Benitez, l’ispettore federale e la percezione delle offese

Angelo Forgione – Monello Rafa! Benitez in punizione per aver detto “calcio italiano di m…” durante Parma-Napoli del 10 maggio. Frase condannabile, certo, ma chi sapeva che l’aveva pronunciata? Nessuno, proprio nessuno, almeno fino alla squalifica inaspettata. L’unico che ha udito è stato uno zelante ispettore federale, che ha messo a referto e inviato tutto al giudice sportivo Tosel, a mo’ di intercettazione telefonica. E così una frase senza alcun effetto tangibile, che nessun quotidiano e nessuna tivù aveva riportato, e senza alcun soggetto dichiaratosi offeso, è spuntata fuori all’improvviso, due giorni dopo, amplificata in maniera deflagrante. C’e n’era il bisogno? E non veniteci a dire che Ibrahimovic ha preso 4 giornate di squalifica per aver detto “Francia paese di m…”. Lo fece davanti alle telecamere, e se ne accorse tutta la Francia.
Benitez non ci sta, e in conferenza stampa dall’Ucraina non le manda a dire: “Sono sorpreso che hanno sentito la mia frase sull’ostruzionismo del calcio italiano quando i cori sul Vesuvio erano sempre lì. E’ strano non sentire qualcosa per tutta la partita”. E il problema è tutto qui. Già, perché, come previsto dall’articolo 11 comma 3 del Codice di Giustizia sportiva, per i cori di discriminazione territoriale, cioè razzisti, vige l’aleatoria “dimensione e percezione reale del fenomeno”, cioè la valutazione caso per caso dell’entità del fenomeno e la relativa capacità di raggiungere l’offeso. Cioè, se cento tifosi urlano “Vesuvio lavali col fuoco” non sono punibili, perché rispetto a 30mila persone risultano irrilevanti, anche se l’ispettore federale li ascolta. Tutto discrezionale e soggettivo, quindi non verificabile e pure influenzabile da pressioni esterne. In poche parole, nessuna sanzione certa. Se invece Benitez offende l’Italia e il suo calcio, da solo e senza che nessuno se ne accorga, è punito politicamente, non sportivamente, con una giornata di squalifica, anche se l’unico che l’ha ascoltato e l’ispettore federale.
Offendere Napoli si può, a pagamento, e a volte anche gratis se si tratta di “sole” cento persone. Offendere l’Italia e il suo calcio non si può, anche se a farlo è una sola persona. È tutto così assurdo.

Discriminazione patronale: Fiorentina al Sangue!

cori blasfemi allo stadio di Firenze, era già accaduto e finì alla stessa maniera

Angelo Forgione – Ce n’era abbastanza per codificare i cori come razzisti e non come semplici sfottò. Per anni abbiamo sollecitato la FIGC a darsi una mossa, perché oltre al razzismo rovesciato sui napoletani qualcuno aveva anche palesato una disgustosa blasfemia. Era accaduto a Milano nell’ottobre del 2011: “San Gennaro sieropositivo” oltre ai soliti “terremotati”, “colerosi”, “zingari”, “Vesuvio lavali col fuoco”, “ci vuole acqua e sapone”, “camorristi”, etc. Stesso copione a Firenze, due anni dopo, il che significa che le regole, finalmente scritte, non hanno cambiato (per ora) l’atteggiamento di chi prima restava impunito e oggi va in sanzione con la condizionale. Anche ieri, allo stadio “Artemio Franchi”, cori razzisti e proibiti pronti via. E poi, come da buona tradizione d’imprecazione alla toscana, è spuntato di nuovo fuori San Gennaro. Evidentemente la mostra del suo tesoro, il più ricco del mondo, allestita a Roma, deve aver risvegliato anche l’interesse degli invidiosi. E allora è accaduto che San Gennaro ha deciso di occuparsi del profano e ha fatto un miracolo fuori stagione e fuori casa: due tiri in porta, due goal per il Napoli, mentre la Fiorentina colpiva il palo, si spendeva inutilmente e si vedeva negato un rigore allo scadere (dopo averne avuto uno fin troppo generoso e non averne subito un altro per più evidente spinta). Conviene chiamare in causa il Santo più famoso d’Italia? Mettiamola così: ieri ha dato una mano al Napoli, e l’aveva data anche a Milano due anni fa, quando i partenopei espugnarono San Siro dopo diciassette anni con uno 0-3 indigesto agli interisti, che andarono su tutte le furie per un rigore inesistente concesso alla squadra della città di San Gennaro. Obi, già ammonito ingiustamente, atterrò con una spallata Maggio fuori area. Seconda ammonizione e tiro dal dischetto; Hamsik sbagliò ma Campagnaro, già in area durante l’esecuzione del rigore, intercettò la respinta di Julio Cesar e portò i suoi in vantaggio. E tante polemiche, come ieri.
Oltre l’ignominia di cui vi coprite, cari fratelli d’Italia, vi conviente proprio chiamare in causa San Gennaro? Pensateci la prossima volta. Per la serie “non è vero ma ci credo!”

