Computer e portafogli restituiti ai proprietari

Computer e portafogli restituiti ai proprietari
la bella faccia di Napoli, quella che non fa notizia

Angelo Forgione – Napoli regala sorrisi a due turisti. Nei pressi dell’aeroporto, un turista francese dimentica sul sedile del taxi il suo pc portatile pieno di dati importantissimi. Al porto una fiorentina smarrisce il portafogli con 500 euro, carte di credito, libretti d’assegni e biglietti d’imbarco per Capri. In entrambi i casi, ai turisti è stato riconsegnato tutto!
Il primo episodio all’esterno di Capodichino: un italiano di nascita ma residente all’estero, ha contattato gli agenti dell’unità operativa aereoportuale informando di aver dimenticato il computer in taxi. In poco tempo si è rintracciato il tassista e recuperato il pc che è stato restituito al proprietario travolto dal sollievo e dalla gioia. Nel computer c’erano dati molto importanti privi di backup e indispensabili per il suo soggiorno di lavoro a Napoli.
Il secondo episodio nella zona del porto, dove gli agenti dell’unità operativa Avvocata, durante un pattugliamento, hanno rinvenuto un portafogli contenente 500 euro, carte di credito, libretti d’assegni e biglietti d’imbarco per l’isola dei Faraglioni. La turista 53 enne di Firenze, che si trovava a Napoli per una vacanza con una comitiva, è stata individuata e ha riavuto ciò che aveva perso. Gioia e incredulità nel constatare che non mancava proprio nulla.
Non è certo un miracolo, Napoli è piena di avvenimenti simili che a volte vedono protagonista anche la spontanea correttezza dei cittadini. Come nel caso del tassista Antonio Grieco che alla vigilia di Pasqua riconsegnò una borsa con 2.000 euro in contanti ad una coppia di turisti svizzeri (clicca qui per leggere). Vale però la pena sottolineare i fatti di ieri dopo la luttuosa vicenda di Antonio Oscar Mendoza che ha colpito l’opinione pubblica. Due turisti portano a casa una buona immagine della città. Insomma, Napoli non è soltanto criminalità.

2000 euro smarriti, il tassista li restituisce

2000 euro smarriti, il tassista li restituisce
Napoli è ancora capace di smentire i suoi detrattori

La città è sommersa dai rifiuti ed è stretta nella morsa del malaffare, ma forse a Napoli è ancora possibile affrancarsi dall’immagine della città brutta, sporca e cattiva. Bastano piccoli gesti, nessun eroismo, soltanto comportarsi da persone perbene, con semplicità. L’esempio viene dal signor Antonio Grieco, tassista identificato dalla sigla “Ravello 8” e da Paolo Coppola, un albergatore del Vomero.
Alla vigilia di Pasqua hanno risolto il problema di una coppia di turisti svizzeri un po’ distratti: giunti in albergo dall’aeroporto di Capodichino, al momento del check-in si sono resi conto di aver dimenticato sul taxi una borsa con duemila euro in contanti. In meno di un’ora l’hanno recuperata, grazie alla direttrice del piccolo hotel, la signora Patrizia, che ha fatto scattare immediatamente l’operazione “Vedi Napoli e poi… torni”, e con un vorticoso giro di telefonate è riuscita a rintracciare il tassista.
«Si, la borsa è in auto, gliela riporto a fine turno», la prima risposta. «Per favore, meglio subito, le paghiamo la corsa» hanno implorato dall’hotel, pressati dalla cliente straniera, allarmatissima. Dopo poco la borsa è arrivata, con i duemila euro. La corsa costava 18 euro, la signora ne ha pagato 20, due di mancia – il tassista ha rifiutato ulteriori compensi – dicendosi incredula: «Giro il mondo e so per certo che difficilmente a New York o a Londra sarebbe finita così». Il tassista ha incassato, ha ringraziato e se n’è andato, soddisfatto. «Ma – racconta Coppola – da napoletano ideatore di “Week end a Napoli”, ho deciso di fare qualcosa per divulgare e premiare il comportamento di questo tassista gentiluomo. Ho prenotato un tavolo per due in un ristorante sul lungomare, e ho offerto una cena al tassista e alla moglie con i ringraziamenti personali di chi in Napoli ci crede. Qualcuno avrà modo di raccontare che la nostra città non è solo monnezza».

