Napoli azzurro in onore alla storia della città

Storia di uno stemma equivoco e di una mascotte perdente.

Angelo Forgione Napoli è città ricca di storia, parte della quale, quella preunitaria, ferocemente mistificata per mano di quei vincitori venuti dal Nord ad annettere il Sud al proprio progetto espansionistico. Le tracce di quella Napoli volutamente infangata sono però in ogni dove, anche se spesso alterate e manipolate. Capita poi che anche gli stessi napoletani, sovente poco consapevoli del prestigio del proprio passato, contribuiscano involontariamente alla cancellazione del proprio blasone.
Un caso emblematico, quanto mai interessante, investe lo sport, e più precisamente quel catalizzatore di attenzione e passione che è il Calcio Napoli, fondato nel ventennio fascista con l’intento di onorare nei colori sociali e nello stemma quell’identità privata circa sessant’anni prima. Ci volle invece poco perché quel nobile intendimento fosse umiliato, ma è giusto fare chiarezza e riannodare i fili del passato che legano il Napoli alla storia di Napoli.
In Italia, le maggiori squadre di calcio sono identificate con una simbologia spesso alternativa rispetto a quella degli stemmi che portano sulle maglie. La Juventus è la zebra, il Milan è il diavolo, l’Inter è il biscione, la Roma è la lupa e il Napoli è il ciuccio… anzi, ‘o ciucciariello, come si dice in riva al Golfo. Una simbologia meno marcata rispetto al passato che ha perso sempre più estimatori nel corso degli anni ma che comunque resta ben viva nella mente dei tifosi di vecchia data, che in qualche annata l’hanno anche vista apparire sulle maglie azzurre. Ma se la Juventus è zebra per via delle strisce bianconere, se il Milan è il diavolo per l’associazione cromatica, se l’Inter è il biscione perché simbolo dei Visconti di Milano, se la Roma è la lupa per la leggenda di Romolo e Remo, che legame c’è tra il ciuccio e il Napoli? Nessuno!
Tutto ha origine il primo giorno di Agosto del 1926 quando l’Internaples Foot-Ball Club di Giorgio Ascarelli, nato nel 1922 e catapultato nella Divisione Nazionale dalla riforma del CONI fascista (che non accetta la separazione tra campionati del Nord e del Sud voluta dalla FIGC milanese-torinese; ndr), cambia nome e abbandona l’inglesismo sgradito al regime. Ora la squadra azzurra si chiama Associazione Calcio Napoli, antesignana della Società Sportiva. La squadra veste già da quattro anni il colore azzurro,  legato alla storia della città e a quei Borbone della cui Real Casa proprio l’azzurro capetingio era stato colore ufficiale. Nello stemma della stagione 1926/27 compare un cavallo rampante, il “Corsiero del Sole”, ovvero il simbolo di Napoli durante il Regno delle Due Sicilie ma anche dell’intero Regno peninsulare Napolitano (quello insulare siciliano era simboleggiato dal Triscele).

Il cavallo rampante, a sua volta, era stato scelto dagli Svevi come simbolo di Napoli perché rappresentava l’impetuosità del popolo; in tempi antichi Napoli era divisa in “Sedili”, anche detti “Seggi”, e al “Sedile di Capuana” era presente una statua in bronzo raffigurante un cavallo rampante. Nel Duecento, Corrado IV di Hohenstaufen fallì più volte la conquista della città a causa della resistenza dei Napoletani trincerati dentro le mura.
Aprì un varco sotterraneo superando le linee difensive e costrinse i riluttanti alla resa. Vinse e volle dimostrare di aver domato un popolo che difendeva la propria libertà lasciando un segno indelebile sull’emblema della città, la colossale statua del “Corsiero del Sole”, il cavallo imbizzarrito di bronzo. Ordinò che gli fosse messo un morso in bocca in segno di sottomissione.
Carlo di Borbone, magari affascinato da quel simbolo, ne fece una vera e propria razza con un’intuizione che nel 1762, nella Real Tenuta salernitana di Persano, fruttò dei puledri dell’accoppiamento tra fattrici orientali e stalloni arabi, andalusi e inglesi ricevuti in dono. Nacque così la pregiata stirpe equina del Cavallo Persano, che si inserì presto tra i tanti primati borbonici divenendo una delle più apprezzate
razze al mondo per eleganza, bellezza e morfologia; razza che anche il Goethe decantò nel suo Viaggio in Italia. Lo rimase fino al 1874, quando, dopo l’ultima e definitiva invasione del Sud operata dei Savoia, la razza del Cavallo Persano fu fatta sopprimere per decreto dal nuovo governo, poco attento alle eccellenze di un mondo che non gli apparteneva. Nel frattempo il cavallo rampante era già stato destituito del suo ruolo di simbolo di Napoli, scomodo anche per il suo significato storico e geopolitico, e adottato come stemma della nascente Provincia di Napoli, a simboleggiare il declassamento dell’antica Nazione Napolitana a rango, appunto, di provincia.
Di qui, nel 1926, il Calcio Napoli si tuffa nell’avventura del suo primo campionato nazionale contro gli squadroni del Nord, anzi il primissimo davvero nazionale della storia, che si dipana tra 17 sconfitte e un misero pareggio, culminando con l’ultima posizione nel proprio girone e un ripescaggio che scongiura la retrocessione.
I tifosi entrano subito nella storia del club finendo per segnarla profondamente quando in un bar di ritrovo, il Brasiliano poi Pippone, in Via Santa Brigida, uno sconfortato sostenitore azzurro dell’epoca, Raffaele Riano, urla: «Ma quale cavallo rampante?! Stà squadra nostra me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella: trentatre chiaie e ‘a coda fraceta». Fichella, nelle leggendarie storie popolari di Napoli, era un personaggio che badava ad un vecchio asino con la coda in pessime condizioni, tanto carico di acciacchi da essere pieno di piaghe. ciuccio_fichellaA quell’espressione rabbiosa, tipicamente partenopea, fanno seguito le fragorose risate dei presenti, che la suggeriscono alla redazione di un giornale umoristico. Nei giorni seguenti, le edicole di Napoli diffondono l’illustrazione di un asinello incerottato e con una miserabile coda. Da quel momento, per tutti, il cavallo rampante si trasforma per espressione di popolo in “ciucciariello”, e lo sarà per sempre.