Brachetti come Yanina… casi uguali, reazioni diverse

Arturo come Yanina… casi simili, reazioni diverse

TicinoLibero dice “napoletani permalosi”

Angelo Forgione – All’indomani della querelle con Arturo Brachetti qualche riflessione è necessaria. Ho avuto uno scambio privato di posta elettronica con il formidabile artista torinese che ha confidato di essere turbato. E così come gli ho sottolineato l’errore, come era giusto fare, così evidenzio l’esagerazione e l’accanimento che da ieri ho letto sulla sua pagina ufficiale Facebook.
Purtroppo lo zelo rispetto alla questione è stato strumentalizzato o mal interpretato da chi ha imperversato e perseverato senza educazione e civiltà. Così i napoletani non ci fanno una bella figura. La “battaglia” di V.A.N.T.O. è finalizzata all’educazione al rispetto di Napoli che va oltre il caso specifico, non una guerra di offese e improperi a singoli che cadono in errore senza accorgersene (e perciò sottolineiamo i casi affinchè non si ripetano), e chi ha degenerato la polemica in una certa maniera ha finito col pregiudicare anche il nostro intento. La maleducazione non ci appartiene e ne prendiamo fermamente le distanze. Ma purtroppo Facebook è anche questo. E probabilmente gli insulti appartengono a chi ogni giorno manca di rispetto alla città coi comportamenti quotidiani. L’educazione al rispetto di Napoli va imparata prima da molti napoletani. Riflettiamoci.
Brachetti è davvero estimatore di Napoli e non è prevenuto ma ha commesso una leggerezza, come la commettono in tanti. Poi c’è chi chiede scusa e chi no, chi si umilia e chi si arrampica sugli specchi. Spero di poter presto ospitare su questo blog un suo messaggio pubblico per dimostrare che non c’è prevenzione reciproca e che si tratta di questione etica e non faziosa. Quando qualcuno scrive “manco a Napoli” vuole intendere che si è fatto peggio del peggio, e quel peggio è Napoli; la frase non lascia spazio a libere interpretazioni. Ma Brachetti non se ne è reso conto, perchè questi sono cliché italiani, modi di dire e pensare, frasi fatte che però i napoletani subiscono più degli altri da decenni. La reazione spiazza perchè non ci si rende conto che per anni Napoli è stata zitta ma ora il coperchio sta saltando, poichè non si tratta di singoli episodi ma di secoli di accanimento spicciolo e meno spicciolo, innocuo per chi ne è responsabile ma sfiancante per chi ne subisce la somma.
Una cosa però è da sottolineare. Del furto del portafogli ai danni di Brachetti non ne ha parlato nessuno, a parte noi a Napoli e qualche organo informativo ticinese. Ricordate quando Yanina Screpante, la fidanzata di Lavezzi, fu derubata del Rolex a Posillipo? Andò su Twitter a scrivere “Napoli città di m….a”. Apriti cielo, divenne un caso nazionale e ne parlò lo stivale intero per giorni e giorni su giornali, telegiornali e trasmissioni varie, eclissando altre rapine ad altri calciatori in altre città. Brachetti ha fatto lo stesso ma, più signorilmente, invece di scrivere “Lugano città di m…a” ha digitato “manco a Napoli”. Gira che ti rigira, chi ti va sempre di mezzo? E poi finisce che ci tacciano di vittimismo.
Yanina derubata a Napoli scatena i mass-media, Arturo a Lugano macché! Forse perchè nel caso di Brachetti si è infiammato  il “vittimismo” napoletano, mentre per la Screpante si è scatenato lo sciacallaggio mediatico.

La testata ticinese (o sito, visto che non c’è firma agli articoli) “TicinoLibero” ha pubblicato la notizia del furto raccontando della nostra indignazione con terminologia derisoria, andando oltre la cronaca del fatto ma facendo trasparire un’opinione sulla nostra reazione anziché preoccuparsi della propria figuraccia con l’artista. Termini come “napoletani gente permalosa”… “tale Angelo Forgione”… “VANTO starebbe a significare niente poco di meno che…”… “Radio Marte ovviamente ha montato il caso”“attenti a come parlate dei napoletani”. Tutto sommato, uno scritto anche più offensivo dell’ingenuità di Brachetti. Come dire… “la brutta figura è nostra ma Brachetti l’ha fatta fare anche ai napoletani e quelli si arrabbiano pure”.
Ho scritto quindi in privato alla redazione e, senza avere uno straccio di risposta, la comunicazione privata è divenuta un nuovo spunto per ulteriore approfondimento. Con un benservito all’etica del giornalismo è alla correttezza.
Alla fine una sola domanda pongo ai cordiali colleghi giornalisti (?) di “TicinoLibero” e a tutti i lettori: ma se Arturo Brachetti avesse scritto “Lugano città di m…a” come fece Yanina, gli anonimi redattori di TicinoLibero sarebbero stati zelanti… o permalosi? E ne avrebbe parlato l’Italia intera, Canton Ticino compreso, oppure no? Facile accusare quando non si è colpiti… continuamente. Altro che vittimismo, chi scrive sa bene di cosa parla.