Questione stadio ‘San Paolo’: la montagna sta per partorire il topolino

stadio_sanpaoloAngelo ForgioneAccordo in vista per il restyling dello stadio ‘San Paolo’. Secondo le indiscrezioni, Comune di Napoli e Società Sportiva Calcio Napoli sembrerebbero essere già d’accordo su quello che dovrà essere lo studio di fattibilità da presentare nei prossimi mesi, per poi dare il via ai lavori. Non ci sarebbe troppo da giore se non fosse che il dibattito va avanti da almeno quindici anni, e verte più o meno sempre sugli stessi punti: rimozione dell’indegna copertura in ferro realizzata per i mondiali del 1990, del terzo anello pure in ferro, installazione di un maxischermo, apertura dei parcheggi sotterranei, rifacimento della tribuna stampa, creazione di aree vip, realizzazione di attività commerciali e rifacimento dell’area urbana esterna. Il fatto è che, mentre negli ultimi tre lustri Napoli ha discusso di stadio nuovo o rifatto, entusiasmandosi per i vari disegni di questo e quel progetto (inutile), l’Europa e il suo Calcio sono cambiati, e la prospettata conclusione della vicenda napoletana non può che essere inadeguata.
L’operazione prevista è all’insegna del “meglio di niente”. Si tratta di una ristrutturazione di uno stadio vecchio, inaugurato nel 1959 (la delibera di costruzione fu siglata nel 1949), e con evidenti limiti incancellabili. È solo un necessario passo avanti, pur costoso, per restituire decenza ad una struttura indecente di cui ci si vergogna nelle notti europee, ma non quello di cui necessitano Napoli e il Napoli per avvicinarsi agli standard moderni. È come ristrutturare un palazzo condominiale in pessime condizioni per renderlo degno dal punto di vista urbanistico quando c’è bisogno di costruire un albergo con servizi e attrazioni. Occorrerebbe costruire un impianto nuovo, altrove o sulle “macerie” del ‘San Paolo’, di proprietà, con gli spalti a ridosso del terreno di gioco, con tutte le strutture interne ed esterne necessarie per l’accoglienza delle famiglie e per l’attrazione degli sponsor. Altrove, dove gli stadi li pagano proprio i privati, è così che si sta ragionando da tempo, e anche in Italia, seppur a fatica, si sta inaugurando la stagione degli stadi “privati”, a partire dal caso limite della Juventus, proseguendo per l’Udinese, e poi per la Roma, con Milan, Inter, Lazio e Fiorentina che ragionano in questo senso. A Napoli ci si dovrà purtroppo accontentare di una ristrutturazione di uno stadio comunale, che tale resterà, con tanto di pista di atletica e altri grossi vincoli architettonici e urbanistici impossibili da aggirare.
Dovrebbe essere il Napoli, con l’ausilio di eventuali sponsor (sperando che arrivino), a farsi carico delle spese di ristrutturazione, utili a riattare la Curva A, a sistemare l’impiantistica elettrica e idraulica, i servizi igienici, gli spogliatoi, il fossato, per sostituire i sediolini (forse azzurri e non più rossi; ndr), creare aree vip e attività commerciali. Il resto è tutto ancora da definire. Il Comune conserverebbe l’uso di uffici e palestre, ma anche della pista di atletica, così come del diritto di organizzare concerti con esclusione del prato, che il Napoli ha rigenerato qualche anno fa rendendolo il migliore d’Italia. L’opzione concerti indicherebbe anche la rimozione di tutte le strutture in ferro riversate sullo stadio per i Mondiali del 1990, responsabili della propagazione al suolo delle vibrazioni strutturali e causa dell’intervento nel 2005 della Commissione Provinciale di Vigilanza, che dichiarò chiusa la stagione dei concerti e inibì l’accesso al terzo anello durante le partite di Calcio.
Più di questo il patron De Laurentiis non può fare, e se ha deciso di farlo è perché ha compreso che non è possibile andare oltre in una piazza che mostra evidenti gli svantaggi di localizzazione geografica, dove un’operazione stile ‘Juventus Stadium’ è impossibile da compiere, e dove è difficile far confluire capitali privati esterni per dotarsi di uno stadio polifunzionale di proprietà che incida sensibilmente sul fatturato del club. Gli altri corrono, e qualche passo avanti pur va fatto. Meglio di niente.

Alex Zanardi: «Ho imparato a Napoli la civiltà del sorriso»

Alex Zanardi, 46enne bolognese (come Lucio Dalla), ex-pilota di Formula 1 e Indycar e campione paralimpico di Handbike, ha dichiarato tutto lo stupore suscitato da Napoli in occasione della presentazione della partenza del Giro d’Italia 2013. Ecco i passaggi salienti dell’intervista rilasciata al quotidiano “Il Mattino”.

Un’emozione ancora, per lei, Zanardi, ieri mattina, a Napoli…
«Vi dico subito, un’emozione grandissima e vi spiego il perché. Voi non ci crederete, ma io non ero mai venuto, nella mia vita, a Napoli. Ho girato il mondo, di pista in pista e corsa in corsa, ma Napoli mi mancava. Succede di non conoscere il meglio, giusto? Ieri, è stata per me e mia moglie Daniela, la prima volta. Ed è stata una scoperta, una commozione indicibile».