Garibaldi e la truffa al Banco di Napoli

Garibaldi e la truffa al Banco di Napoli
800mila euro (valuta corrente) garantiti e mai restituiti

di Angelo Forgione
(vai all’articolo su napoli.com)

“Frammenti e memorie” è il nome di un percorso multimediale dell’Archivio del Banco di Napoli che ha dato l’opportunità di godere di visite guidate presso la sede dell’antichissimo Banco napoletano a cura della Fondazione Banco di Napoli e con il patrocinio di Comune di Napoli e Regione Campania.

Centinaia di documenti di quello che è considerato il più grande e importante Archivio Storico-Economico del mondo sono stati esposti in mostra dal 15 Dicembre al 15 Gennaio con l’ausilio di musiche, giochi di luce e voci.

Nota stonata è stata però la “censura”, denunciata dal Movimento Neoborbonico, di uno dei documenti più interessanti dal punto di vista storico e didattico, proprio nel vivo delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Non è stato infatti mostrato il carteggio che vedeva coinvolti Garibaldi e il figlio Menotti, beneficiario di un prestito ingente mai restituito, e il direttore del Banco.

Garibaldi è considerato uno dei “padri della patria” che si stanno ricordando nelle celebrazioni dell’unita nazionale. Dell’eroe dei due mondi si tramanda dagli archivi il suo rapporto morboso col denaro e non gli mancò l’occasione per dimostrarsi a tutti gli effetti un personaggio incline al lucro. Quattordici anni dopo la spedizione dei Mille, garantì per il figlio primogenito Menotti un prestito di duecentomila lire dell’epoca dal Banco di Napoli, una somma che corrisponde a circa ottocentomila euro di oggi, per l’acquisto di suoli nell’Agro-pontino. Con una lettera autografata e datata 2 Settembre 1874, il generale così si impegnò: “Colla presente dichiaro garantire il rimborso della somma di lire 200/mila che il Banco accorda a mio figlio Menotti secondo le norme dell’Istituto. E questa mia garanzia, servirà sino a totale estinzione del debito suddetto”.

Una somma che Menotti non restituì mai. Passati infatti tre anni di solleciti mai ascoltati, il padre famoso fu richiamato dal Senatore del Regno d’Italia Salemi al quale il settantenne Garibaldi scrisse impegno poco convincente per l’estinzione del debito: “Illustre Senatore, la pregiata vostra del 14, l’invio a mio figlio Menotti, che spero farà onore alla mia firma. In ogni modo io sono sempre responsabile verso il Banco di Napoli della somma prestata a mio figlio”.
Di fatto, della soluzione del contenzioso, Garibaldi non se ne preoccupò più di tanto.

Dopo quasi dieci anni dal prestito, mentre il Banco decideva di procedere ad una scandalosa esecuzione forzata contro le proprietà di famiglia, Menotti scrisse al direttore della banca il 7 luglio 1883, su carta intestata della Camera dei Deputati, informando che il Governo aveva deciso di “condonare” la somma dovuta.

La questione fu messa pian piano nel dimenticatoio e la banca dovette rinunciare  definitivamente al recupero del credito.
Va detto che nel 1875 fu accordato al vecchio Garibaldi un corposo vitalizio di centomila lire annue (circa quattrocentomila euro) per riconoscenza della nazione italiana ma il Banco di Napoli non vide mai tornare indietro nemmeno una parte del tesoro “regalato” alla famiglia Garibaldi.

A pochi anni dall’unità d’Italia, fu quello il primo segnale di un lento decadimento del Banco più florido d’Italia e che poi sarebbe stato assorbito un secolo dopo da un istituto bancario, manco a dirlo, di Torino.

Il movimento neoborbonico, tramite li capo ufficio stampa Salvatore Lanza, fa sapere che nella mostra “Frammenti e memorie” il carteggio sarebbe stato dimenticato per intervento di un discendente di Garibaldi, mentre il curatore della mostra Eduardo Nappi smentisce la censura avvertendo che nell’esposizione si è preferito esporre casi completi compresi di transazione conclusiva.