––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
una battaglia anche di V.A.N.T.O. finalmente vinta
Angelo Forgione per napoli.com Finalmente! Dopo 25 anni, l’ecomostro dell’Arenella sta andando giù. Lo scheletro di 5 piani all’estremità della galleria sullo svincolo dell’uscita Arenella della tangenziale scomparirà per sempre dalla vista di automobilisti napoletani e turisti. E con esso anche il suo gemello nascosto all’altra estremità del tunnel. È partita l’auto-demolizione a carico dei proprietari. Ne avevo fatto una battaglia di V.A.N.T.O. a questo punto vinta e con grande soddisfazione, quando, dopo articoli, denunce (e scatti fotografici tra macchine sfreccianti) collaborai con Ecoradio per chiederne l’abbattimento al Comune di Napoli con il supporto di Legambiente. L’annuncio è stato dato dalla giunta De Magistris e dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, già protagonista della vicenda nel 1988 in qualità di pretore per l’antiabusivismo, che lo scorso Agosto chiese al Comune la trasmissione degli atti relativi al condono richiesto nel 1994 in occasione della sanatoria del primo governo Berlusconi. La demolizione rientra in un programma più ampio del Comune nei confronti di immobili sequestrati e piantonati dalla magistratura a difesa del territorio come bene comune.
Angelo Forgione –“Una città, un Paese”, questo è il titolo della rubrica di Aldo Cazzullo per il Corriere.it che ha pubblicato un reportage sul mondo meridionalista avanzante, quello di chi si batte per la (vera) storia dell’Unità d’Italia: “Neoborbonici, un movimento senza Re”. Il titolo è centrato, perchè per statuto i Neoborbonici non sono un movimento filomonarchico, e neanche separatista ma molti lo dimenticano o fingono di dimenticarlo. Il viaggio nel meridionalismo (neoborbonici sono intesi tutti i movimenti meridionalisti anche se si tratta di un errore grossolano) comincia da Gennaro De Crescenzo, storico presidente del movimento nato il 7 Settembre (non per caso) del 1993 su ispirazione di Riccardo Pazzaglia, che spiega la “mission” finalizzata all’orgoglio e al senso di appartenenza nonchè alla creazione di una nuova classe dirigente locale. Giuseppe Genovese, presidente del parlamento delle Due Sicilie, esprime il suo scetticismo sull’attuale scenario politico italiano. Il noto artista contemporaneo Mimmo Paladino filtra le giuste rivendicazioni per un periodo storico che ha anche molte luci dalla retorica di un ritorno alla monarchia (che i Neoborbonici non vogliono, n.d.r.). Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris mostra (e lo sappiamo) di aver tastato il polso al movimento che ben inquadra nell’orgoglio, e non in una contrapposizione alla politica del Nord, e nella consapevolezza di come il Sud sia stato tenuto lontano da un progresso che ancora oggi non può esserci realmente senza Meridione. Lo storico Rosario Villari è messo in contrapposizione con lo stesso Gennaro De Crescenzo circa i numeri e le stime di morti meridionali che generano il risentimento storico derivante dalla comunque feroce repressione del brigantaggio. Nino D’Angelo si dichiara ignorante e fa riferimento ad un episodio che lo ha visto protagonista in una recente edizione di Sanremo quando fa oggetto di un “richiamo generale” per alcune affermazioni improvvisate per cui fece marcia indietro. Conclude il direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco Demarco che taglia le gambe al movimento ripercorrendo il suo noto pensiero sul “Terronismo-romanticismo sudista” usato come alibi di una società meridionale incapace di darsi un avvenire diverso. Il reportage non poteva che chiudersi così, con un noto parere dal fronte avverso, nonchè caro a Cazzullo che appare disponibile ad accogliere opinioni per proporle agli spettatori, ma che solo due giorni prima, nellaprima partedel reportage, aveva definito i meridionalisti degli “orgogliosi sterili e rancorosi”. Forse, sul piatto della bilancia del giornalismo napoletano sarebbe stato corretto ascoltare anche Gigi Di Fiore, ma Napoli paga comunque nel confronto storico-sociologico la mancanza di un Pino Aprile, di un Lorenzo Del Boca o di un Lino Patruno da contrapporre a Demarco. Cazzullo una posizione e un’opinione ce le ha rispetto a chi punta storicamente il dito sulla sua terra, e non è certamente neutrale. Ma apri i suoi microfoni a coloro che ritiene i picconatori dell’unità nazionale costruita dal suo Piemonte senza capire, o voler capire, che i meridionalisti picconano il Piemonte allargato che è concetto diverso dall’Italia unita in quanto valore da preservare se solo la si ottenesse. Cazzullo continua a dire da ogni proscenio televisivo nazionale che i meridionalisti sono in procinto di mettere in piedi una lega del Sud di contrapposizione a quella del Nord che sfascerà l’Italia, e nevede a capo Aurelio De Laurentiis(perchè “decisamente”meridionalista in molte uscite) nei panni delBossi del Sud che non sarà mai, addirittura in opposizione a De Magistris con cui in realtà assiste amabilmente alle partite del suo Napoli. Cazzullo spinge da tempo per questa Lega del Sud che nessuno ha in mente. Cazzullo vuole trasformare un movimento culturale e identitario non federalista, non separatista e non monarchico, in movimento politico. Cazzullo non capisce che il Sud è capace anche di questo, di ideali da preservare e ridistribuire, di gente che ci rimette soldi e tempo senza “finalizzare” col cinismo politico deleterio per l’unità nazionale di cui è stato capace il Nord ma tentando di rimettere insieme i cocci di un’identità e una cultura distrutta dai suoi antenati.
