Capodanno in piazza, tradizione nata a Napoli, Roma e Bologna

Angelo Forgione  È ormai usanza consolidata di tutte le principali città italiane quella di festeggiare l’arrivo del nuovo anno in piazza, al gran freddo della prima notte di Gennaio. Da ventitré anni va avanti così, ormai tradizionalmente, tra concerti, spumante e fuochi d’artificio sotto le stelle piuttosto che al tepore dei più riparati e costosi locali.
A fare da apripista alla rivoluzione di San Silvestro furono Napoli, Roma e Bologna, il 31 dicembre del 1994, quando in Italia era davvero impensabile catapultarsi in strada per salutare il nuovo tempo. Tre feste pubbliche sull’asse Sud-Centro-Nord, organizzate da tre sindaci che, in un epoca in cui Milano faceva da capitale della Tangentopoli nazionale, erano considerati a capo di amministrazioni progressiste: Antonio Bassolino a Napoli, Francesco Rutelli a Roma e Walter Vitali a Bologna.
All’ombra del Vesuvio, qualche mese prima, era stato rigenerato il “salotto reale” di piazza del Plebiscito, l’antico largo di Palazzo, pedonalizzato e liberato dalle auto con il maquillage del G7, che poi era stato G8 con l’invito accettato dalla Russia. Se ne erano innamorati tutti, non solo i capi di Stato presenti a quel summit ma soprattutto i cittadini, improvvisamente travolti dalla dimenticata regalità di quel fazzoletto di città e dalle speranze poi tradite del cosiddetto “rinascimento napoletano”. La sera del 10 luglio, giorno di chiusura del vertice mondiale, Bassolino aveva notato che gli automobilisti avevano già violato il divieto provvisorio di circolazione nello slargo neoclassico e, dopo aver riposizionato personalmente le transenne spostate, quella notte stessa aveva preso la decisione di pedonalizzarlo permanentemente. Cinque mesi dopo, a dicembre, avrebbe inaugurato i festeggiamenti del Capodanno musicale in piazza, una novità assoluta per Napoli, ma anche per l’intera Italia.
Sembrò una follia per una città abituata pure all’esplosività anche drammatica della mezzanotte, e in realtà fu una scommessa, vinta. La lira era crollata ma paradossalmente qualche milione di italiani se ne era andato all’estero a festeggiare. Non proprio pochissimi avevano invece preferito Napoli dopo aver visto in estate le immagini in mondovisione dei più influenti uomini del mondo con espressioni cariche di meraviglia per una dimenticata capitale che ritrovava gli antichi sfarzi. Bassolino fece un colpo di telefono a Luciano De Crescenzo e a Marisa Laurito, in città per le feste, invitandoli a scandire il countdown e a brindare tra la gente. Ebbe il sì, come pure quello di Enzo Gragnaniello, Antonio Onorato, Tony Cercola e Nello Daniele, designati a suonare incappottati. Don Antonio registrò un messaggio di fine anno davanti alle telecamere delle tivù locali, con cui invitò tutti in piazza, turisti e cittadini. Arrivarono in centomila al Plebiscito, e trovarono i musicisti sul palco, allestito in tutta fretta sul lato di palazzo Salerno, e poi artisti di strada, mimi, musici, attori, ballerini e clown qua e là. A mezzanotte il brindisi, e poi il promesso spettacolo pirotecnico sul mare, che non si vedeva dai tempi della già scomparsa festa di Piedigrotta. E per concludere la nottata, lasciata all’improvvisazione dei dj delle principali radio private, cornetti caldi a mille lire del vecchio conio nei chioschi allestiti dagli acquafrescai di Mergellina.
Contemporaneamente, in piazza del Popolo a Roma, i migliori jazzisti italiani suonarono le note di cento anni di cinema d’autore con cinquanta pianoforti, mentre le immagini delle più storiche pellicole furono proiettate su un megaschermo. Gran ballo in compagnia del sindaco Rutelli e fuochi d’artificio. Più su, a Bologna, in piazza Maggiore, fu messa in piedi la ‘Notte degli Angeli’ all’insegna della solidarietà. Uno spettacolo condotto da Paolo Bonolis con i maggiori nomi dello spettacolo bolognese: Lucio Dalla, Gioele Dix, Red Ronnie, Gianni Morandi, Ron, Luca Carboni e altri.
Così, in Italia, nacque il Capodanno in piazza. Fu un successo! Tutte le amministrazioni, negli anni successivi, si accodarono alla modernità lanciata da Napoli, Roma e Bologna, rendendo il brindisi sotto le stelle di San Silvestro un irrinunciabile appuntamento di tutte le città italiane. Oggi il cosiddetto “concertone di Capodanno” è tradizione nazionale.

Made in Naples a “Ultrazoom”

Made in Naples di Angelo Forgione alla trasmissione “Ultrazoom” di Nello Odierna sull’emittente CapriEvent.

