La pizza napoletana resta STG. Il resto è contraffazione.

a Strasburgo l’UE ratifica il “pacchetto sicurezza” alimentare

Stava correndo il rischio di perdere nel 2017 il marchio STG, specialità tradizionale garantita, perche’ l’Europa aveva deciso di riesaminare le specialità che avevano provveduto a proteggere solo la loro ricetta ma non il loro nome. Ma la Pizza Napoletana, alimento-bandiera di Napoli e dell’Italia nel mondo, ha convinto il Parlamento Europeo riunitosi in seduta plenaria a Strasburgo che ha ratificato il “Pacchetto sicurezza” contenente nuove regole per i marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita). La conseguenza in termini pratici è che ora, oltre al disciplinare di produzione, la pizza di Napoli dovrà avere una denominazione propria che possa distinguerla dalle altre pizze, quelle non STG. Ci vuole una parola aggiuntiva alla dicitura “Pizza napoletana” e il nome andrà registrato per diventare una sorta di brand che andrà esibito nei locali rispettosi del disciplinare. In questo modo se ne certificheranno le contraffazioni e chi gusterà altre pizze spacciate per napoletane mangerà in realtà veri e propri falsi alimentari. La pizza napoletana è il prodotto più contraffatto al mondo per fini commerciali e la Coldiretti informa che la metà delle pizze servite nelle 25.000 pizzerie italiane sono preparate con ingredienti importati dall’estero: farine canadesi e ucraine, pomodori cinesi, cagliate dell’est-Europa in luogo della mozzarella, olio d’oliva tunisino o spagnolo… tutto all’insaputa del consumatore.
Oggi “pizza” è la parola italiana più conosciuta al mondo prima di spaghetti, cappuccino ed espresso. I pizzaioli di Napoli hanno lanciato la proposta di un concorso pubblico per individuare la parola da accompagnare a ”Pizza Napoletana”. Sono loro i principali artefici di una vittoria storica per la buona cucina di Napoli che vuole tutelare la tradizione, la maestria e i prodotti della filiera agroalimentare della Campania. Una sorta di rivincita anche nei confronti dell’ex-ministro alle politiche agricole (italiane) Luca Zaia che, dopo essersi preso gli onori e aver simulato felicità per la nazione annunciando la sua presenza ai festeggiamenti per il riconoscimento UE del marchio STG per la Pizza Napoletana ottenuto dopo dieci anni di battaglie dei pizzaioli napoletani, disertò clamorosamente recandosi nello stesso giorno da McDonald’s per promuovere il suo panino “Mc Italy“, o meglio “Mc Padania”, pensato per favorire gli agricoltori del Nord. Scatenò le ire della “Associazione Pizzaioli Napoletani” che accusarono, non solo loro, gli eurodeputati della Lega Nord di essere i promotori della richiesta di ritiro dell’STG alla pizza napoletana. Zaia, dopo due anni, è stato accusato di “razzismo gastronomico” per un’altra invenzione, “Buonitalia”, messa in liquidazione per aver sperperato 50 milioni di euro per promuovere esclusivamente prodotti del Nord, Veneto in testa. Mica la mitica e plurisecolare Pizza Napoletana?!

