ESCLUSIVO – Il chiarimento della Gialappa’s Band

Incontro telefonico con Marco Santin del trio vocale al centro di una burrasca

Angelo Forgione – Bufera sulla Gialappa’s Band dopo il commento all’esibizione di Rocco Hunt a Sanremo. La battuta alla richiesta di alzare le mani del giovane artista salernitano e, soprattutto, quel «ma chi se ne fotte delle terra dei fuochi» ha aperto il fuoco contro Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci, le tre voci che da anni regalano sorrisi con la loro comicità dissacrante. Stavolta qualcosa è andato storto. Può succedere a chi, da un trentennio, lavora con le parole su un canovaccio ma senza un copione scritto. La protesta è partita subito tramite i social network, anche con toni eccessivamente accesi e persino minacce decisamente condannabili. Ho immediatamente detto la mia: nessun razzismo, ma su certi temi sarebbe meglio non scherzare, e quella non è stata una battuta riuscita ma un fortuito “autogollonzo” che ha urtato la suscettibilità di tanti cittadini di una terra stremata e stanca per mille motivi. La guardia è ormai molto alta, ma non deve tradursi in accuse prive di contenuti, insulti e intimidazioni che neanche la solidarietà di buona parte del pubblico della Gialappa’s ha potuto neutralizzare.
Marco Santin, a nome del trio, ha sentito la necessità di contattarmi telefonicamente per andare oltre il vespaio creatosi su facebook e chiarire l’accaduto.

A. F.: Un bel pasticcio, ragazzi. Ho detto subito che quella sulla terra dei fuochi non era una battuta razzista benché inopportuna, ed è chiaro che stavate esternando con il vostro stile scanzonato l’eccessivo buonismo – dal vostro punto di vista – del testo della canzone di Rocco Hunt. Potevate risparmiarvela, ma dal momento che in tantissimi non hanno compreso il senso della vostra ironia, volete spiegare il senso di quell’uscita?

M. S.: Il senso della nostra uscita riguardo alla canzone di Rocco Hunt, al primo ascolto, era di stupore perché arrivava da un rapper, e i rapper sono solitamente pronti alla protesta. È su quello che abbiamo fatto le nostre considerazioni. Il famoso «la terra dei fuochi… ma chi se ne fotte» era come interpretare il messaggio della canzone e doppiare idealmente Rocco. Qualcuno poi ha messo in rete uno spezzone audio che è solo una parte di quello che abbiamo detto, ma noi prima avevamo detto «questo è il rapper dello sticazzismo… tra poco la protesta la faranno i Peppino di Capri». Mai e poi mai avremmo potuto dire che non ce ne importa della terra dei fuochi, visto che ce ne stiamo occupando con Le Iene. Ma tutto questo è successo in diretta al primo ascolto di venerdì, mentre invece nella serata finale di sabato, risentendo il pezzo, due di noi hanno pure detto che in fondo il messaggio della canzone era un sogno, e ci poteva stare. Ecco, è forse il caso di chiedere scusa a Rocco per avergli messo in bocca parole che non direbbe mai.

A. F.: E quella battuta sui compari scippatori di Rocco Hunt pronti al raid? Ammettetelo, era banalissima, trattandosi di un meridionale.

M. S.: La battuta sul compare di Rocco l’ho fatta io e ne ho già spiegato la genesi. È nata perché lui ha detto «alzate entrambe le mani» e mi è venuta spontanea, ma ti posso assicurare che l’avrei fatta anche se lui fosse stato di Parigi, Oslo, Milano o Torino. Non è la battuta più divertente della storia perché un po’ banale, si, ma neanche una battuta che possa giustificare la rivolta. Infatti non credo, leggendo i vari commenti, che il problema fosse quella battuta.

A. F.: A tre giorni dall’accaduto, con tutto quello che avete letto e sentito, credo che abbiate percepito che, tra esagerazioni e toni più moderati, a Napoli e in Campania c’è qualche nervo scoperto. Insomma, c’è un bel po’ di gente che s’è stufata. Lo percepite dal vostro osservatorio milanese?

