Il restauro (inutile) dei monumenti equestri al Plebiscito

Angelo Forgione I timori che nutrivo alla lettura del progetto di restauro dei monumenti equesti al Plebiscito erano fondati. Era in corso un vivace scambio di battute a La Radiazza, su Radio Marte, tra Francesco Borrelli e una dipendente della ditta “TecniKos restauro”, che sta operando al restauro, quando quest’ultima, infastidita dalle polemiche sulla lentezza del lavoro agitate dal programma radiofonico, ha chiesto di impegnarsi invece in una battaglia per l’installazione di adeguate recinzioni. Ed è proprio ciò che sto sollecitando da anni, cioè da quando la II Municipalità ha operato il ripristino delle statue di Dante e di Paolo Emilio Imbriani, attorno le quali sono state installate delle recinzioni non invasive che si sono rivelate il miglior deterrente contro i malintenzionati privi di sensibilità culturale, i quali con troppa facilità deturpano i preziosi monumenti della città.
La richiesta fatta dalla restauratrice evidenzia il problema serio che si ripresenterà a restauro completato: l’immediata ricomparsa di nuove scritte sui basamenti, di cui la ditta stessa è consapevole. Il progetto, infatti, prevede una “protezione e integrazione cromatica” con un protettivo per le parti lapidee a base di polimeri paraffinici per garantire una piu agevole pulitura in seguito, ma lascia comunque esposte tali parti e facilmente raggiungibili dai ‘vandali’. Peraltro, al punto 4 relativo alle “raccomandazioni e interventi di manutenzioni”, si legge che “completato il restauro, nasce l’esigenza di garantire un servizio regolare di controllo e di manutenzione necessario alla conservazione dell’opera restaurata […]“.
Dunque, la ditta operante sa benissimo che, senza una recinzione adeguata, i monumenti e tutto l’emiciclo saranno di nuovo imbrattati dai ragazzi presenti in zona, i cui comportamenti sono stranoti. Nella sezione “Integrazione al progetto”, si legge appunto che è previsto “il monitoraggio dello stato di conservazione del bene restaurato per sei mesi”, periodo durante il quale saranno rimosse le scritte vandaliche apposte, e che nei sei mesi successivi si potrà valutare una proroga dei tempi manutentivi, di sei mesi in sei mesi. Ciò conferma la consapevolezza dell’altissimo rischio di recidiva, fenomeno che altrove, con una buona recinzione, si è evidentemente azzerato.
Voci di corridoio dicono che sia la Sovrintendenza a impedire l’installazione delle recinzioni, che, se fatte con criterio e ricercatezza stilistica, non pregiudicherebbero in nessun modo l’opera. Non trascurabile, inoltre, il fatto che nel progetto non si fa menzione neanche del ripristino dei leggii posti alle spalle dei monumenti, il che vorrebbe dire che i cittadini più “distratti” continuerebbero a non capire l’identità e il significato dei soggetti borbonici raffigurati in livrea romana, nonché la stessa fattura dei monumenti e il contesto storico-artistico (neoclassico; ndr) in cui furono realizzati, sulla scia della scoperta delle antiche città vesuviane sepolte dall’eruzione del 79 dC.
Saranno soldi spesi bene?

Via al salvataggio di Palazzo Salerno

palazzo_salernoDopo diversi anni di emergenza, sono finalmente partiti i lavori per porre argine ai cedimenti e al degrado complessivo evidenziato nel 2010 del Palazzo del Principe di Salerno in piazza del Plebiscito. Il grande slargo è tra l’altro interessato da lavori per il recupero del colonnato della basilica di San Francesco di Paola.

Plebiscito: al via il restyling

ma quali misure per la sorveglianza e l’illuminazione?

Angelo Forgione – Partiranno entro il mese di luglio i lavori di restyling di Largo di Palazzo, alias piazza del Plebiscito, che dureranno almeno due anni, periodo durante il quale, come annunciato dal Comune di Napoli e dal Provveditorato alle Opere Pubbliche, si procederà al restauro del colonnato della basilica di San Francesco di Paola e al recupero dell’ipogeo. 3 milioni di euro che si aggiungono ai 15 già da tempo stanziati dal Ministero dei Beni Culturali per il recupero di Palazzo Reale, in partenza entro fine 2013. L’assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele ha annunciato che sarà tutta l’insula compresa tra piazza del Plebiscito e il Porto ad essere interessata da importanti interventi di restauro e di valorizzazione.
C’è da esclamare un corale “finalmente!”, anche se, una volta recuparato l’antico Largo di Palazzo si porrà il problema della conservazione del decoro dei luoghi, che, a distanza di venti anni dall’ultimo recupero (1994), e ormai da troppo tempo, versano in condizioni inaccettabili. Al momento non trapelano notizie su eventuali interventi previsti per l’illuminazione, da sempre umiliante in piazza come in tutti i luoghi monumentali della città, e la videosorveglianza.

Chi libera festeggia. OK il Lungomare, ma ridateci la Piazza.

