Trump accoglie i Borbone e scatta l’ironia

Angelo Forgione Il Presidente degli Stati Uniti d’America, a Pasqua, ospita i principi di Napoli a Mar a Lago, in Florida, e parte l’ironia della stampa d’Oltreoceano come pure dei social per l’incontro con gli eredi di un regno che non esiste più dal 1860. Ma c’è poco da ridere perché, al di là dei rapporti amichevoli tra Donald Trump e la coppia principesca e a prescindere da ciò che gli USA hanno determinato negli equilibri geopolitici del mondo moderno, il legame degli Stati Uniti con Napoli, siglato da Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin nel 1781, è sempre onorato dalla diplomazia statunitense, di fatto celebrato da David Thorne, ambasciatore americano in Italia dal 2009 al 2013, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia festeggiati nel 2011.

Le relazioni tra USA e Sud-Italia compiono 220 anni

Angelo Forgione Il 16 dicembre del 1796, 220 anni fa, nascevano le relazioni diplomatiche tra il Sud-Italia e gli Stati Uniti. A Napoli veniva inaugurata la settima sede consolare degli States nel mondo, quella che è oggi la più antica rappresentanza degli USA in Italia. Primo agente consolare fu John S. M. Matthiew. Gli statunitensi erano diventati indipendenti pochi anni prima, e avevano stilato la loro Dichiarazione d’Indipendenza anche grazie all’intenso rapporto epistolare tra Benjamin Franklin e Gaetano Filangieri, la cui opera Scienza della Legislazione, contenente il “diritto alla felicità” inserito nella Costituzione a stelle e strisce, era divenuta manifesto di libertà delle colonie europee d’oltreoceano. Nel frattempo i francesi entravano nel Nord-Italia, inaugurando il triennio giacobino, e si avviavano a sconvolgere lo Stivale per un un ventennio. Lo stato meridionale dovette in seguito pagare 1.500.000 ducati napoletani agli americani per indennità dalle perdite inflitte da Murat (depredazioni, sequestri, confische e distruzione di navi statunitensi con i carichi) dal 1809 al 1812.
Avrete capito che gli States allacciarono rapporti col Regno di Napoli e Sicilia, e solo con l’Unità iniziarono a dialogare con altri territori italiani. Trent’anni dopo l’avvio delle relazioni, tramontato ormai l’Impero napoleonico, Napoli ritenne di accreditare Ferdinando Lucchesi, un proprio rappresentante diplomatico, negli States, e già nel 1844 le Due Sicilie vantavano un consolato a New York e dei vice-consolati a Filadelfia, Boston, New Orleans, Baltimora, Charleston, Richmond, Savannah, New Heaven e Providence (gli ultimi due successivamente chiusi e sostituiti da San Francisco, Key West e Norfolk). A questi corrispondevano gli agenti consolari americani a Palermo, Catania, Messina, Trapani, Taranto, Brindisi, Barletta, Monopoli, Pozzuoli e Mazzara.
Gli ultimi anni di vita dello Stato borbonico furono caratterizzati da un notevole sviluppo dell’interscambio commerciale tra Due Sicilie e Stati Uniti, improntati alla cordialità, anche se numerosi incidenti diplomatici si verificarono per la simpatia liberale di parte dell’opinione pubblica statunitense. La fine dello Stato napoletano vide l’adesione al governo unitario del console generale duosiciliano Giuseppe Anfora di Licignano al governo unitario sabaudo, che agì come incaricato d’affari ad interim dal 24 settembre 1860 al 15 dicembre 1861.
grand_hotelL’attuale sede del Consolato USA per i distretti di Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, in quel posto paradisiaco che è il lungomare di via Caracciolo a Napoli, fu edificata dopo la Guerra in luogo del Grand Hotel (molto simile all’esistente Excelsior, come può notarsi nella foto; ndr), bombardato e raso al suolo dagli Alleati anglo-americani. Purtroppo anche gli yankees, dal 1943 in poi, avrebbero causato non lievi danni al tessuto sociale del Sud d’Italia, tra potenziamento del potere mafioso e accordi politici con l’alta imprenditoria settentrionale.
I 220 anni di relazioni tra USA e Sud-Italia vengono celebrati da un video-messaggio della Console Generale Mary Ellen Countryman, nel rispetto della storia, che è ancora oggi ben vivo tra i diplomatici americani. Già nel 2011 David Thorne, l’Ambasciatore in Italia sotto l’amministrazione Obama, sottolineò che l’amicizia tra gli Stati Uniti d’America e il Regno delle Due Sicilie aveva compiuto 215 anni, più antica di quella con l’Italia che aveva 150 anni.

