Nello Mascia: «l’Unità è spaccatura difficilmente sanabile»

Di seguito, uno stralcio dell’intervista esclusiva all’attore Nello Mascia firmata da Luca Cirillo per calcionapoli24.it

È credibile se diciamo che il Napoli squadra è lo specchio di una città capace di andare oltre se stessa, di sognare, ma anche ferma sui propri limiti?
“Dare una risposta è difficile, è un discorso molto complesso. Partiamo dalla squadra. Il Napoli negli ultimi anni ha offerto una collettivo di assoluto valore nazionale, in grado di poter competere per il primato. Merito del Presidente, certamente, che io non amo molto, ma merito soprattutto di Mazzarri che li ha forgiati uno ad uno, questi ragazzi. Quest’anno c’era la possibilità di sperare in qualcosa di più di un piazzamento, ma c’è stata a gennaio una frenata causata da una campagna acquisti invernale sballata e non appropriata. Ho avvertito una sorta di abbandono di fronte ad un obiettivo possibile. Parlo da tifoso innamorato, bastava un aggiustamento a centrocampo e qualcosa in difesa, invece sono arrivati calciatori non funzionali. Inoltre cìè da notare un altro aspetto raccapricciante, inquietante. I reiterati episodi di terrorismo ai danni di tanti giocatori. Penso a ciò che hanno subito Hamsik, Cavani, Behrami, e non solo. Mi sembrano non casuali, ti fanno credere che ci sia un disegno ordito con la finalità di non far decollare il progetto. Forse non è un luogo comune affermare che a Napoli realizzare qualcosa di buono è mille volte più difficile che altrove. Del resto se Maradona avesse giocato nella Juve avrebbe vinto 10 scudetti”.

Volendo fare una disamina complessiva, prescindendo da Napoli, è tutta l’Italia che se la passa male…
“E’ un momento disperato, non so come riusciamo a campare. Quello che avviene in Italia non accade in nessun’altra parte del mondo. Vedere una Carfagna al Governo, per dirne una, è una aberrazione tutta Italiana. E ormai è una cosa digerita come fosse normale. Si è perso il senso della Politica nella sua reale e nobile accezione, ovvero del fare qualcosa per i più deboli, di portare coloro che camminano più lentamente alla stessa velocità di chi viaggia a vele spiegate. E invece viviamo serenamente una situazione devastante. E non esiste più nemmeno l’indignazione, il rigetto. Ho vissuto sette anni a Palermo, una città meravigliosa tra architettura, tradizioni, cultura, totalmente rovinata e ferma al dopoguerra. Nel centro storico Ci sono palazzi bombardati, sventrati, ferite aperte. Sono lì da 70 anni. Una mostruosità atroce. E i palermitani non protestano”.

Si può individuare un problema originario alla fonte di tutto ciò?
“Uno è poco, almeno due e solo per iniziare a ragionare. L’Italia non è mai stata una nazione che si avverte coesa e coscientemente confluita in uno Stato. Si vive un’inerzia storica su concetti imposti. Al sud soprattutto, il cittadino si è disaffezionato all’idea di Stato finendo per favorire l’affermazione dell’Altro Stato: mafia, camorra ecc. ecc. che si sono sostituite all’organo centrale perché capaci di accogliere le istanze di chi è stato volutamente ridotto alla fame. L’unità d’Italia non è certamente stata un bene visto che gli invasori hanno rubato i soldi dalle banche meridionali e su quelli hanno costruito la loro ricchezza lasciando i depredati in una condizione di abbandono totale. Una spaccatura che difficilmente potrà trovare un punto su cui saldare unioni. E, per tornare al calcio, quei cori che si sentono ogni domenica sono l’indice del decadimento. Una schifezza davvero insopportabile. Che oltre tutto non viene punita dagli organi competenti.”

