Cappella Sansevero al top tra i musei d’Italia per TripAdvisor

Il museo italiano preferito dai viaggiatori di tutto il mondo è la Cappella Sansevero a Napoli, nono a livello europeo e primo in Italia. Il sito di viaggi TripAdvisor ha annunciato nei giorni scorsi i vincitori dei Travelers Choice Attractions 2013, i premi basati su milioni di recensioni e opinioni dei viaggiatori di TripAdvisor. Questa prima edizione dei premi ha riconosciuto 1.263 attrazioni divise in luoghi storici, musei, parchi e parchi di divertimento.
Il primo posto della classifica dei musei italiani preferiti dai viaggiatori di tutto il mondo è il Museo Cappella Sansevero di Napoli che si è guadagnato il premio battendo blasonate gallerie di fama internazionale a Roma, Firenze e Venezia. Il museo è anche entrato nella classifica a livello europeo conquistando la nona posizione dietro a musei del calibro del Louvre di Parigi e del British Museum di Londra. Un altro museo della citta’ di Napoli chiude la top 10 italiana al decimo posto: il Museo Archeologico Nazionale, il primo costituito in Europa in un monumentale palazzo seicentesco. Tra i parchi italiani preferiti dai viaggiatori di TripAdvisor è premiato il Parco Virgiliano di Napoli, dal quale è possibile ammirare tutto il golfo e le isole antistanti e che si classifica in quarta posizione dietro ai Giardini Pubblici di Taormina (1°), il Parco di Monza (2°) e il Parco del Valentino a Torino (3°).
“Congratulazioni a Napoli che si rivela meta apprezzata dai viaggiatori internazionali per i suoi musei ma anche per il Parco Virgiliano”, ha commentato Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia.

