Il corno della discordia alla Reggia di Caserta

a Caserta come a Napoli, amministrazioni e sovrintendenze in conflitto

Angelo Forgione – È scoppiata una forte polemica dopo l’inaugurazione in piazza Carlo III a Caserta del “cuorno” più alto del mondo. “Good Luck, Caserta” è il titolo dell’opera della installazione temporanea dell’artista partenopeo Lello Esposito che ha presenziato alla cerimonia insieme al sindaco Del Gaudio, ispiratore di una iniziativa che ha suscitato molte polemiche e ha fatto esplodere una nuova querelle con la Soprintendeza di Caserta, tenuta all’oscuro della decisione di piazzare l’opera proprio davanti la facciata della Reggia.
Ho incontrato giovedì scorso Lello Esposito alla presentazione del libro di Jean-Noël Schifano e mi ha anticipato questo evento con molta fierezza. Abbiamo parlato anche della slitta luminosa fatta rimuovere dalla Sovrintendenza innanzi Palazzo Reale a Napoli, più o meno lo stesso conflitto creatosi a Caserta. Detto questo, l’artista espone le sue opere dove gli viene chiesto di farlo, e la Reggia è per Lello Esposito un’ennesima grande vetrina. Il vero problema è la scollatura tra le amministrazioni comunali e le sovrintendenze, che non dialogano più e si fanno i dispetti. A Napoli si era pensato di ravvivare il Largo di Palazzo, probabilmente con un po’ di insensibilità artistica e culturale che però è anche figlia di un scontro in cui nessuno tira i remi in barca, col risultato che i luoghi di riflessione muoiono e vengono sottratti ai cittadini. A Caserta, il problema è diverso. Del Gaudio non sarà un critico d’arte ma conosce perfettamente il valore universale della Reggia, e deve aver pensato di fare rumore, di richiamare l’attenzione sulle criticità di un monumento unico umiliato da degrado architettonico, sociale e culturale, innescando una forte provocazione, tant’è che in serata ha incontrato la segretaria generale del Ministero dei beni culturali che si è precipitata sul posto per volontà del ministro Bray, ottenendo qualche garanzia sul futuro prossimo del polo monumentale.
Il corno apotropaico e fallico davanti la magnificenza vanvitelliana stride e non può starci. Ci resterà poco, questo è certo, e poi sarà spostato altrove. Noi prepariamoci ad altri colpi a sensazione nella battaglia tra Comuni e Sovrintendenze. Purtroppo.
A margine del dibattito, dispiace leggere commenti di basso tenore circa certe tradizioni napoletane da parte dei cittadini casertani sulla pagina facebook del sindaco di Caserta. Da napoletano, che vuol dire anche casertano, dico che i casertani debbono sapere che la loro giovane città nasce come costola della trimillenaria Napoli e della sua cultura. Caserta è Napoli, e chi non sa che è partorita da un’idea urbanistica (stravolta) di Luigi Vanvitelli attorno alla Reggia e da una volontà politica del Re di Napoli offende la propria intelligenza. Tanto vale anche per quei napoletani che sdegnano Caserta.

2 Giugno con Daverio a Caserta

Angelo Forgione – Un pezzo di marmo lesionato della facciata della Reggia di Caserta, nella zona Nord, stava per staccarsi dalla struttura, ma fortunatamente una dipendente della Scuola Superiore della Pubblica amministrazione situata all’interno del palazzo se n’è accorta e ha chiamato il 115, evitando il peggio.
La reggia continua a crollare lentamente. È ora che chi ha a cuore i monumenti della storia di Napoli (e non solo quelli) si dia da fare. Iniziando magari da Domenica mattina, quando alle 11,30 Philippe Daverio e il sindaco di Caserta Pio Del Gaudio aspetteranno nella piazza Carlo III tutti coloro che hanno a cuore il destino di uno dei complessi monumentali più importanti d’Europa, lanciando un appello per la salvaguardia e il rilancio dello straordinario patrimonio artistico del Mezzogiorno d’Italia attraverso il movimento d’opinione “Save Italy”. V.A.N.T.O. ci sarà!
La data è simbolica poiché si tratta del 2 giugno, Festa della Repubblica, laddove il Meridione si trova ad essere vittima dell’Unità imposta dalla monarchia sabauda. Philippe Daverio sa benissimo che i monumenti del Sud crollano perché potenti simboli di un passato trascurato e da trascurare; sa benissimo che l’Italia non ha alcuna volontà di salvarli. Così il critico d’arte alsaziano chiama a raccolta sul sito saveitaly.info:
“Il regno di Napoli aveva allora riserve auree tredici volte superiori a quelle del Piemonte; era fiorente con un popolo poverissimo. Ora è privo di riserve e purtroppo non molto più agiato. E al contempo il suo vasto patrimonio storico è scivolato verso un decadimento del quale il caso Pompei è sicuramente il più clamoroso, ma non affatto l’unico. Il paesaggio inebriante nato da oltre due millenni di fatiche è stato ipotecato da pochi decenni di appetiti recenti. E’ ora di salvare il Meridione con il più colossale intervento di restauro che l’Europa si sia trovata ad affrontare dopo la redenzione della Germania Orientale, e l’Europa si dovrà trovare pronta a farlo per riconquistare la credibilità che la sola moneta unica non sembra più in grado di darle. Se crediamo all’Europa delle culture e non solo a quella della moneta, allora la battaglia di sensibilizzazione per la rinascita del Meridione diventa centrale. La bellezza del territorio, l’insostituibile sedimentazione storica, la qualità della natura, del tempo, del mare potevano essere motore di sviluppo ben più attraente e ben meno adatto ai controlli delle mafie. Le mafie di vario nome sono incolte, sono ineleganti. E per questo motivo sono inadatte a qualsivoglia operazione di riqualificazione. E’ solo con quella qualità estetica che fu del Meridione prima dell’epoca moderna che potranno essere combattute.
Ecco perché suona l’ora di chiedere a quell’Europa che nel Meridione d’Italia ha una delle sue culle centrali di assumere con coscienza il compito di salvarla, questa culla, con una sorta di piano che sia forte come lo fu il piano Marshall quando l’America si trovò a salvare la sua culla, ch’era l’Europa.
Ed ecco perché la Rivoluzione degli Educati può continuare il suo percorso a Caserta il 2 giugno 2013.”