Angelo Forgione per napoli.com Gran pienone al lungomare di Chiaia per la festa di Capodanno. Un successo sotto il profilo numerico e un po’ meno sotto quello artistico e organizzativo per il sindaco De Magistris che ha chiuso per sempre l’era Bassolino trasferendo la festa di San Silvestro nel suo luogo-sponsor. Anche questa è disputa politica.
Era stato proprio l’ex sindaco di Napoli e poi governatore della Campania a inaugurare in Italia il periodo delle feste in piazza quando, dopo il G7 del ’94, l’agorà di Napoli liberata dalle auto fece da apripista del genere. Fu un ritorno al passato perché già dal Seicento lo spazio antistante al Real Palazzo, non ancora definito nelle sembianze attuali, è stato il luogo privilegiato per lo svolgimento delle feste, delle parate e delle celebrazioni, con gran contributo dei più noti architetti napoletani e non.
Come il “largo di Palazzo”, così il lungomare. Liberato anch’esso, nuovo simbolo anch’esso, nuovo spazio di Capodanno anch’esso. Non che sia sbagliato; va bene cambiare se porta benefici. E allora ben venga il Capodanno al lungomare stile Copacabana, a patto però che ci restituiscano la nostra grande piazza neoclassica ridandole dignità, splendore, luce, economia e attenzione che merita. Al momento è solo abbandono completo.

I monumenti equestri al Plebiscito? Sopravvissuti.

I monumenti equestri al Plebiscito? Sopravvissuti.

dalla pubblicazione “Largo di Palazzo” una foto emozionante

Angelo Forgione – I monumenti equestri in bronzo di Piazza del Plebiscito a Napoli rappresentano un patrimonio artistico 1inestimabile perchè scolpite da Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo, e completate dal suo allievo Antonio Calì utilizzando il modello canoviano della scultura corporea di Carlo III per realizzare la figura di Ferdinando IV nello stile intrapreso dal maestro. Eppure le due statue hanno rischiato seriamente di sparire, evitando la cattiva sorte grazie ai napoletani che le hanno “protette” in questi duecento anni circa di presenza nello slargo.
Si racconta che nel 1860, la furia iconoclasta di repubblicani e liberali avrebbe voluto che i due sovrani borbonici sparissero dal luogo ma le sculture sarebbero state salvate sfruttando una falla culturale, fingendo che in realtà si trattasse di imperatori romani, così come suggerito dall’armatura con la quale i due re furono raffigurati dal Canova per attinenza ai richiami storici del Neoclassicismo ispirato dagli scavi di Pompei.
Arrivarono poi le bombe dal cielo della seconda guerra mondiale. Napoli fu, durante il conflitto bellico, la città italiana che subì il numero maggiore di bombardamenti, con circa 200 raid aerei dal 1940 al 1944, di cui ben 181 soltanto nel 1943, con un numero di morti intorno alle 25.000 persone, in gran parte tra la popolazione civile. E anche i monumenti ne fecero le spese. Basti ricordare il violento bombardamento degli Alleati del 4 Agosto 1943 che provocò un incendio alla chiesa di Santa Chiara, durato quasi due giorni e capace di distruggerla quasi interamente.
I monumenti equestri del Plebiscito furono in quel periodo messi in sicurezza e superarono il pericolo brillantemente. Lo attesta l’immagine tratta dalla pubblicazione Largo di Palazzo che Valerio Maioli mi ha donato al tempo dell’approfondimento sul suo impianto di illuminazione artistica della piazza realizzato in epoca bassoliniana e poi neutralizzato, foto raffrontata ad uno scatto contemporaneo. E così ho trovato online una testimonianza tratta dall’archivio fotografico Parisio.
Oggi godiamo ancora della loro bellezza e del loro valore simbolico per la città, mentre l’inciviltà dei giovani moderni purtroppo ne fa bersaglio di insignificanti scritte sui basamenti, a testimoniare la perdita di memoria storica di un popolo che fa male a se stesso.

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video / Piazza del Plebiscito, il salotto che “fa acqua”

video / Piazza del Plebiscito, il salotto che “fa acqua”
infiltrazioni d’acqua nel colonnato, ma non è tutto

Angelo Forgione – Piove nel colonnato di San Francesco di Paola. Infiltrazioni d’acqua a macchia di leopardo, già denunciate all’epoca dell’amministrazione Iervolino, diventano sempre più ampie e perniciose. Nei giorni piovosi come quelli scorsi, scorre acqua lungo alcune colonne.
Inutile aggiungere che le scritte su marmi, mura e basamenti dei monumenti equestri continuano a mostrare il peggior volto di Napoli, quello dell’incultura e dell’offesa della storia. L’esempio più alto del Neoclassicismo, nato a Napoli con Luigi Vanvitelli sotto l’impulso degli scavi di Pompei e diffusosi in tutta Europa, è umiliata da una mancanza di tutela assoluta, tra ordinanze che inchioderebbero a pesantissime multe chi imbratta i monumenti se solo fossero fatte osservare, riflettori da stadio a vista montati sulle parti superiori, e intonaci che cadono per l’umidità se non per le infiltrazioni denunciate. Tutto questo mentre Palazzo Salerno continua e mostrarsi decadente. Per quanto riguarda il Palazzo Reale, prima o poi dovranno pur partire dei lavori visto che il Governo ha stanziato 2,5 milioni la scorsa estate.
Un serie di competenze tra Curia, Ministeri vari, Sovrintendenze, Comune e Regione che nella Piazza si sommano senza che vi sia una tutela accettabile. Il palazzo più decoroso è Palazzo “della Foresteria” dove ha sede la Prefettura. Vuol dire che il Ministero degli Interni beneficia e offre di maggiori attenzioni.