Carlo di Borbone spodesta Vittorio Emanuele II a San Giorgio a Cremano

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Angelo Forgione
La piazza in cui ha sede il Municipio di San Giorgio a Cremano (Napoli) cambia odonimo, da Vittorio Emanuele II a Carlo di Borbone. Attenzione, Carlo di Borbone, così come era detto comunemente a Napoli, non Carlo III, che è la nomenclatura assunta a Madrid nel 1759, dopo aver regnato all’ombra del Vesuvio. Doppio plauso.
Non è il primo provvedimento identitario di San Giorgio a Cremano. Già nel 1997 la piazza Garibaldi fa intitolata a Massimo Troisi per volontà dell’allora sindaco Aldo Vella. Il nizzardo, tra critiche e forti opposizioni, fu spodestato per la prima volta da una piazza italiana.
Nel 2015, l’attuale sindaco Giorgio Zinno fece intitolare una strada ai Martiri di Pietrarsa per ricordare i quattro operai uccisi durante il sanguinoso sciopero del 6 agosto 1863, poco dopo l’Unità d’Italia, nel Real Opificio della vicina Portici.
E ora ad essere spodestato è Vittorio Emanuele II. Un altro passo in direzione della riaffermazione dell’identità storica meridionale, cancellata da una toponomastica risorgimentale imposta dagli uomini di massoneria che, ad Unità avvenuta, si impegnarono nell’obiettivo di forgiare una nuova coscienza collettiva della Nazione attraverso la celebrazione dei Padri della Patria, de facto ladri della patria napolitana, anch’essi massoni, elevati a somme figure morali della moderna storia nazionale nei libri di storia, negli odonimi stradali e sui basamenti monumentali dello Stivale. Quell’operazione sembra aver esaurito la sua incisività nella consapevolezza e nell’identità di gran parte dei napoletani e non solo, e può dirsi ormai in fase di demolizione, seppur molto lenta.

300 anni fa nasceva Carlo di Borbone, il “Re Sole” di Napoli

 

20 gennaio 1716. È la data di nascita, a Madrid, di Carlo Sebastiano di Borbone-Farnese, Re di Napoli e Sicilia e, in seguito, di Spagna, di cui si celebra il tricentenario della nascita. Figlio di Filippo V di Spagna e della parmigiana Elisabetta Farnese, dall’ingresso di questo illuminato sovrano nella scena meridionale, nel 1734, la cultura napoletana divenne il grimaldello per aprire ogni porta nelle corti europee del Settecento. Fu riformatore efficace, ispiratore di  un movimento razionalista, che accompagnò l’affermazione del Regno di Napoli indipendente nel panorama sociale e culturale europeo, e stimolatore eccezionale della Cultura racchiusa in tanti simboli voluti a Napoli, dalla Collezione Farnese al Real Teatro di San Carlo, dagli scavi vesuviani alla Real Accademia Ercolanense, dalla Reggia di Portici a quella di Capodimonte. E, su tutto, il monumento per il mondo: la Reggia di Caserta. Non senza difficoltà esistenziali, prima fra tutte la tendenza alla depressione, soprattutto in epoca infantile e giovanile, Carlo di Borbone governò in modo produttivo e ispirato sia a Napoli, tra il 1734 e il 1759, che a Madrid, tra il 1759 e il 1788, quando assunse il nome di Carlo III. In entrambe le città è ricordato come il più amato dei Re.