Ci vorrebbero dei trascinatori, intellettuali nuovi…
“In effetti manca un faro, un punto di riferimento. Mi manca molto  Pasolini, una mente deliziosa che faceva bene al mondo. Si sente il vuoto per l’assenza di gente come Eduardo De Filippo, oppure Raffaele Viviani, uomini che regalavano arte, sperimentazione continua, che esprimevano tutto il dolore, con reazione, al depauperamento delle ricchezze di Napoli al cospetto di chi, proveniente da paesi con culture modeste, è capace di esaltare quel poco che ha, mentre da noi si perde tutto fra invidie, gelosie e frazionamenti interni. Penso a ‘Campanilismo’, poesia proprio di Viviani”.

Finale Coppa Italia: è “napolidi” contro apolidi

Finale Coppa Italia: è “napolidi” contro apolidi

Intervista esclusiva ad areanapoli.it di Francesco Manno

Il fondatore del movimento V.A.N.T.O. Angelo Forgione ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ai microfoni di AreaNapoli.it. Ecco tutti i passaggi dell’intervista.

Il Napoli batte il Siena e in finale troverà la Juventus. Una sfida che va anche oltre il calcio.

“Noto con curiosità che quando si parla di Napoli-Juventus vengo in mente a più d’uno. Si, Napoli-Juventus non è solo una partita di calcio ma è il confronto tra due popoli diversi. È il “napolide” contro l’apolide. È la marea dell’orgoglio e dell’identità dei napoletani che remano tutti da una parte, purtroppo solo nel calcio, contro la marea senza identità dei tanti italiani, non torinesi, che amano la squadra di Torino. Per i napoletani consapevoli della storia della propria città, poi, questa non è una partita normale ma una rivincita sportiva. L’importante però è non esasperare mai le cose e restare nell’ambito di una corretta rivalità”.

La finale si giocherà a Roma. Temi problemi di ordine pubblico?

“Confido nelle misure di sicurezza delle forze dell’ordine. È una partita a rischio, inutile negarlo, e proprio per questo andrà preparata bene dalla prefettura di Roma”.

Tu sei un meridionalista convinto. Ma perchè, girando gli stadi italiani, l’acredine maggiore verso il popolo partenopeo viene proprio da squadre e tifosi del Sud Italia?

“Quello italiano è un popolo campanilista e conflittuale da sempre. E, cosa ben peggiore, è anche un popolo che non conosce se stesso. A molta gente non interessa migliorarsi conoscendo se stessi e il calcio, che potrebbe essere solo il bellissimo sport di massa che è, diventa motivo di becera affermazione sugli altri. Tutti contro tutti, e specialmente contro il vicino. La verità è che bisognerebbe tifare sempre e solo per la propria squadra e non, come in Italia, contro l’avversario. Non è una questione di Nord contro Sud, o di Sud contro Sud e Nord contro Nord. La verità è che siamo uomini minuscoli. Vanno bene le rivalità e le appartenenze ma l’odio che spesso si urla negli stadi è solo la scintilla di altro odio”.

Quanto i successi della squadra possano contribuire a rilanciare l’immagine della città e quanto può essere utile ai napoletani stessi per sentirsi più fieri della propria napoletaneità?

“I successi della squadra del Napoli aiutano in termini d’immagine della città di Napoli. Le immagini dei calciatori del Chelsea e del Bayern in giro per il lungomare sono comunque uno spot internazionale. I complimenti della stampa internazionale dopo le serate di Champions sono certamente meglio dei fiumi di parole scritte sulla monnezza. E se i bambini baciano e abbracciano Lavezzi e Gargano mentre lo stadio urla “the champion” sono i napoletani a fare bella figura. La napoletanità però è ben altra cosa, è un sentimento identitario che va ben oltre il calcio. I napoletani devono uscire dal calciocentrismo per vincere anche fuori dal San Paolo ma così non è. Continuo a riprendere quotidianamente giovani e anziani che buttano cartacce per terra. A me queste “piccole” violenze fanno male dentro, ma chi le commette magari va allo stadio e urla Forza Napoli”.