Non va dimenticato però, oggi più che mai, che quel ciuccio in realtà era un cavallo fiero, elegante e battagliero, proprio come la tifoseria azzurra vorrebbe sempre la propria squadra del cuore. E invece, per una perversa mentalità di minorità autodeterminata, un simbolo nobile è scomparso per affermarsi nella sua trasformazione più folcloristica, a tal punto da comparire persino sulle maglie del Napoli dell’immenso Rudy Krol della stagione 1982/83, quando la N diventa il corpo del ciuccio sormontato da una testa orecchiuta.

Circa un decennio prima, il Presidente Ferlaino, che si definiva “l’ultimo dei Borbone”, aveva tentato di riaffermare il richiamo storico proponendo sulle maglie lo scudo ornato dai tre gigli borbonici con una enne al centro, ma non proseguì nell’intento. Probabilmente fu proprio il pallino per la storia di Napoli a indurre il presidentissimo in un errore che arriva ai giorni nostri: dall’arrivo di Maradona, datato 1984, viene adottata una “enne” napoleonica, oggi scevra di ogni orpello e scritta, a richiamare il periodo napoleonico della città e a comunicare all’Europa calcistica un legame con la Francia imperiale lontano dalle radici della città e durato soli dieci anni. Ferlaino accontentò probabilmente un desiderio della moglie Patrizia Boldoni, grande appassionata della figura dell’Imperatore, a tal punto da mettere insieme una preziosa collezione napoleonica fatta di preziosi oggetti portati in mostra nel 2010 a Napoli.

Trattasi pertanto di un’evidente dicotomia storica che stride con le scelte cromatiche e simbolistiche del nascente Calcio Napoli: Napoleone, attraverso il fratello Giuseppe e il cognato Murat, usurpò il trono del Sud proprio a danno dei Borbone di Napoli nel periodo imperiale francese, prima che il suo crollo e il conseguente Congresso di Vienna riaffermassero il legittimismo in tutt’Europa, sancendo nel meridione d’Italia la restaurazione borbonica. In termini puramente storici e identitari, lo stemma del Napoli di oggi sovrappone la enne napoleonica, ossia il breve periodo napoleonico, al colore azzurro rappresentante una più lunga era borbonica dei primati sette-ottocenteschi.
Anche la tonalità di azzurro, in origine fedele a quello più intenso borbonico, è divenuta col passare del tempo sempre più tenue, fino al quasi celeste dell’era De Laurentiis poi giustamente rafforzato nell’estate del 2011.

Aggiungiamo che il rampante cavallo associato alla più pregiata razza di Persano è divenuto uno spelacchiato somarello. E allora possiamo tranquillamente affermare che, se è vero che simboli, mascotte e colori delle squadre di Calcio comunicano radici e identità del popolo che rappresentano, quelli del Napoli sono arrivati a noi distorti e confusi, un po’ come tutta la nostra memoria storica, che andrebbe in qualche modo recuperata.

la N napoleonica sulla facciata del Museo delle Residenze di Napoleone all’Isola d’Elba e sullo stemma della Società Sportiva Calcio Napoli

20 thoughts on “Napoli azzurro in onore alla storia della città

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  8. ciao A.F. solo tu potevi dare visibilità ad una questione che mi sta tremendamente a cuore .Chi ha deciso che io tifoso del Napoli debba essere rappresentato da un simbolo che non mi appartiene???
    Tempo fa sul f.book di Auriemma tentai di fare lo stesso discorso che oggi tu porti alla ribalta , ma fui assalito da tutti perchè ormai si sentono il ciuccio nel sangue ,e solo perchè nessuno di loro è disposto a leggere,informarsi per conoscere la nostra vera storia.GRAZIE per questo e per tutto il resto.Giovanni Di Masi

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  12. Il ciuccio ha avuto facile presa perchè è un animale che trasmette simpatia. Per me non andrebbe cambiato quel simbolo lì ma, appunto, lo stemma del Napoli, con la sua N che sta a rappresentare l’imperatore francese Napoleone… Un altro che depredato, saccheggiato e svilito la nostra storia. Sarebbe meglio la M di Maradona. E ci si potrebbe aggiungere una bella corona sopra, alla faccia delle tre stelline della Juventus.

  13. scusa ma al sedile di capuana il cavallo credo che sia trottante e non rampante . perche altrimenti credo che stai parlando di due statue ? perche quella del corsiero del sole dove hai scritto l’altro articolo dice che fu la statua che dopo la conquista di errico IV fu messa il morso in bocca e la stessa che poi fu fusa. dunque stai parlando di due statue diverse ?

  14. se le può interessare le mando le foto di una placca e un occhiello da giacca in mio possesso con il primo stemma della società con il cavallo rampante ; a scopo storico illustrativo potrebbe essere interessante per la società

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