Cazzullo tra limiti e contraddizioni a “Che tempo che fa” dell’8 Ottobre
Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore piemontese risorgimentalista, tra i più forti oppositori delle istanze revisioniste, nel corso di “Che tempo che fa” dello scorso 8 Ottobre, ha espresso due concetti da evidenziare. Nel primo ha ammesso candidamente la maggiore difficoltà da parte dei piemontesi di farsi rapire dai profondi sentimenti che rendono più umani e vulnerabili, rispetto ai napoletani. Cosa riscontrabile nelle espressioni dialettali piemontesi che non contemplano l’espressione “ti amo”. Nel secondo concetto, ha invece espresso freudianamente una visione degli avvenimenti storici della sua terra, la Langa, «dove nel ’45 si è molto sofferto, si è sparato, torturato, ucciso. Quelli che adesso si chiamano i vinti – ha detto Cazzullo – avevano il coltello dalla parte del manico e lo usarono; i vincitori venivano braccati, torturati, fucilati senza processo, appesi, esposti come trofei per terrorizzare la popolazione civile. E questo in Langa non lo si è dimenticato». Praticamente quello che le truppe piemontesi da lui tanto osannate fecero 85 anni prima ai meridionali.
E questo al Sud non lo si è dimenticato, caro Cazzullo.
Addio “Passepartout”, addio cultura! “SAVE ITALY” il programma di Philippe Daverio scompare dai palinsesti
Angelo Forgione – Grazie RAI che ci privi dell’ultima vera trasmissione di cultura che ci proponevi. Anche a Philippe Daverio hai dato il benservito approfittando del vuoto di potere culturale che c’è. Cara RAI, vuoi produrre in casa e un programma come “Passepartout”, realizzato con risorse esterne, lo cassi nonostante una serie di venti puntate già prodotte per la prossima stagione. Ha ragione Aldo Grasso quando dice che nessuno è sceso in piazza a gridare contro l’oscurantismo, la censura, la libertà di pensiero. Ci resta l’ironia di Daverio che ha commentato il suo taglio con ironia, componendo un elogio funebre della sua trasmissione: «È improvvisamente mancato “Passepartout”, nel pieno della sua salute. Lo compiangono la redazione tutta e centinaia di migliaia di affezionati suoi seguaci. La causa del decesso è da ascriversi probabilmente ad una pallottola vagante sparata durante il riordino amministrativo recente della Rai, che si è trovata costretta a passare dall’ ordinamento privato della sua gestione a quello pubblico più consono alle risorse erariali che la alimentano». Abbiamo imparato ad apprezzare Philippe per la sua indipendenza, per la sua serietà, per la sua preparazione e per la conoscenza dei fatti. Ha raccontato l’arte e la cultura raccontando la verità, anche quella dell’unità d’Italia, e non è da tutti. Ed è per questo che ci siamo affezionati a lui. Ha lanciato il grido d’allarme “Save Italy”, al quale oggi più che mai ci uniamo. Già… salviamo l’Italia. Ma è possibile?
il procuratore De Chiara raccoglie la denuncia di V.A.N.T.O.
