatore sociale senza il quale una provincia così popolosa, alla quale non è dato sviluppo, diverrebbe una pericolosa polveriera sociale. E poi l’illegalità diffusa e il fievole senso civico, altri tumori che non possono essere attribuiti solo a chi muove i fili del palazzo. Il riscatto incarnato da san Gennaro dipende anche da una mentalità collettiva di popolo che non c’è, da un’idea di città che non esiste e dall’amore per un magnifico luogo troppo spesso maltrattato anche da chi si appella al Santo.
Mentre il sangue di Gennaro si scioglie, e non solo il suo, la città resta sempre raggrumata, ferma nel suo percorso verso la modernità, unicamente a specchiarsi nella sua bellezza sfregiata. Napoli, solida e immobile, ha bisogno di iniziare a sciogliersi! È ormai necessario.

I due difetti dei napoletani

I due difetti dei napoletani

Blandizzi e le battaglie per i diritti

di Tania Sabatino per “IL DENARO” di Sabato 4 Febbraio 2012

La forza della musica serve anche a parlare dei problemi dell’attuale società e delle possibilità di sviluppo e di rilancio del capoluogo partenopeo.
È stata un’occasione anche per fare questo il miniconcerto live acustico del cantautore partenopeo Lino Blandizzi, svoltosi martedì 31 gennaio alla Mondadori Centro Napoli della storica piazza Trieste e Trento, angolo via Nardones.
A ripercorrere, assieme al cantautore, le varie tappe della sua carriera ultraventennale Piero Antonio Toma, giornalista, scrittore, saggista e anche autore insieme a Blandizzi di brani come “Acqua” (diventata la colonna sonora della battaglia, condotta da padre Alex Zanotelli, contro la privatizzazione di un bene così prezioso) e “Vieni donna del Sud”, una denuncia dei diritti negati alle donne in tante parti del mondo.
“L’appello che lanciamo con questo brano – sottolinea Tomaper la salvaguardia e l’affermazione dei diritti non è rivolto direttamente alle donne, che pure sono le protagoniste del pezzo, ma alle istituzioni che si occupano dell’accoglienza”.
I brani che hanno animato la serata sono riuniti nell’album “Il mondo sul filo”, frutto della collaborazione con l’etichetta Clapo/Edel. A contraddistinguerli un comun denominatore: la denuncia “dell’incomprensibile indifferenza”, come la definisce lo stesso Blandizzi, che attanaglia quest’epoca, dove si è “impassibili di fronte ad un mondo che va in malora” spogliato di ogni valore. Per “scuotere le coscienze”, quindi, arrivano questi undici brani, caratterizzati da toni duri, che non utilizzano metafore e giri di parole.
Emblematica, poi, la canzone “Il mondo scoppia”, che appare rappresentativa di tutto l’album quando dice “Scoppia il mondo scoppia… lo stiamo lasciando cadere a pezzi… il rispetto per se stessi non c’è più…”.
Unica canzone in dialetto “Vierno Vattenne”, una poesia di Luigi Compagnone, musicata dal cantautore. Un modo per promuovere la cultura e valorizzare l’autentica napoletanità.

Una napoletanità che, per riscoprire la sua anima più vera ed autentica e per declinare il suo futuro secondo la voce sviluppo, deve liberarsi da due mali: “l’individualismo ed il pagnottismo”, come ribadisce, durante la serata, il giornalista Angelo Forgione che “quotidianamente prova a combattere tutte le ingiustizie che Napoli subisce”, come sottolinea Blandizzi.
Intenso l’omaggio all’amico Sergio Bruni con “Ma dov’è”, romanza interpretata in duetto con lo stesso Bruni ed ultimo lavoro discografico del maestro.

.

.

Cornacchione: «Sono stato frainteso»

Cornacchione: «Sono stato frainteso»

botta e risposta con l’artista di origine molisana

Di seguito, la precisazione di Antonio Cornacchione circa il suo sketch intriso di citazione negative su una Napoli che c’è.