VITRIOL, i misteri di Napoli si svelano al cinema

La Napoli esoterica sta arrivando in tv con il cartoon “il piccolo Sansevero” ma anche al cinema con “VITRIOL“, acronimo di “Visita Interiorae Terrae Rectifando Inveniens Occultatum Lapidem”, un film che sarà nelle sale cinematografiche nel mese di Novembre. Prodotto dalla S.M.C. di Salvatore Mignano, avrà per soggetto il mistero dell’Arcadia. Un’opera che restituisce alla città partenopea un ruolo centrale sugli influssi e i cambiamenti storici degli ultimi due secoli italiani e che attesta il capoluogo campano come uno dei luoghi simbolo dell’esoterismo.
Lola Verdis è una ragazza di 25 anni laureanda in architettura all’Università Federico II di Napoli. L’obiettivo della sua tesi è documentare i legami tra costruzioni e simbologia massonica nella Napoli del periodo borbonico. Il ritrovamento di un oggetto fuori dal comune però la porterà ad una concatenazione di scoperte su un’antica e segreta fratellanza esoterica: l’Ordine Osirideo Egizio, di cui l’achimista e massone Principe di San Severo fu il Gran Maestro. È questa la trama di “VITRIOL” una storia documentata e portata sullo schermo attraverso un’attenta e seria ricerca eseguita dal regista napoletano Francesco Afro de Falco e dallo sceneggiatore Giovanni Mazzitelli, grazie anche alla collaborazione dello scrittore e studioso di esoterismo Luigi Braco. A metà tra il finto documentario e un film vero e proprio i protagonisti si muoveranno in posti reali, come all’interno della villa dell’alchimista Giustiniano Lebano sita a Torre Annunziata, in cui è ancora possibile notare una simbologia alchemica al suo interno. Ma si parlerà anche di altri membri dell’ordine come l’occultista Giuliano Kremmerz nativo di Portici e del suo maestro Pasquale De Servis, meglio conosciuto in ambito iniziatico come Izar Ben Escur. La troupe ha avuto dei permessi speciali per effettuare delle riprese proprio avanti alla sua tomba situata nei sotterranei della chiesa madre all’interno del cimitero di Portici. Ma tante altre sono state le location in cui il film è stato girato ossia: all’interno del cimitero del quadrato degli uomini illustri, nella Reggia di Portici, nell’ipogeo vanvitelliano della Santissima Annunziata e nelle splendide gallerie del Tunnel Borbonico.
«Il tema del film è la ricerca, non intesa come fine ma come “mezzo” per un evoluzione interiore – spiega il regista – e i protagonisti della storia sono chiamati ad effettuare ognuno il proprio “VITRIOL” interiore oltre che esteriore, scenderanno fisicamente nelle viscere della terra in questo caso nel ventre di Napoli alla scoperta di luoghi dimenticati ma di riflesso la “discesa reale”, quella che serve al “cambiamento” l’effettueranno dentro se stessi. Tornando alla tradizione dell’Arcadia citata poc’anzi, Jacopo Sannazaro, autore appunto dell’omonimo romanzo, scrive: “La terra che io pensavo fosse soda, rinchiude nel suo ventre tante concavità!” – Arcadia (1504). Si parla di terra cava e di antiche tradizioni misteriche come la leggenda del fiume Sebeto di cui ne discorrono anche Virgilio e Columella ricordato dalla famosa statua del Nilo posta nei pressi di piazza San Domenico Maggiore, zona in cui si stabilì la comunità degli alessandrini d’Egitto nel II s. d.C.».
Altra icona di Napoli è la famosissima statua del “Cristo Velato” eseguita dallo scultore Giuseppe Sammartino sotto commissione del principe di San Severo che per il film, per via di esigenze di sceneggiatura, è stata replicata in scala 1:1. Autore dell’opera è il giovanissimo scultore napoletano Luca Nocerino che la esporrà al pubblico il giorno della prima del film.
Grazie alla sua forte impronta culturale, la pellicola ha ottenuto un riconoscimento dal Ministero dei Beni culturali che ha provveduto anche a finanziare parte del progetto.
«Napoli ha voglia di svelarsi» dichiara ancora il regista, il quale si augura che altre opere come questa vengano alla luce nei prossimi anni per rispolverare al grande pubblico, e perchè no anche agli occhi del turista, una città leggendaria, vero crogiolo di antiche e di importantissime tradizioni iniziatiche. Una collaborazione fondamentale per la riuscita del progetto è stata quella del maestro e compositore Claudio Luongo, che,  attraverso un lavoro di grande intesa col regista, ha saputo trovare la combinazione musicale adatta per esaltare storia ed immagini con musiche orchestrali e velate contaminazioni moderne figlie dei nostri tempi.
Il film si propone di mantenere viva la ricerca esoterica e di stimolare lo spettatore a porsi delle domande riscoprendo il background della propria città ma soprattutto di se stessi.

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“Il piccolo Sansereno”. La Napoli esoterica e capitale in 3D sulla RAI