M. S.: Personalmente, sapevo già da tempo che in Campania c’è più di qualche nervo scoperto perché ho molti amici a Napoli e dintorni. E se posso dire un mio parere, hanno perfettamente ragione ad essere arrabbiati.

A. F.: Mi tocca farvi una scontata citazione. C’è un grande artista mai scomparso che si chiama Massimo Troisi, il quale non umiliava la sua gente scherzando sui luoghi comuni ma ci giostrava a suo favore per inviare messaggi sociali, da napoletano e meridionale stanco di una certa visione stereotipata. Avete pensato che forse la canzone di Rocco Hunt, pur nella sua semplicità, contenga un messaggio non buonista ma normalista, nel senso che rivendichi il diritto alla normalita? Fermo restando che i problemi sono grossi, voi che stimolate il buonumore, credete che si possa essere positivisti quando si parla della Campania o si deve per forza comunicare la Gomorra?

M. S.: Ovviamente, come ci hanno insegnato non solo Massimo Troisi ma anche Totò, certo che si può affrontare i vari argomenti con leggerezza anche scherzandoci su… e loro erano talmente grandi che riuscivano a farlo in maniera impeccabile. Due grandi maestri come ho già detto in tantissime interviste nel corso della nostra carriera.

A. F.: Facile capire l’equivoco, ma credo che l’esperienza vi basti per capire che non è il caso di scherzare sulle tragedie. Insomma, “mai dire chi se ne fotte”.

M. S.: Appunto, mai diremmo chi se ne fotte di un tema del genere.

A chi fa ridere la puzza di Napoli che non c’è?

Infelice battuta di Francesca Reggiani nei panni di Sophia Loren alla trasmissione radiofonica Ottovolante di Radio 2 del 12 ottobre. «Napoli? Quanto è bella Napoli, vista da lontano. Dal mio attico di Manhattan è la distanza giusta. Io salgo in terrazza con il binocolo e quella è veramente la distanza giusta perché mi arriva la poesia ma non la puzza». E il conduttore Savino Zaba se la ride.
La puzza della Napoli profumata di sapori e mare, quella stessa puzza che è costata cara a qualche giornalista e che l’Italia del calcio minimizza a rango di “sfottò”, continua a essere una costante che striscia anche nell’ironia brillante. Poi finisce che si scusano col solito “io amo Napoli”. Molti, troppi umoristi non saranno mai Grandi finché incapaci di far ridere tutti senza offendere nessuno. Proietti docet! Se la Loren originale si sente napoletana e non italiana ci sarà un perché.

Su Radio Marte la brutta battuta di Elisa Isoardi

Su Radio Marte la brutta battuta di Elisa Isoardi

contattato in diretta Franco Di Mare

Angelo Forgione – Elisa Isoardi, puntata 2. Dopo la denuncia della battuta innocente, ma pericolosa sotto il profilo mediatico, fatta a “Unomattina” dello scorso 30 Dicembre, sono personalmente intervenuto a “la Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte (intervento non registrato) il 5 Gennaio, spiegando il perchè, pur non dovendosi accanire con la bella presentatrice, va comunque denunciato l’atteggiamento leggero con cui una battuta che può essere accettata in privato non può e non deve essere assolutamente fatta in diretta su un’emittente nazionale ammiraglia, chiudendo il mio intervento con le parole di Eduardo con cui si introduce il contributo audiovisivo.
Gianni Simioli, in compagnia dell’astrologo Riccardo Sorrentino, ha contattato Franco Di Mare che non era al corrente della protesta ma, pur stupendosene, ne ha capito subito i connotati quando il presentatore gli ha riferito che il pubblico della trasmissione è “meridionalista convinto”. A quel punto una risata di comprensione seguita da un «lo so (…) mi rendo conto che si tocca un nervo scoperto».
Di Mare ha spiegato che la battuta nasce nell’ambiente familiare della Isoardi che sarebbe fidanzata con un campano, sottolineando ancora di più l’inconsistenza di stereotipi che spesso nascono da uno stato di cose precostituito che a sua volta genera pregiudizio diffuso con lo sdoganamento mediatico come nella fattispecie.
«Tocchiamo nervi scoperti ed Elisa non ha capito che non era il momento per scherzare – ha detto il giornalista napoletano – ma la si perdona». Come dire che la Isoardi, che non ha ancora compreso che una buona parte dei meridionali si stanno svegliando e non dicono più «è cosa ‘e niente», certe battute le faccia a telecamere spente se proprio non riesce a trattenersele.
Attendiamo puntata 3 con la Isoardi in persona, ma anche no. Basta che abbia capito il piccolo-grande errore.