Nello Mascia: «l’Unità è spaccatura difficilmente sanabile»

Di seguito, uno stralcio dell’intervista esclusiva all’attore Nello Mascia firmata da Luca Cirillo per calcionapoli24.it

È credibile se diciamo che il Napoli squadra è lo specchio di una città capace di andare oltre se stessa, di sognare, ma anche ferma sui propri limiti?
“Dare una risposta è difficile, è un discorso molto complesso. Partiamo dalla squadra. Il Napoli negli ultimi anni ha offerto una collettivo di assoluto valore nazionale, in grado di poter competere per il primato. Merito del Presidente, certamente, che io non amo molto, ma merito soprattutto di Mazzarri che li ha forgiati uno ad uno, questi ragazzi. Quest’anno c’era la possibilità di sperare in qualcosa di più di un piazzamento, ma c’è stata a gennaio una frenata causata da una campagna acquisti invernale sballata e non appropriata. Ho avvertito una sorta di abbandono di fronte ad un obiettivo possibile. Parlo da tifoso innamorato, bastava un aggiustamento a centrocampo e qualcosa in difesa, invece sono arrivati calciatori non funzionali. Inoltre cìè da notare un altro aspetto raccapricciante, inquietante. I reiterati episodi di terrorismo ai danni di tanti giocatori. Penso a ciò che hanno subito Hamsik, Cavani, Behrami, e non solo. Mi sembrano non casuali, ti fanno credere che ci sia un disegno ordito con la finalità di non far decollare il progetto. Forse non è un luogo comune affermare che a Napoli realizzare qualcosa di buono è mille volte più difficile che altrove. Del resto se Maradona avesse giocato nella Juve avrebbe vinto 10 scudetti”.

Volendo fare una disamina complessiva, prescindendo da Napoli, è tutta l’Italia che se la passa male…
“E’ un momento disperato, non so come riusciamo a campare. Quello che avviene in Italia non accade in nessun’altra parte del mondo. Vedere una Carfagna al Governo, per dirne una, è una aberrazione tutta Italiana. E ormai è una cosa digerita come fosse normale. Si è perso il senso della Politica nella sua reale e nobile accezione, ovvero del fare qualcosa per i più deboli, di portare coloro che camminano più lentamente alla stessa velocità di chi viaggia a vele spiegate. E invece viviamo serenamente una situazione devastante. E non esiste più nemmeno l’indignazione, il rigetto. Ho vissuto sette anni a Palermo, una città meravigliosa tra architettura, tradizioni, cultura, totalmente rovinata e ferma al dopoguerra. Nel centro storico Ci sono palazzi bombardati, sventrati, ferite aperte. Sono lì da 70 anni. Una mostruosità atroce. E i palermitani non protestano”.

Si può individuare un problema originario alla fonte di tutto ciò?
“Uno è poco, almeno due e solo per iniziare a ragionare. L’Italia non è mai stata una nazione che si avverte coesa e coscientemente confluita in uno Stato. Si vive un’inerzia storica su concetti imposti. Al sud soprattutto, il cittadino si è disaffezionato all’idea di Stato finendo per favorire l’affermazione dell’Altro Stato: mafia, camorra ecc. ecc. che si sono sostituite all’organo centrale perché capaci di accogliere le istanze di chi è stato volutamente ridotto alla fame. L’unità d’Italia non è certamente stata un bene visto che gli invasori hanno rubato i soldi dalle banche meridionali e su quelli hanno costruito la loro ricchezza lasciando i depredati in una condizione di abbandono totale. Una spaccatura che difficilmente potrà trovare un punto su cui saldare unioni. E, per tornare al calcio, quei cori che si sentono ogni domenica sono l’indice del decadimento. Una schifezza davvero insopportabile. Che oltre tutto non viene punita dagli organi competenti.”

Ci vorrebbero dei trascinatori, intellettuali nuovi…
“In effetti manca un faro, un punto di riferimento. Mi manca molto  Pasolini, una mente deliziosa che faceva bene al mondo. Si sente il vuoto per l’assenza di gente come Eduardo De Filippo, oppure Raffaele Viviani, uomini che regalavano arte, sperimentazione continua, che esprimevano tutto il dolore, con reazione, al depauperamento delle ricchezze di Napoli al cospetto di chi, proveniente da paesi con culture modeste, è capace di esaltare quel poco che ha, mentre da noi si perde tutto fra invidie, gelosie e frazionamenti interni. Penso a ‘Campanilismo’, poesia proprio di Viviani”.

Napoli e il Napoli a “UltraZoom”

https://i2.wp.com/net-storage.tccstatic.com/storage/tuttonapoli.net/img_notizie/thumb1/12112004192358ultrazoom.jpgNel video, un contributo estratto dalla trasmissione sportiva “UltraZoom” su Caprievent con breve e leggero botta e risposta tra il conduttore Nello Odierna e Angelo Forgione su aspetti sportivo-sociali di Napoli.