Il “pentimento” di Pino Daniele: «Sono scivolato nel commerciale. Ora basta!»

Angelo ForgioneLo “speciale Pino Daniele” di Unici (Rai Due) ha attinto per la sua quasi totalità al primo periodo napoletano, restituendo i contorni dell’artista creativo e sfrenato, diverso da quello del secondo periodo italiano. Pino Daniele era un cavallo di razza, un puledro che aveva bisogno di frustate di napoletanità per galoppare. E poi volle aprirsi al mondo della musica italiana, con cui però, pur traendone popolarità, non riuscì che a trottare. Negli ultimi tempi aveva capito di essersi fatto divorare dallo “star-system” e di essersi reso troppo commerciale, lui che aveva rivoluzionato la musica napoletana con un sofisticato linguaggio musicale fatto di ricerca e sperimentazione sul campo. Ed è chiara una sua riflessione artistica espressa in una recente intervista a Red Ronnie (nel video a 1:21), in cui aveva confidato di voler tornare a fare Musica, a Suonare. «Da un certo momento in poi ho pensato solo a fare il pezzo per la radio, ma ora basta, faccio quello che voglio! La musica per me era un codicedisse freudianamente il blues-man – ...è un codice…». Di quel codice parla anche Federico Salvatore nella canzone-denuncia Se io fossi San Gennaro: “Chiederei a Pino Daniele che fine ha fatto ‘Terra mia’, ‘Siamo lazzari felici’, ‘Quanno chiove’, ‘Appocundria’, ‘Napule è na carta sporca, Napule è mille paure, ‘Ma pe’ cchiste viche nire so’ passate ‘sti ccriature’. Non era solo un codice linguistico con cui Pino si fece cifra di un sentire tutto napoletano ma più ampiamente musicale. L’aveva chiuso in un cassetto da troppi anni, e non ha avuto il tempo di recuperarlo per tornare ad esprimersi come un tempo.

Discriminazione patronale: Fiorentina al Sangue!

cori blasfemi allo stadio di Firenze, era già accaduto e finì alla stessa maniera

Angelo Forgione – Ce n’era abbastanza per codificare i cori come razzisti e non come semplici sfottò. Per anni abbiamo sollecitato la FIGC a darsi una mossa, perché oltre al razzismo rovesciato sui napoletani qualcuno aveva anche palesato una disgustosa blasfemia. Era accaduto a Milano nell’ottobre del 2011: “San Gennaro sieropositivo” oltre ai soliti “terremotati”, “colerosi”, “zingari”, “Vesuvio lavali col fuoco”, “ci vuole acqua e sapone”, “camorristi”, etc. Stesso copione a Firenze, due anni dopo, il che significa che le regole, finalmente scritte, non hanno cambiato (per ora) l’atteggiamento di chi prima restava impunito e oggi va in sanzione con la condizionale. Anche ieri, allo stadio “Artemio Franchi”, cori razzisti e proibiti pronti via. E poi, come da buona tradizione d’imprecazione alla toscana, è spuntato di nuovo fuori San Gennaro. Evidentemente la mostra del suo tesoro, il più ricco del mondo, allestita a Roma, deve aver risvegliato anche l’interesse degli invidiosi. E allora è accaduto che San Gennaro ha deciso di occuparsi del profano e ha fatto un miracolo fuori stagione e fuori casa: due tiri in porta, due goal per il Napoli, mentre la Fiorentina colpiva il palo, si spendeva inutilmente e si vedeva negato un rigore allo scadere (dopo averne avuto uno fin troppo generoso e non averne subito un altro per più evidente spinta). Conviene chiamare in causa il Santo più famoso d’Italia? Mettiamola così: ieri ha dato una mano al Napoli, e l’aveva data anche a Milano due anni fa, quando i partenopei espugnarono San Siro dopo diciassette anni con uno 0-3 indigesto agli interisti, che andarono su tutte le furie per un rigore inesistente concesso alla squadra della città di San Gennaro. Obi, già ammonito ingiustamente, atterrò con una spallata Maggio fuori area. Seconda ammonizione e tiro dal dischetto; Hamsik sbagliò ma Campagnaro, già in area durante l’esecuzione del rigore, intercettò la respinta di Julio Cesar e portò i suoi in vantaggio. E tante polemiche, come ieri.
Oltre l’ignominia di cui vi coprite, cari fratelli d’Italia, vi conviente proprio chiamare in causa San Gennaro? Pensateci la prossima volta. Per la serie “non è vero ma ci credo!”

Cruciani insultato in diretta. Napoli è contro la volgarità!

Cruciani insultato in diretta. Napoli è contro la volgarità!
l’insulto equivale alla sirena, ognuno a suo modo fa male a Napoli

In relazione ai volgari insulti ricevuti da Giuseppe Cruciani in diretta da parte di un telespettatore in collegamento telefonico da Pozzuoli (NA), è da stigmatizzare l’atteggiamento dello stesso che non rappresenta assolutamente i Napoletani civili.
Già da questo movimento in passato sono state stigmatizzate alcune esternazioni su Napoli e il Napoli intrise di prevenzione e incultura da parte del Cruciani sia in ambito sportivo (da “Controcampo” di Mediaset) che in ambito storico e più ampiamente sociale (da “La Zanzara” su Radio 24). Ma non è con la maleducazione che si ottiene il rispetto. Con l’aggressione verbale, un qualsiasi concetto evidente finisce per non essere affermato affatto. Anzi!
Il malcostume procura solo danno, a chi ha torto ma anche a chi ha delle ragioni da esprime e che invece non le esprime affatto. E in virtù di ciò, il suono della sirena insistente che zittisce chi parla (e dice cose certificate dai documenti degli archivi storici) denigrando la storia di un intero popolo non è assai meno volgare di un insulto.
Non solo i Napoletani veri ma ogni uomo non può non dissociarsi dai modi del signor Schettino da Pozzuoli. Le scuse competono al colpevole dell’errore, a noi non resta che dissociarci. Ma le vogliamo porgere ugualmente, come non ha fatto Cruciani quando ha offeso la grande storia di Napoli approfittando della sua posizione di forza dai microfoni di Radio 24, evitando il contraddittorio e rincarando la dose dopo proteste e richieste di confronto ignorate. Sia Cruciani che il telespettatore Schettino fanno male a Napoli, chi rendendosene conto e chi no.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.