Cornacchione: «Sono stato frainteso»

Cornacchione: «Sono stato frainteso»

botta e risposta con l’artista di origine molisana

Di seguito, la precisazione di Antonio Cornacchione circa il suo sketch intriso di citazione negative su una Napoli che c’è.

Gentili Signore e  gentili Signori c’è stato un fraintendimento: Mi scuso e lo faccio volentieri, ci mancherebbe altro.
Mi spiace che il senso dello sketch non sia arrivato. L’intenzione non era denigratoria, tutt’altro. Dire che per Napoli  ‘a nuttata non è passata mi sembra ancora  oggi doveroso e necessario proprio per quelli che amano Napoli e si meriterebbero di vivere in una città diversa.  Vedere la situazione spiacevole è il primo passo per migliorare.
Sono il primo tifoso di Napoli perché so come era e come potrebbe essere di nuovo. Questo è il mio augurio. I problemi vostri sono di tutto il resto d’Italia.
Forza Napoli. (nel senso della città, perché purtroppo sono anche juventino).
Antonio Cornacchione

Caro Antonio,
chi Le scrive L’apprezza dal punto di vista artistico. Lei ha detto una cosa sacrosanta, “i problemi di Napoli sono di tutto il resto d’Italia”. Ma nel senso che sono comuni a tutta l’Italia, non che ciò che accade a Napoli sia un problema per tutto il paese.
Detto questo, non contestiamo la discussione di certi problemi reali ma il tiro al bersaglio continuo di una certa comicità nei confronti di Napoli, e mi riferisco anche a molti “artisti” napoletani che svendono la loro città per un tornaconto personale dettato da esigenze di audience.
Noi la nostra situazione la vediamo eccome, e da questo movimento partono non solo richieste di rispetto come quella che ha ricevuto Lei ma anche decisi e forti attacchi alle istituzioni locali e nazionali che hanno messo questa città al guinzaglio, e anche a una certa società (in)civile che ha perso amore per la propria terra.
Avremmo bisogno di aiuto, solidarietà, anche dal mondo dello spettacolo che invece, con simili performance, non fa altro che danneggiare l’immagine dei napoletani agli occhi della sottocultura italiana che certo non ragiona su determinate cose ma non aspetta altro che riderci su.
Se vogliamo denunciare i problemi di Napoli dietro una risata facciamolo anche per Roma, Milano, Torino, etc. che certo non se la passano molto meglio di Napoli.
Cordialmente.
Angelo Forgione
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Lavezzi su Twitter chiede scusa per la battuta

Lavezzi su Twitter chiede scusa per la battuta
“non volevo offendere i napoletani” 

