“Lasciatemi cantare, sono un italiano!”

Protesta degli ultrà del Milan contro il divieto di razzismo anti-napoletano.

Il capotifoso milanista si è presentato al proscenio nazionale su Mediaset Premium prima di Milan-Sampdoria e ha spiegato i motivi della rumorosa protesta inscenata all’esterno dello stadio di San Siro. Era uno degli esclusi, un militante della curva chiusa per cori razzisti contro i napoletani, ma sembrava proprio non capire il perché: “Questi cori li facciamo da oltre vent’anni, da quando c’era Maradona. Non è razzismo, si fanno dappertutto, si fanno anche a scuola!”. Si è così palesato il malcostume italiano, quello cronico e radicato in ogni aspetto della società (in)civile che finisce per manifestarsi in forma massiva negli stadi. Si è materializzata anche la pretesa di proseguire il malcostume, come fosse legittimo, perché nessuno a scuola ha mai detto ai ragazzi che certe espressioni sono indecenti. L’analisi fatta dal sottoscritto in passato ha preso consistenza in pochi secondi, perché certa presunzione è figlia di una certa ideologia politica portata nelle famiglie, nelle scuole, nelle feste dei giovani militanti della politica separatista e, peggio ancora, in televisione. Quei “vent’anni” vantati dal capoultrà sono indicativi e non casuali: politica, leghista e non, e media hanno plasmato l’opinione pubblica e, secondo una ricerca recente, solo nei confronti degli extracomunitari, ogni giorno in Italia, si registrano in media 1,43 casi di incitamento all’odio, per lo più da parte di esponenti politici (il 75% del totale), mentre sono in media 1,86 gli episodi quotidiani di informazione scorretta su giornali nazionali e locali. Se si aggiungessero i casi di razzismo contro i meridionali, le statistiche lieviterebbero certamente. Vogliamo quindi considerare lo stadio un’isola di maleducazione o la punta di un’iceberg?
Lo scorso anno, dopo la chiacchierata vicenda che aveva coinvolto Boateng a Busto Arsizio, Ruggiero Delvecchio, un giovane politico tifoso del Milan e della Pro Patria, fu chiamato in causa durante la trasmissione “In 1/2 h” di Lucia Annunziata su Rai Tre e invitò a considerare che le espressioni razziste negli stadi del Nord sono normali e non riguardano solo i giocatori di colore ma anche i tifosi napoletani. L’allenatore dei rossoneri Allegri auspicò in quell’occasione che la reazione del suo calciatore sensibilizzasse su ogni malcostume, chiedendo scusa a nome dell’A.C.Milan… che però qualche giorno fa ha presentato (inutilmente) ricorso contro la chiusura della curva. Dunque, quale esempio ha dato ai suoi tifosi il club di “Sua Emittenza ventennale” Silvio Berlusconi, più volte alleato coi leghisti al Governo? E quale segnale se non quello di incentivare la protesta inscenata all’esterno (e all’interno) dello stadio? E infatti, durante Milan-Sampdoria, l’intero stadio ha mostrato solidarietà agli esclusi con la mancata esposizione degli striscioni dei Milan Club, mentre altri cori anti-napoletani degli spettatori ammessi a Corte hanno accompagnato la partita. Un boato di fischi ha poi fatto seguito all’annuncio dello speaker che ricordava il divieto di ogni forma di discriminazione razziale, religiosa e territoriale.
Sia chiaro che i provvedimenti della giustizia sportiva, benché necessari, possono solo reprimere il fenomeno ma non sconfiggerlo. Si smetterà di offendere neri, slavi e meridionali/napoletani solo quando sparirà la Lega dal panorama politico nazionale e, soprattutto, quando nelle scuole del Nord si inizierà a far capire ai ragazzini che cantare razzismo non è civile. Solo così il tifoso di turno smetterà di pretende di offendere Napoli impunemente.
Era netta la sensazione che il non punire i cori razzisti contro i napoletani nel corso degli anni, mentre venivano sanzionati quelli per i calciatori di colore, nascondesse il timore di rompere una consuetudine che avrebbe potuto generare un terremoto. C’è da scommettere, e con quote molto basse, che i gentleman del tifo rossonero sono solo i primi a subire una punizione del genere, che fa precedente e che si ripeterà altrove. Il mondo del calcio ha cercato di evitare tutto questo finché ha potuto, ma ora non può più. Ma qualcuno non ci vuole stare, e si era già capito dai manifesti affissi nelle ore che hanno preceduto la gara contro la Sampdoria. Incuranti del provvedimento, durante il match, gli ultrà milanisti hanno replicato i cori della vergogna fuori lo stadio Meazza. Chissà quanti figli e nipoti di napoletani erano tra gli ultrà rossoneri che hanno sciorinato l’intero repertorio di cori contro i napoletani, incluso quello sul Vesuvio, mentre uno striscione recitava “La chiusura del settore non cancella l’odore: Napoli merda”. Il leitmotiv è sempre quello: l’odore. Parola che in questo caso è stata adottata solo per baciare la rima, ma che nasconde un’opinione meno edulcorata: la puzza. Vi ricorda qualcosa? Giampiero Amandola, giornalista RAI del TGR Piemonte, licenziato meno di un anno fa per espressione ironica pseudorazzista: “i napoletani li distinguete dalla puzza, con grande signorilità”. Per difendersi dalla presunta puzza partenopea, i milanisti hanno indossato delle mascherine bianche lo scorso anno. Quelle stesse mascherine le stanno indossando oggi gli abitanti delle province di Napoli e Caserta che vedono riesumare bidoni ripieni di rifiuti nocivi su cui è ben in vista la provenienza Milano e tutto il Nord. A proposito, li ricordate i fischi dei napoletani all’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia del 2012?

