Alberto Angela cittadino napoletano

Angelo Forgione – La differenza tra raccontare Napoli e offenderla? Vi sono scrittori senza identità per cui «a parte quella calcistica, Napoli non ha altre identità». Vi sono giornalisti di provocazione per cui «Napoli fa schifo». E poi vi sono divulgatori scientifici per cui «Napoli ha una cultura da primato mondiale».
In un’Italia siffatta, lo scrittore e il giornalista, tifosi in malafede, prendono gli applausi curvaioli di chi Napoli la disprezza di concetto, anzi di preconcetto, mentre il divulgatore scientifico prende la cittadinanza onoraria di Napoli. Perché è proprio così che funziona. Provate a raccontare Roma, Firenze e Venezia per la loro cultura e sarà tutto abbastanza normale. Provate a raccontare Napoli onestamente, per il suo patrimonio universale, e tutto diventerà eccezionale, fuori dagli schemi, meritevole.
Lo faccio anch’io, che la visibilità di Alberto Angela me la sogno, anche se i suoi autori hanno attinto pure dai miei libri, ma non è come farlo da forestiero. Se un napoletano divulga che Napoli è città prima, luogo fondamentale, si spacca la testa per scrivere libri e si spende quotidianamente per la missione, c’è persino il concittadino che gli dà del “tifoso”. Dell’ignoranza italiana m’importa relativamente poco. Mi ferisce di più l’ignoranza di certi napoletani, che non sanno a quale identità appartengono e di quale immensa cultura sono portatori.
Conoscetevi, napoletani senza Napoli, e prendetevi la fierezza che vi manca per migliorarla.

Il Vesuvio rugge, revocata la cittadinanza onoraria a Cialdini

Angelo Forgione È stata approvata in giunta, su proposta del sindaco de Magistris, la delibera con la quale viene revocata la cittadinanza onoraria di Napoli ad Enrico Cialdini, generale dell’esercito piemontese e, successivamente dal luglio 1861, Luogotenente Regio delle province meridionali, responsabile dei massacri di civili a Pontelandolfo e Casalduni, nel Beneventano, del bombardamento di Gaeta e di altri atti dispotici e sanguinosi nel periodo dell’invasione sabauda nel Mezzogiorno d’Italia.
La revoca è stata decisa “come atto di riconoscimento della memoria storica delle vittime delle stragi che il generale Cialdini ha perpetrato nel nostro territorio e nel Mezzogiorno d’Italia”.
La cittadinanza al Generale dell’esercito del Regno di Sardegna fu conferita il 21 Febbraio del 1861 dal Decurionato di Napoli, presieduto dall’allora sindaco Giuseppe Colonna, a conclusione dell’assedio di Gaeta che aveva decretato la scomparsa del Regno delle Due Sicilie. Giuseppe Colonna aveva “ereditato” la carica dal dimissionario Andrea Colonna, nominato Sindaco con decreto di Giuseppe Garibaldi del giorno 8 settembre 1860, al principio del periodo dittatoriale della Città.
Quando Cialdini si insediò in città, il 19 luglio 1861, proclamò minacciosamente: «quando rugge il Vesuvio, Portici trema», alludendo alla paura che egli incuteva nei confronti della nobiltà filoborbonica, ritiratasi nei paesi vesuviani per non vedere la cancellazione della patria napolitana. Quando il Generale lasciò, al termine della sua luogotenenza, disse: «Tolga il cielo che il mio soggiorno tra Voi sia stato di danno a queste belle Provincie». Sui muri della città i napoletani gli lasciarono un messaggio esplicito: «quando il Vesuvio rugge, Cialdini fugge». Il Vesuvio, evidentemente, dopo più di un secolo e mezzo, continua a ruggire.