200 anni fa rinasceva il San Carlo, più bello di prima

Angelo Forgione Nella notte del 12 febbraio 1816 il Real Teatro di San Carlo (1737) veniva distrutto da un tremendo incendio divampato accidentalmente durante le prove generali di un ballo. Le fiamme erano scaturite da una lucerna e si erano velocemente propagate sulle ali del vento di quella giornata. Grida e crepitii dei presenti, travi di legno incandescenti e pendenti, crolli di muri, fumo e fiamme visibili da ogni punto della città, artisti che si erano affrettati ad immortalare il tragico evento nei loro dipinti (nell’immagine quello di Salvatore Fergola). In meno di due ore la storica sala borbonica era andata completamente perduta, gettando nello sconforto i napoletani, che se l’erano presa coi giacobini, e addolorando l’Europa intera con le cronache del disastro diffuse ovunque.
Ferdinando di Borbone, rimesso sul trono un anno prima dal Congresso di Vienna, a soli nove giorni dal distruttivo rogo, aveva incaricato una commissione composta da cinque importanti nobili, coordinati dall’impresario Domenico Barbaja, per sovrintendere, senza badare a spese, affinché il tempio dell’Opera rinascesse e, superando in bellezza ogni teatro, facesse parlare del suo restaurato regno.
In soli otto mesi fu compiuto il prodigio, e Stendhal andò a verificarlo di persona la sera dell’inaugurazione. 12 gennaio 1817, proprio nel giorno di una ricorrenza reale, quello del sessantaseiesimo compleanno del Re. In scena Il sogno di Partenope di Giovanni Simone Mayr, opera composta espressamente per l’occasione. Alla vista del francese una nuova sala neoclassica, firmata da Antonio Niccolini (che già aveva realizzato la nuova facciata qualche anno prima), completamente diversa da quella barocca andata in fiamme. Gli occhi dello scrittore, che avevano ammirato il teatro Alla Scala di Milano e altri teatri europei, rimasero sbarrati alla vista del ricostruito tempio della musica napoletano, mutato nell’aspetto e capace di suscitare stupore ed emozione fino allo stordimento:

“La prima impressione è d’esser piovuti nel palazzo di un imperatore orientale. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. […] Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea. […] Questa sala, ricostruita in trecento giorni, è come un colpo di Stato. Essa garantisce al Re, meglio della legge più perfetta, il favore popolare. […] Io stesso, quando penso alla meschinità e alla pudica povertà delle repubbliche che ho visitato, mi ritrovo completamente monarchico. […] Il raso azzurro, i fregi in oro, gli specchi sono distribuiti con un gusto di cui non ho visto l’eguale in nessun’altra parte d’Italia.”

Per quanto milanese di elezione, Stendhal seppe riconoscere la superiore bellezza raggiunta dal rinnovato teatro borbonico rispetto alla Scala, rimarcando che il Borbone, oltre a riavere il suo trono, aveva riavuto, grazie al Niccolini, anche il più bello di tutti i teatri.
Evidentemente, la sala del nuovo San Carlo mostrava cromie diverse da quelle di oggi. Solo con la ristrutturazione interna del 1844 la tappezzeria azzurra bleu-de-ciel foncé – così l’aveva definita Stendhal – fu sostituita con nuovi rasi rossi, mentre venne applicato dell’oro zecchino in foglia e a mecca al di sopra dell’argento.

Nella foto, una mia simulazione basata su una tempera del pittore Ferdinando Roberto eseguita nel 1825.

300 anni fa nasceva Carlo di Borbone, il “Re Sole” di Napoli

 

20 gennaio 1716. È la data di nascita, a Madrid, di Carlo Sebastiano di Borbone-Farnese, Re di Napoli e Sicilia e, in seguito, di Spagna, di cui si celebra il tricentenario della nascita. Figlio di Filippo V di Spagna e della parmigiana Elisabetta Farnese, dall’ingresso di questo illuminato sovrano nella scena meridionale, nel 1734, la cultura napoletana divenne il grimaldello per aprire ogni porta nelle corti europee del Settecento. Fu riformatore efficace, ispiratore di  un movimento razionalista, che accompagnò l’affermazione del Regno di Napoli indipendente nel panorama sociale e culturale europeo, e stimolatore eccezionale della Cultura racchiusa in tanti simboli voluti a Napoli, dalla Collezione Farnese al Real Teatro di San Carlo, dagli scavi vesuviani alla Real Accademia Ercolanense, dalla Reggia di Portici a quella di Capodimonte. E, su tutto, il monumento per il mondo: la Reggia di Caserta. Non senza difficoltà esistenziali, prima fra tutte la tendenza alla depressione, soprattutto in epoca infantile e giovanile, Carlo di Borbone governò in modo produttivo e ispirato sia a Napoli, tra il 1734 e il 1759, che a Madrid, tra il 1759 e il 1788, quando assunse il nome di Carlo III. In entrambe le città è ricordato come il più amato dei Re.

L’orologio alla francese del ‘San Carlo’

[…] Sull’arco fra le colonne del proscenio, colossale bassorilievo in argento. In mezzo, il tempo segna col dito l’ora su un quadrante mobile. Cosa strana, con tutta la fobia ufficiale per ciò che è francese, quest’orologio, unico in tutta la città, segna l’ora come in Francia. Che ne dirà, il patriottismo italiano? […]

Così Stendhal nel suo Roma, Napoli e Firenze – Viaggio in Italia da Milano a Reggio Calabria, per la dettagliata descrizione della nuova abbagliante sala neoclassica del Real Teatro di San Carlo (con stucchi in argento), inaugurata il 12 gennaio 1817 dopo l’incendio dell’anno precedente che aveva cancellato la sala barocca di Giovanni Antonio Medrano. Ardita la soluzione adottata dall’architetto Antonio Niccolini, e chissà cosa ne pensò Ferdinando di Borbone, appena ritornato sul trono dopo il crollo di Napoleone, a chiusura del turbolento ventennio dei giacobini e dei napoleonidi.

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CAVANI, ALTRO CHE COLPO DELLO SCORPIONE… È SOLO ILLUSIONE OTTICA.

CAVANI, ALTRO CHE COLPO DELLO SCORPIONE… È SOLO ILLUSIONE OTTICA.

lo splendido “triplete” di Cavani porta in dote un “giallo”. A distanza di qualche ora viene fuori la notizia che si tratti di goal di tacco, ma non è affatto così.
Si tratta di illusione ottica dovuta alla prospettiva schiacciata di una particolare inquadratura. Ma un’analisi dei frame (nel video) conferma che il goal è di testa, e che ad indurre in errore è il movimento sincrono della gamba destra che induce a credere ad una magia. Nel cerchio in giallo è visibile il pallone dietro la testa di Cavani (palla che quindi mai avrebbe potuto attraversare il corpo del giocatore per finirgli sul tallone). Il colpo dello scorpione è rimandato. Cavani è un campione anche senza.