TGR Piemonte, servizio razzista durante Juventus-Napoli

Non si trovano definizioni per il servizio andato in onda durante la partita Juventus – Napoli nel TG regionale del Piemonte. L’unica che viene in mente è “razzista”.
L’edizione delle 19:30 inizia poco prima che la squadra juventina segni i due goal che stendono il Napoli. Gian Franco Bianco aggiorna sul risultato di 0-0 e introduce un servizio firmato da Giampiero Amandola, giornalista della testata regionale piemontese della RAI, che si era recato ai cancelli dello Juventus Stadium per ascoltare le due tifoserie. Tra i tanti interventi, vengono fuori due clamorose perle. Prima due giovani che urlano ai microfoni la frase razzista “o Vesuvio lavali tu” che viene serenamente inserito nel montaggio come se fosse un normale e innocuo sfottò. Poi lo scivolone ancora peggiore di Amandola cui uno juventino spiega che i napoletani sono ovunque perchè sono «un po’ come i cinesi»; seguono eloquenti risatine sarcastiche e, cosa ben più grave, la gravissima osservazione del giornalista che afferma «li distinguete dalla puzza, con grande signorilità». E il tifoso, compiaciuto dell’assist insperato: «molto elegantemente, certo». Stavolta la risatina è del giornalista.
Un servizio del genere, sia pur rivestito di una comoda ironia, diffonde pessimi ideali nei telespettatori, soprattutto tra i più giovani. Ed è inconcepibile che un giornalista spalleggi l’ignoranza dei tifosi, ma ancor più inconcepibile che il direttore di redazione possa accettare la messa in onda di un siffatto montaggio.
In attesa di punizioni sia al Napoli per gli ingiustificabili danni da reazione procurati dai suoi tifosi (se confermati e reali) che alla Juventus per gli incessanti cori razzisti provocatori, ci attiveremo per denunciare il fatto agli organi competenti e chiederemo ai colleghi della redazione Rai di Napoli di chiedere spiegazioni a quella di Torino, alla quale è possibile segnalare l’indignazione all’indirizzo di posta elettronica redazione.torino@rai.it, ritenendola responsabile di cattiva informazione e diffusione di ideali razzisti, pratica deontologicamente scorretta. Giornalisti e redazioni avrebbero il compito di denunciare, non di fomentare.

il videoclip montato contiene parte del servizio integrale che è disponibile sul sito della TGR e che per correttezza segnaliamo.