Angelo Forgione – Ho cominciato ad interessarmi a fondo dell’ecomostro dell’Arenella nel 2008 con articoli, segnalazioni e denunce, fino a coinvolgere in un dibattito radiofonico su Ecoradio il Comune di Napoli e Legambiente. Le informazioni raccolte che ricostruivano la storia di questo grande “mistero” napoletano rivelavano un ruolo fondamentale nella vicenda di Aldo De Chiara, nel 1990 Pretore per l’antiabusivismo e oggi Procuratore aggiunto di Napoli. Ebbene, durante il mese di Agosto, lo stesso Aldo De Chiara per la sezione ecologia della Procura di Napoli ha provveduto a fare richiesta al Comune di trasmettergli gli atti relativi al condono edilizio richiesto nel 1994 per la sanatoria del primo governo Berlusconi. Il sospetto è che la richiesta possa essere stata insabbiata per non doverla bocciare e per non dover procedere ad emettere una ordinanza di demolizione. L’inchiesta, dunque, mira a far chiarezza per verificare la possibilità di procedere ad una sentenza di abbattimento del “mostro” di cemento che si para agli occhi di chi transita sul raccordo urbano della tangenziale. Chiaramente questa iniziativa mi felicita enormemente per l’interessamento alla vicenda ma soprattutto perchè, dopo più di 20 anni, pare si sia finalmente deciso di intervenire, e speriamo che sia davvero. Non solo per il fabbricato più evidente ma anche per gli altri due, più nascosti dietro la galleria.
Risposta ad Aldo Cazzullo su De Laurentiis e il Sud “il Presidente che fa paura non è un Bossi”
L’avevamo detto, le frasi revisioniste di De Laurentiis avrebbero innescato una reazione a catena. Anche Aldo Cazzullo, noto giornalista piemontese, ha ritenuto di dover dire la sua in merito alle affermazioni su Garibaldi di Aurelio De Laurentiis. Lo ha fatto sul Corriere della Sera (in basso) su cui oggi ha scritto: “Se alla loro schiera si aggiunge pure Aurelio De Laurentiis, allora è davvero riduttivo parlare di neoborbonici. È una vera e propria Lega del Sud quella che sta per nascere”.
Rispondo a Cazzullo…
Ma quale Bossi del Sud? Ma quale invettiva antinordista? Caro Cazzullo, ma perchè Lei e chi la pensa come come Lei volete per forza dare ai revisionisti i connotati dei leghisti? Ma non vi sfiora proprio il pensiero che ai meridionali brucia sulla pelle il fatto che il Presidente della Repubblica vada a festeggiare Vittorio Emanuele II al Pantheon il 17 Marzo, di fatto un aguzzino, mistificando il concetto di unità e cancellando dalla storia la memoria di centinaia di migliaia di seviziati, fucilati, dati alle fiamme, deportati e lasciati morire al freddo del nord mentre nel loro caldo e “infiammato” sud vigeva quell’occupazione militare che vi ostinate a definire “risorgimento”? Se proprio non vogliamo capirci su un Sud che non era di certo inferiore al nord all’epoca e “diversamente” strutturato, almeno conveniamo su quest’aspetto drammatico. Voi, quei dieci anni di persecuzione li definite “sacrificio necessario”, noi invece eccidio. L’italia ricorda le foibe perchè barbarie slava, le fosse ardeatine perchè barbarie nazista e poi “cancella” l’eccidio del sud perchè barbarie italiana (video in basso). È questa l’unità di cui ci parlate? Lasci perdere De Laurentiis, dia retta a me, anche lui non ha nessuna velleità secessionista. Se si sente infastidito dalle sua punzecchiate al Nord non riconduca tutto ad una rivincita del meridionalismo applicato al calcio; in fondo anche mister Mazzarri ha più volte detto che i fucili dei nemici sono puntati sul Napoli. Anche Mazzarri allora è un secessionista? Suvvia!
Ora è il “nostro” presidente a punzecchiare il nord? Eppure sono i giornali della sua zona di pertinenza a sentenziare su latitanti a bordocampo e imminenti retrocessioni del Napoli piuttosto che emittenti televisive nazionali a sdoganare le opinioni razziste di bergamaschi per strada che dichiarano ai microfoni “noi non siamo napoletani”. Il nord impari a rispettare la cultura ma anche la sofferenza di Napoli e poi dopo potrà chiedere che i suoi uomini non alzino la voce.
Il presidente, da buon curioso della storia della città, sta solo approfondendo, capendo, studiando, consolidando ciò che nessun libro di storia ha mai raccontato. Ma veramente pensate che i napoletani siano così pazzi da interiorizzare un passato che non sia mai esistito? Certo, le esagerazioni e le distorsioni ci sono, ma non sono sesquipedali come quelle raccontate per 150 anni agli alunni delle scuole. E non è più accettabile la retorica che ha travolto il sud, ma anche il resto d’Italia, in tutto questo tempo. Lasci approfondire De Laurentiis senza timore. Lui ha iniziato a interessarsi di calcio sette anni fa quando non ne capiva nulla e ora è nell’elite europea. Da qualche anno ha cominciato ad interessarsi alla storia di Napoli, e chiunque lo fa a fondo si scontra con le incongruenze di una storia imposta. Forse è questo che spaventa, ossia la capacità di un uomo di capire il mondo che esplora, e non è un uomo qualsiasi ma una persona scevra da complessi di inferiorità che si è messo a capo della passione più catalitica del meridione, un uomo che quando parla comunica a milioni di persone. Cercare di arginarlo è fin troppo chiaro come intento, lo tsunami non deve arrivare a riva perchè altrimenti sarebbe un disastro se tutti metabolizzassero che il sud è da allora che è divenuto colonia del nord.