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Dopo la bufera, intervista-confronto con Luca Serafini

Dopo la bufera, intervista-confronto con Luca Serafini
«La vera immondizia è la politica. Quella di Napoli è vergogna italiana. Ho sangue sudista, sono avvilito»

di Angelo Forgione 

L’editoriale di Luca Serafini, col quale il giornalista di Mediaset ha motivato politicamente il mancato acquisto da parte di Berlusconi del calciatore Hamsik, abbandonato nella Napoli dell’immondizia, ha scatenato una bufera per via di alcune espressioni sulla città di Napoli e sul presidente De Laurentiis, sgradite al popolo azzurro. Siti, radio, blog, gente comune, tutti contro Serafini.
Come già scritto, non c’era da offendersi perchè non si trattava di razzismo ma di semplice peccato di presunzione nel considerare un calciatore del Napoli acquistabile semplicemente per volontà. Purtroppo la querelle è trascesa e sono piovuti su Serafini insulti e minacce per via diretta tramite Facebook, nonostante avesse comunque riconosciuto l’errore di essersi espresso con termini incauti. La maleducazione e l’inciviltà non appartengono ai veri Napoletani, e superano ogni presunzione o razzismo. Il perseverare nella protesta facendola degenerare, utilizzando Facebook non come una risorsa di confronto ma come un luogo in cui poter sfrenare ogni istinto, è pratica poco intelligente per chiunque pretenda di affermare le proprie ragioni.
Ho deciso di contattare Luca Serafini, argomentando sulle mie riflessioni al suo editoriale e ponendogli qualche domanda su temi calcistici e non che coinvolgono i punti di vista di Sud e Nord, dal razzismo negli stadi al potere mediatico del nord,  in un confronto cordiale e civile che facesse meglio venir fuori il suo pensiero e si chiarisse una volta e per sempre che, come già detto a caldo, non c’era da parte sua razzismo e volontà di offendere i Napoletani. Preciso che è il mio punto di vista personale che non vuole rappresentare quello di nessun altro. 

A.F.: Serafini, se me lo consenti ci diamo del tu perchè siamo colleghi. Mi perdonerai se il mio punto di vista è da sud, ma non posso perdere l’occasione per confrontarmi con un collega giornalista d’esperienza del nord. Leggendo l’editoriale che ha scatenato l’inferno a Napoli, è chiaro che non c’è razzismo, anche se l’accusa che ti è stata mossa è questa. Ti sei però reso conto che traspare una sorta di presunzione che ha dato fastidio ai Napoletani?

L.S.: Presunzione? Non lo so. Io ho scritto che quella di “abbandonare” Hamsik è stata una scelta politica di Berlusconi: in un momento di emergenza per l’immondizia e con un fresco sindaco avversario nello schieramento, ha preferito non fare una scelta impopolare. Mi hanno rinfacciato il fatto che il Milan non lo abbia preso perché troppo caro: può darsi, a me risulta che il Milan su Hamsik l’investimento lo avrebbe fatto, poi ognuno può credere a quello che vuole. L’espressione è stata infelice, ho chiesto scusa. Due volte. Non è bastato nemmeno questo: “un grande professionista non può sbagliare a scrivere”, “ti hanno imposto di chiedere scusa dall’alto”. Mi dispiace, ma io non voto per Berlusconi e non ho mai votato per lui: non sono questi gli ordini che prendo dall’alto. E’ vero che sono a SportMediaset dal 1986: per me è un vanto, non una vergogna. 

A.F.: Il popolo di Napoli è scottato da 15 anni di emergenza rifiuti, e toccare certe tematiche è ormai diventato delicato, soprattutto per i troppi che non capiscono che il Napoletano è vittima, non colpevole. Esprimi con sincerità il tuo pensiero sulla questione, tu che sei stato corrispondente per il Mattino e i Napoletani li conosci abbastanza.