Le politiche agricole scorrette del Nord

Le politiche agricole scorrette del Nord

“Buonitalia” roccaforte leghista, cancellata l’agricoltura del Sud

Angelo Forgione – Era il 15 Febbraio del 2010 quando scrissi per napoli.com un articolo-denuncia sulle operazioni “oscure” del leghista Luca Zaia, allora Ministro delle Politiche Agricole e oggi Governatore del Veneto, che si era inventato il “Mc Italy“, o meglio “Mc Padania”, per favorire gli agricoltori del Nord dopo aver inventato un commissariamento del Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala campana in concomitanza della nascita della bufala padana. E conclusi l’articolo con queste parole profetiche: “L’insidia è dietro l’angolo, latente e inquietante, e il pericolo che vi siano delle strane dinamiche a vantaggio di una parte del paese e a scapito di un’altra è un monito per gli imprenditori, gli agricoltori e i consorzi di tutela dei prodotti del sud, nonché per i consumatori”.
È di oggi, a distanza di due anni, la notizia che il razzismo gastronomico (e non solo) non era una fantasia di chi scrive ma una strategia scorretta reale e messa in atto proprio da Zaia tramite “Buonitalia“, la società di promozione del prodotto enogastronomico italiano (si fa per dire), che non ha mai promosso alcun prodotto del Sud ed è in liquidazione con 21 milioni di passivo dopo aver sperperato 50 milioni di euro di finanziamenti tra il 2008 e il 2010, ovviamente elargiti dal Ministero di Zaia, con stipendi d’oro e voragini in bilancio. Se ne è accorto proprio il liquidatore, il docente siciliano Alberto Stagno d’Alcontres, che ha controllato le liste dei debiti e dei creditori. Debiti con Unioncamere lombarda, Verona Fiera, Biennale di Venezia, Università di Verona, Promoveneto, Veneto Banca. Crediti ottenuti con Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Enoteca di Siena e Consorzio del Chianti.
Col senno di poi, il “McPadania” era tanta roba per il Sud; è vero che l’affare milionario interessava i produttori di Pancetta affumicata della Val Venosta, di bresaola della Valtellina, di Asiago DOP, di Parmigiano Reggiano e di carne prodotta da una nota azienda che ha stabilimenti strategicamente ubicati nel cuore della val padana, ma almeno Zaia aveva mischiato le carte col contentino dell’olio siciliano dei monti Iblei con il quale erano fatti i panini (tze!), i carciofini e le cipolle meridionali.
E i politici del Sud stanno a guardare, perchè così deve essere secondo dettami di sistema. Si insinuino pure dappertutto i leghisti e i filo-settentrionali, perchè a loro non bastano i 63 miliardi di spesa annua dei meridionali per prodotti industriali che finiscono dritti dritti al Nord; devono avocare a sé anche tutta la fetta di mercato del prodotto agricolo e artigianale.
Le gesta di Zaia da Ministro delle politiche agricole (italiane) annoverano anche l’assenza al festeggiamento del riconoscimento UE del marchio “STG” da parte della pizza napoletana per recarsi da Mc Donald’s a promuovere il suo panino. Terminato il dicastero, il leghista è andato a vincere le elezioni a governatore del Veneto e da quella poltrona si è subito segnalato per aver definito “calcinacci… quattro sassi” le mura crollanti di Pompei e “una porcheria” lo stanziamento di 250 milioni di euro per i primi interventi che, a suo dire, dovevano andare al Veneto per gli alluvionati. Ne ebbe 300.

La pizza napoletana STG a rischio

La pizza napoletana STG a rischio 

di Angelo Forgione per napoli.com (vai al sito)

Altra insidia per la città: l’Europa potrebbe togliere nel 2017 alla pizza napoletana il marchio STG, specialità tradizionale garantita, perchè i promotori del riconoscimento hanno tutelato solo la ricetta. L’Italia, per salvaguardare il marchio STG, dovrebbe presentare una nuova domanda di Registrazione all’UE con l’aggiunta di un altro termine all’attuale denominazione, ad esempio “Pizza Napoletana Verace” o “Pizza Napoletana Tradizionale”. Questo per ridurre al minimo il rischio che il consumatore possa essere tratto in inganno trovandosi davanti sia a una “Pizza Napoletana Stg”, che deve rispettare precise regole di produzione, che ad una “Pizza Napoletana” che di napoletano ha solo il nome.
Si è già scatenata la protesta dei pizzaioli napoletani per dire “no” a questa eventuale scellerata scelta del UE, durante la quale è stata sfornata una pizza listata a lutto. L’assessore provinciale Francesco Borrelli ha parlato di sgambetto scorretto della Lega nei confronti dell’Italia e della pizza che rappresenta da sempre l’italianità nel mondo. Dietro la richiesta di ritiro del marchio STG alla pizza napoletana ci sarebbero infatti due eurodeputati della Lega Nord.

«Il ministero dell’Agricoltura ci ha abbandonati e la Lega rema contro di noi», hanno detto i pizzaioli napoletani dietro a cartelli contro la Lega e la Ue. «Ci sono voluti dieci anni di battaglie per ottenere il marchio Stg – ha dichiarato sconsolato Sergio Miccù, presidente dell’Associazione Pizzaioli Napoletani – mentre sono serviti pochi mesi per levarcelo. Da quando la Lega gestisce il Ministero dell’Agricoltura – ha proseguito un disgustato Miccù – i pizzaioli napoletani sono stati messi in ginocchio. L’ ex Ministro Zaia non venne neanche a festeggiare il riconoscimento Ue, preferendo il panino Mc Italy di McDonald’s (che si inventò per promuovere i prodotti del nord). Al Ministero ci stanno facendo girare da mesi nei vari uffici per non concludere nulla. Adesso il vaso è colmo non staremo più zitti».
Da venerdì le pizzerie napoletane metteranno i drappi a lutto, un forte segnale di protesta contro il Governo e la UE.