Il corno della discordia alla Reggia di Caserta

a Caserta come a Napoli, amministrazioni e sovrintendenze in conflitto

Angelo Forgione – È scoppiata una forte polemica dopo l’inaugurazione in piazza Carlo III a Caserta del “cuorno” più alto del mondo. “Good Luck, Caserta” è il titolo dell’opera della installazione temporanea dell’artista partenopeo Lello Esposito che ha presenziato alla cerimonia insieme al sindaco Del Gaudio, ispiratore di una iniziativa che ha suscitato molte polemiche e ha fatto esplodere una nuova querelle con la Soprintendeza di Caserta, tenuta all’oscuro della decisione di piazzare l’opera proprio davanti la facciata della Reggia.
Ho incontrato giovedì scorso Lello Esposito alla presentazione del libro di Jean-Noël Schifano e mi ha anticipato questo evento con molta fierezza. Abbiamo parlato anche della slitta luminosa fatta rimuovere dalla Sovrintendenza innanzi Palazzo Reale a Napoli, più o meno lo stesso conflitto creatosi a Caserta. Detto questo, l’artista espone le sue opere dove gli viene chiesto di farlo, e la Reggia è per Lello Esposito un’ennesima grande vetrina. Il vero problema è la scollatura tra le amministrazioni comunali e le sovrintendenze, che non dialogano più e si fanno i dispetti. A Napoli si era pensato di ravvivare il Largo di Palazzo, probabilmente con un po’ di insensibilità artistica e culturale che però è anche figlia di un scontro in cui nessuno tira i remi in barca, col risultato che i luoghi di riflessione muoiono e vengono sottratti ai cittadini. A Caserta, il problema è diverso. Del Gaudio non sarà un critico d’arte ma conosce perfettamente il valore universale della Reggia, e deve aver pensato di fare rumore, di richiamare l’attenzione sulle criticità di un monumento unico umiliato da degrado architettonico, sociale e culturale, innescando una forte provocazione, tant’è che in serata ha incontrato la segretaria generale del Ministero dei beni culturali che si è precipitata sul posto per volontà del ministro Bray, ottenendo qualche garanzia sul futuro prossimo del polo monumentale.
Il corno apotropaico e fallico davanti la magnificenza vanvitelliana stride e non può starci. Ci resterà poco, questo è certo, e poi sarà spostato altrove. Noi prepariamoci ad altri colpi a sensazione nella battaglia tra Comuni e Sovrintendenze. Purtroppo.
A margine del dibattito, dispiace leggere commenti di basso tenore circa certe tradizioni napoletane da parte dei cittadini casertani sulla pagina facebook del sindaco di Caserta. Da napoletano, che vuol dire anche casertano, dico che i casertani debbono sapere che la loro giovane città nasce come costola della trimillenaria Napoli e della sua cultura. Caserta è Napoli, e chi non sa che è partorita da un’idea urbanistica (stravolta) di Luigi Vanvitelli attorno alla Reggia e da una volontà politica del Re di Napoli offende la propria intelligenza. Tanto vale anche per quei napoletani che sdegnano Caserta.

L’errore storico del Presidente della Repubblica

L’errore storico del Presidente della Repubblica

Intervenendo al Quirinale al foro di dialogo Italia-Spagna, presenti i ministri degli Esteri Franco Frattini e Trinidad Jimenez, il presidente Napolitano ha ricordato i momenti di splendore di Napoli avuti ai tempi dei Borbone. Sia i lanci d’agenzia che lo stesso Presidente della Repubblica sono caduti nel più classico degli errori ovvero quello di considerare la Napoli borbonica come vicereame spagnolo e non regno indipendente e, trattandosi di un Napoletano, la cosa è di una certa rilevanza.

L’Agenzia Adnkronos ha così divulgato il 26.11.10:

Il Presidente Napolitano: «Carlo III di Borbone grande riformatore per Napoli».

Il Capo dello Stato ha sempre a cuore la sua città e in questi giorni il suo pensiero e la sua attenzione è rivolta a Napoli. Così ieri il riferimento alla «sofferenza» dovuta alla nuova crisi dei rifiuti. Il presidente della Repubblica ha voluto ricordare i momenti di splendore avuti sotto la dominazione spagnola e in particolare sotto la reggenza di Carlo III. «In un momento in cui la mia città soffre di molti mali – ha detto il presidente Giorgio Napolitano, intervenendo al Quirinale al foro di dialogo Italia-Spagna, presenti i ministri degli Esteri Franco Frattini e Trinidad Jimenez – da napoletano ricordo quel che diede un grande spagnolo per il massimo splendore della città di Napoli nella prima metà del XVIII secolo: Carlo III fu il reggitore più illuminato e profondamente riformatore che Napoli abbia mai avuto».

Crediamo che un napoletano che riveste un importantissimo ruolo istituzionale debba conoscere bene la storia della sua città e della sua nazione.
Carlo di Borbone, detto anche settimo di Napoli e poi terzo di Spagna, fu re e non vicere o “reggente” di Napoli. Inoltre le corone di Napoli e di Spagna erano separate ed è una inesattezza parlare di dominazione spagnola perchè il Regno di Napoli, con il suo ingresso in città del 10 Maggio 1734, divenne indipendente e lo restò coi Borbone fino all’unità d’Italia.

Consigliamo al Presidente e ai redattori di Adnkronos di dare un’occhiata  al seguente video perchè non è mai troppo tardi per imparare la storia di Napoli