L.S.: Il popolo italiano è scottato da decenni di emergenza rifiuti: la politica! L’immondizia è in televisione, negli spot pubblicitari, nel gossip, in internet, ovunque, è un nemico che ci insidia in ogni vicolo. Bisogna che gli italiani e i napoletani si convincano che a bruciare la monnezza ci dobbiamo pensare da soli. Ho sentito in Luglio un’intervista su Radio Rai al sindaco di Napoli, il giorno dopo il suo primo incontro a Roma con Berlusconi sul tema dell’immondizia: spero che il problema sia in via di risoluzione, così come lui auspicava. E’ una vergogna italiana, non napoletana.

A.F.: Nell’editoriale hai usato l’aggettivo “invasato” per descrivere De Laurentiis, senza però motivarlo. È chiaro che ti riferivi all’estate calda del presidente, ma non credi il patron azzurro, con tutti i suoi difetti, sia comunque un bene per il calcio italiano e non un male in questo momento in cui c’è bisogno di rinnovamento?

L.S.: De Laurentiis a mio avviso è vittima della sindrome della popolarità. Funziona così: produci film di successo da due generazioni, vinci Oscar, ma pochi sanno chi sei, ti riconoscono. Diventi presidente di una squadra di calcio e ti intervistano tutti i giorni. E’ vero che mi sembra un po’ invasato, nei toni e nei modi, in questo modo rischia di avere torto anche quando ha ragione. Quando parla di complotti, aizza le folle e sa che non è vero. Se so che a un tavolo sono seduti dei bari, io non mi ci siedo a mettere a rischio i miei soldi. 

A.F.: La rivalità tra Napoli e Milan si sta accendendo come negli anni 80 in vista della prossima stagione e la squadra partenopea sta offrendo l’opportunità di liberarsi da una sorta di “professata superiorità” del nord che non si può negare, non solo nel calcio. Senza retorica, come pensi che i Napoletani possano riscattarsi anche oltre il calcio?

L.S.: Questo è quello che ha scagliato tanta rabbia contro di me in queste ore. È un vittimismo strisciante, costante. Da cosa si devono riscattare i napoletani? E perché? Quando avevano la squadra più forte d’Italia, hanno vinto scudetti e coppe e nessuno li ha boicottati. In quegli anni io scrivevo per “Il Mattino”, ho conosciuto e lavorato con colleghi napoletani ai quali sono legatissimo, ho vissuto da testimone sfide meravigliose e mai nessuna di quelle sfide fu decisa da questioni arbitrali o di palazzo. La vicenda delle 100 lire in testa ad Alemao fu l’unica polemica, ma il Milan era arrivato bollito a fine stagione e comunque si consolò con la Coppa dei Campioni.

A.F.: Questo è il mondo di internet, dove ciò che viene posizionato sul web è monitorato oltre il proprio recinto. Tutto questo evidenzia anche gli errori della televisione. Voglio dire che il potere mediatico di Milano, rispetto a Napoli che non ha neanche un’emittente nazionale, è vissuto male dai Napoletani che sentono parlare prevalentemente delle tre grandi storiche, a scapito anche dei giornalisti che, non avendo un contatto diretto col pubblico, perseverano nell’errore. Sportitalia, ad esempio, è l’unica redazione sportiva che tratta nord e sud allo stesso modo e i meridionali stanno migrando li, ne va preso atto. “Controcampo” è inviso ai Napoletani da quando Cruciani fa trasparire una certa antipatia per Napoli sia da quel pulpito che da Radio24. Non credi che anche le TV del nord debbano rivedere il loro modo di fare per non dividere anche sportivamente la nazione e perdere consensi?