sanserenoÈ una città di grande tradizione esoterica e nel suo ventre c’è un triangolo di misteriose energie i cui angoli sono rappresentati dal centro geometrico della basilica di San Domenico, dal baricentro del cortile di palazzo di Sangro e dal basamento della statua in piazzetta Nilo. Per riappassionare tutti a questo straordinario luogo e agli altri in cui Napoli e la Campania si fanno leggenda arriva su Rai Due Il Piccolo Sansereno e il Mistero dell’Uovo di Virgilio, il primo cartone animato in 3D ispirato, ambientato e creato interamente a Napoli che porta sullo schermo un personaggio immaginario di Nicola Barile nato pochi anni fa per il mercato editoriale. È Edoardo Maria Gastone di Vivara, XV principe di “Sansereno”, un vivace ragazzino che vive in un palazzo principesco – ispirato al Palazzo dello Spagnolo nel rione Sanità – nel centro antico di Napoli, a piazza San Domenico Maggiore, poco distante dalla magnifica cappella del vero Principe di Sansevero, che è suo padre.
Il piccolo respira la cultura di Napoli capitale nell’epoca dell’illuminismo borbonico del 1700 in cui l’Europa guarda alla città meta di artisti, letterati, scienziati e alchimisti. Una città in cui il vero Principe di Sansevero si impone come geniale figura di spicco tra alchimia e leggenda, miti e diavolerie, esoterismo e scienza. Edo è il protagonista di un’avventura tutta napoletana, alla scoperta di luoghi affascinanti, tra automi e cripte segrete, fantasmi e leggende, per recuperare l’Uovo di Virgilio sottratto dal Castel dell’Ovo. Il pestifero ragazzino è il capo della Banda dei Leoni di San Domenico, composta da bambini sia nobili che popolani. Venuto a conoscenza del grave pericolo che incombe sulla città, grazie alla sirenetta Partenope che gli appare in sogno, il principino si trova ad affrontare insieme ai suoi compagni la più grande delle avventure: Il Mistero Dell’Uovo Di Virgilio. Riuscirà la sua combriccola a restituirlo alla sirena Partenope e a salvare Napoli?
Il progetto è coprodotto dalla società napoletana Tilapia, da Mad Entertainment e da Rai Fiction, realizzato col sostegno della Regione Campania, e ha una durata di 25′. I personaggi sono stati anche riprodotti in terracotta dai fratelli Scuotto “la Scarabattola”, tra i più rinomati esperti e innovatori dell’arte presepiale.
Si consiglia di farlo vedere ai bambini, e non solo. Ai misteri di Napoli e la sua grande Storia di Napoli ci si appassiona anche così.

Frankenstein è napoletano

Alzi la mano chi non conosce Frankenstein, il personaggio immaginario frutto della fantasia della scrittrice inglese Mary Shelley. Tantissimi lo identificano come il mostro creato mettendo assieme pezzi di cadaveri trafugati in un cimitero svizzero, mentre in realtà è il nome del suo creatore, il dottor Victor Frenkenstein, appunto.
E sono davvero pochi coloro a sapere che lo scienziato è napoletano, nato alla fine del Settecento alla Riviera di Chiaia. Così disse la fantasia di Mary Shelley che scrisse il romanzo nel 1818, nell’imminenza del suo soggiorno trimestrale nella Napoli capitale che tanto ammirò. Era il tempo dello sviluppo tecnologico e della paura che esso generava e che il mostro rappresentava. Espressione del timore delle alchimie e degli esperimenti illeciti in ambito bioetico. Che si sia ispirata alla figura settecentesca del Principe di Sansevero?

Pandev e Behrami, due ragazzi dei balcani a Napoli

Pandev e Behrami, due ragazzi dei balcani a Napoli

la scoperta della città e le dritte degli amici macedoni

Goran Pandev e Valon Behrami, un macedone e un kosovaro con passaporto svizzero, due balcanici a Napoli ritrovatisi dopo i tempi della Lazio. Il primo felice di essere stato acquistato dopo una stagione in prestito, il secondo contento di esserci arrivato. Sempre insieme in quest’estate napoletana, a mangiare, a prendere il sole nei ritagli di tempo.
Behrami ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport che ha dato qualche fastidio all’ambiente juventino, in cui ha sponsorizzato la città: «Vivendola da dentro smentisce tutti i luoghi comuni sul suo conto. Napoli è straordinaria e il mare è la ciliegina. Io poi adoro il mare. La pressione, l’affetto della gente? Fa parte del gioco, se vieni qui ci vieni per questo, sai cosa troverai, Ma è bellissimo così. Non c’è un altro posto in Italia in cui ti senti veramente calciatore come qui. Forse non c’è nel mondo». Lasciando Firenze, il nazionale svizzero era stato insultato su twitter e mandato a quel paese (Napoli) a giocare nell’immondizia da una tifosa viola che gli scrisse “Starai bene nel sudicio di Napoli”, ricevendo come risposta un elegante “Complimenti, sei molto educata e fine”.
Anche Pandev ha pronunciato parole al miele: «Devo ringraziare il presidente che mi ha dato l’opportunità di restare ancora a Napoli. La mia famiglia si è trovata bene e sono veramente felice. C’erano anche altre squadre ma la mia volontà era restare qui. È stata una scelta di cuore, ho sempre avuto l’affetto della gente del mister e del direttore sportivo: anche quando le cose andavano male. Ho rinunciato anche di andare all’estero ma ho sempre detto di voler restare a Napoli se ci fosse stata la possibilità».
Belle parole quelle dei due ragazzi dell’est, e torna in mente quello che disse Pandev lo scorso Gennaio: «Alcuni amici macedoni mi hanno detto che il “Cristo Velato” è una delle opere più suggestive al mondo e io che vivo qui non l’ho ancora visto. È grave». Quello che curiosamente ci interessa sapere è se l’attaccante ci sia poi andato o se la lacuna non è stata ancora colmata. Perchè Napoli può essere fonte di arricchimento culturale per tutti, anche per i calciatori che talvolta arrivano in città un po’ timorosi per i classici pregiudizi “made in Italy”.