Arrivano tramite Twitter, ed erano veramente superflue, le scuse del “pocho”. Sul social-network, Lavezzi ha oggi lanciato un messaggio in cui ha scritto:
Buongiorno a tutti volevo chiarire, quello che ho detto mercoledì era soltanto una battuta, a qualcuno non è piaciuta vi chiedo SCUSA!! Era mia intenzione non mancare di rispetto a nessuno“.
Lavezzi non era chiamato a delle scuse perchè è chiaro che non ha offeso nessuno, ma ha fatto bene a dare un segnale. Tutti sappiamo che era una battuta, e sappiamo che non intendeva mancare di rispetto a nessuno. Da questo messaggio si deduce che ha capito con umiltà di aver creato qualche imbarazzo e che molti Napoletani non amano solo il Napoli ma anche e soprattutto Napoli, e che non è il caso di offrire il fianco ai preconcetti di alcuni contro la gente che lo adora. Compreso chi scrive.
Come già detto, Lavezzi era in buona fede perchè straniero e vittima di un certo malcostume figlio di una altrettanto certa ignoranza italiana.
Non era certamente in malafede Caressa a fargli la domanda come qualcuno ha detto e non il calciatore nella risposta ironica. Youtube è pieno di video amatoriali che testimoniano di tifosi di ogni città che accolgono a migliaia nottetempo i propri beniamini in ogni aeroporto d’Italia. Ma il “pocho” ha semplicemente commesso una gaffe innocente perchè ha fatto ridere chi ride facilmente sulla pelle dei Napoletani.

Vai “pocho”… dribbla i luoghi comuni come gli avversari in campo. Ricordati che, come noi ti abbiamo eletto nostro idolo sportivo, anche tu hai il tuo che può insegnarti come fare. Noi siamo tutti con te!

Nel video, a 3:24 Maradona racchiude la sua missione Napoletana

L’accusa a Lavezzi che nessuno ha mosso

L’accusa a Lavezzi che nessuno ha mosso
riflessioni personali sul rispetto per i Napoletani 

Angelo Forgione – Da sempre, ho assistito alle offese contro la gente di Napoli e alla città senza che mai un sindaco o una personalità di rilievo pretendesse scuse e riguardo. Ecco perchè in questi anni ho promosso battaglie e discussioni a livello nazionale contro chi ci ha offeso, ottenendo spesso il dovuto RISPETTO per TUTTI i Napoletani, e non è il caso di fare l’elenco autorefenziale. La mia opera ha suscitato l’interesse di tanti Napoletani veraci, famosi e non, qualcuno dei quali ha persino formulato pubblicamente all’attuale amministrazione cittadina la proposta di mutuare in qualche modo la mia esperienza con un ufficio comunale curato da un avvocato che quereli chiunque offenda la nostra città.
Ma ora che, per COERENZA, ho analizzato (e non attaccato) un inconsapevole e innocente passo falso di un osannato giocatore del Napoli, leggo sui vari forum e non solo cose indecenti sulla mia persona, sulla mia professionalità e sulla mia reputazione. Tutto quello che ho fatto fin qui è stato a volte dettato da mie intuizioni ma talvolta, anzi spesso, anche dalle copiose segnalazioni, proteste e testimonianze di indignazione alle quali ho dato un seguito solo dopo aver visionato e verificato con i miei occhi e con la mia ottica quanto sottopostomi. E a dimostrazione di un vittimismo da evitare, molte volte ho ridimensionato quanto segnalato. Ho insomma dato sfogo alla mia indignazione ma ho anche tastato il polso alla gente, e l’ultimo caso è nato proprio dalle telefonate ricevute appena il fatto (non grave) si consumava e dalle decine e decine di messaggi sull’argomento.
Il giudizio di talune persone, in minoranza rispetto a coloro che dimostrano di apprezzare, che hanno espresso un giudizio alla persona e non al fatto, mi costringono a riflettere sull’opportunità di dare seguito al filone culturale di denuncia contro luoghi comuni e attacchi ingiustificati ai Napoletani, per limitarmi alla sola diffusione culturale e alla questione monumentale.
La mia personale opinione è che noi Napoletani saremo sempre schiavi di un’unica fede, quella calcistica, di fronte alla quale la nostra identità e la nostra rispettabilità passano in secondo piano; essere tifosi del Napoli deve significare essere tifosi di Napoli ma se ciò non è, temo che non faremo mai il salto di qualità culturale che potrebbe consentirci di “liberarci” e di ottenere il nostro riscatto sociale.
L’ironia nella vita non deve mai mancare e tutti sanno quanto i Napoletani abbiano insegnato al mondo a ridere. E nella mia sfera privata ho testimonianza di essere apprezzato anche per il mio umore e la mia propensione alla risata. Ma non mi apparterrà mai la filosofia di “È COSA ‘E NIENTE” denunciata drammaticamente dal grande Eduardo e rispolverata da Roberto Saviano per far riflettere su quello che è di fatto il più grande limite dei Napoletani: il non riescire a capire la differenza tra autoironia e autolesionismo.
Napoli non può essere difesa se non dai Napoletani, molti dei quali non ne hanno alcuna voglia.