L.S.: Ho lavorato 26 anni con Maurizio Mosca e grazie a lui ho imparato, tra le tante cose, che il calcio italiano non è solo Milan, Inter e Juventus. D’estate da anni, con grande entusiasmo e passione, seguo i ritiri estivi di Lazio e Fiorentina in particolare, ma anche Bari, Genoa, Bologna, Parma, Siena… Tu dici Nord contro Sud: ma lo vedi cosa succede tra i tifosi di Brescia e Atalanta? Tra quelli di Roma e Lazio? Verona e Vicenza? Genoa e Sampdoria? Foggia e Taranto? Non credi che il campanilismo spacchi l’Italia in mille pezzi e non solo in due tronconi? La cultura dovrebbe arrivare dalle scuole, dalle televisioni, dai giornali. Invece non sappiamo nemmeno difendere il nostro Crocifisso nelle aule, invece celebriamo Corona, invece ci insultiamo e ci ammazziamo per il pallone. E’ una strada lunga, incidenti come quello in cui sono incappato io non aiutano a crescere purtroppo. Quanto a Cruciani e alla faziosità dei programmi sportivi di Mediaset, sono di parte, ma vivendo la quotidianità della redazione non posso davvero assecondare la tesi di anti-napoletanità o anti qualsiasi altra cosa. Viviamo di pubblicità, ascolti e di abbonati, anche solo per opportunismo non converrebbe a nessuno essere faziosi, a Cologno.

A.F.: In chiusura, ti chiedo come si possa fare in modo che Napoli e Milan, primarie realtà calcistiche del Sud e del Nord del paese, e tutti gli addetti ai lavori che vi gravitano attorno, possano distendere le piazze e, perchè no, fare in modo che i milanisti, la cui squadra uscì tra gli applausi quella domenica del 1988, non cantino più “colerosi, terremotati, forza Vesuvio” che è coro razzista mai sanzionato nonostante le norme della FIGC, e si dovrebbero sospendere le partite, senza che sia stigmatizzato da nessuno come se fosse un normale sfottò?

L.S.: Anni fa ho scritto un libro per la “Sperling&Kupfer”, con un titolo infelice (scelto da loro: come vedi le espressioni infelici capitano a tutti): “Il libro delle liste sul calcio”. Titolo terrificante. Era un condensato di curiosità, aneddoti, stravaganze del calcio e un capitolo era dedicato a quei cori offensivi e a quello contro i napoletani in particolare. Ad oggi, se non ricordo male, gli arbitri hanno sospeso una partita solo per uno striscione contro Collina. Le corporazioni in Italia sono un’altra piaga da cui non ci riusciamo a liberare. Per quei cori come per le violenze che vengono perpetrate negli stadi a tutti i livelli, vale sempre lo stesso concetto: le leggi ci sono, bisognerebbe applicarle con severità.

A.F.: Partita sospesa anche per razzismo contro Eto’o a Cagliari dopo le ire di Moratti per l’accanimento contro Balotelli, come dire che i neri sono tutelati e i Napoletani no, ma potremmo discuterne a lungo e ad ogni modo la tua risposta è buona comunque. Grazie Luca, ci vediamo a Napoli-Milan. Credo che la polemica si possa chiudere serenamente qui. I Napoletani sono focosi ma sanno anche dimenticare quando capiscono che non c’è cattiva intenzione e premeditazione.

L.S.: Grazie a te. Mi hanno accusato anche di passare da carnefice a vittima per i toni successivi all’editoriale incriminato, sinceramente confesso che questa polemica così violenta mi ha amareggiato e avvilito. Ho sangue sudista, ho amici, tanti, e colleghi napoletani nel cuore come Carratelli, Coppola, Esposito, Iavarone, Auriemma, mi conoscono di persona e sanno che uno dei ricordi più belli della mia vita professionale, è quella foto che questa estate mi ha taggato su Facebook un milanista: avevo 25 anni e premiai in campo al San Paolo Diego Maradona per il “Supergol dell’anno”. Raccontandolo, sono ruffiano e leccaculo anche adesso, probabilmente. Ma almeno questa volta nei confronti dei napoletani e non di Berlusconi. Grazie a te per la grande, civile opportunità che mi hai concesso.