Il “Disinganno” di Francesco Queirolo

Il “Disinganno” di Francesco Queirolo

di Angelo Forgione

il Disinganno

il Disinganno

La Cappella di Sansevero è un gioiello del patrimonio artistico europeo, un capolavoro del Barocco Napoletano. Non è solo uno scrigno d’arte ma è il vero cuore esoterico di Napoli, un luogo di sviluppo interiore ricco di simbolismi e capace di apportare una migliore attitudine alla vita, di purificare chi è capace di comprendere lo straordinario significato di ogni singola scultura in essa contenuta.
A cominciare dall’accesso originario alla Cappella che non è quello attuale dal quale accedono i visitatori, bensì quello laterale, su cui campeggia una lapide con un’incisione in latino che recita inequivocabilmente così:

“Chiunque tu sia, o viandante, cittadino, provinciale o straniero, entra e devotamente rendi omaggio alla prodigiosa antica opera (…). Osserva con occhi attenti e con venerazione le urne degli eroi onuste di gloria. Quando avrai reso gli onori dovuti, pensa seriamente anche a te, profondamente rifletti e va’ pure”.

Eloquente il messaggio di Raimondo di Sangro nell’avvertire coloro che accedono alla Cappella che vi potranno trovare delle chiavi di lettura soffermandosi a contemplare le statue del magnifico Barocco Napoletano realizzate da grandi scultori italiani dell’epoca, offrendo devozione alla Madonna della Pietà a cui è dedicata la Cappella, commemorando i defunti a cui le statue rimandano, ma soprattutto riflettendo seriamente su se stessi nello scorgere i significati che le sculture e non solo conservano.

Delle cosiddette “statue delle virtù” presenti nella Cappella fa parte il “Disinganno” di Francesco Queirolo.
La magnifica statua, che presenta una rete di pregevole fattura scultorea, è dedicata al padre del Principe di Sansevero, Antonio, che dopo la morte della moglie si fece travolgere da una vita dissennata e peccaminosa per poi avvedersene e trovare la forza di liberarsi dell’inganno terreno abbracciando la fede.

L’uomo che cerca di districarsi dalla rete dell’inganno è un monito: non bisogna cedere alle tentazioni del male terreno.
Un genietto alato, che porta in fronte una piccola fiamma, simbolismo dell’umano intelletto, aiuta l’uomo a divincolarsi dalle rete, mentre indica il globo terrestre ai suoi piedi che rappresenta le ingannevoli passioni mondane.
Al globo è adagiato un libro aperto, la Bibbia, testo sacro sul quale si legge “Io infrangerò i tuoi legami, i legami delle tenebre della lunga notte cui sei vincolato”.

Il bassorilievo sul basamento (non visibile in foto) accompagna e rafforza il significato dell’allegoria e descrive l’episodio di Gesù che dona la vista al cieco, con un verso tratto da Giovanni: “Qui non vident videant”, ovvero “chi non vede veda”. Il riferimento è all’acquisizione della vera vista, con la visione della vera luce che si realizza solo grazie all’uso della ragione e alla pratica della virtù, grazie alle quali è possibile vedere la realtà oltre quel che di ingannevole e finto si presenta ai nostri occhi.

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