La Reggia di Caserta perde ancora pezzi!

fondi insufficienti dal Ministero che spreme il monumento… che infatti crolla!

Angelo Forgione – Ancora crolli alla Reggia di Caserta. Ieri pomeriggio, intorno alle 17:30, un capitello si è staccato dalla facciata alta ed è precipitato sulla Piazza Carlo III, a poca distanza da alcune persone presenti. Strada transennata dai vigili del fuoco e sindaco Pio del Gaudio che nella mattinata di oggi dovrebbe essere a Roma per discutere col ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi delle condizioni di abbandono della monumento patrimonio dell’umanità documentate anche dalla RAI.
La realtà è che il Ministero tratta la reggia vanvitelliana come un limone da spremere e destina fondi a ritrovate regge del Nord mentre quelle al Sud crollano a pezzi. A volte, dopo le stagioni dei favolosi percorsi di luce, non si riescono a pagare neanche le bollette della luce col rischio di lasciare gli appartamenti al buio. Eppure la reggia è tra i monumenti italiani che incassano di più e tra biglietti di ingresso, royalties e diritti vari, si arriva a circa 2 milioni di euro all’anno. I soldi però finiscono a Roma nelle casse del Ministero del Tesoro che tramite il Ministero dei Beni Culturali rigira a Caserta appena 400mila euro per la manutenzione. Come dire che Caserta produce una torta di cinque fette e ne mangia una sola. Il saldo è sempre passivo ed è facile dedurre che le risorse sottratte a Caserta finiscano altrove. 
La conseguenza è che gli appartamenti non possono essere aperti completamente, che la reggia resta chiusa nei giorni festivi per mancanza di fondi da destinare agli straordinari dei dipendenti e che il parco e la facciata versano in condizioni gravissime. Caserta resta in piedi ma la gravità non è dissimile da quella di Pompei e di tutti i siti monumentali del Sud mentre a Venaria Reale è boom di visitatori.
La mancanza di manutenzione e le infiltrazioni d’acqua stanno mettendo a rischio l’integrità del prezioso edificio che solo sette giorni aveva perso un timpano della facciata venuto giù a causa della marcescenza del perno di fissaggio. Nel 2009 una grossa foglia di pietra si staccò dal capitello di una lesena della facciata interna, sfiorando cavalli e cocchieri parcheggiati al di sotto. Del resto basta osservare proprio il lato destro della facciata del parco per notare decine di foglie scolpite mancanti sui capitelli, pezzi d’intonaco staccati ed erbacce selvatiche che con le proprie radici pregiudicano l’integrità dei marmi.
La nostra grande, immensa Storia, continua ad essere cancellata lentamente. Ha ragione Daverio, lo Stato italiano ha fallito!