Console USA lascia Napoli e si commuove al TgR

Il console generale Usa uscente, Colombia A. Barrosse, in procinto di lasciare Napoli dopo tre anni di mandato al Sud, si commuove in diretta al TgR Campania e non riesce a contenere l’emozione:

«È un momento difficile. Lasciare Napoli è difficile. Penso a quello che ha cantato Pino Daniele: Napule è mille culure. Ma non solo. È mille emozioni, sapori. È la sua cultura, la sua storia, le sue eccellenze. Napoli è qualcosa che ti entra nel cuore. Dentro di me ci sarà sempre un caledoscopio di tutto questo. E ci sarà il ricordo… – qui la voce si rompe per l’emozione, ma la Barrosse riesce faticosamente a proseguire – … di un popolo che è stato accogliente, generoso. E chi mi succederà è felice perché già sa, perché gliel’ho detto, quant’è bello questo luogo. Grazie al popolo napoletano e alla Campania».

Colombia A. Barrosse aveva già avuto diverse esperienze diplomatiche, tra le quali quelle nelle ambasciate di Santo Domingo (1989-91), Madrid (1991-94), Buenos Aires (1994-96), Lima (1998-2001) e Parigi (2003-07).

L’illuminismo napoletano radice della Costituzione degli Stati Uniti

Angelo Forgione – La settimana scorsa, intervenendo in Piazza del Plebiscito al dibattito sulla questione Treves/degrado, ho parlato della necessità di una nuova formazione culturale per una città che nel suo passato ha indicato la via al mondo intero, citando l’esempio di Gaetano Filangieri. È dunque il caso di approfondire quella mia dichiarazione.
Nel 1787, a Filadelfia, fu completata la stesura della Costituzione degli Stati Uniti d’America, nati formalmente il 4 Luglio del 1776. Vi partecipò lo statista statunitense Benjamin Franklin che, proprio tra il 1781 e il 1787, aveva intrattenuto una fitta corrispondenza con il nostro Gaetano Filangieri di cui aveva letto la Scienza della Legislazione, pubblicata nel 1780 e divenuta il testo di riferimento delle colonie nordamericane durante la prima rivoluzione d’indipendenza dei coloni d’America contro la Gran Bretagna. Appena conclusa la stesura, Franklin inviò una copia della carta costituzionale americana al giurista napoletano per testimoniargli l’importanza della sua opera e la sua partecipazione indiretta alla scrittura di Filadelfia. L’illuminismo napoletano, cui tutto il mondo guardava, aveva dato il suo contributo alla creazione della democrazia americana.
Solo nove anni dopo, nel 1796, gli USA crearono una missione diplomatica nel Regno delle Due Sicilie con un Consolato che divenne Ambasciata nel 1832, poi chiusa nel 1861, quando Garibaldi marciò per “liberare” il Sud. Rigorosamente tra virgolette, proprio come scrive il Dipartimento di Stato degli States nella breve storia ufficiale del rapporto diplomatico fra USA e Due Sicilie.
Il rispetto della storia, almeno quello, è ancora oggi ben vivo tra i diplomatici americani. L’ambasciatore David Thorne, nel Dicembre del 2011, sottolineò che l’amicizia tra gli Stati Uniti d’America e il Regno delle Due Sicilie aveva compiuto 215 anni, più antica di quella con l’Italia che aveva 150 anni, e che la missione a Napoli era stata la settima nel mondo, cioè tra le primissime.