video / Ippolito Nievo, le ruberie dei Mille e la prima strage di Stato

Tratto da La storia siamo noi (Rai), l’enigma del vapore Ercole, la nave scomparsa nel nulla che trasportava la scottante contabilità della spedizione dei Mille. Partì da Palermo la sera del 4 marzo 1861. A bordo c’era Ippolito Nievo con altre settantanove persone tra equipaggio e passeggeri, e il Rendiconto nel quale si dimostrava, con meticolosa precisione, l’operato di tutta l’Intendenza delle finanze garibaldine. Nel fascicolo erano contenute notizie riservate, che non sarebbe stato opportuno rivelare perché avrebbero acclarato la pesante ingerenza del Governo di Londra nella caduta del Regno delle Due Sicilie. Nievo aveva dovuto gestire un ingente finanziamento in piastre turche proveniente dalle massonerie britanniche, che aveva favorito l’arrendevolezza di gran parte degli ufficiali borbonici e delle alte cariche civili duosiciliane: un’immobilità che aveva paralizzato l’Esercito e soprattutto la Marina borbonica, senza la quale il più grande Stato della penisola italiana, con la terza flotta europea di quel tempo, sarebbe difficilmente caduto. Il Vice Intendente era rimasto nauseato da ciò che aveva visto, da come veniva trattato il popolo siciliano e di come le cose erano andate contro le sue aspirazioni.
Il rendiconto non arrivò mai a Napoli, da dove doveva proseguire per Torino. Il console amburghese Hennequin, che a Palermo curava gli interessi inglesi, aveva cercato di dissuadere Nievo dall’imbarcarsi su quella nave, ma il Vice Intendente ignorò, forse consapevole del suo destino, il criptico avviso dell’annunciata prima strage di Stato dell’Italia unita.