Lo spettacolo naturale, fra l’altro, in una giornata di sole incredibile.

«Ma no, non solo questo, che è importante certo con lo scenario del golfo e del Vesuvio, e però in fondo secondario. Io ho imparato a Napoli la civiltà del sorriso, incredibile. Ieri, dovunque, sui visi della gente ho visto dipinto il sorriso. La gente che attraversava in un punto sbagliato e ti chiedeva scusa con un sorriso. Nei bar, dinanzi al piatto di spaghetti preparato, le persone che sfioravi, tutte indossavano un sorriso, non sai se di gentilezza o già di amicizia. Sì, mi sbaglierò forse, però di vita e gente ne ho viste, lo sapete, ma a Napoli ho ritrovato dominante la cultura del sorriso».

Forse è solo lei, Zanardi, che ha un gran cuore.
«No, è che ieri a Napoli e fra le biciclette ho compreso un’altra volta che in auto correvo da solo, forse solo accompagnato dall’attenzione del mio team e dalla apprensione dei miei cari. E in handbike, invece, ho davvero mezz’Italia che mi accompagna».

Lei ha vinto l’oro olimpico, ha vinto la Maratona di New York, ma forse l’Italia intera la ama appunto per la profonda sensibilità verso gli altri, non crede?

«Ma vincere credete che sia davvero così importante, che cambi la vita? È fondamentale regalare un aiuto, una speranza alle persone. ”Inspire a generation”, come dice il nostro movimento, questo sì. Regalare un sorriso, come fa questa città».

Napoli, ieri, per la prima volta. E domani?
«Guardi, io mi auguro davvero, con il sindaco De Magistris, Gianni Bugno e gli amici della Gazzetta, di essere a Napoli anche alla partenza vera del Giro, a maggio dell’anno prossimo. Anzi, ve lo richiedo quasi. Le emozioni che lasciano senza fiato, come quelle di via Caracciolo, ieri, vanno raddoppiate. Arricchiscono infinitamente».

Non chiamatela pista ciclabile, è corsia ciclo-pedonale

Non chiamatela pista ciclabile, è corsia ciclo-pedonale

al ponte di Viale Kennedy inizio e fine percorso (?)

Lo staff del sindaco ci ha fornito delle informazioni in merito al già discusso tracciato ciclabile in realizzazione a Napoli.

Non si tratta di una pista ciclabile ma di una corsia preferenziale per bici. Un percorso lineare a Napoli è impossibile da realizzare ma il tracciato è comunque equiparabile a quello di altre capitali europee. Per perfezionarlo bisognerebbe variare il piano urbanistico investendo milioni di euro.
Quando è stato scelto il percorso, arrivati a Viale Kennedy, c’era il problema delle scale del cavalcavia costruito nel ’90 per i mondiali di calcio e mai usato, tra l’altro chiuso perchè interessato da problemi di statica. Andrebbe demolito ma l’operazione, al netto della vendita del ferro, costerebbe circa 100.000 euro, quasi quanto il tracciato ciclabile. Si è quindi deciso di creare volutamente in quel punto l’inizio e la fine della pista, in attesa che gli sponsor forniscano prima o poi i soldi per eliminare la struttura.
La realizzazione della ciclabile ha consentito di eliminare vecchi cartelli pubblicitari mentre altri saranno spostati. Sulla pista è nato un vero e proprio progetto di riqualificazione urbana che potrebbe portare delle piacevoli novità in futuro. Ad esempio, la ciclabile potrebbe servire per sbloccare i 5 milioni che servono per mettere in sicurezza la Crypta Neapolitana e farvi passare il percorso per evitare la galleria delle Quattro Giornate.
Le tratte scelte sono state studiate in funzione delle future ZTL e del traffico veicolare. Viale Augusto è stato scelto per il maggiore indice di parcheggiabilità che è pari a 0,95 mentre l’indice medio di Napoli è di 0,45. Pertanto, togliere qualche posto auto in quella strada per la ciclabile è il danno minore.

lo staff del Sindaco

Le nostre riflessioni sono spontanee: come può accadere che al ponte di Viale Kennedy la corsia inizi e finisca se non si tratta di un tracciato anulare? Esistono le condizioni di sicurezza per i ciclisti che in quel punto dovranno scendere dal marciapiedi (non dalla pista) con la bici per invadere la carreggiata veicolare? È possibile che non si riesca a smantellare un ponte, neanche regalando il materiale ferroso ad un privato che si accolli le spese del lavoro? È saggio assegnare un marciapiedi a pedoni e ciclisti insieme? Chi assicurerà che il tracciato sia sempre fruibile, soprattutto in concomitanza con le partite di calcio allo stadio? Si è tenuto conto del parere dei residenti di Fuorigrotta che avevano già in passato rifiutato il progetto di una ciclabile e che già protestano? Si è al corrente che le cose non condivise sono poco amate e non vengono rispettate dai cittadini? Infine, ci risulta che il costo dell’opera si aggiri intorno al milione di euro, non come comunicatoci.

immagini tratte da youtube
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