Gentili Signore e  gentili Signori c’è stato un fraintendimento: Mi scuso e lo faccio volentieri, ci mancherebbe altro.
Mi spiace che il senso dello sketch non sia arrivato. L’intenzione non era denigratoria, tutt’altro. Dire che per Napoli  ‘a nuttata non è passata mi sembra ancora  oggi doveroso e necessario proprio per quelli che amano Napoli e si meriterebbero di vivere in una città diversa.  Vedere la situazione spiacevole è il primo passo per migliorare.
Sono il primo tifoso di Napoli perché so come era e come potrebbe essere di nuovo. Questo è il mio augurio. I problemi vostri sono di tutto il resto d’Italia.
Forza Napoli. (nel senso della città, perché purtroppo sono anche juventino).
Antonio Cornacchione

Caro Antonio,
chi Le scrive L’apprezza dal punto di vista artistico. Lei ha detto una cosa sacrosanta, “i problemi di Napoli sono di tutto il resto d’Italia”. Ma nel senso che sono comuni a tutta l’Italia, non che ciò che accade a Napoli sia un problema per tutto il paese.
Detto questo, non contestiamo la discussione di certi problemi reali ma il tiro al bersaglio continuo di una certa comicità nei confronti di Napoli, e mi riferisco anche a molti “artisti” napoletani che svendono la loro città per un tornaconto personale dettato da esigenze di audience.
Noi la nostra situazione la vediamo eccome, e da questo movimento partono non solo richieste di rispetto come quella che ha ricevuto Lei ma anche decisi e forti attacchi alle istituzioni locali e nazionali che hanno messo questa città al guinzaglio, e anche a una certa società (in)civile che ha perso amore per la propria terra.
Avremmo bisogno di aiuto, solidarietà, anche dal mondo dello spettacolo che invece, con simili performance, non fa altro che danneggiare l’immagine dei napoletani agli occhi della sottocultura italiana che certo non ragiona su determinate cose ma non aspetta altro che riderci su.
Se vogliamo denunciare i problemi di Napoli dietro una risata facciamolo anche per Roma, Milano, Torino, etc. che certo non se la passano molto meglio di Napoli.
Cordialmente.
Angelo Forgione
  .

videoclip / Cornacchione (e non solo) dopo Brignano

videoclip / Cornacchione (e non solo) dopo Brignano

per uno che si migliora, tanti peggiarono con la risata che fa male

Angelo Forgione – Della rettifica di Enrico Brignano al suo brillante sketch sulle inflessioni dialettali italiane si è già parlato. Davvero divertente quando, scorrendo da nord a sud della penisola, cambiava la cadenza territoriale. Ma, arrivato a Napoli, qualche luogo comune di troppo aveva irritato oltremisura, anche perchè per gli altri italiani non se n’erano sentiti.
Copiose furono le email di protesta inviate da tanti Napoletani al bravo artista romano, alcune delle quali trovarono risposta per voce del suo manager. Le rimostranze fruttarono evidentemente una modifica dello sketch, finalmente godibile appieno.
La versione “auto-censurata” del monologo dialettale è andata in scena durante lo spettacolo “Tu vuò fa l’americano” su Rai Uno del 4 Marzo ’11, di cui Brignano fu ospite. Lo show, realizzato a New York, ebbe tra il pubblico tanti italiani emigranti, specialmente Napoletani, che sicuramente non avrebbero gradito la versione originale.
Il 22 Novembre scorso, Nicola Savino in diretta nazionale radio e tv su “Deejay” ha parlato della videodenuncia di V.A.N.T.O. sottolineando la differenza culturale tra le performance di Brigano e del maestro Proietti, elogiando il secondo.
Chiaramente, Brignano, che è un bravissimo artista, è stato preso ad esempio di un modo pernicioso di fare spettacolo nel nostro paese, in funzione della formazione culturale dell’intera nazione che da 150 anni denigra Napoli e il meridione tutto. Modo spesso e volentieri assimilato supinamente dagli stessi comici e cabarettisti Napoletani che, una volta saliti sui palcoscenici nazionali, dimenticano che la facile risata su mali e difetti di Napoli è si un’esigenza (spesso dettata da chi li invita) per il proprio successo ma anche un tradimento per la propria napoletanità, qualora ne siano davvero ambasciatori. Brignano non è colpevolizzato perchè apprezzato. C’è infatti chi fa di peggio in tanti programmi televisivi conditi di messaggi negativi nascosti dietro l’umorismo. Prova ne sia l’insistenza di “Colorado Cafè“, ma anche il nuovo esempio documentato del bravo Antonio Cornacchione che, una volta decaduto il suo bersaglio politico preferito, non ha saputo fare di meglio che giocarsi il prevedibile jolly.

contatto Antonio Cornacchione: stefaniacornacchione@libero.it
contatto Colorado Café: michele.totti@coloradofilm.it