Bagno di folla per il lavoro di Nadia Verdile su Carditello

Giovedì 5 giugno, al teatro Don Bosco di Caserta, è stato presentato il libro La Reggia di Carditello, tre secoli di storia e feste, furti ed aste, angeli e redenzioni di Nadia Verdile, edito da Ventrella Edizioni. Sala colma di circa cinquecento persone, entusiaste per le parole dell’autrice, esperta di storia del territorio e delle sue figure femminili. Sul palco anche Massimo Bray, ex ministro dei Beni Culturali, sensibile alla significato della Real Tenuta di Carditello, riacquistata dallo Stato sotto il suo dicastero. E poi Aldo Balestra, responsabile della redazione locale de Il Mattino, e Stefania Battistini, inviata della trasmissione Rai Alle Falde del Kilimangiaro. Ha moderato il dibattito Aldo Antonio Cobianchi.
Una rappresentazione teatrale in costume del Settecento ha deliziato il pubblico, con Ferdinando IV e un servo, interpretati da Attilio Nettuno e Vincenzo di Tommaso, a dialogare sulla magnificenza perduta di Carditello. Contributo artistico alla presentazione l’ha dato anche Dafne Rapuano con una “lettura” di una guache inedita dell’Ottocento. Sentito e vibrante il ricordo di Tommaso Cestrone, “angelo di Carditello”, il custode della reggia diroccata morto nella notte della vigilia dello scorso Natale, salutato con uno scrosciante applauso della platea. Anche Carlo e Camilla di Borbone hanno “raggiunto” Nadia Verdile con una lettera di ringraziamento per il lavoro svolto nella scrittura del libro. Lavoro che rappresenta un’ulteriore pietra per la colmata del vuoto conoscitivo della storia del Sud e un nuovo spunto di riflessione sullo sfascio di oggi. Nadia Verdile opera seriamente in questa direzione, e la sua voce è una garanzia indiscutibilmente attendibile.

Carditello, speranza esercizio di prelazione

Angelo Forgione – Altra asta deserta a Carditello, l’undicesima in tre anni. Ma la situazione è diversa da qualche mese fa. Salvo imprevisti, il Ministero dei Beni Culturali dovrebbe acquisire la Real Tenuta per poi pensare di realizzare i già esistenti progetti di recupero e valorizzazione del bene. Il problema è che non si conoscono i tempi e, intanto, la reggia continua ad essere in balia delle intemperie e dei vandali. Il Governatore della Campania Stefano Caldoro ha sollecitato proprio il Governo, tramite il Ministero dei beni culturali, a esercitare il suo diritto di prelazione, assicurando supporto e attenzione ai progetti di ripristino dei luoghi. Il ministro Bray, che proprio nei giorni scorsi da Fazio ha detto che ha molto a cuore le dimore borboniche, lo scorso ottobre, in una visita alla piccola reggia di San Tammaro in compagnia di alcuni esponenti del tenace forum di “Agenda 21” e Tommaso Cestrone, il volontario che si sta prendendo materialmente cura del sito borbonico, aveva promesso: “Riapriremo Carditello”.
Intervistato da Nadia Verdile per Il Mattino, Philippe Daverio ha invocato che i nuovi rappresentanti al Parlamento di Strasburgo sappiano fare propria la causa del sito borbonico in quanto “patria della mozzarella e della rivoluzione fisiocratica”. Il noto critico d’arte ci vedrebbe bene un bureau delle politche agricole della Comunità Europea ma anche un museo dello spaghetto e della mozzarella.

Made in Naples al “Vulcano Buono” con Nadia Verdile

A tu per tu con lo scrittore Angelo Forgione
di Dafne Rapuano per cinquew.it

CASERTA – Si chiama “Made in Naples” ed è pubblicato a Milano. Il paradosso dell’ultimo libro di Angelo Forgione, giovane scrittore partenopeo, che dell’amore per la sua città ha fatto una ragione di vita. Mentre era in giro a presentare il suo lavoro, gli ho sottratto alcuni minuti preziosi.

Scrive di Napoli e pubblica a Milano, come mai?
Scrivo di Napoli perché è la mia città, perché ha bisogno di essere conosciuta per quello che è stata veramente. Ho raccontato la vicenda di Partenope, non ho preteso di scrivere un libro si storia. Amo la mia città, vorrei che la conoscessero in tanti. Per avere una distribuzione nazionale che non sia con una casa editrice a pagamento, mi sono dovuto rivolgere al Nord. Ebbene sì, a Milano. A Napoli l’editoria è al collasso. Mi interessava incontrare un editore che credesse nel progetto, nel libro e nella città. L’ho trovato a Milano e va bene così.

Cosa un lettore trova nel suo libro?
Ho raccontato di Napoli senza esagerare. Non era mio interesse né esaltare oltre ogni ragionevole verità né denigrare. Ho studiato e ho riportato solo le cose che ho trovato documentate.

Spesso chi parla bene di Napoli viene etichettato come neoborbonico. Lei lo è?
Non è necessario essere neoborbonici per parlare bene di Napoli, neanche filosabaudi per parlarne male. I Borbone non sono stati perfetti ma non hanno fatto male come una certa storiografia ha raccontato. Solo in Italia “borbonico” equivale a un’offesa. In Francia, in Spagna questo non accade. Non è un caso che le migliori letture della nostra storia le abbiano fatte studiosi stranieri.

Il suo libro gode della prefazione di una prestigiosa firma: Jean Noel Schifano. Perché lo ha scelto?
Schifano è un importante intellettuale francese che ha eletto Napoli come sua seconda patria. Sua teoria è che con l’unificazione i Savoia vollero trasformare Napoli in una città provinciale, senza successo, saccheggiandone gli immensi tesori. È sua convinzione che tutti i mali di Napoli siano nati a Roma facendo di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una “città-bonsai”, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. Per questo mi è sembrato naturale chiedere a lui e gliene sono orgogliosamente grato.

Sulla sua copertina campeggia una mela sul fronte e un cavallo rampante sul retro. Lei che è pure un grafico pubblicitario, qual è il messaggio che ha voluto dare?
Non è una mela qualsiasi. Si tratta di una melannurca, simbolo di una terra “felix” ormai devastata. Per questo è nera. Frutto di uomini laboriosi, la più saporita tra tutte perché anche la più lavorata tra tutte. Tonda, perfetta, dal sapore inconfondibile. Il cavallo, invece, è simbolo storico di una Napoli indomita. Quando Corrado IV riuscì, dopo mille traversie, a conquistare Napoli, volle, per dare un segnale inequivocabile, imbrigliare la statua equestre che campeggiava nei pressi del Duomo di oggi. Oggi lo ripresento libero, senza briglie, come vorrei che fosse. Libero come vorrei vedere liberata e orgogliosa l’immagine di Napoli, un paradiso violato da troppi.

Made in Naples al “Vulcano Buono”

Venerdì 15 novembre, alle ore 19, appuntamento alla libreria Mondadori del c.c. “Vulcano Buono” di Nola con Made in Naples. Colloquia con l’autore del libro la corrispondente de Il Mattino (redazione Caserta) Nadia Verdile.