In questa realtà ci sono calati i Napoletani, pertanto lasciategliela vivere e decodificare, e una buona volta arrestate la voglia di imporre verità che stanno strette. Al sud nessuno vuole dividere l’Italia, la lega lasciamola al nord. I neoborbonici non sono e non saranno mai leghisti, non cercheranno mai uno scontro ma verità. E questo vale per ogni revisionista e meridionalista. Questa è una battaglia morale che non intacca l’unità ma semmai la può solo consacrare durante la quale De Laurentiis continuerà serenamente a fare calcio e cinema. Altro che Regno illusorio, c’è ancora troppa gente che non sa e che crede sulla fiducia al vostro racconto ufficiale. Sul personaggio Garibaldi è inutile entrare nel merito come ha preferito fare Lei perchè, è vero, il presidentissimo ha peccato venialmente descrivendolo come razziatore di Napoli e del Sud (ne era “solo” il dittarore) ma in realtà avrebbe dovuto fare quelli di Vittorio Emanuele II e di Cavour. Eppure Garibaldi raggirò il Banco di Napoli con quella garanzia per il figlio mai onorata (leggi). Se ci fermassimo solo a questo potremmo già parlare di 800mila euro in valuta corrente mai restituiti, insieme a quelli evidentemente percepiti dagli “sponsor” inglesi omaggiati con la concessione della chiesa anglicana nella bella zona di Chiaia ad perpetuam memoriam. Poca roba rispetto a tutto ciò che il meridione e la sua Capitale hanno dovuto cedere al nord. È vero che l’oro dei Borbone era appunto dei Borbone, ma era o non era un regno? E di chi doveva essere quel patrimonio? Dei Savoia, evidentemente, visto che se lo portarono a casa per ripianare i loro debiti, ingolositi da cotanta roba? Mi fermo qui, alle risposte alle sue argomentazioni nell’articolo, inutile aprire un dibattito che non chiuderemmo più; lei è “risorgimentalista” e io “revisionista”, è palese che abbiamo visioni diverse. A Sud nessuna lega, stia sereno, e mi domando come si faccia a parlare in questi termini. Questa è la macchina del fango che la vostra schiera aziona per denigrare l’opera di divulgazione dei revisionisti che, Lei sa benissimo, non sono solo meridionali. Qui non si vuole dividere l’Italia ma farla veramente, dando a Cesare quel che è di Cesare. Lei ha in parte ragione quando dice che il problema sta nel dare sempre la colpa agli altri, ma in questo caso non ci prende perchè qui si pretende rispetto per una città che prende schiaffi in faccia da 150 anni quando prima era rispettata dall’Europa intera che ne riceveva cultura e arricchimento. Noi quella cultura continuiamo a respirarla tra una zaffata di immondizia contemporanea e l’altra, nelle nostre strade, tra i nostri monumenti, in quel San Carlo dove è nato il “700 Napoletano” che oggi Muti porta in giro nel mondo come fondamento dell’opera di Mozart senza che l’Italia se ne accorga. Quello stesso San Carlo che, quando qualche anno fa fu restaurato, irradiò in diretta un concerto in tutto il mondo, tranne che in Italia che se ne “dimenticò”. È solo un esempio utile a capire se De Laurentiis abbia ragione o torto a dire che l’Italia si è dimenticata di Napoli. Facciamo un patto, così almeno sgombriamo il campo dagli equivoci: i meridionali promettono che non faranno alcuna lega ne oggi e ne mai per dividere l’Italia, non costerà nulla. In cambio, voi cominciate a raccontare la verità e degnate il sud del ricordo dei suoi morti con una giornata della memoria. Ci state? Ho qualche dubbio. È incredibile che non abbiate ancora capito che solo con la verità si rafforza l’unità. Più continuerete a raccontare falsità e a dipingere i revisionisti come vittimisti, folkloristi, nostalgici e leghisti e più ne accrescerete la rabbia e la voglia di verità. Siete voi che, alimentando il fuoco sacro del Sud, non aiutate il paese, altro che dare sempre le colpe agli altri. Infine, mi risulta che Lei sia juventino. Non la prenda male, ma mi viene fin troppo facile pensare che per un piemontese tifoso della Juventus e ferreo sostenitore dei padri della patria ascoltare il Presidente del Napoli che parla male di Garibaldi & C. sia una atroce sofferenza. La cosa è pericolosa, è chiaro, ma non per la verità. In fondo, tra padri e ladri la differenza sta in una sola consonante.