Lesa maestà alla Reggia malata

monumento emblema dell’oscurantismo moderno

di Angelo Forgione – Era il Giugno del 2009 quando la piazza Carlo III di Caserta, l’immenso slargo ellittico ai piedi della reggia che si rifà a Piazza San Pietro a Roma, si avviava a compimento di un imponente e costosissimo restyling. Scattai delle fotografie ai nuovi lampioni d’illuminazione (clicca sulle immagini per ingrandire) perchè alla loro vista un senso di disgusto mi prese il ventre. Elementi di arredo urbano futuristici di forma essenziale e fin troppo moderna per essere contestualizzati nella piazza simbolo del neoclassicismo vanvitelliano, troppo forte il contrasto per restarne indifferente. Mancanza di sensibilità da parte di chi è chiamato a decidere nel presente di una testimonianza del passato e della nostra storia, ma anche della gente comune che devasta il patrimonio. Inutile dire che la piazza, la più grande d’Italia, è oggi un luogo deserto occupato e reso impraticabile da clochard e vandali.
Cosa dire per esempio dei furti d’acqua alle cascate della reggia di Caserta? Succede ogni maledetto Agosto! Allarme siccità? E allora via coi prelievi abusivi da parte dei soliti ignoti che si agganciano alla condotta del mirabile Acquedotto Carolino vanvitelliano, patrimonio dell’umanità, per attingere acqua a uso personale. Un reato che minaccia anche i pesci delle vasche e favorisce lo sviluppo incontrollato delle dannose alghe di eutrofizzazione. L’Acquedotto Carolino, nei 38 chilometri di percorso, perde così pressione e l’acqua non riesce ad arrivare dalla fonte alla destinazione ultima. Fontane asciutte e delusione dei turisti che arrivano per ammirare anche quelle meraviglie dell’ignegneria idraulica vanvitelliana e si ritrovano di fronte solo liquami. Niente acqua, niente tuffi. Si, perchè altro malcostume estivo dei giovani senza sensibilità è il lancio nelle vasche della cascata immortalato in passato, manco si trattasse di un acquapark, col rischio di danneggiare le sculture e le proprie ossa sulle rocce.
Spegnere la scenografica cascata che dai monti tifatini riversa acqua verso i giardini della Reggia equivale a deturparne l’architettura, ma questa deduzione è troppo lontana dalla comprensione degli insensibili. Vaglielo a spiegare che la navata centrale dell’edificio è detta “il cannocchiale” per la visione che attraverso di essa si ha dell’asse centrale del parco culminate nella cascata e nel torrione senza interruzione della prospettiva. Vanvitelli pensò anche a questo quando disegnò la Reggia come elemento architettonico lineare che non precludesse la vista della natura, simboleggiando l’osmosi tra potere e territorio, natura e conoscenza, divino e terreno.
E se le cascate languono “il cannocchiale” non sta meglio. Bancarelle e ambulanti di ogni tipo, persino distributrici di numeri del lotto, umiliano la maestosità del tempio, ma questo è problema cronico e non stagionale. E poi lampioni rotti (quelli storici), degrado sparso, automobili del personale che sfrecciano tra i turisti, cortili adibiti a parcheggi. Tutto documentato da Marco Bariletti per l’edizione serale del Tg1 del 25 Agosto (in basso) che ha posto la lente di ingrandimento anche sulle richieste dell’UNESCO disattese dal governo italiano. Il World Heritage per i patrimoni dell’umanità chiede da anni che dal monumento sia sfrattata l’Aeronautica Militare affinché eviti di essere un potenziale obiettivo militare e mostri invece tutto il suo splendore, a cominciare dal teatrino di corte inaccessibile e altri appartamenti oltre il solo piano nobile aperto al pubblico.
Responsabilità del governo centrale ma anche dell’amministrazione locale per arrivare agli strati sociali travolti dalla povertà e dall’ignoranza. Nessuno sembra avere la minima sensibilità per rispettare il sito e la sua storia. I soldi mancano, la sorveglianza non può essere garantita e il degrado avanza indisturbato. Il sindaco di Caserta Pio Del Gaudio ha commentato il servizio del Tg1 sulla sua pagina Facebook ma le parole non bastano più. La reggia è un complesso unico al mondo che ha nella sola Versailles un opera di pari livello, ma perde progressivamente pezzi e visitatori. E poco più in la, il dramma della reggia di Carditello che stiamo contribuendo dalla primissima ora a tenere alta in classifica nel censimento de “I luoghi del cuore” FAI (magari bisogna portare in alta classifica anche la più maestosa reggia?). Il delegato dell’ufficio del curatore fallimentare della più riservata tenuta borbonica di San Tammaro Tommaso Cestrone, una sorta di angelo custode della piccola reggia, ha riferito che sul posto si sarebbero recati nel mese di Agosto centinaia di visitatori, principalmente settentrionali e spagnoli, accontentandosi di sbirciare dai cancelli sbarrati.
Meglio fermarsi qui perchè la lista è infinita e sottolineare l’oscurantismo moderno quando si parla di luoghi simbolo dell’illuminismo napoletano, cioè europeo, è per chi scrive un autentico supplizio.