Chiudo queste riflessioni col videoclip di “RISPETTO” che racchiude la filosofia operativa di V.A.N.T.O. ben raccolta e musicata dal bravissimo Danilo Belsino.

Napoli fannullona? Anche Lavezzi ci casca.

Napoli fannullona? Anche Lavezzi ci casca.
ora è ufficiale, l’argentino si è perfettamente ambientato in Italia

Angelo Forgione – Gaffe innocente di Lavezzi nel dopopartita di Manchester-Napoli di Champions League che non è passata inosservata neanche a qualche quotidiano nazionale del nord. Intervistato da SKY, il campione argentino ha chiuso il suo intervento con una battuta certamente innocente ma figlia di un luogo comune ampiamente analizzato nei giorni scorsi (link in basso).
Dopo la splendida prestazione degli azzurri, Fabio Caressa dallo studio gli ha domandato se fosse cosciente che a Capodichino avrebbero trovato i Napoletani ad accogliere la squadra e la risposta, accompagnata da un sorriso sornione, è stata: «Non penso, la gente a Napoli lavora!». Subito sono scoppiate le fragorose risate di Ancelotti, Vialli, Rossi e dello stesso Caressa che poi sottolineava la battuta sdrammatizzandola con un «non se la prenderanno naturalmente (i Napoletani)… detta dal pocho…»
Purtroppo l’argentino del Napoli, magari infastidito dall’assedio dei tifosi in Via dei Mille di qualche giorno fa in pieno giorno (a proposito, ma quando capiremo che i giocatori sono uomini come gli altri?), non si è calato nella realtà identitaria di una Napoli che cerca di combattere gli stereotipi ma è vittima, non per sue colpe, della realtà italiana fatta di pregiudizi e luoghi comuni verso la totalità della gente che lui stesso rappresenta. Tuttavia, pur nella goliardia del siparietto, passa un messaggio negativo perchè trattasi di una battuta pronunciata da uno che a Napoli vive e che non è Napoletano, e per questo viene preso indirettamente sul serio. Lavezzi non si rende conto del danno d’immagine che arreca alla gente di cui difende i colori; ma non se ne può fargliene certo una colpa, anzi, va compreso.
Ritornano però in mente le “bacchettate” di De Laurentiis che alla vigilia della stagione ha indirizzato al suo calciatore la frase «Lavezzi faccia più il Napoletano e meno l’argentino», invitandolo a lavorare di più e ad evitare di tirar tardi la notte.
Certo, sono lontani i tempi di quell’altro argentino chiamato “sudaca” a Barcellona che non accettò i luoghi comuni contro i Napoletani. Quell’argentino si oppose al sistema come sempre nella sua vita per difendere, in ogni modo e finchè li ha rappresentati, anche i “suoi” Napoletani. E pagò pure quello.
Inutile evidenziare che i soliti buontemponi di turno hanno subito strumentalizzato la battuta di Lavezzi con titoli del tipo “anche Lavezzi prende per il culo i Napoletani”. Così come è inutile dire che stamane Napoli era già dalle primissime ore ingolfata dal solito intenso traffico quotidiano, e non si trattava certo di gente che tornava da Capodichino.
Per far festa al lavoro ci sarà tempo Lunedì 19, festività patronale di San Gennaro, almeno per l’ultima volta. Sperando che le cose vadano bene Domenica sera per il Napoli contro il Milan. Allora si che ci si potrà permettere di distrarsi per il Napoli senza il timore che qualcuno rida.

Spot e slogan su Napoli fannullona che non c’è

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